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#1 (permalink) |
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Member
Data registrazione: May 2010
Messaggi: 169
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Il nuovo boom della Svezia arriva da un mix di rigore e ultramercatismo
Miracolo svedese? Nel mezzo della crisi del debito pubblico, la Svezia alza l'asticella delle aspettative. Il ministro delle Finanze, Anders Borg, durante un infuocato dibattito parlamentare ha previsto, nel 2010, un tasso di crescita economica del 3,3% (3,8% nel 2011), contro il 2,5 atteso, e un calo della disoccupazione all'8,9% (8,4% l'anno prossimo), contro il 9,2% del forecast precedente. Questa concessione alla speranza arriva dopo la decisione della Banca centrale svedese di aumentare il tasso di sconto di un quarto di punto.
Borg ha disegnato un percorso di completo rientro dalla crisi in una manciata di anni: crescita economica sostenuta (tra il 3 e il 4 per cento) e graduale riassorbimento della disoccupazione, che entro il 2014 dovrebbe tornare sotto il livello di guardia del 6 per cento. Non è detto che sia un eccesso di ottimismo. Negli ultimi dieci anni, mentre l'Italia cresceva nell'ordine dell'1 per cento all'anno e l'Europa del 2 per cento, la Svezia ha corso a un tasso superiore al 3 per cento. Questo risultato – dentro cui Borg rinviene la possibilità di una rapida ripresa – è tanto più sorprendente se si pensa che la costruzione di un pesante welfare state aveva, negli ultimi trent'anni del Ventesimo secolo, pesantemente impattato il successo scandinavo, facendo precipitare Stoccolma dalla quarta posizione nell'indice di prosperità nel 1970 alla quattordicesima nel 2003. Oggi il Legatum Institute assegna alla Svezia il terzo posto: cosa è cambiato? Una possibile risposta viene guardando altri due indici. Uno è quello della libertà economica pubblicato ogni anno dalla Heritage Foundation, che nel 2010 assegna al paese il ventunesimo posto, con un punteggio del 72,4 per cento. Può apparire non esaltante – o almeno insufficiente a spiegare l'undicesimo Pil pro capite al mondo – ma bisogna entrare dentro le variabili considerate dal think tank conservatore: si scoprirà allora che, a dispetto della cattiva performance per pressione fiscale e spesa pubblica, la Svezia svetta rispetto a tutti gli altri indicatori, in particolare libertà d'impresa e protezione dei diritti di proprietà (entrambe sopra il 95 per cento). Una lettura analoga viene scorrendo i risultati dell'Indice della libertà di intrapresa (PDF), elaborato dall'Istituto Bruno Leoni per il Centro studi di Confindustria, che assegna alla Svezia un punteggio complessivo del 59 per cento, ma enfatizza un ragguardevole livello di libertà d'impresa (81 per cento) e libertà dalla regolazione (74 per cento), tra i più alti in Europa. Quello che emerge, dunque, è la peculiarità svedese di sostenere un massiccio (ma decrescente nel tempo) sforzo redistributivo attraverso la creazione di un contesto "ultramercatista" per le imprese. In altre parole, Stoccolma ha capito che, per essere ridistribuita, la ricchezza deve prima essere creata; e, perché sia creata, bisogna che lo Stato stia fuori dai piedi il più possibile e lasci fare agli "spiriti animali" del mercato. Il ministro Borg, intervistato dal Financial Times lo scorso 9 giugno, ha rivendicato i meriti del governo di cui fa parte, senza tuttavia rinnegare gli sforzi precedenti, a partire dalla dura terapia di rigore contabile che ha portato in pareggio (pre-crisi) un bilancio in deficit strutturale di 12 punti di prodotto interno lordo. Il tutto si sposa a un set di poche e semplici regole, che proprio in quanto poche e semplici sono tendenzialmente rispettate di più e meglio. A Borg ha risposto, un po' piccato, l'ex governatore della Riksbank, Lars Wohlin, il quale ha evidenziato il ruolo fondamentale della politica monetaria rigorista, che ha dato a imprese e banche gli incentivi corretti e li ha trattenuti dal cadere nella spirale del sovraindebitamento. Carlo Stagnaro, da Il Sole 24 Ore |
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#2 (permalink) | |
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Nukeboy 100%
Data registrazione: Apr 2008
Messaggi: 2,196
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Citazione:
![]() Scusate, ma non posso fare a meno di immaginare i toni "infuocati": Per dindirindina, pofferbacco, porca puzzola, mannaggia alla pupazza...
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#3 (permalink) |
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Member
Data registrazione: May 2009
Messaggi: 6,426
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Sempre più strani sti liberisti a corto di esempi
Ora la Svezia sarebbe un esempio di ultramercatismo, con spesa pubblica elevata e tassazione elevata, ovvero con una presenza statale massiccia in economia. Credevo che il "mercato", più o meno libero, fosse altro... Ah, ma c'è l'indice di libertà economica... Vabbè, ma allora tasse alte, spesa pubblica elevata e grossa presenza statale nell'economia fanno bene purchè per quel poco che resta più o meno libero dell'economia, vi sia veramente libertà e mercato... Ultima modifica di piof : 12-07-10 alle ore 21:23 |
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#5 (permalink) |
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Member
Data registrazione: May 2009
Messaggi: 6,426
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Infatti è un articolo fatto per non far capire e scritto con una certa faziosità, potrebbe addirittura sembrare che il rigore monetario e l'innalzamento dei tassi siano alla base delle politiche economiche svedesi...
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#6 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: May 2009
Messaggi: 6,426
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Citazione:
Tassi negativi, decisione storica in Svezia http://www.morningstar.it/it/news/ar...417&lang=it-IT |
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#8 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: May 2010
Messaggi: 169
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Citazione:
L'articolo vuole soltanto mostrare ai supporters del modello scandinavo a redistribuzione spinta, che la barca va avanti non grazie al parassitario welfare state, bensì all'elevato tasso di libertà economica, che deriva dalla ben nota cultura liberale di matrice protestante. Quindi l'affossamento economico del modello a welfare state, viene controbilanciato da liberalizzazioni, semplicità burocratica, e libertà imprenditoriale al top nel mondo. Ah, le invettive di piof sulla politica monetaria sono al solito irrilevanti. |
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#10 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: May 2009
Messaggi: 6,426
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Citazione:
![]() ho fatto notare che le scelte monetarie svedesi sono state tuttaltro che di rigore, era facile da capire. E' interessante notare che se un paese con tassazione elevata e forte presenza statale in economia è in crisi, allora la colpa è indubbiamente della forte presenza statale e delle tasse alte. Se invece un paese con forte presenza statale ed elevata tassazione si sta riprendendo bene, allora questo è perchè c'è un indice, l'indice di libertà economica che è elevato e allora nonostante questo peso mastodontico dello stato e delle tasse, questo indice risolleva l'economia. Certo che ridurre le analisi economiche ad un ammasso di idiozie di questo genere fa un po' sorridere. Vabbè Questo articolo dimostra proprio la malafede e l'ipocrisia nell'analisi dell'economia: dato che la svezia si sta riprendendo con tassi bassi e ha tasse elevate e forte presenza statale in economia, allora inventiamo la favoletta che tutto questo è un peso e che invece è un esempio di ultramercatismo e che per questo si sta riprendendo divertenti favolette, mi mancavano Ultima modifica di piof : 12-07-10 alle ore 21:22 |
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