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Vecchio 21-10-10, 09:55   #1 (permalink)
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Sette paesi considerano la possibilita' di abbandonare il dollaro usa

Non è un segreto che il dollaro abbia imboccato una spirale in discesa. Il suo valore sta crollando e la Fed non sta facendo un bel nulla per cambiare la situazione. Di conseguenza, un certo numero di paesi stanno considerando di allontanarsi dal dollaro per conservare i loro beni.

Ecco i sette paesi che attualmente stanno considerando di sganciarsi dal dollaro e gli effetti che avranno sul suo valore e sull'economia degli Stati Uniti.

L'Arabia saudita: Il Telegraph segnala che, per la prima volta, l'Arabia Saudita ha rifiutato di tagliare i tassi di interesse assieme alla Federal Riserve degli Stati Uniti. Ciò è stato visto come un segnale che è imminente una rottura dall'aggancio valutario con il dollaro.

Il regno sta prendendo "misure appropriate" per proteggersi dalla possibilità che il dollaro causi problemi alla loro economia. Sono preoccupati riguardo la minaccia d'inflazione e non vogliono aver a che fare con le "condizioni recessive" negli USA. Hans Redeker di BNP Paribas crede che questo crei "una situazione molto pericolosa per il dollaro", poichè l'Arabia Saudita da sola gestisce 800 miliardi di dollari. Gli esperti temono che una rottura dal dollaro in Arabia Saudita potrebbe scatenare "una fuga precipitosa" dal dollaro in Medio Oriente, una regione che controlla 3.500 miliardi di dollari.

La Corea Del Sud: nel 2005, la Corea ha annunciato la sua intenzione di spostare i propri investimenti su valute di altri paesi piuttosto che gli Stati Uniti. Anche se stanno semplicemente facendo piani per diversificare in futuro, ciò non significa che una grande quantità di dollari non sia nei piani. Ci sono voci che la Banca della Corea stia progettando di vendere 1 miliardo di obbligazioni USA nell'immediato futuro, dopo la vendita di 100 milioni dello scorso agosto.

La Cina: Dopo aver già abbandonato l'aggancio al dollaro nel 2005, la Cina ha un altro asso nella manica. Attualmente, la Cina sta minacciando "l'opzione nucleare" di un'enorme liquidazione di dollari in risposta alle possibili sanzioni commerciali progettate per forzare una rivalutazione dello yuan. Anche se la Cina "non vuole alcun fenomeno indesiderabile nell'ordine finanziario globale", la loro grande quantità di dollari USA serve da "moneta di contrattazione". Come abbiamo notato in passato, la Cina ha il potere di prendere la fuga dal dollaro.

Il Venezuela: Il Venezuela ha poca lealtà verso il dollaro. Infatti hanno mostrato un'evidente disapprovazione, scegliendo di utilizzare accordi con baratto per il petrolio. Questi affari con baratto, stabiliti da Hugo Chavez, permettono al Venezuela di commerciare il petrolio con 12 paesi latino-americani e con Cuba senza utilizzare il dollaro, tagliando agli Stati Uniti il loro abituale sussidio. Chavez non è timido su questa decisione e ha pubblicamente consigliato ad altri di adottare simili iniziative. Nel 2000, Chavez ha suggerito all'OPEC che "approfittassero del baratto di elettronica high-tech e degli scambi bilaterali del suo petrolio con i suoi clienti dei paesi in via di sviluppo" o, in altre parole, di smettere di usare il dollaro o persino l'euro, per le transazioni del petrolio. In settembre, Chavez ha imposto alla compagnia petrolifera di stato venezuelana Petroleos de Venezuela SA di cambiare i suoi investimenti da dollaro a euro e altre valute per attenuare il rischio.

Il Sudan: Il Sudan, ancora una volta, sta progettando di convertire le sue riserve di dollari in euro ed altre valute. In più, hanno suggerito alle banche commerciali, ai dipartimenti del governo ed ai commercianti privati di fare lo stesso. Nel 1997, la Banca Centrale del Sudan ha fatto una raccomandazione simile in reazione alle sanzioni dell'ex presidente USA Clinton, ma è venuta a mancare l'esecuzione. Ma questa volta, 31 aziende sudanesi sono diventate soggette alle sanzioni, impedendo loro di fare operazioni commerciali o finanziarie con gli Stati Uniti. Ufficialmente, si segnala che le sanzioni hanno scarso effetto, ma ci sono indicazioni che l'economia sta soffrendo a causa di queste limitazioni. Una decisione di spostare il Sudan via dal dollaro è intesa per permettere al paese di aggirare queste sanzioni come pure altre in avvenire. Tuttavia, un comitato di Khartoum ha recentemente concluso che le proposte di ridotta dipendenza dal dollaro sono "non fattibili." Nonostante tutto, è evidente che l'intenzione del Sudan è di tentare una rottura dal dollaro in futuro.

L'Iran: L'Iran è forse il più probabile candidato per un imminente abbandono del dollaro. Recentemente, l'Iran ha chiesto che le sue spedizioni in Giappone fossero commerciate in Yen anziché dollari. Inoltre, l'Iran ha progetti in opera per creare uno scambio aperto di merci chiamato Borsa del Petrolio dell'Iran. Questo scambio permetterebbe di commerciare il petrolio ed il gas in valute non-dollaro, l'euro in particolare. Sebbene la Borsa del Petrolio abbia mancato almeno tre delle sue date d'apertura annunciate, essa serve a rendere chiare le intenzioni dell'Iran di liberarsi del dollaro. A partire dall'ottobre 2007, l'Iran riceve valute non-dollaro per l'85% delle sue esportazioni di petrolio ed ha in programma di spostare il 15% restante verso valute come il dirham degli Emirati Arabi Uniti.

La Russia: L'Iran non è solo nel suo desiderio di stabilire un'alternativa al commercio di petrolio ed altre merci in dollari. Nel 2006, il presidente russo Vladmir Putin ha espresso interesse nello stabilire una borsa valori russa che permetterebbe di pagare "petrolio, gas ed altre merci in rubli". Le intenzioni della Russia non sono segrete - in passato, hanno indicato chiaramente che sono molto prudenti sul tenere troppe riserve di dollari. Nel 2004, Alexei Ulyukayev Amministratore Capo della Banca Centrale Russa ha osservato, "la maggior parte delle nostre riserve è in dollari e questo è causa di preoccupazione". Ha continuato a spiegare che, dopo avere considerato il tasso del dollaro contro l'euro, la Russia "sta discutendo la possibilità di cambiare la struttura della riserva." Poi nel 2005, la Russia ha messo un termine al suo aggancio al dollaro, scegliendo invece di muoversi verso un allineamento all'euro. Hanno discusso la valutazione del petrolio in euro, una mossa che potrebbe generare un grande allontanamento dal dollaro verso l'euro, poichè la Russia è il secondo maggior esportatore di petrolio mondo.

Cosa significa tutto ciò?

Le nazioni si stanno stancando sempre di più di perdere denaro sul dollaro che precipita. Molti di loro desiderano proteggere i loro interessi finanziari ed un certo numero di loro vuole che termini la supervisione USA che deriva dall'usare il dollaro. Anche se non è chiaro quanti di questi paesi realmente porteranno a termine uno sganciamento dal dollaro, è chiaro che il suo status di valuta mondiale è in difficoltà.

Ovviamente, un abbandono del dollaro vuol dire cattive notizie per la moneta. Messa in parole semplici, come diminuisce la richiesta, il suo valore crolla. In più, se è perso, si sentirà dolorosamente la mancanza del reddito generato dall'uso del dollaro. La condizione del dollaro di economico prodotto di esportazione USA è una parte vitale della nostra economia. Perdere questa condizione potrebbe far traballare le vite finanziarie sia degli Americani che dell'economia di tutto il mondo.

Titolo originale: "7 Countries Considering Abandoning the US Dollar (and what it means)"
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Vecchio 21-10-10, 10:55   #2 (permalink)
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Se la finanza ed in commercio mondiali abbandonassero il $, si farebbe un salto indietro di 70 anni con uno sconvolgimento tale che neanche nel peggiore degli incubi...
Gli Usa devono rimettere in ordine immediatamente i loro conti come fanno in Uk, lacrime e sangue per gli Americani e tante bastonate...
mac2003 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-10-10, 12:30   #3 (permalink)
ridateci il cainano!
 
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se l'abbandono del dollaro fosse molto graduale sarebbe un "guaio" solo per gli USA

d'altra parte un abbandono graduale è già iniziato

il mio timore è che ad un certo punto l'abbandono cesserà di essere graduale e subentrerà la ... sindrome del cerino
Andrea4891 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-10-10, 13:29   #4 (permalink)
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Originalmente inviato da Andrea4891 Visualizza messaggio
...
d'altra parte un abbandono graduale è già iniziato
....
C'è più una volontà che un'effettiva pratica di ciò che dici, le pressioni sono molto forti per tenere il dollaro.
Quello che dici - e che sta avvenendo - è comunque un indizio per capire le dinamiche della geopolitica.
dottoraus non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-10-10, 14:58   #5 (permalink)
GetRichOrDieTrading
 
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Originalmente inviato da otcrider Visualizza messaggio
Non è un segreto che il dollaro abbia imboccato una spirale in discesa. Il suo valore sta crollando e la Fed non sta facendo un bel nulla per cambiare la situazione.
Veramente la fed sta svalutando di proposito.

Citazione:
La Cina: Dopo aver già abbandonato l'aggancio al dollaro nel 2005, la Cina ha un altro asso nella manica. Attualmente, la Cina sta minacciando "l'opzione nucleare" di un'enorme liquidazione di dollari in risposta alle possibili sanzioni commerciali progettate per forzare una rivalutazione dello yuan. Anche se la Cina "non vuole alcun fenomeno indesiderabile nell'ordine finanziario globale", la loro grande quantità di dollari USA serve da "moneta di contrattazione". Come abbiamo notato in passato, la Cina ha il potere di prendere la fuga dal dollaro.
Il discorso è semplice, o tolgono il cambio quasi-fisso con il dollaro, come richiesto dalla comunità internazionale USA in primis, oppure mantengono lo status quo. Se contribuiscono a un'ulteriore svalutazione del dollaro, mantenendo ancorato il renminbi, si tirerebbero da soli la zappa sui piedi con un'inflazione a 2 cifre.

Citazione:
Il Venezuela: Il Venezuela ha poca lealtà verso il dollaro. Infatti hanno mostrato un'evidente disapprovazione, scegliendo di utilizzare accordi con baratto per il petrolio. Questi affari con baratto, stabiliti da Hugo Chavez, permettono al Venezuela di commerciare il petrolio con 12 paesi latino-americani e con Cuba senza utilizzare il dollaro, tagliando agli Stati Uniti il loro abituale sussidio. Chavez non è timido su questa decisione e ha pubblicamente consigliato ad altri di adottare simili iniziative. Nel 2000, Chavez ha suggerito all'OPEC che "approfittassero del baratto di elettronica high-tech e degli scambi bilaterali del suo petrolio con i suoi clienti dei paesi in via di sviluppo" o, in altre parole, di smettere di usare il dollaro o persino l'euro, per le transazioni del petrolio. In settembre, Chavez ha imposto alla compagnia petrolifera di stato venezuelana Petroleos de Venezuela SA di cambiare i suoi investimenti da dollaro a euro e altre valute per attenuare il rischio.
Il QE della FED è nulla in confronto alla stamperia selvaggia di paesi come il venezuela, quindi chavez fa ridere i polli.

Citazione:
Cosa significa tutto ciò?

Le nazioni si stanno stancando sempre di più di perdere denaro sul dollaro che precipita. Molti di loro desiderano proteggere i loro interessi finanziari ed un certo numero di loro vuole che termini la supervisione USA che deriva dall'usare il dollaro. Anche se non è chiaro quanti di questi paesi realmente porteranno a termine uno sganciamento dal dollaro, è chiaro che il suo status di valuta mondiale è in difficoltà.

Ovviamente, un abbandono del dollaro vuol dire cattive notizie per la moneta. Messa in parole semplici, come diminuisce la richiesta, il suo valore crolla. In più, se è perso, si sentirà dolorosamente la mancanza del reddito generato dall'uso del dollaro. La condizione del dollaro di economico prodotto di esportazione USA è una parte vitale della nostra economia. Perdere questa condizione potrebbe far traballare le vite finanziarie sia degli Americani che dell'economia di tutto il mondo.

Titolo originale: "7 Countries Considering Abandoning the US Dollar (and what it means)"
Diciamo che chi vuole convertire le proprie riserve arriva in ritardo, potevano farlo a maggio/giugno a tassi ben più convenienti, ora come ora non ha senso.
Boba Fett non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-10-10, 16:23   #6 (permalink)
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Originalmente inviato da Boba Fett Visualizza messaggio
Veramente la fed sta svalutando di proposito.

Il discorso è semplice, o tolgono il cambio quasi-fisso con il dollaro, come richiesto dalla comunità internazionale USA in primis, oppure mantengono lo status quo.
Infatti per ora gli usa hanno il problema opposto: troppi paesi accumulano troppi dollari non consentendo un'adeguata svalutazione e un certo riequilibramento della bilancia commerciale americana.

Da un lato agli usa va molto bene dollarizzare e ottenere che molti paesi accumulino dollari, perchè questo consente alla fed scelte monetarie molto espansive, consente di stampare e spendere in consumi o investire senza avere inflazione eccessiva.

Però ora, in un periodo di quasi deflazione e di disoccupazione elevata, sarebbe preferibile per gli usa un rallentamento nell'accumulo di dollari in paesi esteri.

E' evidente che gli usa non possono pretendere che gli altri nel mondo accumulino un po' più o un po' meno dollari a seconda delle esigenze usa...

Credo che la situazione valutaria americana sia buona, con prospettive nettamente migliori rispetto all'euro, allo yen.
Gli usa hanno un deficit commerciale marcato e molti paesi accumulano dollari, la fed continuerà a stampare e gli usa continueranno a ricevere merci contro carta, se questo processo con accumulo di dollari all'estero rallentasse un po', la fed ne sarebbe ben lieta, limiterebbe il qe e la svalutazione del dollaro farebbe migliorare la bilancia commerciale usa rilanciando la produzione interna. Se poi questo processo di accumulo di dollari si invertisse addirittura, allora gli usa andrebbero verso bilancia commerciale in attivo mentre il dollaro si svaluterebbe. Avrebbero una inflazione direi "sana", nel senso che sarebbe proporzionale a quanti dollari ritornano negli usa grazie all'export, al surplus commerciale. Sarebbe un'inflazione che svaluterebbe di molti il debito estero e non estero usa. Con la capacità industriale e le tecnologie americane non sarebbero certo un dramma queste situazioni.

Proprio il deficit commerciale usa enorme degli ultimi decenni è uno squilibrio che renderà prima o poi possibile quella strada di svalutazione che troppi paesi ora cercano senza successo...e se gli usa non la troveranno, continueranno ad avere merci contro carta.
Le prospettive usa sono secondo me buone rispetto a quelle giapponesi ed europee.
Come già accennato, anche il debito pubblico usa si svaluterebbe con inflazione, i tassi potrebbero finalmente tornare a salire ridando alla fed la possibilità di utilizzare un efficace strumento di regolazione dell'eonomia.
Il mercato potrebbe tornare a recuperare sull'economia di stato che ora, con tassi non più tagliabili, è una scelta quasi obbligata.

In realtà non credo che si verificherà tutto questo, perlomeno non a breve, credo che la cina e altri paesi continueranno ad accumulare dollari.
Nel frattempo la Cina aprirà al commercio in yuan con i paesi con cui ha deficit commerciale, questi paesi cominceranno ad accumulare yuan e sostituiranno le proprie riserve ora in dollari in yuan man mano che l'export verso la cina diventerà più importante che quello verso gli usa.

Non credo quindi a grandi sconvolgimenti e a crolli del dollaro, ma ad una situazione che evolverà lentamente seguendo gli scambi commerciali cinesi.
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Vecchio 22-10-10, 12:20   #7 (permalink)
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ahh ah che ridere la Cina che vuole abbandonare l'aggancio al dollaro, ma chi le scrive ste pagliacciate?
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