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Data registrazione: Jan 2010
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Quante balle sull'aiuto ai poveri
di Antonio Carlucci
Al G8 dell'Aquila i Paesi ricchi avevano promesso 22 miliardi di dollari per sconfiggere la fame e la miseria nel mondo. Poi non si è visto niente o quasi. La durissima accusa di Jeffrey Sachs, docente di economia sostenibile e consulente dell'Onu (23 maggio 2011) Ci sono stati progressi nel campo della lotta alla povertà, alle malattie, alla mortalità infantile, ma si è perso tempo prezioso. Troppe nazioni hanno mancato il loro obiettivo, in alcuni casi tutti gli obiettivi: il risultato finale non potrà essere raggiunto nella sua totalità". E' pessimista, ma non si scoraggia Jeffrey Sachs, economista, professore di Sviluppo sostenibile alla Columbia University e direttore dell'Earth Institute dell'università newyorkese. Il suo lavoro sta alla base del Millennium Project lanciato dalle Nazioni Unite nel 2000 per dimezzare il livello di povertà nel mondo entro il 2015, rinnovato di anno in anno e a ogni summit internazionale. Con "l'Espresso", Sachs analizza la situazione, racconta problemi e prospettive, traccia un bilancio che non fa onore alle nazioni leader del mondo e al loro dovere morale e politico di cambiare situazioni che nessuno, nei Paesi ricchi, accetterebbe. Quale percentuale degli obiettivi è stata raggiunta fino a oggi? "Dobbiamo fare molto più di quanto abbiamo già fatto. Se i nostri sforzi fossero intensificati si potrebbero raggiungere quasi tutti gli obiettivi. Nel giro di 2-3 anni potremmo aumentare la produzione di cibo, fornire più case di acqua corrente, mandare più bambini a scuola, migliorare l'assistenza sanitaria. Ma quello che può essere fatto è cosa diversa da quello che si fa o si vuole fare. Il mondo è disorganizzato, la leadership di Stati Uniti, Europa e Giappone è distratta da altri problemi, siamo in un interregno politico globale, con gli Stati Uniti in declino e l'Europa che non è conscia del suo ruolo. La Cina, pur essendo una potenza in crescita, non è certo in grado di sostituire l'America. Così i risultati vengono mancati". Il Millennium Project altro non era se non un accordo tra i Paesi ricchi e quelli poveri, con i primi che accettano di perdere qualcosa per aiutare i secondi a entrare nel circuito dello sviluppo. Un patto impossibile? "L'idea è ancora valida, ma la realtà nella quale viviamo è diversa perché chi dovrebbe onorare l'accordo cerca di sfuggire alle sue responsabilità. I ricchi sempre di più cercano di nascondere i loro soldi, sono sempre alla ricerca di paradisi fiscali per non pagare le tasse, e il mio Paese è ai primi posti per questo comportamento. Risultato, crescono i deficit perché non si vogliono tassare le grandi imprese e le multinazionali. Se i budget decrescono, insieme diminuiscono le percentuali da destinare al progetto". Colpa degli stessi governi che poi all'Onu e nei consessi internazionali promettono miliardi di dollari in aiuti... "Ricordo solo le promesse che furono fatte al G8 dell'Aquila nel 2009 per complessivi 22 miliardi di dollari. Sono rimaste solo parole, tutti sembrano aver dimenticato quello che si erano impegnati a fare. Molti Paesi poveri, dopo quel summit, si erano affrettati a presentare progetti reali, a sottoporli alla Banca mondiale, a rendere visibile il loro desiderio di affrancarsi da secoli di abbandono. Ma di soldi ne hanno visti proprio pochi, sicuramente insufficienti rispetto ai progetti". Stati Uniti ed Europa hanno utilizzato la recessione della fine del 2008 come scusa per la diminuzione dei budget. Hanno ragione? "Mi chiedo perché la Gran Bretagna, unica tra i grandi Paesi, pur colpita come tutti gli altri da crisi e recessione, abbia aumentato i fondi per gli aiuti. Italia, Francia e Germania li hanno tagliati e non hanno mantenuto le promesse. Negli Usa, non abbiamo sentito una parola dal presidente Obama. Non mi sembra opportuno in politica estera privilegiare la spesa militare. Gli aiuti servono ad aumentare anche la sicurezza del mio Paese". Che cosa possono fare le Nazioni Unite per invertire questo trend negativo? "Segni positivi se ne vedono già. Cina, India, Brasile, Corea del Sud, Malesia, Stati del Golfo sembrano essere più disponibili dei Paesi ricchi. Grazie a Dio non viviamo in un mondo statico. La Cina è in grado di fare più dell'Europa in un continente come l'Africa in termini di infrastrutture, come strade, elettricità, acqua. Il vecchio mondo perde terreno e si chiude nel suo egoismo, il nuovo ha voglia di mostrarsi diverso".Quante balle sull'aiuto ai poveri - l’Espresso |
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#3 (permalink) |
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Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 5,444
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Non c'è che dire, Jeffrey Sachs di povertà se ne intende.
Ha prodotto più poveri lui forse di ogni altro economista oggi vivente. Il suo caso mi ricorda molto quelli che fanno una vita di bagordi e poi, quando la fine si avvicina, si pentono e diventano dei baciapile. O, viceversa, dopo aver abbracciato la fede si spretano e vivono una vita più terrena. Non trovo particolarmente interessante nessuno dei due poli. Così come l'approccio di Sachs alla povertà, molto tautologico (non a caso, il nostro è uno dei sostenitori della preminenza della geografia sulle istituzioni...). |
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#6 (permalink) |
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da noi è uguale
Data registrazione: Nov 2009
Messaggi: 4,651
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poi c'è la presunzione che si debba vivere bene in tutti i luoghi del pianeta
è pieno di ambienti inospitali in cui l'uomo non dovrebbe minimamente insediarsi e invece ci sono milioni di poveri che vivono di stenti e fanno 4 o 5 figli |
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#7 (permalink) | |
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Data registrazione: Dec 2010
Messaggi: 468
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Citazione:
Se stanno a casa loro non va bene perché è da stupidi, se si spostano non va bene perché nessuno li vuole, se fanno i nomadi non va bene perché è pure peggio..
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#10 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jan 2010
Messaggi: 3,414
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no, finanzi dei programmi di controllo delle nascite, e ad ogni effettiva riduzione delle nascite sgangi un malloppo, se poi parte del malloppo se lo rubano i politici corrotti niente di male , ma da noi non si può dire perchè la chiesa e i cattolici si incazzano.
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