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Data registrazione: Jan 2010
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Contro l’inflazione la borsa è come la roulette
Sempre pronto a dare consigli sbagliati, il Corriere della Sera apre la prima pagina del supplemento CorrierEconomia del 3 maggio 2011 col titolo “L’inflazione fa paura? Azioni e bond per difendersi”. Il concetto è sviluppato a pagina 17 da un articolo che inizia così: “Contro il carovita ci pensa Piazza Affari”. L’autore è Adriano Barrì: una firma nuova per una vecchia bufala.
Non è vero che le azioni proteggano dall’inflazione, ovvero che di regola il valore dei propri risparmi venga preservato investendoli in Borsa. Basta un minimo di competenza per sapere che ciò è accaduto a volte sì e a volte no. Il Corriere della Sera poteva anche titolare: “L’inflazione fa paura? La roulette per difendersi”. Se, infatti, uno punta tutto sul rosso ed esce, ottiene una salvaguarda del potere d’acquisto dei suoi risparmi anche con un’inflazione del 100%. Si veda nel grafico cosa capitò a Piazza Affari dopo il 1973, ovvero durante l’ultima fiammata inflattiva in Italia. Nel giro di un paio d’anni era andato in fumo fra il 60%-70% delle somme investite. Bella difesa dall’inflazione! I dati come al solito non provengono dal centro sociale Leoncavallo, bensì dall’ufficio studi di Mediobanca, diretto non da Fausto Bertinotti, bensì da Fulvio Coltorti. Peraltro già nel 2009 uno studio del Fondo Monetario Internazionale giungeva a conclusioni ugualmente negative per l’investimento azionario: “Inflation Hedging for Long-Term Investors” di Alexander P. Attié e Shaun K. Roache. Al Corriere della Sera sono così incompetenti da ignorare del tutto la materia su cui pontificano? Il fervore pro-azionario del quotidiano di via Solferino si spiega altrimenti, cioè coi suoi padroni. Che sono: Mediobanca, Fiat, Pesenti, Della Valle, Pirelli, Ligresti, Merloni, Generali, Banca Intesa ecc. A tutti costoro fa gioco che i risparmiatori italiani comprino loro azioni (di minoranza). La conferma viene dal Sole 24 Ore, controllato dai soci di Confidustria e quindi da soggetti ugualmente interessati a trovare tapini disposti a prendersi sul groppone le azioni di minoranza delle loro società. Qui gli esempi si sprecano. Il 27 luglio 2008 Marco Liera scrive a pagina 25 che “le azioni storicamente sono uno dei migliori impieghi anti-inflazione” e cita “uno studio dell’investment bank Kleinwort Benson”, che non è propriamente la fonte più autorevole in materia. Su Plus 24 del 25 aprile 2009, a cura dello stesso campione del giornalismo economico, leggiamo in prima pagina riguardo alla “quota da destinare alle azioni: si parte dal 10 fino a un massimo del 70%”. Il 14 maggio 2011 a pagina 17 il gestore invitato, quella settimana, a farsi bello sulle pagine di Plus 24 consiglia a un artigiano circa il 55% in azioni, in maniera diretta o indiretta. E addirittura il 34% a una coppia con un profilo conservativo! Nell’ultimo caso il responsabile dell’inserto era cambiato. Ma ciò non ha nessuna importanza. Seguo il foglio della Confindustria dalla fine degli anni ’70 e ho visto alternarsi più direttori, senza che si notassero differenze, salvo forse nella grafica dei supplementi. **************************************** ***** Fonte: Contro l |
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Data registrazione: Apr 2011
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Una volta lessi che secondo uno studio fatto, un dollaro invesito in azioni (americane ovviamente, dove borsa nn è sinonimo di casinò) nel 1928 (quindi anche prendendosi in pieno il crollo seguente) equivarrebbe a 921 dollari del 2008 (avendo reinvestito i dividendi). Considera poi che un dollaro del '28 equivarrebbe a nn più di 12,15 $ odierni.
Quindi l'inflazione è stata ampiamente recuperata, oltre ad aver guadagnato più di bond o altro. In Italia invece uno studio simile fatto da Mediobanca, coprendente mi sembra l'arco di tempo 1928-2005, mostra che il rendimento di piazza affari è stato molto inferiore e pur reinvestendo i dividendi si sarebbe battuto di pochissimo bond e mattone |
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Data registrazione: Nov 2005
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i soliti calcoli ad minkiam.
Primo voglio vedere chi NON VENDE titoli quando questi si deprezzano di oltre il 50% (ah già la psicologia dell'azionista non è rilevante )Secondo, esistono i cicli economici i quali hanno una durata statisticamente di ca. 5 anni. Ergo dipende dove mi pongo per fare i miei calcoli. in 15 anni posso aver beccato 3 crisi oppure solo due ..e la differenza è notevole.. |
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Data registrazione: Nov 2007
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Soliti articoli del cavolo.
Oggi chi obbliga ad investire in Piazza Affari? Il calcolo andrebbe fatto su un pfolio diversificato. Al limite, si dovrebbe prendere l'indice MSCI world. Si dovrebbe poi prendere un'allocation azioni/bond, perché solo per giovanissimi ha senso un'allocazione 100% azionaria. |
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