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Vecchio 06-07-11, 21:03   #1 (permalink)
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La re-distribuzione del reddito all'italiana

La re-distribuzione del reddito è un principio che condivido nello stato moderno. Consiste nel prendere un po' da chi è molto ricco distribuendolo alle fasce più povere. Questo ha uno scopo pratico per i ricchi: ottenere una società più tranquilla, dove ci sono meno disperati possibili che ti accoltellano per rubarti l'orologio.

Ovviamente questo principio può essere stravolto in pieno stile italiano. Come si fa? In questo modo: invece di prendere un po' dai più ricchi per livellare la soglia minia di porvertà, in italia si prende dai più poveri per arricchire alcuni.

Per intenderci meglio: la maggior parte dei lavori nel pubblico impiego solo la versione itagliota del sussidio di disoccupazione. Mentre negli altri paesi il disoccupato prende 1000 euro di sussidio, in italia lo si assume nel pubblico.

E qui arriva l'idea geniale. Infatti il disoccupato assunto nel pubblico, può arrivare a prendere con questo "sussidio mascherato" stipendi da dirigente da 10.000 euro e più al mese.

Quindi appiamo il paradosso del lavoratore privato che fatica per pagare un sussidio ai più poveri che però grazie al modello itagliota... guadagnano più di lui.

Trovo questo stravolgimento della realtà meraviglioso (e ancor più meraviglioso lo troverei se avessi uno stipendio pubblico a 6 cifre )
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Vecchio 07-07-11, 01:06   #2 (permalink)
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Ovviamente questo principio può essere stravolto in pieno stile italiano. Come si fa? In questo modo: invece di prendere un po' dai più ricchi per livellare la soglia minia di porvertà, in italia si prende dai più poveri per arricchire alcuni.
Concordo.
Dal punto di vista economico ciò è piuttosto grave perchè tende a ridurre la domanda.
Probabilmente nei decenni si è affermata l'idea secondo la quale la spesa pubblica in ogni caso tende a far crescere la domanda, è una sciocchezza.
Quando si tassano e si incrementano le tasse a persone che guadagnano meno di 1500 euro al mese per incrementare una spesa pubblica che riempie di soldi politici, funzionari pubblici e un notevole numero di persone (consulenti, imprenditori, ma anche ********, cambia poco) legate in vario modo alla politica si effettua redistribuzione al contrario e se così accade, al crescere della spesa pubblica (trascurando la questione deficit che complicherebbe un filo la questione) si ha facilmente un calo della domanda proprio perchè si tolgon spiccioli anche al disoccupato (tasse sulla benzina) per dare migliaia o decine di migliaia di euro in più a poche persone, ad esempio ai produttori di film che incassano i contributi sulla cultura.

Ormai questa spesa pubblica così strutturata è facilmente fonte di recessione.

Questo è il motivo per il quale sarebbero possibili riforme con tagli alla spesa pubblica senza far calare la domanda, basta tagliare come si deve.

Non lo faranno mai
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Vecchio 07-07-11, 09:41   #3 (permalink)
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io non condivido il principio: perche' crea piu' prolemi che altro, ed e' profondamente ingiusto
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Vecchio 07-07-11, 09:52   #4 (permalink)
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io non condivido il principio: perche' crea piu' prolemi che altro, ed e' profondamente ingiusto
concordo
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Vecchio 07-07-11, 12:08   #5 (permalink)
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Perché ingiusto?
Rendere equo il sistema è essenziale per renderlo più efficace..

Come diceva Ellegus la re-distribuzione rende il nostro stato sostanzialmente democratico!
Il problema è sempre lo stesso: COME avviene la re-distribuzione in Italia?
L'imposizione è implicitamente regressiva, inutile girarci attorno!

Ora, significativo sarebbe riuscire a trovare una soluzione alla questione..

Come la si risolve?
Possibilità:
1. Pregare
2. Ribellarsi
3. Tentare di coinvolgere al fine di renderlo un po' più attivo il P.d.R.
4. Cercare di instaurare un dialogo produttivo nella speranza di essere presi in considerazione

Utopieee.......
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Vecchio 07-07-11, 13:11   #6 (permalink)
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L'idea di sostituire il sussidio di disoccupazione con un posto di lavoro pubblico in effetti non è malvagia, alla fine si cerca di far lavorare anche chi nel privato non ce la farebbe o non vorrebbe.
Il dramma è appunto che poi il clientelismo e le storture della democrazia portano all'assurdo attuale in cui i dipendenti pubblici guadagnano più dei dipendenti privati a fronte di una qualità della vita infinitamente superiore per posizioni e competenze grossolanamente analoghe.
Ovviamente tutto ciò, oltre che essere profondamente ingiusto, causa scompensi notevoli e non è di stimolo allo sviluppo.
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Vecchio 07-07-11, 13:32   #7 (permalink)
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L'idea di sostituire il sussidio di disoccupazione con un posto di lavoro pubblico in effetti non è malvagia, alla fine si cerca di far lavorare anche chi nel privato non ce la farebbe o non vorrebbe.
Tra le peggiori soluzioni che abbia mai letto
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Vecchio 07-07-11, 13:36   #8 (permalink)
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Diciamo che la questione si divide in 3 punti:

1- se è giusto dare un sussidio a chi non lavora o no
2- se è meglio dare un sussidio per stare a casa oppure fargli fare qualche lavoro
3- se è giusto che chi fa un lavoro in vece di un sussidio di disoccupazione guadagni meglio che chi lavora nel privato.

Queste solo le 3 questioni. Cerchiamo di essere chiari quando ci esprimiamo su una o sull'altra.

Il 3d è riferito nello specifico alla terza
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Vecchio 07-07-11, 13:36   #9 (permalink)
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Tra le peggiori soluzioni che abbia mai letto
Alternative?
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Vecchio 07-07-11, 14:00   #10 (permalink)
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Diciamo che la questione si divide in 3 punti:

1- se è giusto dare un sussidio a chi non lavora o no
2- se è meglio dare un sussidio per stare a casa oppure fargli fare qualche lavoro
3- se è giusto che chi fa un lavoro in vece di un sussidio di disoccupazione guadagni meglio che chi lavora nel privato.

Queste solo le 3 questioni. Cerchiamo di essere chiari quando ci esprimiamo su una o sull'altra.

Il 3d è riferito nello specifico alla terza
La risposta degli economisti è stata, fino a ieri, no al primo punto (la disoccupazione non esiste, e quella strutturale è un fenomeno benefico perché tiene bassa l'inflazione) e ovviamente no al terzo.

Ma è il secondo punto, invece, che a me interessa.

Gli economisti, infatti, sono stati la categoria che più si è impegnata - riuscendoci - a cancellare l'etica del lavoro.

Infatti non pochi erano gli economisti che al secondo quesito rispondevano senza esitazioni: se dobbiamo sussidiare qualcuno, questo qualcuno deve starsene a casa. Non può assolutamente lavorare, guai!

Era un modo di ragionare figlio di un'altra epoca, ma questo non diminuisce la responsabilità di questi personaggi che mai avrebbero immaginato che potessimo ritrovarci in un'epoca come l'attuale, mai avevano ipotizzato che potessero esistere squilibri macroeconomici e che tali prolungati squilibri innescassero una crisi di proporzioni mondiali.

Questo fatto, ovvero che gli economisti hanno smesso di pensare in modo macroeconomico da almeno trent'anni, non è stato sufficientemente ricordato e sottolineato.
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