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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 5,444
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Il miglior libro sullo stato sociale
Gosta Esping-Andersen
OLLTRE LO STATO ASSISTENZIALE Garzanti 2010 Naturalmente, non conoscendo a fondo la letteratura sull'argomento, ne potete proporre di migliori o affiancarne di altrettanto interessanti. In due parole, l'autore parte con il solito discorso secondo cui i cambiamenti dell'economia rendono necessario un adeguamento del welfare. La cosa interessante è che l'autore porta numerosi dati a supporto, dati che non è facile rintracciare se non si conosce già l'argomento. I capitolo (lezioni le chiama) sono tre, sull'occupazione femminile, sui bambini e sugli anziani. Il secondo capitolo è un vero e proprio capolavoro: intelligente, articolato, ricco di dati fondamentali. Cito un passo cruciale: "Molte ragioni sono a favore di una strategia di redistribuzione del reddito. Se l'obiettivo è sradicare la povertà infantile, il prezzo da pagare è infatti straordinariamente basso. Negli Stati Uniti, ove la povertà infantile ha dimensioni record, secondo le mie stime tale prezzo ammonta allo 0,4% del PIL, ossia dieci volte meno rispetto ai costi sociali della povertà infantile stimati in quel paese." Il libro, però, si ferma a questo tipo di analisi, non affronta il tema di come effettuare la transizione da un sistema a un altro ma soprattutto non spiega perché questi tipi di riforme, anche se estremamente vantaggiose sul piano economico, sono impensabili nell'attuale contesto politico e ideologico. |
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Data registrazione: May 2000
Messaggi: 24,863
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#4 (permalink) | |
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Data registrazione: Mar 2008
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Citazione:
Il miglior libro sullo stato sociale OLTRE LO STATO ASSISTENZIALE di Gosta Esping-Andersen Garzanti 2010 L'autore esprime, in un percorso di tre brevi capitoli, l'idea che lo stato sociale è buono e fa bene. Da leggersi sorseggiando un long drink. |
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#5 (permalink) | |
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Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 5,227
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![]() A proposito, saluti! ![]() Se fornisci un po' di numeretti e qualche concetto in più possiamo discuterne, poichè farlo con affermazioni così generiche è un po' dura. Mi troverò bene nel ruolo di orco che vuole male ai bambini ![]() La stagione dei long drink è però passata, vediamo di riprendere con quella invernale (il libro però non ho tempo nè voglia di leggerlo ora, quindi mi affido alle tue capacità di sintesi)
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#6 (permalink) |
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dall'esempio riportato sullo 0.4% del pil per risolvere il problema dei bimbi poveri mi pare che emerga che lo stato sociale attualmente spende molto di più ed è molto più inefficiente, ne deduco che lo stato sociale attualmente è gestito da **** e con logiche che vanno al di là del mero aiuto ai bisognosi, e che se anche tagliassimo i fondi del welfare avremmo cmq i margini per renderlo molto più efficiente dei quanto non lo sia ora.
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#7 (permalink) | |
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Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 5,444
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Ma lo Stato Sociale costa tanto. Quindi cominciamo a tagliare, così troviamo le risorse per questo 0,4%. Non è molto logico. Quanto al rendere più efficiente un servizio, come non essere d'accordo, perché l'inefficienza è uno spreco. Però il problema è che quello 0,4% di cui sopra non si trova e probabilmente non si troverà mai. |
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#8 (permalink) | |
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Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 5,444
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Bene, bentornato! Cominciavo ad essere preoccupato; non è che zitti zitti molti se ne sono andati in qualche paradiso tropicale dove lo Stato imperversa ma la vita costa un decimo che qua? Riguardo al libro, purtroppo me lo sono letto un po' di settimane fa e non ce l'ho molto bene fissato nella mente. Comunque ho riportato quell'esempio perché era il più interessante, ma anche per mostrare come il libro è impostato, ovvero, oltre ai ragionamenti si trovano anche delle stime numeriche che rendono l'idea dell'ordine di grandezza di ciò di cui si parla. Comunque un punto importante del secondo capitolo è l'affermazione, che io condivido, secondo cui la scuola ha fallito nel cercare di creare identiche condizioni di partenza fra gli studenti. (Se non ricordo male, l'autore anche qui porta dati che dimostrano la sua tesi.) E' una realtà abbastanza evidente ma, per ragioni troppo lunghe da spiegare, viene semplicemente rimossa. La tesi interessante, e a mio avviso assolutamente corretta e di cui l'autore fornisce dimostrazione mediante dati a supporto, è che bisogna cominciare prima, offrendo anche a chi vive in famiglie disacculturate gli stimoli che mancano e la cui assenza crea un fossato destinato ad allargarsi fin da prima che inizi l'età scolare. Ovvio che la destra si oppone. Per lei il fallimento della scuola pubblica è il grimaldello per portare alla sua abolizione. ("La scuola pubblica non mi piace molto, è un'idea giacobina" sentito dire oggi da un avvocato in un corridoio di Tribunale.) |
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#10 (permalink) | |
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Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 5,227
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![]() Un paio di considerazioni: 1) manca sempre 30 per far 31. Per quanto lo stato spenda, spende sempre troppo poco. Siamo sempre nella situazione per cui se facessimo una colletta di 10 euri a testa risolveremmo questo terribile problema, altri 10 e risolveremmo quell'altra tragedia, e così via. Solo che ci vuole anche un limite. Limite che può anche cominciare dall'eliminare il superfluo, come spiego meglio nel punto seguente. 2) mi è casualmente capitato sotto mano questo: http://www.unicef-irc.org/cgi-bin/un...?ProductID=461 dove si parla di "povertà infantile". Ebbene, il primo indicatore di questa "povertà" riguarda il reddito della famiglia inferiore al 50% del reddito mediano del paese. Al solito, questo non è un indicatore di povertà, ma di diseguaglianza, che porta in particolar modo a dire cose false sugli Usa, dove non ci sono più bambini poveri, ma dove ci sono tante persone più ricche che in altri posti (rispetto a noi, ad esempio). La questione mi pare quindi "culturale": dare "pari opportunità" ai bambini non significa dare a tutti lo stesso tenore di vita, ma dare a tutti le cose "importanti" come la scuola, e non i vestiti firmati. Inoltre, punto non secondario, sempre da un punto di vista culturale la gente lavora per dare di più ai propri figli, e non a quelli degli altri. I bambini non sono figli dello stato. Solo in regimi ipertotalitari, ma ipertotalitari da libro da fantascienza, i bambini sono "tutti uguali" stando a questo metro di misurazione, cioè senza differenze nel reddito e non effettivamente "non poveri". E non mi sta bene neanche il solito ricatto "se no poi delinque, quindi "conviene" pagargli alcune cose prima". Se delinque è una scelta sua, è una questione culturale sua e della sua famiglia, e non più di tanto una questione economica. Che poi la scuola pubblica generalmente non sia il massimo, e quindi "fallisca", siamo d'accordo, ma non è in genere per una questione di soldi bensì di logica sottostante. Basti pensare all'Italia, dove la scuola non è fatta in funzione degli studenti ma in funzione delle clientele che di scuola vivono. Ricordo sempre che con ciò che spende lo stato italico per ogni studente "pubblico" ci si può pagare la retta praticamente in qualsiasi scuola privata. E, alla fine, comunque è insensato pensare che tutti debbano andare ad Harvard a spese di Pantalone (sebbene in tal caso i soliti indici di Gini ringrazierebbero) Tu che "stimoli" vorresti dare in età prescolare ad un bambino presunto povero cui in realtà di materiale non manca nulla di fondamentale - non sto parlando di un po' di assistenza "materiale" per chi è povero davvero, che è tutto un altro discorso non affrontato dalle statistiche principali? |
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