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Vecchio 09-03-11, 19:30   #1 (permalink)
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La parabola dei talenti

Da Chicago-Blog CHICAGO BLOG » La parabola dei talenti, patrimoniale inclusa, Stagnaro ci racconta una favola molto educativa ed esplicativa.

La parabola dei talenti, patrimoniale inclusa
Carlo Stagnaro

Con tante scuse all’evangelista Matteo.

Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Quello che ne aveva ricevuti due, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, lo sperperò al gioco e con le donne.

Dopo molto tempo venne a trovarli il ministro dell’Economia, il quale chiese a ciascuno di essi: “quanto possiedi, e quanto hai guadagnato, figliuolo?”. Il primo servo disse: “possiedo un capitale di cinque talenti e nel corrente anno fiscale ho prodotto un reddito di altri cinque”. Il secondo servo disse: “possiedo un capitale di due talenti ma non ho avuto alcun reddito, per cui chiedo di essere ammesso ai benefici del welfare state”. Il terzo servo disse: “sono incapiente e non ho reddito, per cui chiedo di essere ammesso ai benefici del welfare state”.

Il ministro dell’Economia, raccolti i dati di cui aveva bisogno, tornò nella capitale e fece i suoi conti. Il servo coi cinque talenti aveva un reddito molto alto, ragion per cui ricevette di lì a poco una cartella esattoriale secondo cui egli doveva applicare l’aliquota marginale del 43 per cento, ossia doveva versare all’erario la somma di talenti 2,15. Al servo con un modesto patrimonio ma nessun reddito venne accreditato un salario minino di 1 talento, e al servo senza reddito nè patrimonio venne riconosciuto il massimo sostegno possibile del valore di 1,5 talenti.

A quel punto il ministro dell’Economia, soddisfatto di aver perseguito il massimo bene per il maggior numero di persone, trasse i bilanci e si rese conto che le spese, pari a 2,5 talenti, superavano le entrate, pari a 2,15 talenti. Esclamò: “questo disavanzo primario mi turba!”. E ancor più lo turbò apprendere che lo stock di debito pubblico, pari a 6 talenti ossia al 120 per cento del prodotto interno lordo, produceva un ulteriore aggravio di 0,3 talenti per il pagamento degli interessi passivi, che – date le precarie condizioni del paese – avevano un tasso medio del 5 per cento.

Allora il ministro dell’Economia tornò dai servi e tenne un accorato discorso: “servi – disse – il vostro sostentamento non è più possibile, poiché le attuali entrate fiscali di 2,15 talenti non sono sufficienti a compensare una spesa di 2,8 talenti. Per di più siamo a un tornante della storia: la speculazione internazionale ha aggredito il nostro debito pubblico, obbligandoci a rispettare decisioni prese da altri. E tuttavia, a fronte di un grande debito pubblico, nel nostro paese vià un grande risparmio privato. E’ giunto il momento in cui le linee rette diventano curve, e le curve si rettificano: per questo ho deciso di imporre un’imposta patrimoniale per dimezzare il debito pubblico. L’imposta dovrà fruttarmi almeno 3 talenti. Ciascuno di voi dovrà quindi pagarmi mediamente un talento”.

Disse il servo senza patrimonio né reddito: “signor ministro, la sua proposta è doverosa e giusta. C’è però un problema: il mio reddito, garantito dallo stato, è pari a 1,5 talenti, se dovessi pagare un tributo di un talento guadagnerei solo 0,5 talenti, al di sotto della soglia di povertà”. Disse il servo con un modesto patrimonio e un basso reddito: “signor ministro, la sua proposta è del tutto ragionevole, ma io ho un reddito di un solo talento: se dovessi pagare un tributo di un talento, per sopravvivere dovrei intaccare il mio risparmio privato, rendendo così il debito pubblico non più garantito”. Disse il servo più ricco: “signor ministro, io ho già dato il mio contributo a risanare il bilancio pubblico: ho infatti pagato 2,15 talenti all’erario, poco meno di quanto rimane a me. Come può chiedermi di contribuire ancora?”. “E tuttavia – s’intromise il servo povero – non possiamo ignorare la grave piaga che affligge la nostra società: la disuguaglianza. Infatti, un terzo della popolazione ha un reddito superiore alla somma degli altri due terzi, e possiede il 70 per cento delle ricchezze”. Avendo ascoltato tutti, il ministro dell’Economia disse: “ho preso la mia decisione. Servo povero, tu vivi già nell’indigenza e non posso gravarti ulteriormente. Ceto medio, tu rappresenti la mia base elettorale e troppe volte hai pagato per garantire gli agi e i vizi delle classi più agiate. Servo ricco: i tuoi argomenti non mi convincono. Contrastano infatti col più basilare principio dell’equità fiscale, secondo cui i soldi bisogna prenderli da chi li ha, perché chi non li ha, non li ha; e contrastano anche coi tuoi obblighi di solidarietà sociale, per cui chi lavora deve mantenere chi non lavora. Infine, mi permetto di farti notare che la stragrande maggioranza del popolo supporta la mia proposta, che coincide nell’imporre una patrimoniale straordinaria sul terzo più ricco della popolazione. Quindi, se tu ti opponi sarai considerato un nemico della democrazia e condannato ai lavori forzati”. Soddisfatto, il ministro se ne andò.

Di lì a poco, il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto un talento, ne presentò 1,5, dicendo: “Signore, mi hai consegnato un solo talento; ecco, ne ho guadagnato un altro mezzo”. “Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnato un altro, e un rendimento del 50 per cento in tempo di crisi non è poco”. “Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 24 Venuto infine colui che aveva ricevuto cinque talenti, disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; ebbene, io misi a frutto i cinque talenti che mi hai dato, e ne ho guadagnati altri cinque. Poi però, tra tassazione ordinaria e straordinaria, ho dovuto pagare 5,15 talenti, per cui te ne restituisco solo 4,85”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto investire il mio denaro e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse; invece tu solo, che eri il mio prediletto, hai estratto un rendimento negativo dal mio capitale. Toglietegli dunque i talenti che gli restano, e dateli a chi ha fatto fruttare ciò che aveva ricevuto. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
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Vecchio 09-03-11, 20:01   #2 (permalink)
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Bellissima metafora!
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Vecchio 09-03-11, 20:41   #3 (permalink)
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Da Chicago-Blog CHICAGO BLOG » La parabola dei talenti, patrimoniale inclusa, Stagnaro ci racconta una favola molto educativa ed esplicativa.

La parabola dei talenti, patrimoniale inclusa
Carlo Stagnaro

Con tante scuse all’evangelista Matteo.

Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Quello che ne aveva ricevuti due, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, lo sperperò al gioco e con le donne.

Dopo molto tempo venne a trovarli il ministro dell’Economia, il quale chiese a ciascuno di essi: “quanto possiedi, e quanto hai guadagnato, figliuolo?”. Il primo servo disse: “possiedo un capitale di cinque talenti e nel corrente anno fiscale ho prodotto un reddito di altri cinque”. Il secondo servo disse: “possiedo un capitale di due talenti ma non ho avuto alcun reddito, per cui chiedo di essere ammesso ai benefici del welfare state”. Il terzo servo disse: “sono incapiente e non ho reddito, per cui chiedo di essere ammesso ai benefici del welfare state”.

Il ministro dell’Economia, raccolti i dati di cui aveva bisogno, tornò nella capitale e fece i suoi conti. Il servo coi cinque talenti aveva un reddito molto alto, ragion per cui ricevette di lì a poco una cartella esattoriale secondo cui egli doveva applicare l’aliquota marginale del 43 per cento, ossia doveva versare all’erario la somma di talenti 2,15. Al servo con un modesto patrimonio ma nessun reddito venne accreditato un salario minino di 1 talento, e al servo senza reddito nè patrimonio venne riconosciuto il massimo sostegno possibile del valore di 1,5 talenti.

A quel punto il ministro dell’Economia, soddisfatto di aver perseguito il massimo bene per il maggior numero di persone, trasse i bilanci e si rese conto che le spese, pari a 2,5 talenti, superavano le entrate, pari a 2,15 talenti. Esclamò: “questo disavanzo primario mi turba!”. E ancor più lo turbò apprendere che lo stock di debito pubblico, pari a 6 talenti ossia al 120 per cento del prodotto interno lordo, produceva un ulteriore aggravio di 0,3 talenti per il pagamento degli interessi passivi, che – date le precarie condizioni del paese – avevano un tasso medio del 5 per cento.

Allora il ministro dell’Economia tornò dai servi e tenne un accorato discorso: “servi – disse – il vostro sostentamento non è più possibile, poiché le attuali entrate fiscali di 2,15 talenti non sono sufficienti a compensare una spesa di 2,8 talenti. Per di più siamo a un tornante della storia: la speculazione internazionale ha aggredito il nostro debito pubblico, obbligandoci a rispettare decisioni prese da altri. E tuttavia, a fronte di un grande debito pubblico, nel nostro paese vià un grande risparmio privato. E’ giunto il momento in cui le linee rette diventano curve, e le curve si rettificano: per questo ho deciso di imporre un’imposta patrimoniale per dimezzare il debito pubblico. L’imposta dovrà fruttarmi almeno 3 talenti. Ciascuno di voi dovrà quindi pagarmi mediamente un talento”.

Disse il servo senza patrimonio né reddito: “signor ministro, la sua proposta è doverosa e giusta. C’è però un problema: il mio reddito, garantito dallo stato, è pari a 1,5 talenti, se dovessi pagare un tributo di un talento guadagnerei solo 0,5 talenti, al di sotto della soglia di povertà”. Disse il servo con un modesto patrimonio e un basso reddito: “signor ministro, la sua proposta è del tutto ragionevole, ma io ho un reddito di un solo talento: se dovessi pagare un tributo di un talento, per sopravvivere dovrei intaccare il mio risparmio privato, rendendo così il debito pubblico non più garantito”. Disse il servo più ricco: “signor ministro, io ho già dato il mio contributo a risanare il bilancio pubblico: ho infatti pagato 2,15 talenti all’erario, poco meno di quanto rimane a me. Come può chiedermi di contribuire ancora?”. “E tuttavia – s’intromise il servo povero – non possiamo ignorare la grave piaga che affligge la nostra società: la disuguaglianza. Infatti, un terzo della popolazione ha un reddito superiore alla somma degli altri due terzi, e possiede il 70 per cento delle ricchezze”. Avendo ascoltato tutti, il ministro dell’Economia disse: “ho preso la mia decisione. Servo povero, tu vivi già nell’indigenza e non posso gravarti ulteriormente. Ceto medio, tu rappresenti la mia base elettorale e troppe volte hai pagato per garantire gli agi e i vizi delle classi più agiate. Servo ricco: i tuoi argomenti non mi convincono. Contrastano infatti col più basilare principio dell’equità fiscale, secondo cui i soldi bisogna prenderli da chi li ha, perché chi non li ha, non li ha; e contrastano anche coi tuoi obblighi di solidarietà sociale, per cui chi lavora deve mantenere chi non lavora. Infine, mi permetto di farti notare che la stragrande maggioranza del popolo supporta la mia proposta, che coincide nell’imporre una patrimoniale straordinaria sul terzo più ricco della popolazione. Quindi, se tu ti opponi sarai considerato un nemico della democrazia e condannato ai lavori forzati”. Soddisfatto, il ministro se ne andò.

Di lì a poco, il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto un talento, ne presentò 1,5, dicendo: “Signore, mi hai consegnato un solo talento; ecco, ne ho guadagnato un altro mezzo”. “Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnato un altro, e un rendimento del 50 per cento in tempo di crisi non è poco”. “Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 24 Venuto infine colui che aveva ricevuto cinque talenti, disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; ebbene, io misi a frutto i cinque talenti che mi hai dato, e ne ho guadagnati altri cinque. Poi però, tra tassazione ordinaria e straordinaria, ho dovuto pagare 5,15 talenti, per cui te ne restituisco solo 4,85”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto investire il mio denaro e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse; invece tu solo, che eri il mio prediletto, hai estratto un rendimento negativo dal mio capitale. Toglietegli dunque i talenti che gli restano, e dateli a chi ha fatto fruttare ciò che aveva ricevuto. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Questa è l'italia
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Vecchio 09-03-11, 21:01   #4 (permalink)
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Questa è l'italia
Si!
Questa è l'Italia che è stata voluta per decenni!
pippofili non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 09-03-11, 22:03   #5 (permalink)
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una cosa non mi torna della paravola.
primo. perche' all inizio il padrone à gettato la diseguaglianza? 5 a uno. 2 all altro. 1 uno all altro.
secondo. in italia non viene gettato nessuno nelle tenebre. vengono tutti perdonati. anche gli evasori.
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Vecchio 09-03-11, 23:26   #6 (permalink)
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L'avatar di San Siro
 
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Da Chicago-Blog CHICAGO BLOG » La parabola dei talenti, patrimoniale inclusa, Stagnaro ci racconta una favola molto educativa ed esplicativa.

La parabola dei talenti, patrimoniale inclusa
Carlo Stagnaro

Con tante scuse all’evangelista Matteo.

(...)
Non si deve scusare (solo) con l'evangelista Matteo (anche Luca non l'ha presa bene...), ma con qualsiasi persona in grado di esercitare un minimo di raziocinio.

L'infantilismo dell'allegoria è evidente nel fatto che non vi è alcun legame logico né di verosimiglianza con la realtà che pretende di rappresentare.

Ultima modifica di San Siro : 09-03-11 alle ore 23:35
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Vecchio 10-03-11, 00:09   #7 (permalink)
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Questo Stagnato e’ uno stolto di prim’ordine, adesso abusa anche della pazienza di un Evangelista e di Gesu’ Cristo, ma confida nella misericordia divina, perche’ se fosse per quella umana finirebbe in un ospizio a narrare parabole sconclusionate ai residenti.

La metafora che pretende avere fabbricato rappresenta il frutto manisfesto di onanismo compulsivo condito da perversione pseudoeconomica.

Il vizio di raffigurare l’economia come se fosse una sorta di semplicistico rapporto isolato tra individui e’ un equivoco e una mistificazione.
La produzione di surplus e’ un fatto sociale che investe una serie di rapporti sociali, come un gioco di squadra.

Uno stato sovrano non avrebbe poi bisogno di tassare e puo’ spendere tutto quello che vuole. E’ un paese come l’Italia collocato in una currency board che invece non puo’.

Se avesse un poco di intelligenza avrebe tentato di fabbricare una metafora sul processo di concentrazione dei redditi e sul dominio delle posizioni di rendita a scapito della produzione e del lavoro, che e’ quanto successo negli ultimi decenni e che ha condotto a una domanda aggregata iinadeguata.
Quelli che sono maggiormente beneficiati dall’attuale sistema non sono i miserabili o supposti nullafacenti inoccupati, contro i quali e’ sempre facile sparare a zero, ma i parassiti e rentier. Cioe’ chi produce reddito e ricchezza e’ semmai derubato dai ricchi e da chi e’ nelle condizioni di far valer rapporti di froza di rendita e acquisire “talenti” in misura cospicua..

Purtroppo si conferma la verita’ evangelica contenuta nella parabola originale di Gesu’ Cristo, lo stolto raccontatore di favole dai pochi talenti per poco che faccia corre il rischio (per gli altri) di andare direttamente nel regno dei cieli.
Sulla terra vale il detto messicano (e non solo) che un caprone convinto di sapere e’ quello che causa piu’ danni.
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Vecchio 10-03-11, 00:28   #8 (permalink)
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una cosa non mi torna della paravola.
primo. perche' all inizio il padrone à gettato la diseguaglianza? 5 a uno. 2 all altro. 1 uno all altro.
Che ci vuoi fare, così prevede il copione evangelico.
Il padrone, previdente, ha distribuito in modo ineguale. Peraltro azzeccandoci, quindi facendolo a ragion veduta (vedasi anche versione originale, per chi non la conosce).
La "diseguaglianza" nel mondo esiste, perchè non siamo tutti uguali: c'è chi è più scemo, chi è più bello, chi è più forte, e così via.
Usain Bolt è evidentemente più veloce di me, ma questo non è un buon motivo per spezzargli le gambe in modo che corra veloce quanto me.

Per i due comunistelli: la "parabola" è chiaramente una rappresentazione decisamente buona della realtà delle cose.
L'economia, in fondo, non è sempre così difficile: tra questa parabola, la cicala e la formica, e simili, si capiscono molti concetti che solo i comunisti vogliono ribaltare, come loro solito.

D'altronde, da chi dice scemenze del genere:

Citazione:
Originalmente inviato da Kovalsky Visualizza messaggio
Uno stato sovrano non avrebbe poi bisogno di tassare e puo’ spendere tutto quello che vuole. E’ un paese come l’Italia collocato in una currency board che invece non puo’.
non mi aspetto nulla di meglio.
Si capisce bene quale sia il rispetto verso le persone e verso la realtà storica dei fallimenti di sistemi del genere: derubare senza alcun limite, ritegno, onestà, equità, i sudditi tramite inflazione, sfasciare il sistema economico distruggendo la moneta.

Va be', queste reliquie deliranti fanno sempre folklore, e permettono di chiarire meglio con chi abbiamo a che fare.
kasparek non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 10-03-11, 00:28   #9 (permalink)
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Ah, si chiama Stagnaro, non Stagnato.
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Vecchio 10-03-11, 00:41   #10 (permalink)
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Che ci vuoi fare, così prevede il copione evangelico.
Il padrone, previdente, ha distribuito in modo ineguale. Peraltro azzeccandoci, quindi facendolo a ragion veduta (vedasi anche versione originale, per chi non la conosce).
La "diseguaglianza" nel mondo esiste, perchè non siamo tutti uguali: c'è chi è più scemo, chi è più bello, chi è più forte, e così via.
Usain Bolt è evidentemente più veloce di me, ma questo non è un buon motivo per spezzargli le gambe in modo che corra veloce quanto me.

Per i due comunistelli: la "parabola" è chiaramente una rappresentazione decisamente buona della realtà delle cose.
L'economia, in fondo, non è sempre così difficile: tra questa parabola, la cicala e la formica, e simili, si capiscono molti concetti che solo i comunisti vogliono ribaltare, come loro solito.
ai pienamente ragione. ma io farei delle distinzioni. cioe' per quelli che non possono lavorare perche' anno problemi gravi mi va bene pagarli con le mie tasse a quello deve servire il welfare. invece per i poveri e' giusto che vadano a sudare se anno le possibilita'. poi se muoiono di fame poveretti allora si fa' una mensa statale con cibo di scarto dei centri commerciali e prendono quello. e' il massimo che concedo. al limite poi con le mie tasse ci pago la giustizia e le forze armate. tutto poi deve essere pagato dal singolo se lo vuole. vedrai un nuovo rinascimento. vedrai la gente come pedala invece di lamentarsi.
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