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Vecchio 14-05-11, 15:29   #1 (permalink)
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Miracolo tedesco? spesa in ricerca e scuola. Poi tanto altro......

Tra cui basso livello di corruzione ed evasione fiscale; differenziazione tra i redditi non altissima. Senso civico elevato. Sentiamo poi che ne pensa Massimo Riva:


Miracolo Merkel
di MASSIMO RIVA
La locomotiva tedesca corre davvero. Gli ultimi dati di Eurostat confermano che quella del 2010 non è stata una vampata contingente. Anzi, nel primo trimestre 2011 vi è stata un'accelerazione che ha segnato un bel punto e mezzo di maggiore crescita sugli ultimi tre mesi del 2010. Tanto che su base annua si è arrivati a sfiorare il 5%: più 4,8 per la precisione.

Non appare più fuori luogo parlare di un vero e proprio "miracolo tedesco". Anche se, a ben vedere, lo straordinario exploit dell'economia germanica non sembra tanto attribuibile a eventi prodigiosi quanto viceversa agli effetti di una strategia economica lungimirante che ha accomunato attorno all'obiettivo della crescita gli sforzi congiunti di sindacati e imprenditori dentro la cornice di una politica dello sviluppo perseguita con determinazione dalle autorità di governo.

Anche Angela Merkel, come i premier di altri paesi europei in questi anni di crisi globale, si è trovata alle prese con seri problemi di tenuta dei conti pubblici e ha dovuto fare interventi severi per non allontanarsi troppo dai vincoli di Maastricht. Il punto cruciale è che il suo rigore non si è abbattuto in termini rozzi e indiscriminati sui capitoli del bilancio statale. La cancelliera ha sì tagliato un po' dappertutto ma ha avuto anche l'accortezza di accrescere le risorse per quegli specifici settori di spesa che sono alla fonte di una qualunque politica di rilancio economico. In particolare, infatti, ha accresciuto gli investimenti nella scuola a ogni livello ed ha potenziato le risorse a favore della ricerca scientifica e industriale. I contraccolpi di questa precisa scelta politica sono stati immediati. Perché il sistema industriale tedesco ha recepito subito il messaggio del proprio governo accrescendo a sua volta gli investimenti privati in ricerca. Cosicché l'industria tedesca ha saputo, prima e meglio di altre, agganciarsi ai germogli di ripresa economica rifioriti sui nuovi mercati dell'Asia e dell'America meridionale.
Ma il pur importante contributo delle esportazioni non spiega tutte le ragioni del miracolo tedesco. Una parte di rilievo la sta avendo il rilancio della domanda interna messo in moto dalla sagacia di un mondo imprenditoriale che ha scelto di non appropriarsi degli interi nuovi profitti ma ha saputo perseguire una politica di salari in aumento. In parallelo, analogo senso di responsabilità hanno dimostrato le strutture sindacali che, a fronte di paghe più ricche, hanno accettato novità importanti nell'organizzazione del lavoro di fabbrica. Oggi i lavoratori tedeschi sono i meglio pagati d'Europa e la loro accresciuta capacità di spesa sostiene i consumi interni facendo anch'essa da volano positivo per la crescita economica dell'intero sistema.

In un'ottica italiana questa straordinaria capacità di iniziativa e concertazione fra politica, industria e sindacato non può che suscitare una sconfinata invidia. Tanto più alla luce del confronto con le cifre che Eurostat fornisce per il nostro paese: più 0,1 il primo trimestre 2011 sul precedente per una crescita dell'uno per cento su base annua. Dati che, sempre secondo Bruxelles, condannano l'Italia a un aumento del Pil di almeno mezzo punto sotto la media dei paesi dell'Eurozona, figuriamoci poi in rapporto alla Germania. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha cercato di sdrammatizzare le stime europee di modesta crescita italiana con l'argomento che esse non tengono conto degli ultimi provvedimenti decisi a Palazzo Chigi. Fra i quali spiccano la quarta o quinta versione dell'imbelle Piano Casa, la concessione ventennale delle spiagge e l'obbligo per la Guardia di Finanza di fare ispezioni in borghese. Tutte misure risolutive alle quali soltanto quegli stupidi dei tedeschi non hanno pensato.
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Vecchio 14-05-11, 20:42   #2 (permalink)
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Tra cui basso livello di corruzione ed evasione fiscale; differenziazione tra i redditi non altissima. Senso civico elevato. Sentiamo poi che ne pensa Massimo Riva:


Miracolo Merkel
di MASSIMO RIVA
La locomotiva tedesca corre davvero. Gli ultimi dati di Eurostat confermano che quella del 2010 non è stata una vampata contingente. Anzi, nel primo trimestre 2011 vi è stata un'accelerazione che ha segnato un bel punto e mezzo di maggiore crescita sugli ultimi tre mesi del 2010. Tanto che su base annua si è arrivati a sfiorare il 5%: più 4,8 per la precisione.

Non appare più fuori luogo parlare di un vero e proprio "miracolo tedesco". Anche se, a ben vedere, lo straordinario exploit dell'economia germanica non sembra tanto attribuibile a eventi prodigiosi quanto viceversa agli effetti di una strategia economica lungimirante che ha accomunato attorno all'obiettivo della crescita gli sforzi congiunti di sindacati e imprenditori dentro la cornice di una politica dello sviluppo perseguita con determinazione dalle autorità di governo.

Anche Angela Merkel, come i premier di altri paesi europei in questi anni di crisi globale, si è trovata alle prese con seri problemi di tenuta dei conti pubblici e ha dovuto fare interventi severi per non allontanarsi troppo dai vincoli di Maastricht. Il punto cruciale è che il suo rigore non si è abbattuto in termini rozzi e indiscriminati sui capitoli del bilancio statale. La cancelliera ha sì tagliato un po' dappertutto ma ha avuto anche l'accortezza di accrescere le risorse per quegli specifici settori di spesa che sono alla fonte di una qualunque politica di rilancio economico. In particolare, infatti, ha accresciuto gli investimenti nella scuola a ogni livello ed ha potenziato le risorse a favore della ricerca scientifica e industriale. I contraccolpi di questa precisa scelta politica sono stati immediati. Perché il sistema industriale tedesco ha recepito subito il messaggio del proprio governo accrescendo a sua volta gli investimenti privati in ricerca. Cosicché l'industria tedesca ha saputo, prima e meglio di altre, agganciarsi ai germogli di ripresa economica rifioriti sui nuovi mercati dell'Asia e dell'America meridionale.
Ma il pur importante contributo delle esportazioni non spiega tutte le ragioni del miracolo tedesco. Una parte di rilievo la sta avendo il rilancio della domanda interna messo in moto dalla sagacia di un mondo imprenditoriale che ha scelto di non appropriarsi degli interi nuovi profitti ma ha saputo perseguire una politica di salari in aumento. In parallelo, analogo senso di responsabilità hanno dimostrato le strutture sindacali che, a fronte di paghe più ricche, hanno accettato novità importanti nell'organizzazione del lavoro di fabbrica. Oggi i lavoratori tedeschi sono i meglio pagati d'Europa e la loro accresciuta capacità di spesa sostiene i consumi interni facendo anch'essa da volano positivo per la crescita economica dell'intero sistema.

In un'ottica italiana questa straordinaria capacità di iniziativa e concertazione fra politica, industria e sindacato non può che suscitare una sconfinata invidia. Tanto più alla luce del confronto con le cifre che Eurostat fornisce per il nostro paese: più 0,1 il primo trimestre 2011 sul precedente per una crescita dell'uno per cento su base annua. Dati che, sempre secondo Bruxelles, condannano l'Italia a un aumento del Pil di almeno mezzo punto sotto la media dei paesi dell'Eurozona, figuriamoci poi in rapporto alla Germania. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha cercato di sdrammatizzare le stime europee di modesta crescita italiana con l'argomento che esse non tengono conto degli ultimi provvedimenti decisi a Palazzo Chigi. Fra i quali spiccano la quarta o quinta versione dell'imbelle Piano Casa, la concessione ventennale delle spiagge e l'obbligo per la Guardia di Finanza di fare ispezioni in borghese. Tutte misure risolutive alle quali soltanto quegli stupidi dei tedeschi non hanno pensato.
La Germania è una repubblica federale parlamentare di sedici stati (Länder)
da wikipedia

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Vecchio 14-05-11, 21:19   #3 (permalink)
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Anche Angela Merkel, come i premier di altri paesi europei in questi anni di crisi globale, si è trovata alle prese con seri problemi di tenuta dei conti pubblici e ha dovuto fare interventi severi per non allontanarsi troppo dai vincoli di Maastricht. Il punto cruciale è che il suo rigore non si è abbattuto in termini rozzi e indiscriminati sui capitoli del bilancio statale. La cancelliera ha sì tagliato un po' dappertutto ma ha avuto anche l'accortezza di accrescere le risorse per quegli specifici settori di spesa che sono alla fonte di una qualunque politica di rilancio economico. In particolare, infatti, ha accresciuto gli investimenti nella scuola a ogni livello ed ha potenziato le risorse a favore della ricerca scientifica e industriale.
E' un concettone difficile da capire. Bisogna essere scienziatoni. Ancora i nostri politici stanno cercando di capirlo, chissà se un giorno ci riusciranno. Ne dubito fortemente
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Vecchio 14-05-11, 21:35   #4 (permalink)
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E' un concettone difficile da capire. Bisogna essere scienziatoni. Ancora i nostri politici stanno cercando di capirlo, chissà se un giorno ci riusciranno. Ne dubito fortemente
Fai bene a dubitare.Soprattutto sul concetto da te quotato.
Comunque io sono dell'avviso che, almeno per quanto riguarda il nostro paese, abbiamo i politici ed il governo che ci meritiamo.
Dav. c. G. non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 14-05-11, 21:37   #5 (permalink)
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Fai bene a dubitare.Soprattutto sul concetto da te quotato.
Comunque io sono dell'avviso che, almeno per quanto riguarda il nostro paese, abbiamo i politici ed il governo che ci meritiamo.
Assolutissimamente d'accordo
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Vecchio 15-05-11, 08:45   #6 (permalink)
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Fai bene a dubitare.Soprattutto sul concetto da te quotato.
Comunque io sono dell'avviso che, almeno per quanto riguarda il nostro paese, abbiamo i politici ed il governo che ci meritiamo.
si ma si può anche ribaltare il concetto.
I nostri politici hanno il popolo che si meritano.
I politici tedeschi amministrano un altro popolo.
Forse è lì la differenza....nel Popolo ..non nei politici.....
ramirez non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-05-11, 10:32   #7 (permalink)
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si ma si può anche ribaltare il concetto.
I nostri politici hanno il popolo che si meritano.
I politici tedeschi amministrano un altro popolo.
Forse è lì la differenza....nel Popolo ..non nei politici.....

no dai ..qua dentro è un concetto troppo difficile da capire
scirè non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-05-11, 11:21   #8 (permalink)
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Dare incentivi alla ricerca secondo me equivale a buttare altri soldi. Non sapete quante truffe possono essere fatte su argomenti così specialistici che sono conosciuti al massimo da un centinaio di persone. Bisogna cambiare la mentalità, e se non ci si riesce, bisogna abbandonare il concetto di Papà Stato che dà la paghetta.

RES PUBLICA = RES SACRA
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Vecchio 15-05-11, 11:22   #9 (permalink)
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si ma si può anche ribaltare il concetto.
I nostri politici hanno il popolo che si meritano.
I politici tedeschi amministrano un altro popolo.
Forse è lì la differenza....nel Popolo ..non nei politici.....
Quoto il burbero Ramirez
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Vecchio 15-05-11, 12:56   #10 (permalink)
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si ma si può anche ribaltare il concetto.
I nostri politici hanno il popolo che si meritano.
I politici tedeschi amministrano un altro popolo.
Forse è lì la differenza....nel Popolo ..non nei politici.....
Infatti il popolo ho i politici che si merita. Il nesso di causalità va dal popolo ai politici, perché per quanto ne so io è il popolo che sceglie i politici che li rappresenta. La causa è il popolo, l'effetto sono quei politici.
Non ho mai sentito dire di politici che vanno a votare per scegliersi il popolo da amministrare

Il che, appunto, implica che sia il popolo ad avere i politici che si merita.
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