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Vecchio 06-04-11, 20:11   #1 (permalink)
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Pensavo di essere l'unico matto a pensarla cosi

Fonte ws Italia

da qualche anno a questa parte e invece..... cominciamo ad essere un po' di piu' !!!

Leggere ( a chi interessa ) con attenzione le parti in bleu

Lasciati soli davanti all'invasione degli immigrati. Abbandonati quando la speculazione finanziaria internazionale ha fatto sentire il morso sul debito pubblico italiano. Bacchettati però quando si tenta di difendere le aziende nazionali come altri paesi hanno fatto tranquillamente senza le reprimende di Bruxelles. E con le mani legate - talvolta perfino con la camicia di forza - quando provi a balbettare qualcosa di fisco o di sviluppo. Ma a che serve l'Unione europea per l'Italia?

Da anni ci sentiamo ripetere che se I'Italietta non avesse aderito al trattato di Maastricht e alla moneta unica, saremmo tutti finiti gambe all'aria rischiando il fallimento del paese. Eppure dopo tanti anni i risultati ottenuti sono evidenti, e portano tutti il segno meno. L'Italia cresce di meno da quando è entrata nell'euro. La disoccupazione invece è salita progressivamente e inesorabilmente. Il divario fra Nord e Sud si è allargato: la spaccatura del paese è più evidente, con una parte che si sente attratta e alla pari con la locomotiva tedesca e l'altra parte destinata a sprofondare.

Il debito pubblico è cresciuto esponenzialmente ed è diventato perfino più fragile di prima. Siccome l'unione monetaria è stata realizzata imponendo una moneta unica a tutti e vincoli stretti ai paesi più deboli, ma non si è fatta carico dei guai comuni (le ricchezze sono state unificate, però a ciascuno è restato il suo debito), i vantaggi per l'Italia sono stati assai piccoli.

Sostanzialmente solo due: meno inflazione (ma soprattutto deflazione, che non è gran vantaggio per l'economia) e denaro meno caro, anche se ormai viene concesso con il contagocce proprio grazie alle regole internazionali. Tutto il resto è peggiorato. In modo così sensibile da aprire per la prima volta la discussione-tabù: e se fosse meglio uscire dall'Europa di Maastricht seguendo la Gran Bretagna che non ci è mai entrata?


Che sia meglio ha osato dirlo nell'autunno scorso un economista di grido come il professore Paolo Savona, che ha addirittura implorato l'Italia di liberarsi «dal cappio europeo che si va stringendo al collo», sostituendo «il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità dei gruppi dirigenti. Si aprirebbe così la possibilità di sostituire a un sicuro declino un futuro migliore attraverso il re-impossessamento della sovranità di esercitare scelte economiche autonome, comprese quelle riguardanti le alleanze globali».

Di quelle parole Savona non è affatto pentito, e, anzi, è ancora più convinto assistendo ai fatti di queste settimane. Di fronte a Libia, Tunisia, e all'incendio del Mediterraneo l'Europa politica ha brillato per assenza. Quella militare proprio non esiste, e ognuno procede in ordine sparso.

L'ondata migratoria che si prepara non sembra interessare Bruxelles: l'Europa è composta in maggioranza da paesi che credono di non venime toccati, e quindi è caso che dovranno sbrogliarsi da soli Grecia, Spagna, Francia e soprattutto Italia Quel fantoccio di polizia delle frontiere (con sede a Varsavia) che è Frontex si è limitata a inviare una navetta rumena e due piccoli aerei per affrontare quello che giustamente Silvio Berlusconi ha definito lo «tsunami umano».

I fatti di questi giorni hanno definitivamente chiarito - se mai ce ne fosse stato bisogno - che in caso di emergenza l'Italia deve cavarsela organizzativamente e finanziariamente da sola. L'Europa non le serve. Invece Bruxelles sarà più rapida di un falco quando si tratterà di fermare le norme per proteggere Parmalat, ma soprattutto gli allevatori italiani, dalla posizione dominante di Lactalis.

Come sarà fulminea a fermare sul nascere qualsiasi politica industriale o fiscale passi mai perla testa dei governanti italiani. Uscire dall'euro è forse rischioso sul breve, e un po' di terremoto per forza lo provoca. Ma potersi riappropriare delle leve del proprio governo e decidere da soli davvero non ha prezzo. E potrebbe diventare la vera occasione per l'Italia.
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Vecchio 07-04-11, 00:57   #2 (permalink)
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Fonte ws Italia

da qualche anno a questa parte e invece..... cominciamo ad essere un po' di piu' !!!

Leggere ( a chi interessa ) con attenzione le parti in bleu

Lasciati soli davanti all'invasione degli immigrati. Abbandonati quando la speculazione finanziaria internazionale ha fatto sentire il morso sul debito pubblico italiano. Bacchettati però quando si tenta di difendere le aziende nazionali come altri paesi hanno fatto tranquillamente senza le reprimende di Bruxelles. E con le mani legate - talvolta perfino con la camicia di forza - quando provi a balbettare qualcosa di fisco o di sviluppo. Ma a che serve l'Unione europea per l'Italia?

Da anni ci sentiamo ripetere che se I'Italietta non avesse aderito al trattato di Maastricht e alla moneta unica, saremmo tutti finiti gambe all'aria rischiando il fallimento del paese. Eppure dopo tanti anni i risultati ottenuti sono evidenti, e portano tutti il segno meno. L'Italia cresce di meno da quando è entrata nell'euro. La disoccupazione invece è salita progressivamente e inesorabilmente. Il divario fra Nord e Sud si è allargato: la spaccatura del paese è più evidente, con una parte che si sente attratta e alla pari con la locomotiva tedesca e l'altra parte destinata a sprofondare.

Il debito pubblico è cresciuto esponenzialmente ed è diventato perfino più fragile di prima. Siccome l'unione monetaria è stata realizzata imponendo una moneta unica a tutti e vincoli stretti ai paesi più deboli, ma non si è fatta carico dei guai comuni (le ricchezze sono state unificate, però a ciascuno è restato il suo debito), i vantaggi per l'Italia sono stati assai piccoli.

Sostanzialmente solo due: meno inflazione (ma soprattutto deflazione, che non è gran vantaggio per l'economia) e denaro meno caro, anche se ormai viene concesso con il contagocce proprio grazie alle regole internazionali. Tutto il resto è peggiorato. In modo così sensibile da aprire per la prima volta la discussione-tabù: e se fosse meglio uscire dall'Europa di Maastricht seguendo la Gran Bretagna che non ci è mai entrata?


Che sia meglio ha osato dirlo nell'autunno scorso un economista di grido come il professore Paolo Savona, che ha addirittura implorato l'Italia di liberarsi «dal cappio europeo che si va stringendo al collo», sostituendo «il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità dei gruppi dirigenti. Si aprirebbe così la possibilità di sostituire a un sicuro declino un futuro migliore attraverso il re-impossessamento della sovranità di esercitare scelte economiche autonome, comprese quelle riguardanti le alleanze globali».

Di quelle parole Savona non è affatto pentito, e, anzi, è ancora più convinto assistendo ai fatti di queste settimane. Di fronte a Libia, Tunisia, e all'incendio del Mediterraneo l'Europa politica ha brillato per assenza. Quella militare proprio non esiste, e ognuno procede in ordine sparso.

L'ondata migratoria che si prepara non sembra interessare Bruxelles: l'Europa è composta in maggioranza da paesi che credono di non venime toccati, e quindi è caso che dovranno sbrogliarsi da soli Grecia, Spagna, Francia e soprattutto Italia Quel fantoccio di polizia delle frontiere (con sede a Varsavia) che è Frontex si è limitata a inviare una navetta rumena e due piccoli aerei per affrontare quello che giustamente Silvio Berlusconi ha definito lo «tsunami umano».

I fatti di questi giorni hanno definitivamente chiarito - se mai ce ne fosse stato bisogno - che in caso di emergenza l'Italia deve cavarsela organizzativamente e finanziariamente da sola. L'Europa non le serve. Invece Bruxelles sarà più rapida di un falco quando si tratterà di fermare le norme per proteggere Parmalat, ma soprattutto gli allevatori italiani, dalla posizione dominante di Lactalis.

Come sarà fulminea a fermare sul nascere qualsiasi politica industriale o fiscale passi mai perla testa dei governanti italiani. Uscire dall'euro è forse rischioso sul breve, e un po' di terremoto per forza lo provoca. Ma potersi riappropriare delle leve del proprio governo e decidere da soli davvero non ha prezzo. E potrebbe diventare la vera occasione per l'Italia.
Questo articolo mi sembra un pò troppo "leggero" ci sarebbe voluta una analisi più dettagliata.
Alcuni punti sono però condivisibili, l'Italia in europa sembra sempre un vaso di coccio in mezzo a molti vasi di ferro. Le direttive vengono dalla potenza commerciale tedesca e ultimamente anche dalla grandeur francese. L'Italia a livello decisionale conta come il due di briscola, lo abbiamo visto con gli eurobond (mazzate dai tedeschi), lo abbiamo visto con la risoluzione 1973 dell'onu (mazzate dai francesi) e lo abbiamo visto con la richiesta di aiuto per gli sbarchi dei "migranti" (nessun aiuto). Al contrario quando c'è da aiutare l'Italia deve sobbarcarsi la terza quota per aiutare e garantire Grecia, Irlanda e poi magari Portogallo .........
L'Italia è un paese diviso, con scarsa credibilità, ma al quale si richiedono impegni importanti quando serve e non viene mai comunque considerata nelle decisioni. Nonostante questo con estro e fantasia (tipicamente italiani) e con politiche estere tanto discutibili quanto realistiche, eravamo riusciti a stringere buoni rapporti con pazzi scatenati che però ci erano molto utili ...
Anche lì però ci doveva essere qualcuno che doveva rompere i °°.
Quindi utilità attuale dell'europa per l'Italia ? Non fosse per il debito pubblico di importanza strutturale (sperando che stare in Europa sia un vantaggio), nessuna mi sa.
Doan non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 07-04-11, 07:02   #3 (permalink)
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L'Italia è un paese diviso, con scarsa credibilità, ma al quale si richiedono impegni importanti quando serve e non viene mai comunque considerata nelle decisioni.
Questo stato di cose non si cambia in poco tempo, solo con la bacchetta magica impiegheremmo degli anni. Tradotto vuol dire che saremo il 2 di briscola chissa' fino a quando. Francia e Germania non vorranno perdere la leadership neanche dovessero andar male ( magari come l'Italia )
Che facciamo ? Stiamo con le mani in mano ? Aspettiamo il totale sgretolamento di qualsiasi cosa si muova o respiri in Italia ?.... Vogliamo aspettare un decennio per diventare come Libia, Tunisia etc . tanta storia alle spalle e poi sotto schiaffo di 100 politici che si spartiranno quel poco che c'e' rimasto ?

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Nonostante questo con estro e fantasia (tipicamente italiani) e con politiche estere tanto discutibili quanto realistiche, eravamo riusciti a stringere buoni rapporti con pazzi scatenati che però ci erano molto utili ...
Dobbiamo aver coraggio di uscire da questo salottino per pochi intimi, rimboccarci le maniche e rompere i co.glioni al mondo con le nostre forze e non con i diktat di un apparato burocratico e multinazionalpilotato come la "grande Europa"
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