![]() |
| Home | | | Notizie | | | Mercati | | | ETF | | | CFD | | | Forex | | | Forum | | | Quotazioni | | | Servizi | | | Approfondimenti | | | Education | | | Meteo |
|
|
|
|
#1 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Aug 2011
Messaggi: 149
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Un potere economico che cade
Roma - L'inchiesta sul caso del San Raffaele e del suo coinvolgimento in circoli finanziari oscuri condotto circa 3 anni fa dalla Etleboro ONG, scoppia su Il Sole 24 Ore. Con l'articolo Fondi dubbi da Vaduz a Cracovia , il quotidiano porta così a conoscenza del grande pubblico i labirinti di un potere economico che sta cadendo, citando quei documenti che dimostrano inequivocabilmente come l'istituzione del San Raffaele ha costruito il suo impero finanziario, poi rovinosamente sfociato in un debito di 1 miliardo di euro. "Faccendieri, avvocati d'affari, personaggi d'ogni risma entrano in scena nei primi anni Duemila nel progetto dell'ospedale di Cracovia che don Luigi Verzè si è impegnato a realizzare con un accordo tra il ministero del Tesoro polacco e l'Associazione internazionale per la solidarietà tra i popoli, l'Aispo", scrive il Sole 24 ore, ricostruendo quel filo conduttore che univa Milano a Cracovia, e che si conduce inevitabilmente all'arcivescovo Karol Wojtyla. "Ad accendere per primo i riflettori sui finanziamenti per Cracovia è il sito web Etleboro, un'organizzazione non governativa gestita da Michele Altamura (giornalista esperto di Balcani), il quale denuncia il coinvolgimento del San Raffaele nella ricerca di fondi di origine incerta con la copertura di scatole vuote domiciliate in Svizzera e in centri offshore come le Isole Vergini Britanniche e l'isola-Stato di Niue, nel Pacifico. Etleboro scrive di «personaggi coinvolti in affari di riciclaggio di denaro e di truffe finanziarie» che sarebbero stati utilizzati dalla Aispo e dalla Joseph Foundation di Vaduz (in Lichtenstein), anch'essa presieduta da don Verzè, per reperire soldi da destinare al futuro ospedale di Cracovia".
I documenti in questioni evidenziano anche i nomi di mediatori collegati all'ex presidente del Montenegro Milo Djukanovic, ma anche di investitori sauditi, così come di società fiduciarie della Svizzera. Una complessa struttura finanziaria era stata costruita per veicolare così verso il San Raffaele fondi come un pozzo senza fondo. Ci sono voluti tre anni perchè quanto detto dalla Etleboro venisse capito, e forse se il nostro invito rivolto agli inquirenti fosse stato ascoltato le cose sarebbero andate diversamente. La Etleboro venne così definita complottista, non avendo infatti la forza di poter andare fino in fondo alla faccenda e spiegare tutta la verità, perchè poteva uscirne schiacciata. I fatti ci hanno dato ragione ed ora restiamo così a guardare con un sistema economico, fondato sulle speculazioni e sul debito, cade trascinando con sé banche e faccendieri, ma anche politici e funzionari, che si sono illusi di poter mercificare lo Stato.E.t.l.e.b.o.r.o: Un potere economico che cade |
|
|
|
|
|
#5 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Aug 2011
Messaggi: 149
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
San Raffaele, odore di camorra
di Paolo Biondani e Luca Piana Dietro lo spaventoso buco di don Verzè ci sarebbero gli appalti milionari a un'impresa che obbediva alla criminalità organizzata. E' la pista seguita dagli inquirenti che indagano sul suicidio di Mario Cal (18 agosto 2011) Don Verzè (a sinistra) con Mario Cal Don Verzè (a sinistra) con Mario CalDietro i maxi-appalti edilizi del San Raffaele c'è una trama segreta da film di mafia. La storia drammatica di un'insospettabile azienda lombarda che per trent'anni viene strangolata da continui ricatti della camorra. Attentati. Assunzioni di mafiosi imposte con la paura. Prestiti in odore di usura. Visite intimidatorie nei cantieri finanziati dal grande ospedale privato. E la misteriosa gambizzazione di un politico che faceva da prestanome agli imprenditori taglieggiati. I rapporti con il mondo degli appaltatori e fornitori, dall'edilizia all'energia, sono una delle direttrici di fondo delle inchieste giudiziarie che puntano a far luce sulla montagna di debiti che rischia di far fallire il grande polo ospedaliero fondato a Milano da don Luigi Verzè. E sulle cause dell'improvviso suicidio di Mario Cal, il manager che da anni era il braccio esecutivo del prete veronese. Indagini delicate. La prima ipotesi di reato è infatti l'induzione al suicidio: pressioni esterne che potrebbero aver spinto Cal a spararsi, la mattina di lunedì 18 luglio, proprio vicino all'ufficio di don Verzè. Oltre ai magistrati, anche Enrico Bondi, consulente dei nuovi amministratori scelti dal Vaticano, sta lavorando per rispondere a molte domande: quanti debiti ha accumulato don Verzè? E dove sono finiti i soldi? Alcune decine di milioni di euro sono arrivati in misteriose società estere, con sedi in paradisi fiscali e bancari: il "Corriere della Sera" parla di finanziamenti a protettori politici e il "Sole 24 Ore" di affari con faccendieri condannati. In ogni caso, secondo testimonianze interne al San Raffaele raccolte da "l'Espresso", "il grosso del debito è nato in Italia". La società di revisione Deloitte ha certificato 948 milioni di scoperto con banche e fornitori. Aggiungendo altre voci, come leasing, garanzie e crediti dubbi, il passivo totale sale a 1 miliardo e 379 milioni. Ma il conto finale è destinato ad aggravarsi, visto che molte società collegate non hanno trasmesso alla Deloitte i dati richiesti. In queste prime settimane di indagini la Guardia di Finanza sta passando al setaccio soprattutto l'archivio privato di Mario Cal: faldoni che il manager suicida custodiva in Brianza, ritrovati grazie a un dipendente fidato che ora è sotto choc. Il tribunale fallimentare ha rinviato al 15 settembre la decisione sul piano di salvataggio, altrimenti sarà il crac. Le entrate sono conosciute: il San Raffaele di Milano incassava 450 milioni l'anno solo dalla Regione Lombardia. Il mistero sono le uscite. Seguendo indicazioni filtrate dall'ospedale, "l'Espresso" ha ricostruito i rapporti con alcuni grandi fornitori. Scoprendo un intreccio di affari e trame di mafia che a Milano sembravano impensabili. La storia segreta degli appalti del San Raffaele si apre quando la polizia inizia a indagare sulla gambizzazione di un politico. E' il 25 gennaio 2000 quando, nel centro di Milano, Emilio Santomauro, consigliere comunale di An e vicepresidente della commissione urbanistica, viene ferito da due colpi di pistola. L'attentatore resta senza nome. La polizia scopre solo che il politico ha appena chiuso una burrascosa relazione con Sonia Guida, figlia di Vincenzo (detto Enzo) e nipote di Nunzio Guida. Il padre della ragazza, arrestato nel '96, e lo zio, morto in Brasile da latitante, erano i capi della camorra a Milano fin dagli anni Ottanta: entrambi sono stati condannati per mafia con sentenza definitiva. Fino al settembre 2006 il politico gambizzato figura come titolare del 50 per cento della Diodoro Costruzioni, ma le intercettazioni dimostrano che non è lui a comandare. Il vero dominus è Pierino Zammarchi, un imprenditore di origine bresciana che controlla una trentina di società. Negli stessi anni, dal 2001 al 2006, il fatturato dell'azienda edile schizza da zero a oltre 66 milioni di euro, grazie a un rapporto con l'ospedale di don Verzè che sembra quasi monopolistico: il San Raffaele affida i più ricchi appalti edilizi sempre alla Diodoro, che a sua volta lavora soprattutto per il sacerdote. Proprio in quegli anni il gruppo Diodoro stipendia, oltre alla figlia, anche la convivente e lo stesso boss Enzo Guida. Che nel marzo 2006, appena viene scarcerato, ottiene un posto di dirigente in una società controllata (Sten srl) per 4 mila euro netti al mese. La Diodoro gli ristruttura anche due case a Milano, senza chiedergli un soldo. I legami con il clan Guida sono tanto stretti che la procura arriva a inquisire gli imprenditori per il reato di intestazione fittizia di beni mafiosi: il politico Santomauro, che intanto è passato all'Udc, e l'imprenditore Zammarchi, secondo l'accusa, sarebbero prestanome della camorra.San Raffaele, odore di camorra - l’Espresso |
|
|
|
![]() |
| Segnalibri |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | Valuta questa discussione |
|
|
| Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits | ||
| © 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer. | ||