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Vecchio 12-07-11, 20:43   #1 (permalink)
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Italia e spagna devono sperare in un miracolo

Ancora una volta la crisi del debito in Europa è andata in metastasi, e ancora una volta le autorità finanziarie affrontano un contagio sistemico senza prendere iniziative immediate e radicali.

Anche se Jean-Claude Trichet della BCE ha ragione nel dire che l’Europa è sull’orlo di un cataclisma finanziario stile anni ’30 – e anche io lo credo – è difficile capire perché questa minaccia non venga presa seriamente.

Le ricadute dalla Grecia hanno coinvolto il Portogallo e l’Irlanda nella scorsa settimana. Stanno ingolfando la Spagna e l’Italia, paesi che hanno un debito pubblico e privato pari a 6,3 triliardi di dollari messi assieme.

Venerdì gli interessi sui titoli di stato italiani a dieci anni hanno raggiunto il massimo post-UEM pari al 5,3 per cento. Non si tratta di un prezzo teorico: il Tesoro italiano deve racimolare 69 miliardi di euro in agosto e settembre; deve spillare ai mercato 500 miliardi di euro prima della fine del 2013. Lo stock di 1,84 triliardi di debito pubblico sulle spalle degli italiani aumenterà molto velocemente.

I rendimenti sui titoli spagnoli sono schizzati ancora più in alto, oltre la linea di pericolo del 5,7 per cento. I mercati delle obbligazioni di entrambi i paesi stanno ricalcando il modello visto in Grecia, Portogallo e Irlanda prima che siano precipitati nell’insolvenza. E il virus potrebbe spostare sulla cartina europea. Solo le banche francesi hanno 472 miliardi di dollari di esposizione con l’Italia e 175 miliardi con la Spagna, secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali.

"Crediamo che la crisi europea del debito pubblico possa entrare in una nuova fase con un contagio che toccherà le economie maggiori", ha detto Jacques Cailloux, capo economista per l’Europa alla RBS.

"Non ci è chiaro come questa ultima crisi di fiducia venga risolta in assenza di una risposta politica 'impressionante'."

Il Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha scelto questo momento di pericolo acuto per mettere in difficoltà il ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, l’unica figura del suo governo rispettata dai controllori globali dei bond. "Non riesce a giocare di gruppo, crede di essere un genio e che tutti gli altri siano dei cretini", ha detto Berlusconi.

Intanto, Tremonti risiede gratuitamente nella sua casa di Roma di un alleato politico arrestato per corruzione. Le voci delle sue dimissioni sono in circolo a tutte le ore. Si sentono affilare i coltelli.

"C’è un governo che non esiste più da mesi", ha scritto Massimo Giannini su La Repubblica: "In un’Eurozona destabilizzata dal debito sovrano della Grecia e impaurita dallo spettro del «contagio», quale altro Paese può permettersi il lusso suicida di offrire al cinico giudizio dei mercati un simile spettacolo di delegittimazione istituzionale e di disgregazione politica? […] In Italia c’è un manipolo di irresponsabili che danza sotto il vulcano. E il vulcano sta già cominciando ad esplodere."

Cosa può fare l’eurozona per giocarsi l’ultima mossa “impressionante”? Altri prestiti non risolverebbero niente. Credere che questa sia una crisi di liquidità è uno specchietto per le allodole.

Quello che servirebbe adesso è un tardivo riconoscimento della Germania che questa crisi non è una fiaba morale che oppone i virtuosi, oculati Teutoni agli inetti greco-latini e ai celti confusi dalle Guinness, quanto una crisi strutturale Nord-Sud causata dal funzionamento dell’unione monetaria.

Le implicazioni sono vaste. La Germania dovrà ora voler acquistare o garantire il debito spagnolo e tedesco, e nel fare questo attraversare il Rubicone per un’unione politica e fiscale, oppure accettare che l’UEM si rompa con conseguenze calamitose per la politica estera tedesca. Questioni complesse, che vanno oltre le capacità intellettive degli odierni leader della Germania.

Ci vorrà anche un’epurazione totale della leadership della BCE, che si affida alle folli dottrine per cui la politica monetaria possa essere separata dalle altre iniziative di emergenza, e che ha scelto proprio la scorsa settimana per alzare ancora i tassi di interesse e spaccare i denti alla Spagna. Lo ha fatto sapendo che il tasso Euribor a un anno, che aveva un prezzo superiore del 90 per cento rispetto ai mutui spagnoli, dovesse andare di pari passo. Come ha rilevato un commentatore spagnolo, l’Eurotower a Francoforte dovrebbe essere abbattuta e poi sparso il sale sul terreno.

Se il governatore della Banca di Spagna appoggiasse questo innalzamento (si suppone in modo "unanime") dovrebbe essere trascinato in tribunale per spiegare l’origine di tale locura: se le autorità europee obbiettassero, dovrebbero sentirsi dire in modo duro che la Spagna è un paese grande e antico che sta affrontando un’emergenza nazionale e farà quello che reputa giusto.

Dove è la minaccia inflazionistica? La dotazione di M1 nell’eurozona si è contratta negli ultimi due mesi, con un declino ancora più pronunciato nella periferia. La crescita annuale dell’M1 sta diminuendo, non salendo: era il 2,9 per cento a marzo, l’1,6 in aprile e l’1,2 a maggio. L’M3 è cresciuto al tasso del 2,3 per cento negli ultimi tre mesi.

I dati sul PMI di Italia e Spagna sono calati solo la linea della recessione. L’indice globale PMI di Goldman Sachs mostra che l’80 per cento del mondo sta andando verso un rallentamento, India e Cina comprese. Le esportazioni di punta di Taiwan verso la Cina in giugno sono calate del 12 per cento rispetto al mese precedente.

I dati catastrofici del lavoro negli USA pubblicati lo scorso venerdì non lasciano dubbi che gli Stati Uniti sono ancora intrappolati nella recessione. La disoccupazione U6 in giugno è salita dal 15,8 al 16,2 per cento; le persone occupate sono diminuite di un quarto di milione arrivando a 153,4 milioni; il tempo medio senza riuscire a trovare un nuovo impiego ha raggiunto il nuovo record di 39,8 settimane; la paga oraria è diminuita; le ore lavorate idem; il rapporto tra occupati e popolazione è arrivato al nuovo minino del 58,2 per cento.

Non è il momento che la BCE alzi i tassi. Sta ripetendo l’errore fatto alla metà del 2008 quando stava cercando di far fronte alla fase finale di uno shock petrolifero, mentre metà dell’eurozona era ancora in recessione. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico.

Finora l’Italia è riuscita a schivare il vortice, malgrado la perdita del 30 per cento della competitività per posto di lavoro nei confronti della Germania sotto l’UEM. Ha un debito privato più basso degli altri membri del G7. Le sue banche hanno evitato le bolle del mercato immobiliare degli USA e del Club Med. Comunque, hanno concesso prestiti allo stato italiano, il terzo più grande debitore al mondo per una somma pari al 120 per cento del PIL, e ora ne stanno pagando le conseguenze. Anche se il deficit italiano del 4,7% del PIL sembra poca cosa, non è piccolo quando si ha a che fare con un’economia moribonda, con gli interessi che salgono e un aumento dello stock del debito.

Il PIL italiano non cresce da un decennio. Le previsioni ufficiali sono dell’1,1% quest’anno, l’1,3% nel 2012 e l’1,5% nel 2013, ma gli analisti esteri sono pessimisti.

David Owen di Jefferies Fixed Income ha detto che si fa finta di non vedere che i pagamenti degli interessi sul debito dell’Italia esploderanno entro tre o quattro anni se il costo medio del prestito si aggirerà tra i 200 e i 300 punti percentuali. La traiettoria apparentemente stabile potrebbe prendere una ben differente forma. Questa è la paura che sta attanagliando i mercati.

Non ha granché senso cercare di stabilire esattamente il perché sia scoppiato questo periodo di contagio. Si può incolpare Moody's per il suo downgrade al Portogallo, o condannare la Krieg tedesca dichiarata contro gli investitori privati che ha poi costretto Moody's a prendere questa iniziativa. La causa più profonda è da attribuire all’intero apparato demolitore creato dal processo di Maastricht nella metà degli anni ’90.

Un recupero totale a vele spiegate potrebbe mitigare tutto questo; cinque anni di denaro facile dalla BCE per indebolire il sopravvalutato euro e anche il prevenire la deflazione del debito sarebbe un buon segno. Senza le due cose, Italia e Spagna possono solo sperare in un miracolo.

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Fonte: Italy and Spain must pray for a miracle - Telegraph

10.07.2011
otcrider non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-07-11, 20:53   #2 (permalink)
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Il Daily Telegraph è il piu antieuropeo dei giornali inglesi, qualsiasi motivo è buono per dipingere scenari apocalittici con una vena di compiacimento (come se il tanto agognato miracolo non avvenisse per l'Italia, in UK non succederebbe niente vero?).
Ve la ricordate la catastrofe imminente di due anni fa, quando lo stesso giornale dava ormai per spacciata l'Austria intera e con essa mezza europa causa mutui insolvibili dell'est europa? Mi pare che stiano ancora tutti al loro posto, sia gli austriaci che gli altri.
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