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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
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dell'abbattimento di falsi luoghi comuni
Leggo spesso in questo forum, a supporto di bizzarre convinzioni stataliste e redistributive spinte, che il modello da guardare è la classica socialdemocrazia scandinava.
Bene, se vogliamo guardarla, almeno guardiamola bene. Valutiamola quindi in base alla realtà e non secondo antichi stereotipi. Secondo l'articolo tratto da ilSole24Ore - incollato in calce - che prende in esame la Svezia, chapeau a quel Paese: tale socialdemocrazia rasenta il sogno di ogni liberale. Un miraggio lontano per un liberale italiano. .................... Il nuovo boom della Svezia arriva da un mix di rigore e ultramercatismo di Carlo Stagnaro Miracolo svedese? Nel mezzo della crisi del debito pubblico, la Svezia alza l'asticella delle aspettative. Il ministro delle Finanze, Anders Borg, durante un infuocato dibattito parlamentare ha previsto, nel 2010, un tasso di crescita economica del 3,3% (3,8% nel 2011), contro il 2,5 atteso, e un calo della disoccupazione all'8,9% (8,4% l'anno prossimo), contro il 9,2% del forecast precedente. Questa concessione alla speranza arriva dopo la decisione della Banca centrale svedese di aumentare il tasso di sconto di un quarto di punto. Borg ha disegnato un percorso di completo rientro dalla crisi in una manciata di anni: crescita economica sostenuta (tra il 3 e il 4 per cento) e graduale riassorbimento della disoccupazione, che entro il 2014 dovrebbe tornare sotto il livello di guardia del 6 per cento. Non è detto che sia un eccesso di ottimismo. Negli ultimi dieci anni, mentre l'Italia cresceva nell'ordine dell'1 per cento all'anno e l'Europa del 2 per cento, la Svezia ha corso a un tasso superiore al 3 per cento. Questo risultato – dentro cui Borg rinviene la possibilità di una rapida ripresa – è tanto più sorprendente se si pensa che la costruzione di un pesante welfare state aveva, negli ultimi trent'anni del Ventesimo secolo, pesantemente impattato il successo scandinavo, facendo precipitare Stoccolma dalla quarta posizione nell'indice di prosperità nel 1970 alla quattordicesima nel 2003. Oggi il Legatum Institute assegna alla Svezia il terzo posto: cosa è cambiato? Una possibile risposta viene guardando altri due indici. Uno è quello della libertà economica pubblicato ogni anno dalla Heritage Foundation, che nel 2010 assegna al paese il ventunesimo posto, con un punteggio del 72,4 per cento. Può apparire non esaltante – o almeno insufficiente a spiegare l'undicesimo Pil pro capite al mondo – ma bisogna entrare dentro le variabili considerate dal think tank conservatore: si scoprirà allora che, a dispetto della cattiva performance per pressione fiscale e spesa pubblica, la Svezia svetta rispetto a tutti gli altri indicatori, in particolare libertà d'impresa e protezione dei diritti di proprietà (entrambe sopra il 95 per cento). Una lettura analoga viene scorrendo i risultati dell'Indice della libertà di intrapresa , elaborato dall'Istituto Bruno Leoni per il Centro studi di Confindustria, che assegna alla Svezia un punteggio complessivo del 59 per cento, ma enfatizza un ragguardevole livello di libertà d'impresa (81 per cento) e libertà dalla regolazione (74 per cento), tra i più alti in Europa. Quello che emerge, dunque, è la peculiarità svedese di sostenere un massiccio (ma decrescente nel tempo) sforzo redistributivo attraverso la creazione di un contesto "ultramercatista" per le imprese. In altre parole, Stoccolma ha capito che, per essere ridistribuita, la ricchezza deve prima essere creata; e, perché sia creata, bisogna che lo Stato stia fuori dai piedi il più possibile e lasci fare agli "spiriti animali" del mercato. Il ministro Borg, intervistato dal Financial Times lo scorso 9 giugno, ha rivendicato i meriti del governo di cui fa parte, senza tuttavia rinnegare gli sforzi precedenti, a partire dalla dura terapia di rigore contabile che ha portato in pareggio (pre-crisi) un bilancio in deficit strutturale di 12 punti di prodotto interno lordo. Il tutto si sposa a un set di poche e semplici regole, che proprio in quanto poche e semplici sono tendenzialmente rispettate di più e meglio. A Borg ha risposto, un po' piccato, l'ex governatore della Riksbank, Lars Wohlin, il quale ha evidenziato il ruolo fondamentale della politica monetaria rigorista, che ha dato a imprese e banche gli incentivi corretti e li ha trattenuti dal cadere nella spirale del sovraindebitamento. Il "nuovo" modello scandinavo si basa su tre pilastri: rigore nella spesa pubblica, rigore monetario, e libertà d'impresa. Se la Svezia è l'anti-Grecia, forse per chi sta in mezzo al guado è arrivata l'ora di fare una scelta di campo. Ultima modifica di microalfa : 02-10-10 alle ore 18:17 |
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#3 (permalink) |
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Data registrazione: May 2009
Messaggi: 6,426
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Avevamo già commentato questa spazzatura, io credo che sia veramente un'idiozia parlare di ultramercatismo in questi termini.
Quando mi sono iscritto al forum Kasparek parlava di economie con un peso dello stato nel pil superiore al 50% descrivendole economie ormai quasi socialiste. Qui, invece di dire che anche il settore pubblico, se ben gestito in alcuni paesi riesce a funzionare, si vuol raccontare che, non si sa perchè si è di fronte ad un esempio di ultramercato. |
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#4 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: May 2009
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Tassi negativi, decisione storica in Svezia: La Banca centrale ha ridotto i saggi di riferimento sui depositi a -0,25%. Infatti sono riusciti pure ad ottenere una svalutazione rispetto all'euro profittando proprio della libertà concessa dal non far parte dell'unione monetaria. |
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#5 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: May 2009
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Il nuovo boom della Svezia arriva da un mix di rigore e ultramercatismo
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#7 (permalink) |
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Member
Data registrazione: May 2009
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Parola nuova per un intendere un nuovo tipo di liberismo in cui le tasse sono molto elevate, lo stato è fortemente presente in economia, roba che sino a 2 anni fa utenti liberisti definivano socialismo, ora è stato ribattezzato "mercatismo".
Comunque trattasi di "ultramercatismo"
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#9 (permalink) |
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Member
Data registrazione: May 2009
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Il Legno storto, quotidiano online - Politica, Attualit, Cultura - Tremonti: il "mercatismo" porter Prodi al suicidio
A Tremonti questo "mercatismo" forse non piace poi troppo: Insomma, cresce nell´opinione pubblica la consapevolezza che il mercato è una cosa e la politica è un´altra cosa. Non le sembra di rispolverare un leit motiv da sempre appartenuto alla sinistra, e non allo schieramento al quale lei appartiene? «Il "mercatismo" è stato ed è una ideologia trasversale. Suoi elementi si trovano tanto a sinistra quanto a destra. È stato ed è più forte a destra in Usa e più forte a sinistra in Europa». E qual è la sinistra mercatista in Europa? «È quella che ha identificato l´Europa con l´euro e sostituito i popoli con le élite. Il "mercatismo" di sinistra è nel folclore idolatra per la City di Londra, è nella illusione di sostituire la lotta di classe con l´interesse del consumatore: supermercati e low cost. È nella ossessione cinese del presidente Prodi. Nel mito dei prezzi bassi. Ma supermercati e low cost funzionano se hai il posto di lavoro, se hai le tasche piene. Se invece le opportunità di mercato producono il posto fisso in Asia e il precariato fisso in Europa, il meccanismo si inceppa. Si crea uno squilibrio sociale che non può essere superato spingendo ancora di più sul "mercatismo", ma cercando elementi di equilibrio essenziali per la tenuta sociale in Occidente». |
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Prospersenzacrescita
Data registrazione: Sep 2009
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Citazione:
Qual'è la sepsa pubblica in rapporto al PIL? E le indennità di disoccupazione? Ed altri servizi ubblici e sociali? E la pressione fiscale è più alta o più bassa che in Irlanda?
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