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Vecchio 22-09-10, 11:18   #1 (permalink)
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il futuro delle banche italiane

fa paura che si giudichi positivamente l'operato di Profumo ma fa ancora piu' paura pensare che si e' convinti che il subentrante possa fare peggio di lui...
Insomma della Lega ci dobbiamo fidare o no ?

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Unicredit: Centrosim, con l'uscita di Profumo sulla banca incombe l'ombra della politica -1

Finanzaonline.com - 22.9.10/11:03

Alessandro Profumo ha rassegnato ieri le dimissioni dalla carica di amministratore delegato di Unicredit. Il Consiglio di amministrazione della banca e l'a.d. hanno concordato la chiusura del rapporto, a seguito degli orientamenti maturati nel Consiglio e ratificati dalla riunione di ieri. "La sfiducia a Profumo apre una fase molto incerta per il futuro della banca", commenta Luca Comi di Centrosim. "Le grandi acquisizioni degli ultimi anni - HVB e Capitalia - hanno favorito un salto importante nelle dimensioni e nello standing internazionale di Unicredit, ma si sono rivelate molto difficili da gestire, accrescendo il grado di complessità del gruppo e portando al suo interno numerose aree di criticità. Anche gli ultimi 2/3 anni sono stati costellati di errori: dalle acquisizioni costosissime e fonte di grandi problemi in Russia e Kazakhstan, alla sottovalutazione della crisi finanziaria, con la costituzione di ingenti portafogli di credit derivatives. Ma, al di là dell'ultimo difficile momento congiunturale - sostiene l'esperto - la gestione di Profumo deve essere valutata in modo molto positivo, alla luce della creazione di valore realizzata nel corso degli anni".

A suo avviso "l'uscita di un banchiere autonomo e indipendente e dotato di carisma e visione strategica lascia molti timori sul futuro prossimo del gruppo". Il cruccio principale che teme anche la Borsa è uno: che Unicredit possa cadere nelle maglie delle politica. "Torna a incombere l'ombra della politica", concorda Comi, spiegando che "siamo dell´idea che i dissidi interni siano stati originati principalmente dal piano banca unica, che ha smantellato radicate strutture di potere locale. Con il rischio del riemergere di criteri meramente clientelari nella definizione delle politiche creditizie. Restiamo negativi sul titolo, confermando il rating sell".
**************************************** ***************

Un errore, grave

Un errore, grave


Non è il disaccordo sulla presenza dei libici che ha indotto le fondazioni italiane e gli azionisti tedeschi a sfiduciare Alessandro Profumo, peraltro senza scegliere subito un sostituto, come dovrebbe avvenire in una grande banca internazionale. Sarebbe infatti sciocco opporsi a un socio di minoranza che non esita a mettere mano al portafogli quando la banca ha bisogno di capitale fresco. La Libia è solo un pretesto.

Il vero scontro che oppone Profumo ai grandi azionisti della banca è la sua decisione di trasformare Unicredit da una somma di feudi locali (Monaco di Baviera, Verona, Torino, Modena, Treviso...) in una struttura unica, come lo sono le grandi banche internazionali, ad esempio Hsbc (Hong Kong and Shanghai Banking Corporation), la più estesa e la migliore banca al mondo. Una banca unica è più efficiente, ha costi inferiori ed è in grado di offrire ai propri clienti (aziende e famiglie) credito e servizi a condizioni più favorevoli. È evidente che se fossero i clienti a decidere sceglierebbero una banca unica; ma non sono loro, e gli interessi dei grandi azionisti di Unicredit non coincidono con quelli dei suoi clienti.

Per creare una banca unica è necessario smantellare tanti piccoli feudi, ciascuno con i suoi interessi locali, con le sue parrocchie e le sue poltrone da difendere. «Quando ci sono delle decisioni che incidono sul mio territorio ho diritto di dire la mia» ha proclamato ieri Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona. Non vi è dubbio, anche se il suo diritto si limita a poter esprimere un’opinione perché il sindaco di Verona non è un azionista di Unicredit. Tosi omette di spiegare perché teme la banca unica: forse perché essa ridurrebbe il suo «peso politico» in Unicredit? Oppure pensa che danneggerebbe le aziende della sua città? Ma se così fosse, come mai ieri Emma Marcegaglia, presidente degli industriali, è scesa in campo in difesa del progetto di Profumo? I politici della Lega non sono diversi dai vecchi democristiani: loro controllavano il territorio (e i voti) attraverso le Casse di risparmio e le municipalizzate, la Lega mi pare sulla stessa strada.

I piccoli feudi non esistono solo in Italia: l’altro ieri la Süddeutsche Zeitung lamentava che Monaco di Baviera non è più un grande centro finanziario; sono rimaste BayernLB, una cassa di risparmio in difficoltà, e l’ex Hvb, una banca che Unicredit ha acquistato salvandola dal fallimento. È curioso che dopo i loro clamorosi insuccessi i bavaresi oggi reclamino posizioni di comando in Unicredit (caso mai, voce in capitolo nella gestione della banca potrebbe chiederla a giusto titolo la Polonia, dove Unicredit va a gonfie vele).

Alessandro Profumo ha anche commesso degli sbagli: comprare Capitalia, per esempio, e gestire troppo frettolosamente l’ingresso dei libici. Ma oggi paga per una sua scelta giusta: non aver accettato di venire a patti con le consorterie che comandano in Italia. In quindici anni ha creato l’unica grande multinazionale con una testa italiana. I piccoli feudi sono fermamente intenzionati a distruggerla. Con il capitalismo dei feudi le nostre imprese non andranno lontane. E le modalità ieri usate dagli azionisti possono solo danneggiare la reputazione dell’Italia.

Francesco Giavazzi
22 settembre 2010

Ultima modifica di kimo : 22-09-10 alle ore 11:28
kimo non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-09-10, 11:37   #2 (permalink)
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fa paura che si giudichi positivamente l'operato di Profumo ma fa ancora piu' paura pensare che si e' convinti che il subentrante possa fare peggio di lui...
Insomma della Lega ci dobbiamo fidare o no ?

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Unicredit: Centrosim, con l'uscita di Profumo sulla banca incombe l'ombra della politica -1

Finanzaonline.com - 22.9.10/11:03

Alessandro Profumo ha rassegnato ieri le dimissioni dalla carica di amministratore delegato di Unicredit. Il Consiglio di amministrazione della banca e l'a.d. hanno concordato la chiusura del rapporto, a seguito degli orientamenti maturati nel Consiglio e ratificati dalla riunione di ieri. "La sfiducia a Profumo apre una fase molto incerta per il futuro della banca", commenta Luca Comi di Centrosim. "Le grandi acquisizioni degli ultimi anni - HVB e Capitalia - hanno favorito un salto importante nelle dimensioni e nello standing internazionale di Unicredit, ma si sono rivelate molto difficili da gestire, accrescendo il grado di complessità del gruppo e portando al suo interno numerose aree di criticità. Anche gli ultimi 2/3 anni sono stati costellati di errori: dalle acquisizioni costosissime e fonte di grandi problemi in Russia e Kazakhstan, alla sottovalutazione della crisi finanziaria, con la costituzione di ingenti portafogli di credit derivatives. Ma, al di là dell'ultimo difficile momento congiunturale - sostiene l'esperto - la gestione di Profumo deve essere valutata in modo molto positivo, alla luce della creazione di valore realizzata nel corso degli anni".

A suo avviso "l'uscita di un banchiere autonomo e indipendente e dotato di carisma e visione strategica lascia molti timori sul futuro prossimo del gruppo". Il cruccio principale che teme anche la Borsa è uno: che Unicredit possa cadere nelle maglie delle politica. "Torna a incombere l'ombra della politica", concorda Comi, spiegando che "siamo dell´idea che i dissidi interni siano stati originati principalmente dal piano banca unica, che ha smantellato radicate strutture di potere locale. Con il rischio del riemergere di criteri meramente clientelari nella definizione delle politiche creditizie. Restiamo negativi sul titolo, confermando il rating sell".
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Non è il disaccordo sulla presenza dei libici che ha indotto le fondazioni italiane e gli azionisti tedeschi a sfiduciare Alessandro Profumo, peraltro senza scegliere subito un sostituto, come dovrebbe avvenire in una grande banca internazionale. Sarebbe infatti sciocco opporsi a un socio di minoranza che non esita a mettere mano al portafogli quando la banca ha bisogno di capitale fresco. La Libia è solo un pretesto.

Il vero scontro che oppone Profumo ai grandi azionisti della banca è la sua decisione di trasformare Unicredit da una somma di feudi locali (Monaco di Baviera, Verona, Torino, Modena, Treviso...) in una struttura unica, come lo sono le grandi banche internazionali, ad esempio Hsbc (Hong Kong and Shanghai Banking Corporation), la più estesa e la migliore banca al mondo. Una banca unica è più efficiente, ha costi inferiori ed è in grado di offrire ai propri clienti (aziende e famiglie) credito e servizi a condizioni più favorevoli. È evidente che se fossero i clienti a decidere sceglierebbero una banca unica; ma non sono loro, e gli interessi dei grandi azionisti di Unicredit non coincidono con quelli dei suoi clienti.

Per creare una banca unica è necessario smantellare tanti piccoli feudi, ciascuno con i suoi interessi locali, con le sue parrocchie e le sue poltrone da difendere. «Quando ci sono delle decisioni che incidono sul mio territorio ho diritto di dire la mia» ha proclamato ieri Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona. Non vi è dubbio, anche se il suo diritto si limita a poter esprimere un’opinione perché il sindaco di Verona non è un azionista di Unicredit. Tosi omette di spiegare perché teme la banca unica: forse perché essa ridurrebbe il suo «peso politico» in Unicredit? Oppure pensa che danneggerebbe le aziende della sua città? Ma se così fosse, come mai ieri Emma Marcegaglia, presidente degli industriali, è scesa in campo in difesa del progetto di Profumo? I politici della Lega non sono diversi dai vecchi democristiani: loro controllavano il territorio (e i voti) attraverso le Casse di risparmio e le municipalizzate, la Lega mi pare sulla stessa strada.

I piccoli feudi non esistono solo in Italia: l’altro ieri la Süddeutsche Zeitung lamentava che Monaco di Baviera non è più un grande centro finanziario; sono rimaste BayernLB, una cassa di risparmio in difficoltà, e l’ex Hvb, una banca che Unicredit ha acquistato salvandola dal fallimento. È curioso che dopo i loro clamorosi insuccessi i bavaresi oggi reclamino posizioni di comando in Unicredit (caso mai, voce in capitolo nella gestione della banca potrebbe chiederla a giusto titolo la Polonia, dove Unicredit va a gonfie vele).

Alessandro Profumo ha anche commesso degli sbagli: comprare Capitalia, per esempio, e gestire troppo frettolosamente l’ingresso dei libici. Ma oggi paga per una sua scelta giusta: non aver accettato di venire a patti con le consorterie che comandano in Italia. In quindici anni ha creato l’unica grande multinazionale con una testa italiana. I piccoli feudi sono fermamente intenzionati a distruggerla. Con il capitalismo dei feudi le nostre imprese non andranno lontane. E le modalità ieri usate dagli azionisti possono solo danneggiare la reputazione dell’Italia.

Francesco Giavazzi
22 settembre 2010
Profumo ha internazionalizzato la banca ma ha anche portato problematiche simili a quelle di altri grandi istituti.
Con la sua cacciata la banca tornerà a svolgere un ruolo più tipico delle banche italiane, tornerà all'antico.
dottoraus non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 22-09-10, 21:15   #3 (permalink)
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Profumo ha internazionalizzato la banca ma ha anche portato problematiche simili a quelle di altri grandi istituti.
Con la sua cacciata la banca tornerà a svolgere un ruolo più tipico delle banche italiane, tornerà all'antico.
assolutamente d'accordo con te.
leon2 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 23-09-10, 10:37   #4 (permalink)
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Profumo ha internazionalizzato la banca ma ha anche portato problematiche simili a quelle di altri grandi istituti.
Con la sua cacciata la banca tornerà a svolgere un ruolo più tipico delle banche italiane, tornerà all'antico.
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Vecchio 23-09-10, 10:46   #5 (permalink)
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Profumo ha internazionalizzato la banca ma ha anche portato problematiche simili a quelle di altri grandi istituti.
Con la sua cacciata la banca tornerà a svolgere un ruolo più tipico delle banche italiane, tornerà all'antico.
quindi, secondo te, dismetterà le partecipazioni tipo le polacche
che sono le più redditizie ?
ma per favore !!!!!
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