![]() |
| Home | | | Notizie | | | Mercati | | | ETF | | | CFD | | | Forex | | | Forum | | | Quotazioni | | | Servizi | | | Approfondimenti | | | Education | | | Meteo |
|
|
|
|||||||
| Registrazione | Blog | FAQ | Gruppo sociale | Calendario | Cerca | I messaggi di oggi | Segna i forum come già letti |
![]() |
|
|
Strumenti discussione | Valuta discussione | Modalità visualizzazione |
|
|
#1 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 5,444
Popolarità: 42949677 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Un articolo curioso apparso su lavoce.info
Curioso per i dati che riporta sull'incidenza del costo del lavoro sulla produzione di automobili.
Per il resto, è il solito bla bla bla degli economisti, una fotocopia che gira da anni e che gli articolisti utilizzano aggiungendoci la loro firma in fondo. QUELLA GLOBALIZZAZIONE CHE PASSA DA POMIGLIANO di Giovanni Balcet 08.07.2010 La discussione sulla vicenda della Fiat di Pomigliano ha fatto emergere una visione statica e troppo semplificata della globalizzazione. Che non lascia spazi all'iniziativa politica, se non per l'eventuale chiusura protezionistica. E così di fronte alla corsa al peggio nelle condizioni di lavoro non resterebbe altro che la rassegnazione. Invece l'alternativa esiste. E sono proprio i paesi emergenti a offrire esempi di buone politiche orientate al futuro con i massicci investimenti nell'educazione. Su questo, un paese in ripiegamento come l'Italia, farebbe bene a riflettere. Le recenti polemiche sullo stabilimento Fiat di Pomigliano sono state l’occasione per parlare di globalizzazione e dei vincoli che essa impone. Così, Luciano Gallino sviluppava su “Repubblica” alcune considerazioni su globalizzazione e lavoro, che ben rappresentano un diffuso modo di vedere. (1) Secondo Gallino, la “globalizzazione, ormai senza veli (…) è consistita fin dagli inizi in una politica del lavoro su scala mondiale” in base alla quale le imprese americane e europee “vanno a produrre nei paesi dove il costo del lavoro è più basso”, con il rischio di vedere “spingere verso il basso salari e condizioni di lavoro nei nostri paesi, affinché si allineino a quelli dei paesi emergenti”. AUTO E DEL COSTO DEL LAVORO È vero che in quanto “integratore della frammentazione” l’impresa multinazionale può sfruttare a proprio vantaggio la diversità dei mercati del lavoro, in fatto di sistemi giuridici e normativi, di politiche, di regimi salariali, e la stessa difficoltà per i sindacati a organizzarsi su scala multinazionale. Entro certi limiti, le multinazionali possono anche mettere in concorrenza stabilimenti di diversi paesi, in particolare quando si deve decidere dove localizzare un nuovo progetto produttivo. Tuttavia, il costo del lavoro non è tutto. Nell’industria automobilistica, la sua incidenza sui costi totali di produzione è stimabile attorno al 7 per cento: rilevante certo, ma c’è dell’altro. Sui costi e sulla redditività aziendale incidono le economie di scala, i volumi di produzione; incidono la qualità e la produttività del lavoro, dunque il livello di istruzione e di formazione dei lavoratori, come pure l’intensità di capitale fisso e l’efficienza dei macchinari. La tecnologia, l’innovazione e il design determinano la qualità del prodotto e il suo costo. La globalizzazione non consiste soltanto in un mercato integrato, all’interno del quale unicamente il costo del lavoro determina la competitività delle imprese e le loro scelte localizzative. Questa visione semplificata non spiega perché la fabbrica della Volkswagen a Wolfsburg, coeva e quasi gemella di Mirafiori, sia ancor oggi uno dei più grandi complessi produttivi di autoveicoli al mondo, con una produzione di 736mila veicoli nel 2009, nonostante i salari più elevati del pianeta. Non si spiegherebbe neppure quello che è avvenuto una decina di anni fa, dopo l’associazione della Turchia alla spazio economico europeo: nonostante costi del lavoro otto volte più bassi di quelli europei, il mercato turco fu rapidamente invaso da veicoli europei, mentre i modelli locali, inclusi quelli Fiat e Renault, poco competitivi, perdevano rapidamente quote di mercato. EUROCENTRISMO MIOPE Non è neanche vero che l’industria dell’auto sia drammaticamente colpita in tutto il mondo da un eccesso di capacità produttiva: se cerchiamo di andare al di là del nostro punto di vista eurocentrico, noteremo che il mercato cinese, il maggiore al mondo con 13,6 milioni di veicoli venduti nel 2009, sta crescendo a ritmi vertiginosi in questi mesi, e che l’offerta non riesce ad adeguarsi al boom della domanda. Non solo: nelle ultime settimane è avvenuto sul mercato del lavoro cinese quanto è logico attendersi in una situazione di crescita rapida e prolungata. Si è aperta la strada a rivendicazioni salariali, si sono moltiplicati gli scioperi e i lavoratori cinesi hanno ottenuto rilevanti aumenti salariali , pari al 25 per cento nel caso della fabbrica Honda di cambi e trasmissioni di Foshan, nella ricca provincia costiera del Guangdong. In un’altra fabbrica della Honda a Zhongshan, i dipendenti hanno eletto propri delegati al di fuori del sindacato ufficiale, controllato dal Partito, come riferisce l’indipendente China Labor Bulletin di Hong Kong. C’è dunque anche un movimento opposto di crescita salariale e di miglioramento delle condizioni di lavoro che si annuncia nei paesi emergenti. E che non stupisce, se ripensiamo allo straordinario processo di crescita, anche salariale, di un paese come la Corea del Sud nell’ultimo quarto di secolo. Una visione statica e troppo semplificata della globalizzazione conduce a una conclusione pessimistica, che non lascia spazi all’iniziativa politica al di fuori di un’eventuale chiusura protezionistica, che sarebbe disastrosa, o della rassegnazione di fronte alla corsa al peggio nelle condizioni di lavoro. Invece l’alternativa esiste: sul terreno della formazione, dell’innovazione e della ricerca, dell’investimento nella scienza e nella tecnologia. Proprio i paesi emergenti, di ieri e di oggi, investono massicciamente nell’educazione primaria e secondaria, nella formazione professionale, nell’università e nei centri pubblici di ricerca: offrendo esempi di buone politiche orientate al futuro, su cui forse un paese in ripiegamento, come è oggi l’Italia, farebbe bene a riflettere. (1) Luciano Gallino “La globalizzazione dell'operaio”, La Repubblica, 14 giugno 2010. |
|
|
|
|
|
#2 (permalink) | |
|
Member
Data registrazione: Nov 2005
Messaggi: 22,685
Popolarità: 42656734 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Citazione:
Ma la ricerca 'inventa' un nuovo prodotto o ne migliora uno esistente. Perfetto..per i ricercatori. Il problema è la produzione. Una volta inventato il prodotto dove diavolo lo produci ? Come ho postato pochi giorni fa lo si va a produrre dove costa meno. Quindi hai risolto il problema dei ricercatori..4gatti ma non quello dei lavoratori ..milioni. . Occorre inventare qlcs che sia abbastanza conveniente produrre da noi.... |
|
|
|
|
|
|
#3 (permalink) | |
|
Member
Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 5,444
Popolarità: 42949677 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Citazione:
Il problema dei lavoratori meno qualificati non viene risolto con più ricerca. Il punto è che gli economisti erano convinti che gli effetti negativi della redistribuzione dei redditi venissero compensati (o più che compensati) dal fatto che la torta sarebbe diventata più grande. Così non è stato, ma si guardano bene dall'ammettere l'errore. |
|
|
|
|
|
|
#4 (permalink) | |
|
Nozick & Rand
|
Citazione:
p.s. immagino intendessi dire distribuzione dei redditi, la redistribuzione la fanno le politiche sociali e le imposte. Ultima modifica di Affori1nice : 19-07-10 alle ore 17:25 |
|
|
|
|
|
|
#5 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Nov 2005
Messaggi: 22,685
Popolarità: 42656734 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
il fatto è che c'è ricerca e ricerca.
Tutta, ovviamente, porta del bene a tutti. In primis però ai ricercatori. Poi, come dicevo, occorre vedere se quella ricerca porta benefici ai lavoratori che l'hanno finanziata. Si, nella misura in cui si trasforma in produzione. No, o addirittura dannosa se la produzioneavviene in Cina (esempio) e costringe a chiudere bottega in Italia. Insomma come sempre, soprattutto in economia, ogni fenomeno ha luci e ombre. Siamo qui per discuterne. |
|
|
|
|
|
#6 (permalink) | |
|
Member
Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 5,444
Popolarità: 42949677 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Citazione:
Non c'è da aver paura delle importazioni a basso costo dalla Cina o dagli altri paesi. Queste importazioni sono un vantaggio, perché contemporaneamente si aprono nuovi mercati da loro con richiesta di produzioni "alte". Quindi, noi chiudiamo le produzioni "basse" e ci specializziamo in quelle "alte", con gran vantaggio di tutti; perché l'operaio tessile che prima faceva i calzini, ora fa i doppiopetto di Versace... Questo discorso lo hanno fatto centinaia di volte un po' tutti, con delle eccezioni, ovviamente. Quel professore della Cattolica, di cui al momento mi sfugge il nome, scrisse già 10 anni fa che le nostre esportazioni in Cina non avrebbero compensato le loro importazioni, e non si trattava di uno scarto da poco. Le delocalizzazioni? Vanno a vantaggio di tutti, perché le imprese diventano più competitive. (Scritto da Boeri su Internazionale.) Sempre Boeri, recentemente, scrisse che è un errore credere che ci sia qualcuno, in Italia, che in questi anni è stato danneggiato dalla globalizzazione. Senza globalizzazione i prezzi sarebbero andati alle stelle. Del resto, basta fare un giretto su lavoce.info per vedere che un po' tutti gli intervenuti dicono queste stesse cose. Per loro negli ultimi 10 anni i salari sono cresciuti più dell'inflazione. Quindi, per loro va tutto bene. E' il solito vecchio copione. Fino a ieri, la colpa di tutti i problemi economici era dei contadini francesi che bloccando gli ultimi abbattimenti tariffari impedivano all'umanità di accedere a una nuova fare di straordinario benessere. Oggi che si è visto che i problemi sono altri, questi economisti stanno zitti. Dovrebbe fervere un dibattito serrato su come regolare (o non regolare) il settore finanziario, ma io non vedo nulla. Poi, sulla questione dei laureati una parte di verità c'è. Molte piccole imprese preferiscono i periti perché sono convinti che il laureato abbia maggiori pretese economiche. Il che può anche essere vero, ma assumerlo al posto di un perito darebbe una marcia in più anche a queste realtà che, invece, con la loro miopia, si condannano a una perpetua marginalità. (Hai ragione, la parole redistribuzione non è usata in modo corretto.) |
|
|
|
|
|
|
#7 (permalink) | |
|
Member
Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 5,444
Popolarità: 42949677 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Citazione:
Il caso della Rivoluzione Verde è abbastanza emblematico. |
|
|
|
|
|
|
#9 (permalink) | |
|
Member
Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 5,444
Popolarità: 42949677 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Citazione:
I raccolti sono aumentati in modo anche spettacolare, ma la massa dei contadini non ne ha beneficiato. |
|
|
|
|
|
|
#10 (permalink) | |
|
Member
Data registrazione: Nov 2005
Messaggi: 22,685
Popolarità: 42656734 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Citazione:
![]() come mai ? cmq, per correttezza, pensavo a qlcs collegato alla produzione di energia 'verde'... |
|
|
|
|
![]() |
| Segnalibri |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | Valuta questa discussione |
|
|
| Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits | ||
| © 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer. | ||