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i forzieri svizzeri tornano a gonfiarsi di euro
LUGANO – Se ne parla da settimane. E la sensazione è sempre più forte. D’altra parte basta vedere le facce nuove che bazzicano nei corridoi delle banche luganesi per rendersi conto che qualcosa sta cambiando. La crisi dell’euro e la ‘sindrome della Grecia’ stanno facendo tornare fior di capitali in Svizzera. Aprendo nuovi scenari per la piazza finanziaria elvetica. A confermarlo è Franco Citterio, direttore dell’Associazione bancaria ticinese. “Chi vive nei Paesi della zona euro – dice – in questo momento è alla ‘disperata’ ricerca di sicurezze. Far parte di uno Stato indebitato è diventato un incubo per molti”.
Segnali di cambiamento - La ‘sindrome della Grecia’, nazione che ha vissuto e sta vivendo un momento difficilissimo dal punto di vista dell’economia, non è un’invenzione. Esiste davvero. Per la Svizzera i primi segnali di cambiamento sono arrivati qualche mese fa dalla Svizzera tedesca, con una serie di movimenti in entrata di nuovi capitali provenienti dai Paesi dell’Unione europea. “Il Ticino – riprende Citterio – è entrato in questa fase solo successivamente. L’amnistia fiscale italiana è indubbiamente risultata un freno a questo processo, bisogna ammetterlo. Ora le cose si stanno normalizzando e ci stiamo allineando a quanto sta accadendo nel resto della Svizzera”. Sulle cifre il direttore dell’Associazione bancaria ticinese preferisce non sbilanciarsi. “È un fenomeno in divenire – fa notare –. Non sappiamo neanche se durerà o se sarà solo temporaneo. È davvero presto per parlare di tendenze, le incognite sono molte. Il dato di fatto è un altro. Se si va a Zurigo o a Ginevra si ha la stessa percezione che si può avere in Ticino. E viceversa. Significa che tutta la Svizzera è interessata da questa situazione”.
Posizione strategica - Secondo alcuni esperti a stimolare il ritorno di capitali in Svizzera sarebbe anche il segreto bancario, fiore all’occhiello del sistema elvetico spesso messo in discussione negli ultimi anni. Citterio non è di questo avviso. “È un fattore relativo in queste circostanze – sottolinea –, perché la cosa che più sta a cuore ai clienti patrimoniali è il fatto di potere depositare i propri soldi in un Paese che non sia indebitato”. La Svizzera è favorita anche dalla sua posizione geografica. “Ci troviamo al centro del continente europeo – conclude –. Si preferisce ovviamente depositare il proprio denaro in Stati vicini, anziché dall’altra parte del mondo”.
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