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Vecchio 19-08-11, 14:58   #1 (permalink)
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Le riforme necessarie

Per far ripartire l'economia l'Italia deve ringiovanire la classe politica, aprire il suo mercato e combattere la criminalità organizzata al sud

Il pomeriggio del 4 agosto sulle spiagge della Toscana è stata inscenata una protesta memorabile. I gestori degli stabilimenti tra Pisa e Forte dei Marmi hanno invitato tutti a "tuffarsi per salvare il turismo balneare". Quando i bagnini hanno dato il segnale di partenza con i loro megafoni, migliaia di persone si sono gettate in acqua. Un bagno di massa per protestare contro la liberalizzazione delle licenze degli stabilimenti. Molti bambini hanno fatto volare palloncini nel cielo azzurro dell'estate, mentre i politici locali presenti distribuivano i loro volantini: "Trentamila famiglie minacciate dalle multinazionali del turismo".
Quest'estate in Italia si manifesta perfino in spiaggia. Gli italiani temono per il loro vecchio sistema. Un sistema a cui si sono adattati alla perfezione e in cui la concorrenza non è spietata come in altri paesi, anche perché le concessioni demaniali sono state tramandate di padre in figlio.
L'Italia è fatta così, al mare come nel caos delle metropoli. Il comune di Roma, per esempio, sta inutilmente cercando di aumentare il numero delle licenze per i taxi. Ma quella dei tassisti è una lobby potente e nessun sindaco la può ignorare: non è raro che scendano in piazza per difendere le loro licenze. In fondo le hanno pagate come un appartamento di due stanze. Sottobanco, naturalmente.
Il paese ha funzionato così per decenni, ma ora le debolezze del sistema stanno venendo a galla. L'economia italiana si fonda su una manciata di grandi imprese e su molte piccole aziende che non hanno una buona opinione dell'Europa e che chiedono ai politici di tenere fuori la concorrenza. Un sistema in cui lo stato è perennemente indebitato, l'evasione fiscale è altissima e la gestione di entrambi i problemi ricade sulle spalle della casta politica più costosa del continente. "Il nostro paese è sull'orlo del baratro", sostiene Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria. "Eppure sono sempre le stesse clientele a far valere i loro interessi". L'imprenditrice dell'acciaio, 45 anni, prima donna a capo degli industriali, è considerata da tempo una voce dell'opposizione. Marcegaglia è convinta che il ritardo della modernizzazione italiana sia di gran lunga più grave degli attacchi dei mercati finanziari. Vorrebbe che fossero abolite le tutele per i gruppi professionali come quello dei panettieri e dei notai, chiede che vengano tagliate le spese della politica e che siano privatizzate alcune aziende pubbliche. Sono le stesse rivendicazioni di tanti italiani con meno di cinquant'anni, che vorrebbero trasformare finalmente l'Italia in un moderno paese europeo. Ma questa generazione non è al governo.

Soldi sprecati
A settembre Silvio Berlusconi compirà 75 anni. A luglio il suo esecutivo ha approvato un pacchetto di misure che rimandava gli interventi decisivi al 2014, quando molto probabilmente il Cavaliere non sarà più al governo. Due settimane fa, quando il rendimento dei titoli di stato è salito alle stelle, Berlusconi ha tenuto uno dei suoi rari discorsi in parlamento: "Abbiamo fondamentali economici solidi. I mercati non ci valutano correttamente". Il premier ha annunciato l'intenzione di ridurre il numero di auto blu e ha promesso solennemente di rilanciare l'economia con un intervento da sette miliardi.
Ma dove andranno a finire questi soldi? Nei soliti canali. Una parte sarà destinata al completamento dell'autostrada che collega Salerno a Reggio Calabria. I lavori sono cominciati quarant'anni fa e se sono fermi è perché a dettarne il ritmo è la 'ndrangheta. L'autostrada attraversa regioni in cui l'economia legale è quasi marginale, perché la mafia si difende dalla concorrenza con armi molto diverse da quelle dei bagnini e dei tassisti. Vaste aree della Campania, della Calabria e della Sicilia sono sotto il controllo della criminalità organizzata. Tra tutte le regioni sottosviluppate dell'Europa, il sud dell'Italia è quello che se la passa peggio: da quasi mezzo secolo il divario tra questa zona e il ricco nord non si è ridotto neanche di un punto percentuale.
Per il sud il governo centrale non fa che investire in opere assurde. Nel bel mezzo della tempesta dei mercati finanziari sono aumentati da 6,3 a 8,5 miliardi di euro gli stanziamenti per il ponte sullo stretto di Messina. Nessuno sa dire cosa dovrà essere trasportato su questo ponte che collegherà due delle regioni più povere d'Italia.
I mercati non credono più agli anziani politici di Roma. "Investite nelle mie aziende", ha detto il premier poco prima di essere costretto ad impegnarsi per il pareggio di bilancio già nel 2013, anticipando una serie di misure di austerità per un valore di oltre venti miliardi di euro e alcune modifiche del mercato del lavoro.
Al vertice sulla crisi del 4 agosto Emma Marcegaglia e Susanna Camusso, la segretaria generale del Cgil, il più grande sindacato del paese, erano sedute di fronte a Berlusconi. Un segnale chiaro: imprenditori e lavoratori si sono schierati insieme contro il governo, e con un comunicato congiunto, sottoscritto anche dall'Associazione bancaria italiana, hanno invitato il premier a compiere finalmente passi concreti. "Le misure adottate sono più che sufficienti, se fanno in modo che la Banca Centrale Europea compri i nostri titoli di stato", ha detto Umberto Bossi, 70 anni, segretario del partito populista Lega nord e ministro delle riforme.
Ma dietro le quinte i modernizzatori si stanno radunando: a discussione ruota soprattutto intorno a un "governo tecnico", a un esecutivo bipartisan formato da tecnocrati che portino l'Italia fuori dalla crisi finanziaria e mettano in atto le riforme che gli attuali ministri non potrebbero mai adottare per paura di deludere il loro elettorato. Il governo tecnico dovrebbe lanciare un messaggio di stabilità ai mercati e di rigore all'interno del paese. Emma Marcegaglia sarebbe una probabile candidata a un ministero, mentre il premier più credibile è l'ex commissario europeo per la concorrenza Mario Monti. Dopo settimane di silenzio, il 7 agosto Monti ha preso la parola sul Corriere della Sera con un articolo che sembrava un manifesto. L'Italia, ha scritto l'economista, non è più governata dalla maggioranza eletta: "Il governo e la maggioranza hanno accettato in questi ultimi giorni, nella sostanza, un 'governo tecnico'. Le forme sono salve. I ministri restano in carica. La primazia della politica è intatta. Ma le decisioni principali sono state prese da un 'governo tecnico e sopranazionale' e, si potrebbe aggiungere, 'mercatista', con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e New York". Da un governo, insomma, che non si cura né dei bagnini né dei tassisti. Mario Monti ha ragione: Berlusconi non governa più l'Italia.

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