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Prospersenzacrescita
Data registrazione: Sep 2009
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Giappone, Libia, debito sovrano UE....il triangolo maledetto.
Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 18 mar - I ministri
dell'energia e i ministri dell'economia dovranno chiarire come i governi intendono fronteggiare gli effetti del disastro nucleare in Giappone. Nessuno se la sente di minimizzare. Anche in Europa e non solo in Asia (Cina, Corea, Taiwan) i rischi arrivano dall'interruzione nella catena della produzione di manufatti sensibili per l'industria continentale componenti giapponesi per automobili ed elettronica soprattutto. La valutazione di consenso e' che attualmente il costo in termini di pil sarebbe del 2% (decimale in piu' decimale in meno come all'epoca del terremoto di Kobe nel 1995). Secondo alcuni economisti, pero', la devastazione del territorio e le rotture nel ciclo di produzione potrebbero costituire un costo pari al 3% del pil che implicherebbe una perdita di pil globale dello 0,2-0,3. C'e' un'altra minaccia: il ritorno dei capitali nipponici in patria. Dietro Cina e Germania il Giappone resta pur sempre il terzo esportatore netto di capitali del mondo, uno dei principali detentori di titoli federali americani, da qualche mese fortemente impegnato anche nell'acquisto dei titoli dei paesi a rischio dell'Eurozona. Una ondata di vendite di obbligazioni pubbliche sui mercati farebbe aumentare i tassi di interesse con effetti negativi sulla crescita economica generale. Questo e' uno dei motivi che ha spinto il G7 a frenare la corsa dello yen. Poi c'e' la questione dell'energia. Dopo il disastro in Giappone, il prezzo del petrolio (Brent) e' sceso dopo aver volato verso quota 120 dollari nelle ultime settimane a causa della rivolte nordafricane. Motivo: la logica deduzione che la chiusura di sei raffinerie in Giappone dopo il terremoto fara' calare le importazioni. Resta il fatto che circa un quarto dell'energia elettrica giapponese deriva dal nucleare per cui la chiusura di una dozzina di centrali rendera' necessario aumentare le importazioni di petrolio e di altre risorse energetiche a cominciare dal gas naturale e dal carbone. La congiunzione di tale prospettiva e dell'assenza della Libia dal mercato petrolifero per diversi mesi fa ritenere che i prezzi del petrolio riprenderanno a salire. A cio' si aggiunga l'Europa con il freno tirato sulle centrali nucleari, la moratoria tedesca, le titubanze dell'ultima ora dell'Italia, la posizione polacca (Italia e Polonia avevano annunciato programmi per aggiungersi ai 14 paesi Ue che producono energia nucleare). Ecco perche' si temono prezzi del petrolio piu' alti. La Russia, primo produttore di petrolio del mondo e settimo per le riserve accertate, predice addirittura un barile a 200 dollari. |
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Citazione:
ma a noi checcefrega del rialzo dle prezzo dell'oil ? Noi abbiamo il nucleare !!!!!!!! O forse no ? |
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