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Vecchio 04-09-10, 07:15   #1 (permalink)
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Picco dell'oro

L'altro giorno leggevo sulla Stampa una tabella che riportava sinteticamente la quantità estratta di oro per ogni anno, che si aggira sulle 2200 t, e le riserve conosciute attuali, di poco superiori alle 20.000 t, quindi se ne estrae per i prox 20 anni.

Alla luce di questo e visto che i costi di estrazione saranno sempre maggiori, visto le profondità e i posti di dove si trova l'oro e a meno di nuove rilevanti scoperte, il prezzo dell'oro dovrebbe ancora salire o sbaglio?
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Vecchio 04-09-10, 11:21   #2 (permalink)
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articolo del 2007 ma sempre attuale
http://webcache.googleusercontent.co...&ct=clnk&gl=it



Picco di Hubbert anche per Oro?
Scritto da Clockworkgold
12 Dicembre 2007
Diciamo subito che è vero che la produzione mondiale di Oro è andata calando negli ultimi anni, dopo aver raggiunto un massimo storico di 2604 tonnellate all’anno nel 2001. Ed è invero abbastanza probabile che quello sia almeno un massimo relativo, che non verrà superato per molti anni a venire. Infatti esistono nelle dinamiche dell’economia del settore dei motivi strutturali che inducono a pensare che il recente calo sia l’inizio di una contrazione più profonda, almeno del tipo di altre che già in passato il mercato dell’Oro ha subito.

Gli elementi che pesano di più in questo senso sono senza dubbio due, che qui illustreremo brevemente.

Il primo è che per quasi vent’anni, dalla metà degli anni 80 fino almeno al 2000, questo piccolo mercato di nicchia è stato fortemente distorto dal profondo accoppiamento con il mondo della finanza internazionale che l’Oro si porta inesorabilmente appresso a causa della sua valenza monetaria. Non che non lo fosse in precedenza, o che non lo sia ancora adesso, ma nel periodo citato la conseguenza fu che il prezzo del metallo fu via via depresso sempre di più fino a livelli nettamente inferiori ai costi di produzione. Come è facile immaginare le conseguenze sono state disastrose per l’industria estrattiva aurifera, e sono state molte le aziende scomparse e le miniere abbandonate. Solo i produttori più grandi e solidi finanziariamente hanno continuato a produrre Oro, incrementando anzi la produzione per controbilanciare i decrescenti margini di guadagno, e tagliando incrementalmente tutte le spese, incluse quelle di investimento in esplorazione per individuare nuove risorse minerarie. Ciò ha accelerato l’esaurimento dei giacimenti già sfruttati e rallentato il ritmo delle nuove scoperte, creando così lo scenario che ha fatalmente portato a un calo della produzione globale. Non sorprende quindi che negli ultimi anni essa sia diminuita quasi del 10% dal massimo del 2001.

Ma ciò che più depone a favore della previsione che la produzione globale di Oro possa ora diminuire per parecchi anni è il secondo elemento: l’enorme rigidità dell’offerta di metallo nuovo. A causa della scarsità naturale, aumentare la produzione di Oro è ancora più arduo di quanto non sia per altre materie prime, come ad esempio i metalli industriali non ferrosi. Se tutto va bene ci vogliono tra i dieci e i quindici anni per portare alla produzione una nuova miniera, senza contare il tempo necessario per l’esplorazione di individuazione e definizione delle risorse, che può essere più o meno lungo in funzione di diversi fattori, tra cui anche la fortuna.

Ora il fatto è che gli ingenti investimenti necessari per le fasi di esplorazione e definizione di nuove risorse, anche solo di rimpiazzo della produzione, non sono fluiti per troppi anni nel settore, un po’ per le già menzionate ristrettezze di bilancio dei produttori e un po’ per la scarsa propensione verso il lungo termine dei gestori di capitali di rischio, specie al tempo degli anni ruggenti delle Borse. Solo dopo lo scoppio della bolla del Nasdaq e l’inversione di tendenza del prezzo dell’Oro è rinato l’interesse degli investitori per il settore aurifero e le piccole aziende di esplorazione hanno ripreso a pieno ritmo a incanalare capitali di rischio verso l’obiettivo di definire nuove risorse minerarie aurifere. Ci vorranno però tra i dieci e i quindici anni perché le nuove miniere comincino a contribuire produzioni tali da invertire la tendenza al calo che ormai si è palesata per la produzione mondiale.

Ma lo Hubbert peak del petrolio che cosa è? E che c’entra questo discorso con lo Hubbert peak? La nostra risposta è che c’entra poco, ma prima di entrar nel merito vediamo su che basi già nel 1949 lo scienziato M.K.Hubbert, geologo alla dipendenze della Shell, fu in grado di prevedere che intorno al 1975 la produzione di petrolio negli Stati Uniti avrebbe raggiunto il massimo assoluto non ripetibile, e che poco dopo al 2000 lo stesso sarebbe successo per la produzione mondiale. Questa sua seconda previsione appare particolarmente credibile alla luce del fatto che quella relativa agli Stati Uniti si è poi puntualmente verificata proprio nel 1975.

Hubbert aveva elaborato un modello di sviluppo del mercato del petrolio che partiva da considerazioni a priori, sia per quanto riguarda l’entità delle risorse inizialmente esistenti prima dell’inizio dello sfruttamento, sia per quanto riguarda la facilità di individuare ad un dato punto dello sfruttamento risorse nuove rispetto a quelle già note. Il modello a priori della quantità totale di petrolio era basato su considerazioni energetiche. In altre parole, Hubbert ricostruì i flussi energetici di equilibrio del nostro pianeta e determinò che frazione dell’energia totale ricevuta dal Sole sia stata immagazzinata nel tempo in idrocarburi, arrivando così a stimare la quantità totale di petrolio formatosi nei millenni. Mettendo insieme questi due modelli a priori riuscì a scrivere le equazioni differenziali del sistema, la cui soluzione era una curva a campana, simile ad una gaussiana, che riuscì poi a scalare in base agli esaurienti dati statistici disponibili alla Shell. Ne derivò la curva mostrata qui sotto nella Figura 1.


Figura 1 – la curva di Hubbert per la produzione mondiale di petrolio.

A ben vedere la teoria di Hubbert è basata su due cose: che la quantità iniziale esistente in natura della risorsa considerata sia limitata e stimabile con un modello a priori, e che l’uso la distrugga. Con queste ipotesi essa permette di individuare la collocazione temporale del picco di produzione a partire dai dati storici dello sfruttamento (quantità cumulata e difficoltà ad aumentare).

Ora la domanda è: ha senso parlare di picco di Hubbert con riferimento al fatto che la produzione mondiale di Oro ha subito negli ultimi anni un calo tale da suggerire che nel 2001 si sia toccato un massimo?

Come già accennato la nostra risposta è no, un po’ perché a differenza del petrolio l’Oro non sparisce quando entra in uso (ma questa obiezione cade se si discute solo della nuova produzione da miniera), un po’ perché la quantità inizialmente esistente in natura del metallo non è stimabile con un modello a priori, ma eventualmente solo con un modello statistico (che non dà nessuna garanzia per esempio rispetto al fatto che non esista nascosto da qualche parte un giacimento enorme e facile da sfruttare), ma soprattutto perché come illustrato sopra i motivi del presente calo di produzione sono di natura finanziaria, spiegabili nell’ambito delle distorsioni delle preferenze temporali causate nell’economia globale dall’inflazionismo, e non di una natura tecnico-economica che si possa spiegare nell’ambito ristretto del settore minerario con riferimento a difficoltà reali.

Eppure si è parlato di Hubbert peak per l’Oro, sui giornali, citando il fatto che l’Oro affiorante e visibile non esiste più da lungo tempo e la crescente difficoltà, dopo secoli di estrazione in ogni angolo del globo, di individuare in natura giacimenti economicamente sfruttabili del metallo. Man mano che si sfruttano i giacimenti noti, si dice, diventa sempre più difficile e costoso individuarne di nuovi con dimensioni e tipologia tali da renderne appetibile la coltivazione alle esistenti condizioni di mercato. Così si dice, dimenticando di elaborare sulle cause del fatto che le esistenti condizioni di mercato non rendono economicamente conveniente cercare, individuare ed estrarre il metallo.

Che poi l’Oro affiorante non si trovi più da molto tempo non è certo una novità: i tempi di Clementine e del suo padre fortyniner sono passati ben prima non solo di questo massimo, ma anche almeno dei due precedenti. Peraltro, se è certamente vero che trovare e sfruttare nuovi giacimenti auriferi sta pian piano diventando sempre più difficile e costoso, è anche vero che la tecnologia mineraria migliora sempre più, ed oggi è possibile, a parità di costi deinflazionati, estrarre metallo da giacimenti con concentrazioni molto minori di un tempo.

Ma la cartina di tornasole per la tesi dello Hubbert peak per l’Oro è senz’altro l’assenza di un modello a priori in base al quale si possa stimare la quantità totale inizialmente presente in natura. Quello che si sa è che ne sono state estratte finora nella storia circa 130 mila tonnellate, e che le risorse accertate o inferite nelle diverse categorie del gergo minerario non sono oggi più di un migliaio e mezzo di Moz (milioni di once), cioè diciamo tra le 40 e le 50 mila tonnellate a dir tanto, sufficienti per non più di venti anni all’attuale ritmo di produzione.

Non si sa invece quanto Oro non individuato possa esserci ancora in natura, se non al livello molto incerto della statistica inferenziale. In questo modo i geologi dello United States Geophysical Survey (USGS) stimano che ne possa essere rimasto più o meno quanto ne è già stato estratto, cioè non più di tre volte le risorse già identificate (ed è questo l’argomento più serio di chi sostiene che siamo al picco di Hubbert della produzione di Oro), ma come già accennato la statistica non può garantire che non esistano da qualche parte grossi giacimenti sfruttabili.

Del resto si sa che ne esiste almeno uno molto grosso, anche se non si è ancora trovato il modo di sfruttarlo economicamente. È noto infatti che nell’acqua degli oceani l’Oro è presente in concentrazione piccola ma non trascurabile, valutata intorno a un paio di decimi di parti per miliardo. Se si considera, solo per buttare lì una stima, che la quantità di acqua negli oceani sia quella che coprirebbe tutta la superficie terrestre per una profondità di un 500 metri, allora un rapido conto ci dice che l’Oro degli oceani ammonta a circa 50 milioni di tonnellate, cioè 400 volte quello che finora è stato estratto, il famoso cubo di lato 19 metri. Ad attingere a questa enorme riserva ci provò dopo la prima guerra mondiale il famigerato Fritz Haber, premio Nobel per la Chimica nel 1918 per aver inventato il processo di sintesi dell’ammoniaca e aver quindi potuto fornire la Germania di esplosivo sintetico per la guerra (nonché del terribile gas nervino chiamato Yprite). Per ripagare i debiti di guerra il governo gli diede l’incarico di estrarre Oro dall’acqua del mare, ma il genio del male non ci riuscì. Chissà se un suo successo in questa impresa avrebbe evitato il fallimento della Repubblica di Weimar, il Nazismo e la Seconda Guerra Mondiale? In ogni caso il fatto che abbia fallito lui non esclude che qualcuno in futuro possa riuscirci.

Anche solo alla luce di questa considerazione appare per lo meno azzardato affermare che l’attuale massimo di produzione dell’Oro possa essere una specie di Hubbert peak.

Tuttavia anche i dati statistici di mercato, reperibili nel sito dell’USGS, se ben esaminati non sembrano avallare la tesi del Peak Gold. Infatti è chiaro, sia dal sottostante modello a priori che dalla forma della curva risultante mostrata in Figura 1, che lo Hubbert peak è un fenomeno di saturazione. Non si nota invece per ora alcun accenno di saturazione nel grafico di lungo termine della produzione annuale mondiale di Oro, mostrato in Figura 2.



Figura 2 – Produzione mondiale annuale di Oro nuovo da miniera dal 1900 ad oggi. Dati dell’USGS.

In Figura 2 il grafico della produzione di Oro è mostrato in due formati: di sotto in scala lineare, e di sopra in scala semilogaritmica. L’obiettivo di questa seconda rappresentazione è quello di evidenziare a colpo d’occhio che il grafico si sviluppa all’interno di un canale rettilineo ben definito, delimitato in alto dalla retta gialla (la resistenza) ed in basso da quella rosa (il supporto). Almeno finora nulla suggerisce che abbia voglia di uscirne, e appare quindi arbitrario volerci trovare qualcosa che suggerisca una saturazione. Ovviamente a queste due rette corrispondono nel grafico di sotto, in scala lineare, due curve esponenziali crescenti, ed è normale che qui l’attuale picco appaia insolitamente più alto di quello precedente.

La regolarità delle oscillazioni del grafico tra il supporto e la resistenza è impressionante (i massimi sono segnati in verde e minimi in rosso), e suggerisce che ci siano dei processi deterministici che producono una instabilità nel settore. Quali possano essere lo abbiamo già discusso all’inizio, parlando delle interazioni del mercato dell’Oro con il mondo della finanza.

È interessante notare che il famoso picco del prezzo dell’Oro del 1983 coincide con un minimo di questo grafico, e allora viene naturale azzardare la previsione che l’attuale periodo di rialzo del prezzo del metallo possa arrivare al blow-off finale tra il 2014 e il 2018, quando ci si può aspettare che la produzione annuale si appoggi sul supporto, dalle parti di 2000 tonnellate all’anno. Cosa ci aspetti poi a quel punto non è ovvio, ma probabilmente la produzione ricomincerà pian piano a crescere.

Se poi arriverà ancora una volta alla resistenza gialla o piccherà prima, segnalando in questo modo per la prima volta un accenno di saturazione, oggi non è dato saperlo. Quello che invece si può forse azzardare è che il prossimo picco ce lo si può aspettare dopo il 2030, e che se alla resistenza si dovesse ancora una volta arrivare allora la produzione annuale potrebbe raggiungere e superare le 4000 tonnellate all’anno.

Quale sarà poi a quel punto la quantità di risorse minerarie accertate ed estraibili sarà interessante vederlo.
Julius67 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 04-09-10, 13:31   #3 (permalink)
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oh no e ora come faremo?!?!? presto, bisogna limitare per legge la vendita di oro!!!!!
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Vecchio 04-09-10, 19:41   #4 (permalink)
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L'altro giorno leggevo sulla Stampa una tabella che riportava sinteticamente la quantità estratta di oro per ogni anno, che si aggira sulle 2200 t, e le riserve conosciute attuali, di poco superiori alle 20.000 t, quindi se ne estrae per i prox 20 anni.

Alla luce di questo e visto che i costi di estrazione saranno sempre maggiori, visto le profondità e i posti di dove si trova l'oro e a meno di nuove rilevanti scoperte, il prezzo dell'oro dovrebbe ancora salire o sbaglio?
è da millenni che aumenta comunque...
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Vecchio 06-09-10, 15:47   #5 (permalink)
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dire che è molto eloquente........
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Vecchio 06-09-10, 15:49   #6 (permalink)
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la quantità estratta di oro per ogni anno, che si aggira sulle 2200 t, e le riserve conosciute attuali,
e raffrontando...
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Vecchio 06-09-10, 17:27   #7 (permalink)
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Giub, molto interessanti i grafici, il primo l'avevo già visto mentre il secondo no.

E' evidente come ilsudafrica potrebbe aver già piccatovisto che nel 1990 non ha raggiunto la quantità del 1965. E pure gli usa ormai sembrano in parabola discendente forte.
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Vecchio 06-09-10, 23:56   #8 (permalink)
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per come la vedo io abbiamo mezzo miliardo di cinesi ed indiani che si sono comprati una collanina d'oro da 1 gr ciascuno...
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Vecchio 07-09-10, 00:08   #9 (permalink)
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bel grafico.

il picco di hubbert era chiaramente nel 1910, come abbiamo fatto a non accorgercene?
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Vecchio 07-09-10, 00:13   #10 (permalink)
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bel grafico.

il picco di hubbert era chiaramente nel 1910, come abbiamo fatto a non accorgercene?

---> sara' passata un bella ragazza...
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