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Data registrazione: Aug 2009
Messaggi: 735
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Stando alle anticipazioni dello studio del Politecnico di Milano dovrebbero emergere luci ed ombre; la fonte dell'intervista seguente è Energia24 :
Cresce il made in Italy di celle e moduli Lorenzo Boscherini, project manager del Politecnico di Milano, anticipa le principali conclusioni del Solar Energy report 2010 Gianluigi Torchiani L'inatteso boom del fotovoltaico italiano nel 2010 (almeno nelle proporzioni) ha aumentato a dismisura il giro d'affari del comparto, ma la filiera italiana è riuscita a beneficiarne soltanto in parte. È questa una delle principali conclusioni del Solar energy report 2010, lo studio annuale dell'Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, di cui il project manager Lorenzo Boscherini ha fornito a Energia24 alcune anticipazioni in esclusiva (il rapporto sarà presentato il 7 aprile a Milano). Sulla base dei primi dati parziali della vostra ricerca, qual è lo stato di salute del fotovoltaico italiano a fine 2010? L'ammontare esatto del volume di affari del mercato del fotovoltaico dipenderà in buona parte dall'installato effettivo del 2010, su cui ancora pesa l'incertezza legata alla reale quantità di impianti che hanno terminato i lavori strutturali ed elettrici e alla quantità di allacci alla rete degli impianti che hanno beneficiato del cosiddetto decreto “Salva Alcoa”. Di certo il volume di affari nel corso del 2010 ha superato i 7 miliardi di euro contro i 2,9 dello scorso anno. Tuttavia, si potrebbe persino arrivare al superamento dei 20 miliardi se tutti gli impianti che hanno effettuato l'autodichiarazione di fine lavori riusciranno a essere allacciati entro giugno. Di questo netto incremento ha beneficiato la filiera italiana del fotovoltaico? Sì, ma solo in parte. Sono circa 800 le imprese attive sul mercato italiano (esclusi gli operatori locali coinvolti nella fase di installazione). Tra queste abbiamo assistito a un incremento della capacità produttiva delle aziende italiane che fabbricano celle, anche se in misura inferiore rispetto a quanto si poteva prevedere. Possiamo stimare la produzione italiana totale di celle intorno ai 130 MW, questo significa che poco meno del 10% delle celle impiegate nel nostro Paese è “made in Italy”, anche perché i produttori nazionali sono soltanto sei e rappresentano circa l'1% della produzione effettiva mondiale. La parte di moduli è, invece, cresciuta di più nel 2010, ormai la produzione dei primi 5 produttori italiani è di circa 240 MW (produzione di imprese integrate e di moduliste). Le aziende italiane contano circa per il 25% nella commercializzazione di moduli impiegati negli impianti fotovoltaici del nostro Paese. Alcune imprese produttrici di moduli stanno, inoltre, iniziando a effettuare un processo di internazionalizzazione, con l'apertura all'estero di stabilimenti produttivi o filiali commerciali (vedi Energia24 n. 31/32 - ndr). Oltre a celle e moduli, ci sono stati fenomeni degni di nota anche in aree delle filiera? Molto interessante è il discorso relativo alla produzione di inverter: in questo caso i produttori nazionali hanno completamente beneficiato del boom del mercato. Siamo arrivati a produrre in Italia oltre 4,5 GW, il 50% dei quali da imprese nate qui. Nel 2010 è stata notevole anche la crescita, sia in termini di fatturato che di MW installati, degli Epc italiani, i quali hanno dimostrato un'inaspettata capacità di guardare ai mercati esteri. La nostra filiera si sta posizionando verso la fascia alta del mercato? Sicuramente la qualità del prodotto “made in Italy” è piuttosto alta e affidabile, anche se c'è da dire che nella produzione di celle e moduli operano ormai produttori asiatici che possono vantare dei buoni livelli di qualità. Il rovescio della medaglia dei prodotti nazionali è il prezzo, che tende a essere più alto della media, nonostante negli ultimi anni si sia un po' più allineato ai trend globali. In quali segmenti di mercato le nostre aziende possono trovare una marginalità più elevata? La parte della filiera dove ci sono più margini rimane quella relativa alla produzione di silicio e wafer, che resta sempre saldamente in mano straniera (Paesi asiatici e America). Nel 2011 dovrebbe comunque iniziare a produrre silicio una nuova azienda italiana che già da qualche anno è alle prese con le attività autorizzative. Dei margini interessanti si trovano, però, anche nelle fasi a valle: mi riferisco in particolare agli Epc. La maggior parte degli operatori attivi nella progettazione di impianti di grandi dimensioni sono italiani; questo spiega perché, negli ultimi due anni, le imprese moduliste italiane di maggiori dimensioni si siano integrate a valle nelle attività di progettazione e installazione di impianti di grandi dimensioni. La vostra indagine ha rilevato novità dal punto di tecnologico? E da quello dei prezzi? Abbiamo cercato di analizzare qual è stato e quale sarà il mix tecnologico, ovvero il peso percentuale delle diverse tecnologie (fotovoltaico tradizionale, film sottile) anche a livello italiano. Attualmente la tecnologia tradizionale ha un peso all'incirca dell'82-83% del mercato a livello globale nel 2010, rispetto a un 87% del 2009. Insomma, c'è stata una crescita del film sottile, soprattutto sul telloruro di cadmio che, però, è stata più bassa delle aspettative. L'Italia nel 2009 era un po' più indietro rispetto alla media globale (intorno all'8%), per il 2010 non possiamo contare acora su dati aggiornati, ma è probabile un incremento di qualche punto percentuale, anche se inferiore al trend mondiale. Per quanto riguarda i prezzi, nel 2010 c'è stata una diminuzione di circa l'11-13% del valore dei moduli di prima generazione che, però, è stata minore rispetto al netto calo del 2009 (-35%). La flessione dei prezzi è stata, invece, circa il 18-20% per i moduli a film sottile. |
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#3 (permalink) | |
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Data registrazione: Sep 2008
Messaggi: 3,879
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Ma le realtà sono molte ma molte di più. |
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#4 (permalink) | |
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Liberista
Data registrazione: Jan 2004
Messaggi: 9,587
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Si,ma i prezzi? Chiedo perchè ho appena letto su un quotidiano che i pannelli installati in Italia solo per il 10% sono italiani. Mi domando: tra i pannelli a basso costo cinese e quelli ad alto costo tedeschi/americani/altri,c'è spazio per quelli italiani o è fantascienza? |
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#5 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Sep 2008
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E quindi un mercato dove l'alto costo dei salari tedeschi difficilmente può scaricarsi sul consumatore finale, essendo l'oggetto una commodity appunto, allora per le fabbriche in Italia, in cui ormai i salari si stanno allineando a quelli cinesi, e dopo la rivalutazione dello Yuan sarà ancora più evidente, lo spazio c'è. |
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