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Data registrazione: Oct 2003
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L' eldorado degli imprenditori:Tunisia
TUNISIA
La repressione non ferma la rivolta i giovani laureati sfidano il regime Centinaia di ragazzi sono in strada da giorni: la polizia ha risposto sparando. I disoccupati si danno fuoco. Settimane di scontri e ribellioni per una crisi economica che per molti significa la fame. E i media locali non ne parlano di ALBERTO FLORES D'ARCAIS La repressione non ferma la rivolta i giovani laureati sfidano il regime Manifestazione di protesta a Tunisi TUNISI - Davanti al ministero degli Affari Sociali, a pochi minuti dalla Medina, il cuore di Tunisi, una cinquantina di persone discute animatamente. "Non faccia troppe domande, qui in giro ci sono diversi poliziotti, no, questa non è una manifestazione di protesta, stiamo solo chiacchierando tra di noi". Solo uno dei più giovani accetta di allontanarsi per rispondere a qualche domanda, dice di chiamarsi Ahmed, "un nome molto diffuso", quando lo dice ridacchia. "Si è vero, anche qui nella capitale ci sono state proteste e se continua così altre ce ne saranno. No, niente di organizzato, è che siamo stufi, la crisi colpisce tutti, ma noi giovani ne paghiamo il prezzo più alto. Non dia retta ai giornali, quelli sono tutti schierati con il governo, solo Al Jazeera racconta come vanno veramente le cose". Le cose non vanno bene nella Tunisia di Zin el Abidin Ben Ali, il presidente-autocrate che dal 1987 governa con pugno di ferro in guanto di velluto questo paese del Maghreb così vicino all'Italia. Due settimane di proteste e di scontri, manifestazioni di piazza e studentesche, ribellioni per una crisi economica che per molti significa fame. Prima nel centro del Paese, lunedì scorso anche nella capitale. Proteste piccole ma significative, un malcontento evidente visto che nella storia della moderna Tunisia azioni del genere sono molto rare. Ahmed ha ragione, solo Al Jazeera (e qualche giornale occidentale) stanno raccontando quel che succede, tentando di capire la rabbia che cova sotto le ceneri in un Paese che nel mondo islamico è senza dubbio tra i più moderni e laici. Una denuncia pubblica che il regime di Ben Ali non è disposto ad accettare. Martedì sera è stato lo stesso presidente, con un discorso televisivo, a dettare la linea contro "le minoranze di estremisti e mercenari che provocano violenze e disordini" e a denunciare la "drammatizzazione, fomentazione e diffamazione mediatica ostile alla Tunisia". Subito gli fanno eco i media locali (controllati quasi completamente dal regime) che, dopo aver nascosto le notizie delle proteste, dedicano pagine su pagine a denunciare Al Jazeera e "il complotto mediatico calunnioso" di cui la televisione del Qatar si sarebbe resa responsabile. Tutto ha avuto inizio il 17 dicembre, nel giorno festivo del venerdì. Mohamed Bouazizi un giovane laureato senza lavoro che prova a sopravvivere come ambulante vendendo frutta e legumi nelle strade viene fermato dalla polizia. Gli agenti sono bruschi, Mohamed non ha la licenza, gli viene confiscato tutto. Inutile protestare. Anche in un Paese come la Tunisia, dove il turismo è la prima industria e i diritti dei turisti sono sacri, i diritti umani sono spesso un optional. Chi dissente dal regime è un nemico e del resto il laureato-ambulante sta violando la legge e i poliziotti sono lì per farla rispettare. Mohamed si è laureato, come decine di migliaia di studenti tunisini, grazie alla grande riforma dell'istruzione varata con successo dal presidente Ben Ali e fiore all'occhiello del governo, ma come moltissimi altri non ha trovato lavoro. È la principale contraddizione del sistema sociale tunisino, a fronte di un numero di laureati sempre più alto (e con maggiori aspettative) la percentuale di disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 29 anni) ha ormai superato il 30 per cento. Avere una laurea e dover fare l'ambulante già gli sembra un'ingiustizia, che adesso gli tolgano anche quel misero lavoro che gli serve per sopravvivere è troppo. Disperato Mohamed va davanti al municipio di Sidi Bouzid, la cittadina nel centro del Paese dove abita (265 chilometri dalla capitale Tunisi), si cosparge di benzina e si dà fuoco. Viene trasportato all'ospedale in condizioni critiche, ustioni di terzo grado in tutto il corpo, ma riesce a sopravvivere. La notizia scatena un'ondata di rabbia. Per una settimana centinaia di giovani scendono nelle strade, proteste e slogan contro il regime, qualche macchina della polizia assalita e bruciata, una repressione brutale, dozzine di feriti. Alla vigilia di Natale e nei giorni a seguire altri scontri, questa volta più gravi. Un giovane si uccide gettandosi contro i fili dell'alta tensione, un altro viene abbattuto mortalmente dai proiettili della polizia. Come in tutti i regimi autoritari di fronte al malcontento della piazza che viene ufficialmente negato qualcuno deve però pagare. Mercoledì saltano le teste di due ministri, Comunicazione e Gioventù, come dire che anche Ben Ali prende atto che non si tratta solamente di un complotto e di qualche testa calda prezzolata da un nemico invisibile ("il punto di partenza di questi avvenimenti è un caso sociale"), ieri è stata la volta del Governatore di Sidi Bouzid - dopo che mercoledì sera altri due giovani disoccupati si erano dati fuoco per protesta - e di quelli di Jendouba (nel nord-ovest) e Zaghouan (nord-est). Per Ben Ali si tratta della crisi più grave da quando 23 anni fa è salito al potere. Dal luglio 1957, anno dell'indipendenza, la Tunisia è stata governata solo da due uomini, Bourghiba che rimase al potere fino al 1987 (con una fase "socialista" e una successiva apertura democratica) e l'attuale presidente che depose il vecchio leader con un "golpe" incruento per "senilità", modo elegante per definire l'Alzheimer che lo aveva colpito. Mezzo secolo e due soli padri-padroni. Nei cable di WikiLeaks la Tunisia di Ben Ali è stata definita una Paese di "quasi mafia", dove il presidente e i suoi uomini fanno il bello e il cattivo tempo. Lui vuole candidarsi ancora nel 2014, dopo che l'anno scorso ha ottenuto il quinto mandato con una percentuale che un tempo veniva definita bulgara (89 per cento dei voti). In questi giorni di "rivolta del pane" per la prima volta una piccola minoranza gli chiede pubblicamente di andarsene. i risultati in termini di pace e coesione sociale non mi sembrano esaltanti |
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Data registrazione: Oct 2003
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YouTube - Imprenditori: atto d'accusa - Exit, la7, novembre 2010
sono proprio curioso di sapere cosa ne pensano ora quegli imprenditori che hanno investito ingenti capitali ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
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Data registrazione: Sep 2008
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questi ora hanno una bella "impresa". |
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Data registrazione: Nov 2005
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primo. I tunisini per quel che li ho frequentati sono persone
'miti' . L'influenza francese come colonia e italiana 'turistica' li ha fatti diventare meno arabi e più occidentali. Ciò detto non cambierà nulla. Si passerà da un regime dove comandava uno più la sua famiglia ed amici ad un regime dove comanderanno in numero maggiore. (mi pare che alcuni la chiamano democrazia...) Per la gente comune non cambierà una beata cippa. Rimane un Paese privo di risorse..eccetto il turismo. |
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#6 (permalink) | |
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Data registrazione: Nov 2005
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ma se devo giudicare da quel che ho visto è riuscito a far investire tutto il mondo in Tunisia. Non è un caso che sia fuggito là. Gli arabi hanno investito molto negli hotel tunisini. Non vorrei che vincessero dei 'socialisti' contrari ai capitali esteri. In quel caso la vedo grigia. |
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#7 (permalink) | |
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Data registrazione: Jan 2009
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#8 (permalink) | |
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Data registrazione: Nov 2005
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Citazione:
e per quello la gente ci và. Ricordiamoci che non sono nè i Caraibi nè l'Egitto. Il clima èmeglio del nostro ma da novembre ad aprile il bagno te lo scordi. Se aumenti i salari ai dipendenti.. sei ancora competitivo ? E a parte il turismo, quei giovani che reclamano più lavoro dove diavolo lo trovano ? Le proteste tunisine (io vorrei che stessero meglio) finiranno come quelle dei nostri studenti. Già dimenticate. |
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#9 (permalink) |
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Data registrazione: Nov 2005
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spero di non aver già 'intravisto' un futuro poco roseo.
Mi spiego. Chi mi legge sa che ho scritto spesso a favore della Tunisia. Un punto è (o forse era) importantissimo. L'assenza di furti, molestie ecc ecc ai turisti. Perché ? beh lo dice bene un tunisino.. dal FT . “We have had 23 year of a regime in which ‘security’ was the only principle. . Vero. ad ogni incrocio c'erano poliziotti..SEMPRE. Mi dicono che in borghese girano negli hotel..ecc ecc . Quello che il tunisino lamenta, l'eccesso di 'security' era un plus visto dal punto di vista dei turisti. . Se la Tunisia diventa un Paese che non offre più quella 'tranquillità' potrebbe perdere quote di turismo. |
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Data registrazione: Jan 2010
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Esistono classifiche -rating precisi di questi rischi ? |
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