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Data registrazione: Aug 2010
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Sistema produttivo italiano
Quest'anno per Mediobanca il sistema produttivo italiano si avvia a riagguantare i livelli pre-crisi in termini di fatturato e di redditività industriale. Un recupero che, come nell'ultimo triennio, si accompagna però a un calo dell'occupazione e a investimenti ancora lontani da quelli del sistema Italia nel 2007.
Nello specifico, le tendenze dei primi sei mesi del 2011 indicano una ripresa di circa l'11% del fatturato sul primo semestre del 2010. Se confermati questi dati consentirebbero di chiudere l'anno con ricavi pari a quelli pre-crisi. In ripresa anche i margini (+7%), trainati dal manifatturiero (+40%) più che dall'energia (+1%). Di questo passo a fine anno il sistema industriale e dei servizi si troverebbe con una redditività industriale pari al 90% di quella pre-crisi. Il recupero avviene però riducendo l'occupazione: un trend che prosegue da un triennio (-5,1%, a cui si aggiunge un ulteriore -0,5% nel semestre) e che si accompagna a un livello di investimenti che, a fine 2010, era ancora inferiore del 16,2% rispetto al 2007. Le imprese italiane hanno infatti recuperato fatturato e margini, ma con bassi investimenti e una sforbiciata agli organici. Inoltre, le grandi imprese manifatturiere italiane crescono molto all'estero e poco nel nostro Paese. Secondo quanto emerge sempre dall'indagine di Mediobanca, le multinazionali manifatturiere del nostro Paese generano ormai il 31% del loro fatturato estero su estero, cioè in siti produttivi generalmente localizzati in Paesi con bassi costi della manodopera e con produzioni destinate a servire i mercati emergenti (percentuale che sale al 42% nell'industria energetica). Complessivamente le vendite all'estero rappresentano il 51% del settore manifatturiero e il 79% di quello energetico. Nello scorso anno il fatturato italiano dei big manifatturieri è cresciuto dell'1,4% a fronte della crescita del 19,4% del fatturato estero e del 24,7% della componente estero su estero. Ma anche i margini estero su estero sono rilevanti, rappresentando il 40% dell'utile industriale (margine operativo netto) per la manifattura e il 73% dell'energia. Nel 2010 il margine industriale manifatturiero estero su estero è cresciuto del 78% a fronte del 9,3% di quello domestico. Queste dinamiche spiegano le performance meno brillanti delle sole attività italiane dei big manifatturieri rispetto all'andamento dell'intero gruppo, incluse le controllate estere. Dalla crisi si salvano le imprese dolciarie. Il loro fatturato è risultato in rialzo del 10,3% rispetto ai livelli pre-crisi, progressione che non trova rivali negli altri comparti industriali e che si confronta con una flessione media del 3,9% di industria e terziario. In questi anni il dolciario è stato inoltre uno dei pochi settori a produrre posti di lavoro (+3,1% contro un calo medio del 5,1%) e a mantenere stabili gli investimenti. Unica amarezza i margini: l'utile ante imposte si è dovuto accontentare di una crescita del 16,8%, battuto dalle bevande (+37,1%) e dai formaggi (+61,8%).(libeo.milanofinanza.it) |
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Data registrazione: Jul 2011
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...cioè ???...bisogna andare in cina a fare le torte???...in romania a far formaggio???...in india a imbottigliare???...se gli hacker diffondessero i luoghi esatti dove le multi sfruttano la povera gente e, poi , la fessa gente che compra magari sapremmo cosa e chi non comprare noi....per boicottaggio....
Ultima modifica di idi-v-jopu : 09-08-11 alle ore 21:12 |
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