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Vecchio 09-05-11, 16:36   #1 (permalink)
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Riusciremo ad abbandonare i tagli lineari e passare alla vera lotta agli sprechi?

Auto blu e opere incompiute
è caccia agli sprechi pubblici
Sul tavolo di Tremonti risparmi per tagliare le tasse. Prima bozza del rapporto Giarda. Bocciato il metodo dei tagli lineari e a pioggia
di LUCIO CILLIS

ROMA - Tra una decina di giorni il ministro dell'Economia si ritroverà sulla scrivania il primo rapporto analitico su come tagliare la spesa pubblica. Lo studio suggerirà come snellire il bilancio dello Stato mettendo al bando le inefficienze: dagli sprechi delle auto blu, ai farmaci che in alcune regioni raggiungono costi esorbitanti; dalle tecnologie a volte obsolete a volte troppo sofisticate, comunque poco adatte alle capacità dei dipendenti; fino agli enti inutili e mai estinti.

Giulio Tremonti ha affidato questa gravosa analisi ad un tecnico bipartisan tra i più accreditati in via Venti Settembre: Piero Giarda, dal 1996 sottosegretario alle Finanze nel primo governo Prodi, è oggi coordinatore del "Gruppo di studio sulle voci di spesa nel bilancio pubblico". Il lavoro in verità mette in discussione il metodo Tremonti, quello dei "tagli lineari" e indiscriminati ai bilanci ministeriali che tante polemiche sta suscitando. Suggerisce, semmai, la strada inglese della selezione delle spese ("spending review"). Soluzione - spiega il rapporto - che porterebbe a "cancellare interi pezzi dell'intervento pubblico perché non più rilevanti".

All'interno dello studio di 40 pagine sono elencati orrori burocratici degni suddivisi in tre grandi categorie: inefficienze produttive, gestionali ed economiche. Ecco alcuni esempi: due o più impiegati per svolgere mansioni che talvolta nemmeno necessitano di intervento umano; l'uso spregiudicato di costose auto blu, oppure di risorse e mezzi pagati profumatamente dallo Stato. L'analisi promette di indicare opere pubbliche vitali con cantieri semideserti, e opere inutili ben sovvenzionate, portate a temine con incredibile (e sospetta) celerità. La Relazione della Corte dei Conti del 2009 segnala già casi clamorosi di spreco.

Uno dei temi centrali è quello delle auto blu, un disastro tutto italiano nel quale il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, promette da tempo di mettere le mani. In questo ambito, l'obiettivo resta quello di tagliare la spesa annua di almeno la metà entro il prossimo anno. Perché le uscite, in questo specifico settore, raggiungono la ragguardevole cifra di 4 miliardi l'anno. Sono soldi spesi per mantenere in vita il sistema dei "taxi" di Stato, 10 mila dei quali sono a completa disposizione del mondo politico. Secondo lo studio messo a punto dalla Pubblica amministrazione, in Italia le auto blu da tagliare sono 90 mila. Meglio puntare - si suggerisce - sulle più convenienti formule "tutto compreso" offerte dai noleggiatori di flotte auto. Altra battaglia che si annuncia durissima per i tecnici di Tremonti è quella dei farmaci. Un recente studio del Codacons punta l'indice proprio sui costi esorbitanti in alcune regioni: in Sicilia, ad esempio, i medicinali costerebbero più che nel resto d'Italia, con scarti che vanno dai 20 euro ai 250 euro.

Sullo sfondo l'analisi lascia intendere che solo il taglio degli sprechi di Stato potrebbe portare ad un alleggerimento delle tasse. Tasse che sono una delle maggiori zavorre per l'economia italiana. Da un lato, scoraggiano gli imprenditori dal rischiare denaro in nuove attività. Dall'altro, lo Stato spende tanti soldi riscuotere i tributi: e gli oneri - a volte - sono superiori ai benefici incassati.
(09 maggio 2011
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Vecchio 09-05-11, 22:02   #2 (permalink)
SAPEVATEVELO!
 
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Corriere della Sera di lunedì 9 maggio 2011, pagina 21
Ice in bilico, per il rilancio più efficienza e 70 milioni
di Sarcina Giuseppe

Ice in bilico, per il rilancio più efficienza e 70 milioni Solo un terzo del budget va alla promozione delle imprese Privatizzazione L'anno scorso ha rischiato la chiusura secca prevista da Tremanti, o'a si riparte da zero e con l'idea di Marcegaglia L'ufficio di Skopie spende circa 300 mila euro all'anno, tutto compreso. Ma per trovare la Repubblica di Macedonia nelle statistiche delle esportazioni italiane, più che un economista servirebbe un entomologo. Che dire del «desk» di Sarajevo (Bosnia-Erzegovina) o di Baku (Azerbaijan)? D'accordo, la rete dell'Istituto nazionale per il commercio con l'estero (Ice) si presta a mille aneddoti e a una sola conclusione: costa e non è il massimo dell'efficienza I primi a riconoscerlo, in fondo, sono i dirigenti dell'ente pubblico, finanziato dallo Stato e sottoposto alla vigilanza del ministero dello Sviluppo economico. In questi giorni si stanno completando le procedure per chiudere 20 uffici su un totale di 115, soprattutto in Europa (Amsterdam, Lisbona, Dublino, Oslo, Helsinki, Atene). E proprio oggi scatta il ricambio al vertice. Presidente dell'istituto resta Umberto Vattani, ma il direttore generale Massimo Mamberti (66 anni) lascia il posto a Gabriele Andreetta (49 anni), vicepresidente della Cassa di Risparmio di Asti e consigliere comunale del Pdl a Nizza Monferrato. Nel curriculum del neodirettore non figurano esperienze che abbiano travalicato le dolci colline piemontesi. Ma il cda dell'Ice lo ha selezionato tra sette candidati (cinque interni). Su di lui si è posata la mano del ministro Paolo Romani che lo considera il manager giusto per il rilancio. In realtà il futuro dell'Ice non è chiaro: il governo dovrebbe ottenere in questi giorni la proroga di dieci mesi della legge delega «sull'internazionalizzazione» delle imprese. L'idea sarebbe quella di mettere un po' d'ordine, da qui alla fine dell'anno, in una batteria di strumenti frammentati e spesso confusionari. In Italia circa la metà delle 193 mila aziende esportatrici preferisce far tutto da sola E già questo è un dato che dovrebbe far riflettere visto che, sulla carta, sarebbero a disposizione non solo la rete dell'Ice, ma quella delle Camere di Commercio, le iniziative delle Regioni e di enti più specifici come Enit (turismo) o Buonitalia (agroalimentare). Due anni fa l'Ice ha rischiato perfino la chiusura secca (insieme con altri enti), prevista dal ministro Giulio Tremonti e poi revocata grazie alle pressioni messe in campo da Vattani. Ora si riparte da zero e con una nuova proposta avanzata dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: privatizzate l'Ice, lo gestiamo noi imprenditori. Un'ipotesi giudicata «interessante, dopo anni di progressivo distacco», da Beniamino Quintieri, economista e presidente dell'istituto dal 2001 al 2005. Ma cambiare un ente pubblico che ha 85 anni di storia non è una cosa immediata. Basta dare un'occhiata al bilancio. Nel 2010 le uscite per il semplice funzionamento dell'organizzazione ammontavano a 74 milioni di euro, mentre gli investimenti per l'attività vera e propria di promozione erano pari a 33 milioni. Come dire: l'Ice utilizza due terzi del budget per mantenersi vivo e solo un terzo per perseguire gli obiettivi istituzionali. Per un privato questo rapporto si definisce in un solo modo: inefficienza. Ma dal punto di vista del diritto pubblico dell'economia, le cose sono diverse. «Dobbiamo decidere che cosa deve fare l'Ice — sostiene il direttore uscente Mamberti — se deve assistere tutte le imprese o solo quelle che garantiscono un ritorno economico. Se lo Stato decide di intervenire, non può selezionarsi i clienti». Ancora un paio di numeri: nel 2002 la voce «mantenimento» assorbiva 125 milioni di euro, mentre quella per «l'operatività» era pari a 80 milioni. Le proporzioni, dunque, erano più equilibrate. E così sono rimaste fino a un paio di anni fa, quando la stretta economica ha imposto tagli anche in questo settore. Le riduzioni, però, si sono scaricate sul capitolo operativo (passando dai 90 milioni degli anni duemila ai 54 milioni del 2010 e ai 33 del 2011). Per quale motivo? Risposta facile: le spese di «mantenimento» sono quasi intoccabili, poiché i dipendenti italiani dell'Ice beneficiano delle garanzie del contratto pubblico su stipendi, orari, spostamenti di sede. L'unica leva è quella del blocco delle assunzioni, più volte applicato: il numero degli addetti è diminuito da 1.200 (2002) ai 630 di oggi. Anche per questi vincoli (giusti o sbagliati che siano) è oggettivamente difficile ribaltare, come chiede Confindustria, la proporzione tra coloro che lavorano in Italia e quelli che operano sul campo all'estero (erano 800 nel 2002, oggi sono circa 500, tutti con contratti di diritto privato). In ogni caso questa impalcatura rischia di gin reggere la concorrenza dei Paesi esportatori vicini. Lice promuove circa 14 mila imprese all'anno e si prepara, dunque, a spendere 33 milioni nel 2011. Contro i 252 del «sistema Germania» (misto pubblico-privato), i 105 della Francia, i 112 del Regno Unito e i no della Spagna. Lasciando perdere gli imprendibili tedeschi, tra «noi» e gli «altri» c'è una differenza di circa 70 milioni di euro. Chi li mette sul piatto?

Interessante situazine creata dai tagli lineari che ovviamente vanno a impattare sull'operatività rendendo l'Ente inutile

Ultima modifica di Phoenix_ : 09-05-11 alle ore 22:08
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Vecchio 09-05-11, 22:52   #3 (permalink)
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Se tagliassero veramente le spese sarebbero cavoli amari per molti parassiti:

Via le province,
Via le comunità montane,
Metà parlamentari in meno,
Non più di 12 ministri e 20 sottosegretari,
Parecchi ospedali e scuole sopresse,
Almeno 800.000 dipendenti pubblici in meno,
Donne in pensione a 65 anni,
Massimo 5.000 euro di pensione al mese,
Diminuzione di parecchi stipendi pubblici.
Abolizione di almeno un centinaio di generali,
Sopressione del fondo per lo spettacolo.

Tranquilli, non succederà MAI!!!
venanzio57 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-05-11, 20:12   #4 (permalink)
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Se tagliassero veramente le spese sarebbero cavoli amari per molti parassiti:

Via le province,
Via le comunità montane,
Metà parlamentari in meno,
Non più di 12 ministri e 20 sottosegretari,
Parecchi ospedali e scuole sopresse,
Almeno 800.000 dipendenti pubblici in meno,
Donne in pensione a 65 anni,
Massimo 5.000 euro di pensione al mese,
Diminuzione di parecchi stipendi pubblici.
Abolizione di almeno un centinaio di generali,
Sopressione del fondo per lo spettacolo.

Tranquilli, non succederà MAI!!!
Quindi continueranno con gli sprechi ed i tagli lineari per i servizi ai cittadini.
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Vecchio 10-05-11, 21:10   #5 (permalink)
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Quindi continueranno con gli sprechi ed i tagli lineari per i servizi ai cittadini.
Fino a quando il popolo bue accettera` lo status quo e guardera` solo il proprio orticello, non vedo altre vie.
Continueremo a lamentarci come al solito...
9999 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-05-11, 22:58   #6 (permalink)
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Questo governo è ostaggio delle lobby, per cui fino a quando sarà in carica non farà nessuna riforma, nemmeno quelle a costo zero, come per esempio l'abolizione del valore legale del titolo di studio!
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Vecchio 11-05-11, 16:36   #7 (permalink)
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Dav C. G., sei in grado di indicarmi uno "spreco" da tagliare in maniera chiara, che non implichi licenziamenti sostanziosi? perchè forse non ti è chiaro ma quasi tutto il bilancio pubblico è impegnato in stipendi/pensioni.

E non parlo in termini demagogici, vorrei una lista (anche breve) di qualcosa di reale che sia uno "spreco" per la tua definizione e che non consista al 70% + in stipendi (che COME BEN SAI, non PUOI FISICAMENTE TAGLIARE a meno che non siano precari).
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Vecchio 11-05-11, 20:54   #8 (permalink)
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Originalmente inviato da Luciom Visualizza messaggio
Dav C. G., sei in grado di indicarmi uno "spreco" da tagliare in maniera chiara, che non implichi licenziamenti sostanziosi? perchè forse non ti è chiaro ma quasi tutto il bilancio pubblico è impegnato in stipendi/pensioni.

E non parlo in termini demagogici, vorrei una lista (anche breve) di qualcosa di reale che sia uno "spreco" per la tua definizione e che non consista al 70% + in stipendi (che COME BEN SAI, non PUOI FISICAMENTE TAGLIARE a meno che non siano precari).
Guarda che sprechi ve ne sono tantissimi.
60 miliardi annui se ne vanno in Italia solo per sprechi derivanti da corruzione.
Non a caso l'Italia è ormai tra i paesi più corrotti ( siamo passati dal 23° al 48° posto in soli 3 anni).
La cricca e gli appalti del g8 e quelli dell'Aquila non ti dicono proprio nulla?
Anche sul personale ci sarebbero tante cose da fare; una seria applicazione del turn over potrebbe ridurre il personale del pubblico impiego lì dove necessiterebbe senza tagliare servizi ai cittadini.
Ma ciò guasterebbe la festa alle clientele; e chi governa ha bisogno delle clientele e dei corrotti e corruttori per rimanere a galla.
Dav. c. G. non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-05-11, 21:31   #9 (permalink)
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La risposta è no.

L'unico modo è che un gruppo di lobbies prendano il potere marginalizzando le altre oppure un evento traumatico come il default... o un default imminente.
davide282 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-05-11, 23:04   #10 (permalink)
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La risposta è no.

L'unico modo è che un gruppo di lobbies prendano il potere marginalizzando le altre oppure un evento traumatico come il default... o un default imminente.
Concordo, anche se propendo di più per la seconda ipotesi.
venanzio57 non  è collegato   Rispondi citando
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