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Segnali di crisi e conseguenze sull'immobiliare
Apro questo 3ad per segnalare le notizie che riguardano la crisi economica in Italia. Purtroppo negli ultimi giorni i brutti segnali si moltiplicano, e si vanno a innestare su una situazione pregressa già preoccupante
>>>ANSA/ COMMERCIO:GIU'VENDITE,STOP ALIMENTARI,NON FOOD IN ROSSO ISTAT, A GIUGNO TONFO ELETTRODOMESTICI, COLPITI I PICCOLI NEGOZI (ANSA) - ROMA, 30 AGO - La crisi dei consumi continua, anzi peggiora. Le vendite al dettaglio a giugno segnano un calo dell'1,2% rispetto a un anno prima, trascinate al ribasso dal settore 'non food', in particolare dal comparto che raggruppa elettrodomestici, tv e registratori. Insomma, gli italiani dopo avere tagliato sui prodotti della tavola tornano a stringere i cordoni della borsa anche per tutti gli altri capitoli di spesa.A soffrire di più la stretta sono i piccoli negozi, le botteghe, i punti vendita di quartiere. Si chiude, così, un semestre che ha visto i consumi, mai usciti dalla crisi, passare dallo stallo al segno meno. Secondo i dati dell'Istat, infatti, giugno non solo segna una contrazione annua del commercio al dettaglio (-1,2%), ma regista un calo (-0,2%) anche rispetto a maggio, mese che era risultato già in perdita . Il giro degli affari, fa notare l'Istat, è "in rosso" per tutto il comparto non alimentare (-1,8%), con l'unica eccezione per la voce che comprende le dotazioni per informatica, telecomunicazione e telefonia (+1,2%). In questo caso, probabilmente, la riduzione dei prezzi per cellulari ha giocato a favore. Per il resto non si salva alcun prodotto. Nei dettagli risulta in caduta libera il settore che include elettrodomestici, radio, tv e registratori (-5,1%), con le vendite di ventilatori e condizionatori che, invece, di risollevare gli acquisti li deprimono. In forte ribasso risultano pure gli acquisti per i prodotti farmaceutici (-3,2%). E neppure allargando lo sguardo a tutta la prima parte dell'anno si torna a un dato positivo. L'Istituto di statistica, infatti, segna una diminuzione tendenziale tra gennaio e giugno dello 0,4%. Guardando ai diversi punti vendita, giugno rappresenta un mese particolarmente negativo per i piccoli negozi, che hanno subito una flessione dell'1,9%, ma anche la grande distribuzione è al palo (-0,3%). Controcorrente vanno solo i discount (+1,5%), indice della rinuncia alla qualità per guadagnare sul prezzo. Ultima modifica di Newco : 01-09-11 alle ore 16:56 |
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++ FMI: TAGLIA STIME ITALIA, PIL 2011 +0,8%, +0,7% 2012 ++ -0,2% QUEST'ANNO E -0,6% IL PROSSIMO RISPETTO STIME GIUGNO
(ANSA) - ROMA, 29 AGO - Sforbiciata del Fondo Monetario Internazionale alle stime di crescita dell'Italia. Nella bozza del World Economic Outlook, che l'ANSA è in grado di anticipare, il Fmi prevede che nel 2011 il Pil italiano avanzerà dello 0,8%, 0,2 punti percentuali in meno delle stime di giugno, e nel 2012 la crescita rallenterà allo 0,7%, cioè 0,6 punti in meno rispetto alle precedenti previsioni.(ANSA). |
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++ CRISI:STALLO CONSUMI IN 17 REGIONI, SOTTO LIVELLO 2000 ++ PREVISIONI CONFOCOMMERCIO, MEGLIO SOLO FRIULI-MOLISE-BASILICATA
(ANSA) - ROMA, 29 AGO - "La debolezza dei consumi a livello pro capite, complice il biennio di crisi 2008-2009, lascia prevedere un rallentamento generalizzato dell'uscita dalla crisi tanto che, a fine 2011, ben 17 regioni su 20 rischiano di registrare un livello di consumi inferiore a quello del 2000". E' quanto rileva un'indagine della Confcommercio, che evidenzia i ritardi del Sud. Su 20 Regioni italiane, la dinamica dei consumi pro-capite indica che solo Friuli, Molise e Basilicata segnano livelli di consumi superiori a quelli di 11 (rpt 11) anni fa. (ANSA). |
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Cronologia articolo29 agosto 2011Commenti (8) In questo articoloMedia Argomenti: Consumatori | Confcommercio | Sud | Istat | Nord-Est ..Storia dell'articoloChiudi Questo articolo è stato pubblicato il 29 agosto 2011 alle ore 10:25. . Archivia in My «La debolezza dei consumi a livello pro capite, complice il biennio di crisi 2008-2009, lascia prevedere un rallentamento generalizzato dell'uscita dalla crisi tanto che, a fine 2011, ben 17 regioni su 20 rischiano di registrare un livello di consumi inferiore a quello del 2000». È quanto rileva un'indagine della Confcommercio, che evidenzia i ritardi del Sud. Su 20 Regioni italiane, la dinamica dei consumi pro-capite indica che solo Friuli, Molise e Basilicata segnano livelli di consumi superiori a quelli di 11 anni fa. articoli correlatiVia libera del Cipe a piano sud e altre opere. Infrastrutture per 9 miliardi L'evasione non cercatela solo al Sud Nord più a rischio povertà del Sud, un colpo agli stereotipi Secondo la ricerca della Confcommercio «negli ultimi anni si riduce il contributo del Sud in termini di consumi rispetto al totale nazionale con una quota che è passata dal 27,2% del 2007 al 26,6% del 2011». Risultano, invece, positive le dinamiche delle regioni settentrionali, «con quote - spiega - in costante aumento sia nel Nord-Est (dal 21,8% al 22,2%) che nel Nord-Ovest (dal 30,1% al 30,6%)». L'associazione dei commercianti, fa, inoltre, notare, che «alle deboli performance del Mezzogiorno si associano anche gli effetti del calo demografico registrato in quest'area (la quota della popolazione sul totale nazionale è scesa dal 36,4% del 1995 al 34,4% del 2011) che hanno determinato il protrarsi del calo dei consumi anche nel 2010». A livello di singole regioni, sottolinea la Confcommercio, «nel 2009 tutte fanno registrare una contrazione dei consumi in termini reali con picchi in Calabria (-4,2%), Puglia (-3,6%), Sicilia (-3,2%) e Campania (-3,0%), mentre nel 2010 solo il Nord-Est ha recuperato i livelli di consumo pre-crisi». Per l'associazione in una prospettiva di più lungo periodo, nel 2017, «il Mezzogiorno avrà acuito il suo ritardo con una continua riduzione della spesa per consumi rispetto al totale nazionale». In ogni caso, aggiunge, «al di là delle differenti dinamiche dei consumi che evidenziano una maggiore debolezza delle regioni meridionali confermando i divari territoriali presenti nel Paese, a livello generale va segnalato il tentativo delle famiglie di recuperare i livelli di consumo persi nel biennio recessivo anche se le previsioni per il 2011 sull'intero territorio restano modeste con un +0,8%». Intanto secondo l'Istat ad agosto l'indice del clima di fiducia dei consumatori cala nettamente, a 100,3 da 103,7 di luglio. È quanto rileva l'Istat, sottolineando che si tratta del livello più basso dal marzo del 2009. La flessione risulta particolarmente marcata per il clima economico, il cui indice diminuisce da 74,9 a 70,0. |
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Data registrazione: Nov 2008
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SALDI: CIDEC SICILIA, VENDITE STAGIONE ESTIVA CROLLATE DEL 30% =
Palermo, 30 ago. - (Adnkronos) - "Il caro vita, l'aumento del costo della benzina, le incertezze occupazionali e il recente conflitto scoppiato in Libia, percepito come particolarmente pericoloso perchè geograficamente contiguo, sono i fattori che hanno provocato il flop dei saldi in quasi tutte le province siciliane". Lo afferma, in una nota, il presidente regionale della Confederazione Italiana Esercenti Commercianti Salvatore Bivona, commentando i dati forniti dai propri iscritti sparsi su tutto il territorio regionale. "Complessivamente - osserva Bivona - le vendite della stagione estiva sono crollate del 30% rispetto all'anno precedente, confermando come i saldi ormai non costituiscano più un'opportunità nè un incentivo, anche a causa del fatto che la merce proposta spesso appartiene ad annate passate, un particolare niente affatto trascurabile che non sfugge di certo ai consumatori". |
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I dati riportati da "Confederazione Italiana Esercenti Commercianti " confermano quello che vedo ogni giorno. Chiudono le saracinesche e vi sono decine di botteghe di livello ALTISSIMO per intenderci, vuote da MESI! Cosa mai vista prima a detta di 50-60enni! La nostra è una città a vocazione commerciale e questa crisi ha troncato non poco le gambe a decine di miei clienti grossi e piccoli e la cosa che fa riflettere è vedere tutto in costante peggioramento. |
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#9 (permalink) |
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da noi è uguale
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e con la manovra bloccano al lavoro altra gente lasciando i giovani senza lavoro
questo paese sta fallendo con questa crescita ridicola, per non parlare di recessione reale visto che cresciamo meno dell'inflazione con impoverimento generale, come facciamo a ripagare i debiti dei titoli di stato? |
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