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Vecchio 11-01-11, 09:10   #1 (permalink)
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TICINO Le città che muoiono

A Lugano chiudono Cachet, Himmelsbach e McGregor. A Bellinzona l'aquilone. Una commerciante di Lugano: "Ormai resistono solo i negozi di telefonia, lusso estremo e il tutto a due franchi"



LUGANO - Cambia la struttura sociale, cambiano le città. I centri storici si svuotano. Si svuotano della loro cultura, fatta di botteghe, piccoli laboratori, negozi di proprietà della piccola borghesia locale che costituisce l'ossatura del commercio di ogni città.

Città di provincia che soffrono un po' tutte dello stesso male. Non sfugge a questa trasformazione Lugano che dirà addio a breve a Cachet, Himmelsbach e McGregor. Il commento di una commerciante del centro a LaRegione Ticino riassume benissimo il concetto: "Ormai in centro a Lugano resistono solo i negozi di telefonia, quelli di lusso estremo e i "tutto a due franchi". Noi, nel mezzo, facciamo fatica".

McGregor, produttrice di articoli per il golf e impresa di abbigliamento in via Sempione, aveva acquistato nel 2004 il negozio, una boutique per uomo, da una signora che, diventò dipendente del gruppo. La signora va in pensione e McGregor chiude.

Himmelsbach è un negozio di casalinghi in via Pioda. A due anni dal traguardo dei 100 anni la nipote di Giuseppe Himmelsbach deve gettare la spugna. L'attività cominciò nel 1913, quando in piazzetta della Posta fu aperto un negozio di cristalleria. Oggi, invece, un cartello in vetrina: "Liquidazione totale per chiusura attività".

Cachet ha deciso di dare ancora due mesi di vita alla sua filiale di Lugano. Quella di Muralto ha già cessato la sua attività pochi giorni fa. Nora Pozzi, la gerente del negozio: "Abbiamo ricevuto la notizia in una lettera che accompagnava lo stipendio di dicembre". Pozzi sperava in una ristrutturazione, ma dopo la chiusura di San Gallo, Soletta e Sankt Margrethen, la crisi di statuette, candelabri, scrigni, teiere, stoffe orientali non ha risparmiato il Ticino. Cachet a Lugano esiste da oltre trent'anni. Prima era sulla scalinata di via Cattedrale e tra poco non ci sarà più.

Come leggere queste chiusure? Secondo il presidente della Società dei Commercianti Paolo Poretti "queste chiusure potrebbero essere una coincidenza alimentata dal momento difficile che il commercio sta attraversando in generale. Poretti preferisce sdrammatizzare, anche se non nega, interpellato da LaRegione, "che il problema degli affitti molto alti esiste".

Intanto, pero', il timore è che, come diceva la commerciante di Lugano, i centri delle città si inaridiscano. A Bellinzona, per esempio, chiude la boutique etnica "L'aquilone", di Beatrice Vassalli, dopo trent'anni di attività. La donna, che ha deciso di ritirarsi nonostante il periodo di buoni affari, commenta l'agonia del centro città che, da salotto di Bellinzona sta diventando una sorta di ripostiglio: "Viene meno l'affetto delle persone per la propria città. La città è sporca e ingombra di materiale. Se non passano i servizi comunali, difficilmente si vede qualcuno tenere pulito. LA gente si sta chiudendo, ripiegandosi nel privato. Una volta c'era un'altra qualità nel servizio, ora il centro sta diventando anonimo". La donna ricorda la chiusura di negozi tipici come Galli, Diviani, Camani. "E' pieno di farmacie, assicurazioni, negozi di telefonino. Ma cosa resta di particolare, che può attirare la gente? Il nostro è un centro fantasma".
otcrider non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 09:23   #2 (permalink)
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A Lugano chiudono Cachet, Himmelsbach e McGregor. A Bellinzona l'aquilone. Una commerciante di Lugano: "Ormai resistono solo i negozi di telefonia, lusso estremo e il tutto a due franchi"



LUGANO - Cambia la struttura sociale, cambiano le città. I centri storici si svuotano. Si svuotano della loro cultura, fatta di botteghe, piccoli laboratori, negozi di proprietà della piccola borghesia locale che costituisce l'ossatura del commercio di ogni città.

Città di provincia che soffrono un po' tutte dello stesso male. Non sfugge a questa trasformazione Lugano che dirà addio a breve a Cachet, Himmelsbach e McGregor. Il commento di una commerciante del centro a LaRegione Ticino riassume benissimo il concetto: "Ormai in centro a Lugano resistono solo i negozi di telefonia, quelli di lusso estremo e i "tutto a due franchi". Noi, nel mezzo, facciamo fatica".

McGregor, produttrice di articoli per il golf e impresa di abbigliamento in via Sempione, aveva acquistato nel 2004 il negozio, una boutique per uomo, da una signora che, diventò dipendente del gruppo. La signora va in pensione e McGregor chiude.

Himmelsbach è un negozio di casalinghi in via Pioda. A due anni dal traguardo dei 100 anni la nipote di Giuseppe Himmelsbach deve gettare la spugna. L'attività cominciò nel 1913, quando in piazzetta della Posta fu aperto un negozio di cristalleria. Oggi, invece, un cartello in vetrina: "Liquidazione totale per chiusura attività".

Cachet ha deciso di dare ancora due mesi di vita alla sua filiale di Lugano. Quella di Muralto ha già cessato la sua attività pochi giorni fa. Nora Pozzi, la gerente del negozio: "Abbiamo ricevuto la notizia in una lettera che accompagnava lo stipendio di dicembre". Pozzi sperava in una ristrutturazione, ma dopo la chiusura di San Gallo, Soletta e Sankt Margrethen, la crisi di statuette, candelabri, scrigni, teiere, stoffe orientali non ha risparmiato il Ticino. Cachet a Lugano esiste da oltre trent'anni. Prima era sulla scalinata di via Cattedrale e tra poco non ci sarà più.

Come leggere queste chiusure? Secondo il presidente della Società dei Commercianti Paolo Poretti "queste chiusure potrebbero essere una coincidenza alimentata dal momento difficile che il commercio sta attraversando in generale. Poretti preferisce sdrammatizzare, anche se non nega, interpellato da LaRegione, "che il problema degli affitti molto alti esiste".

Intanto, pero', il timore è che, come diceva la commerciante di Lugano, i centri delle città si inaridiscano. A Bellinzona, per esempio, chiude la boutique etnica "L'aquilone", di Beatrice Vassalli, dopo trent'anni di attività. La donna, che ha deciso di ritirarsi nonostante il periodo di buoni affari, commenta l'agonia del centro città che, da salotto di Bellinzona sta diventando una sorta di ripostiglio: "Viene meno l'affetto delle persone per la propria città. La città è sporca e ingombra di materiale. Se non passano i servizi comunali, difficilmente si vede qualcuno tenere pulito. LA gente si sta chiudendo, ripiegandosi nel privato. Una volta c'era un'altra qualità nel servizio, ora il centro sta diventando anonimo". La donna ricorda la chiusura di negozi tipici come Galli, Diviani, Camani. "E' pieno di farmacie, assicurazioni, negozi di telefonino. Ma cosa resta di particolare, che può attirare la gente? Il nostro è un centro fantasma".
Pazienza se chiudono i negozi nelle città! L'importante è che rimangano aperti i negozi dei centri commerciali con prezzi convenienti!
venanzio57 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 09:25   #3 (permalink)
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Il commento di una commerciante del centro a LaRegione Ticino riassume benissimo il concetto: "Ormai in centro a Lugano resistono solo i negozi di telefonia, quelli di lusso estremo e i "tutto a due franchi". Noi, nel mezzo, facciamo fatica".
Tutto il mondo e' paese
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Vecchio 11-01-11, 10:01   #4 (permalink)
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Pazienza se chiudono i negozi nelle città! L'importante è che rimangano aperti i negozi dei centri commerciali con prezzi convenienti!
non esistono solo i soldi, esistono tante altre cose

interi quartieri sono stati stravolti dalla trasformazione del commercio nella loro essenza sociale
sisimomo non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 10:54   #5 (permalink)
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non esistono solo i soldi, esistono tante altre cose

interi quartieri sono stati stravolti dalla trasformazione del commercio nella loro essenza sociale
Non esiste nessuna "essenza sociale": il commercio funziona se c'è un ritorno economico, se manca quello è giusto che chiuda!
venanzio57 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 11:14   #6 (permalink)
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non esistono solo i soldi, esistono tante altre cose

interi quartieri sono stati stravolti dalla trasformazione del commercio nella loro essenza sociale
Concordo.
Non si possono mettere i soldi davanti a tutto.

Personalmente, per quanto mi é possibile, evito di fare acquisti nei centri commerciali.
Preferisco pagare 10 euro di piú, ma mantenere in vita il mio paese.

Quelli che la Domenica affollano i centri commerciali sono gli stessi che si lamentano perché nei paesi i negozi stanno passando tutti in mano a cinesi e sud americani.
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Vecchio 11-01-11, 11:15   #7 (permalink)
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Non esiste nessuna "essenza sociale": il commercio funziona se c'è un ritorno economico, se manca quello è giusto che chiuda!
Allora preparati a vivere in paesi dormitorio e ad andare a fare la spesa solo ed esclusivamente nei centri commerciali.
soros75 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 11:57   #8 (permalink)
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Non esiste nessuna "essenza sociale": il commercio funziona se c'è un ritorno economico, se manca quello è giusto che chiuda!
ok, ma a quel punto chiude anche l'intera zona o anche l'intero quartiere

io sono nato e cresciuto in un quartiere a densetà commerciale prima in europa, che supera pure montecarlo

da due decenni si è stravolto tutto, sempre meno negozi a gestione familiare, oramai quasi scomparsi, e sempre più franchising - supermercati - ecc- abbinati a banche-assicurazioni-finanziarie e una marea di centri benessere-parrucchieri-bar-pizzetterie-ecc.

dal lato sociale, una schifezza di trasformazione

Ultima modifica di sisimomo : 11-01-11 alle ore 12:05
sisimomo non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 12:09   #9 (permalink)
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Allora preparati a vivere in paesi dormitorio e ad andare a fare la spesa solo ed esclusivamente nei centri commerciali.
pensa come sarà comodo con la popolazione che invecchia e i pessimi servizi sociali che abbiamo! vecchietti a fare km in auto per i centri commerciali
un pò di negozi mantengono un minimo vitali i quartieri... e questo al di là dell'aspetto puramente economico
fever7 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-01-11, 13:22   #10 (permalink)
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ok, ma a quel punto chiude anche l'intera zona o anche l'intero quartiere

io sono nato e cresciuto in un quartiere a densetà commerciale prima in europa, che supera pure montecarlo

da due decenni si è stravolto tutto, sempre meno negozi a gestione familiare, oramai quasi scomparsi, e sempre più franchising - supermercati - ecc- abbinati a banche-assicurazioni-finanziarie e una marea di centri benessere-parrucchieri-bar-pizzetterie-ecc.

dal lato sociale, una schifezza di trasformazione
Aspetta di vedere quando a tutto cio' si aggiungera' l'invasione di centri-scommesse-legalizzati (da quando lo stato ha legalizzato la truffa?), gestiti per conto della mafia, e frequentati dalla feccia peggiore...
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