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Vecchio 25-08-11, 19:12   #1 (permalink)
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Il fallimento del liberismo è evidente!

Eppure continuano a menarcela con "+ libero mercato", + privatizzazioni, taglio del welfare, produttività da aumentare a scapito dei diritti dei lavoratori, ecc...

Chi ha provocato questa crisi sono gli stessi personaggi che adesso ci danno le indigeste ricette per uscirne!!!

Quando la gente aprirà gli occhi e capirà che il capitalismo, e in particolare il liberismo selvaggio, ha fallito completamente e che il comunismo, o meglio il marxismo-leninismo non era tutto da buttare?

Discussione macroeconomica, non politica.

RB
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Vecchio 25-08-11, 19:18   #2 (permalink)
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ottimo, emigra in nord corea e goditi il frutto illuminato del marxismo leninismo
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Vecchio 25-08-11, 19:25   #3 (permalink)
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ottimo, emigra in nord corea e goditi il frutto illuminato del marxismo leninismo
Mi pare di aver scritto chiaramente "considerazioni macroeconomiche e non politiche", il tuo intervento non porta valore aggiunto, se vuoi possiamo discuterne in A.P., ma qua vorrei fare una seria e franca discussione sui sistemi economici. Thanks.
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Vecchio 25-08-11, 19:26   #4 (permalink)
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Eppure continuano a menarcela con "+ libero mercato", + privatizzazioni, taglio del welfare, produttività da aumentare a scapito dei diritti dei lavoratori, ecc...

Chi ha provocato questa crisi sono gli stessi personaggi che adesso ci danno le indigeste ricette per uscirne!!!

Quando la gente aprirà gli occhi e capirà che il capitalismo, e in particolare il liberismo selvaggio, ha fallito completamente e che il comunismo, o meglio il marxismo-leninismo non era tutto da buttare?

Discussione macroeconomica, non politica.

RB
Premettendo che imho nessun sistema è da seguire minuziosamente perché denso in ogni modo di difetti, l'occidente è molto più chiuso e conservatore (nel senso stretto del termine) di quanto voglia far pensare..

Poggiando la base su multinazionali mai sarà possibile sbilanciarlo..

Ed è lì il suo 'punto forte'! Far credere di combattere il 'perfido' pericolo rosso..
Se quest'ultimo non ci fosse su cosa prevarrebbe il capitalismo?
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Vecchio 25-08-11, 19:27   #5 (permalink)
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Discussione macroeconomica, non politica.
Di macroeconomico in quello che hai detto tu invece cosa c'è?
Per cortesia
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Vecchio 25-08-11, 19:40   #6 (permalink)
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Di macroeconomico in quello che hai detto tu invece cosa c'è?
Per cortesia
Beh, c'è lo spunto per confrontare i sistemi, ad esempio ha scarso rilievo tutto il nuovo latinoamericanismo di Chavez, Lula (e successori), Morales, ecc...
In particolare il bolivarismo di Chavez, che dal punto di vista macroeconomico ha nazionalizzato il petrolio (e a breve l'oro), ha restituito le risorse naturali del Paese ai suoi legittimi proprietari, e ha sfanqulato FMI e Banca Mondiale restituendo i prestiti e quindi respingendo le loro fallimentari ricette che hanno creato sempre e solo povertà specie nel terzo mondo!!!
Ma lo sapete a quanto ammonta il debito pubblico venezuelano, in termini assoluti, e in rapporto al PIL?

il 20% del PIL!!!! praticamente niente. E questo risultato è stato ottenuto facendo IL CONTRARIO di quello che diceva il FMI ecc...

Non voglio fare una discussione sul marxismo-leninismo dell'URSS, ma una "rilettura" dell'ortodossia marxista-leninista interpretata alla luce del XXI secolo
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Vecchio 25-08-11, 19:46   #7 (permalink)
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Mi pare di aver scritto chiaramente "considerazioni macroeconomiche e non politiche", il tuo intervento non porta valore aggiunto, se vuoi possiamo discuterne in A.P., ma qua vorrei fare una seria e franca discussione sui sistemi economici. Thanks.
ah scusa, non mi ero accorto di quanto fosse pregno di concetti macro il tuo, con la sublime annotazione del noto valore aggiunto apportato all'economia dal marxismo leninismo, magari depurato dalle nefaste influenze trozkiste
Vai a lavurà, che è meglio
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Vecchio 25-08-11, 19:48   #8 (permalink)
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ah scusa, non mi ero accorto di quanto fosse pregno di concetti macro il tuo, con la sublime annotazione del noto valore aggiunto apportato all'economia dal marxismo leninismo, magari depurato dalle nefaste influenze trozkiste
Vai a lavurà, che è meglio
Concetto macro: il valore aggiunto prodotto dal lavoro, con le risorse naturali del popolo, a chi deve andare? Giusto per cominciare dalle basi...
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Vecchio 25-08-11, 19:49   #9 (permalink)
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.....
Non voglio fare una discussione sul marxismo-leninismo dell'URSS, ma una "rilettura" dell'ortodossia marxista-leninista interpretata alla luce del XXI secolo

Prendendo seriamente la tua provocazione - più una barzelletta che un argomento - ti posso dire che il mondo odierno si è quasi generalmente incanalato, dagli States all'Europa salvo piccole oasi di intelligenza, su un percorso non molto dissimile dai dettati marxisti-leninisti.

Da qui i bei risultati che stiamo, non vedendo, vivendo.

La trattazione che inizia con "il liberismo selvaggio ha fallito" è un falso storico, ideologico e soprattutto evidente: quello che sta fallendo è il più bieco statalismo in abito da sera in atto, statalismo che fa impallidire tutti i passati regimi comunisti, pur con la scia di povertà morte e terrore che hanno lasciato dietro di sé.

Dasvidania, tovarish!
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Vecchio 25-08-11, 19:49   #10 (permalink)
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Ma lo sapete a quanto ammonta il debito pubblico venezuelano, in termini assoluti, e in rapporto al PIL?

il 20% del PIL!!!! praticamente niente. E questo risultato è stato ottenuto facendo IL CONTRARIO di quello che diceva il FMI ecc...

:
ed infatti si beccano una bella inflazione annua al 30 %, ma vuoi mettere il kiulo di essere bolivaristi ?

Venezuela Tasso di inflazione annuo (prezzi al consumo) - Economia
Scheda Paese - Venezuela

Prospettive future
Le prospettive di crescita per il periodo 2011-15 risultano essere scarse. Dopo la contrazione del 3,3% registrata nel 2009 e quella stimata al 2,5% per l’anno 2010, contrariamente a quanto atteso negli altri paesi dell’America Latina dove sono attesi tassi positivi di crescita, è previsto che la recessione venezuelana si protragga anche per tutto il 2011. Una debole ripresa dovrebbe avviarsi a partire dal 2012, mentre il PIL reale dovrebbe tornare ai livelli del 2008 non prima del 2014.
Nel breve termine è difficile che i crescenti sussidi pubblici siano sufficienti ad impedire il netto calo del consumo privato, data l’elevata inflazione e il continuo aumento dei tassi di disoccupazione. È altresì poco probabile che la spesa pubblica possa essere di sostegno alla crescita degli investimenti fissi, in un contesto di rapida fuga dei capitali. La previsione di una debole ripresa nell’anno 2012 è basata sull’assunto che degli investimenti di imprese pubbliche cinesi e russe intervengano a colmare il recente calo della produzione petrolifera e che proventi leggermente superiori possano essere impiegati nella creazione di posti di lavoro. Anche in questa eventualità è attesa, comunque, una performance al di sotto del potenziale. Nonostante le ampie riserve energetiche, entro il 2015 gli investimenti lordi fissi dovrebbero raggiungere appena il 16%, mentre per le esportazioni è atteso un calo al di sotto del 15% del PIL.
Dal lato dell’offerta le continue interruzioni nella fornitura di energia elettrica, con la possibilità che venga introdotto il razionamento, dovrebbero rimanere il principale fattore di rischio di una ulteriore contrazione del 7% per quel che riguarda la produzione industriale del 2011. Dato il sottoinvestimento in materia energetica, si prevede una produzione petrolifera ancora debole. L’agricoltura dovrebbe continuare a soffrire di un crescente intervento pubblico, imposizione dei prezzi e razionamento dell’elettricità. Da quest’ultimo fattore sono attese ripercussioni negative anche sul commercio al dettaglio. Le prospettive di ritorno ad una crescita positiva, sebbene bassa, a partire dal 2012, si fondano sulla premessa che aggiustamenti verso l’alto di alcuni prezzi fissi aumentino gli incentivi per i produttori. Nonostante la continua contrazione di alcuni servizi quali le forniture di pubblica utilità, i servizi in generale dovrebbero andare meglio, dato il sostegno pubblico alla spesa sociale.

Con una domanda domestica debole il fatto che l’inflazione dei prezzi al consumo su 12 mesi sia attesa con una media 34% nel quinquennio 2011-15 riflette una pressione estremamente forte dal lato dell’offerta. Ciò dipende dal venir meno della capacità produttiva interna, associata a squilibri valutari derivanti da un sistema di cambi fissi. Nonostante l’incremento dei prezzi fissi di alcuni beni, investimenti inadeguati e un accesso alla valuta estera più complicato dovrebbero portare ad una diminuzione della capacità produttiva di un crescente numero di settori e di conseguenza ad una carenza negli approvvigionamenti. Partendo dall’assunto che alcuni aggiustamenti nel controllo dei prezzi tra il 2010 ed il 2012 inizino ad eliminare alcune distorsioni, l’inflazione annuale dei prezzi al consumo dovrebbe scendere durante il periodo 2013-15. In ogni caso con un tasso al 30% alla fine del periodo di previsione, si tratta di valori ancora estremamente elevati. Per risolvere il problema delle carenze di generi di base sarebbero necessari aggiustamenti molto più ampi dei prezzi controllati e dei cambi fissi.

Nonostante un surplus delle partite correnti comparativamente grande nel quinquennio 2011-15, l’elevata fuga di capitali, trasferimenti a capitoli di spesa fuori budget e la necessità di onorare le scadenze dei pagamenti del debito dovrebbero portare ad un netto calo delle riserve estere nel biennio 2010-11. Assumendo una stabilizzazione dei flussi d’investimento e prezzi petroliferi continuativamente stabili, una ripresa moderata delle riserve potrebbe verificarsi tra il 2012 ed il 2015, anche se ben al di sotto dei livelli del 2008. Una certa influenza sull’andamento delle partite correnti è attesa dai trend del commercio, in particolare dei prezzi petroliferi. Prezzi petroliferi in media più elevati dovrebbero essere controbilanciati da volumi delle esportazioni in calo, tali da impedire un ritorno agli importanti surplus commerciali registrati negli ultimi anni. Per il 2011 è attesa una contrazione della spesa all’importazione, derivante da un analogo andamento del consumo privato, ma anche dalle restrizioni poste in essere dalla Comisión Nacional de Divisas, finalizzate a sostenere la bilancia commerciale. Una graduale ripresa è prevista a partire dal 2012, anche se per la spesa all’importazione sono attesi livelli ben al di sotto di quelli registrati 2007-08 almeno fino al 2015. Il deficit della partita dei redditi dovrebbe aumentare nettamente, a causa di maggiori pagamenti degli interessi di debito. I trasferimenti correnti netti sono previsti ancora negativi, a differenza degli altri paesi della regione, per via di un numero comparativamente basso di lavoratori venezuelani all’estero e il notevole numero di colombiani presenti nel paese.
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