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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
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Parlando, almeno ogni tanto, di macroeconomia: domanda vs offerta
Sento spesso ripetere su queste pagine il ritornello secondo cui per riattivare la ripresa economica dopo la grande crisi 2008-2009 – e ancora parzialmente in atto – occorre principalmente stimolare i consumi. Il che, oltre ad essere errato sul piano metodologico della macroeconomia, è smentito dai numeri, vista la sostanziale tenuta dei consumi, con variazioni assolutamente minime, rispetto al generale crollo della produzione e dei commerci del mondo occidentale.
Quello che occorre stimolare sono gli investimenti, quindi il risparmio. Un brano di Mark Skousen, autore di Forecasts & Strategies, e pubblicato su Freeman.com, lo spiega in termini discorsivi ed esaustivi. ............ Non sono i consumi a spingere l'economia. “La spesa di consumo rappresenta più del 70 per cento dell'economia e solitamente spinge la crescita in una ripresa economica.”~ “I consumatori spingono l'economia,” New York Times, 1° maggio Ad ogni trimestre, quando il governo pubblica i suoi ultimi dati sul P.I.L., sentiamo il solito ritornello: “Quello che fa il consumatore è vitale per la crescita economica.” “Se il consumatore comincia a risparmiare e smette di spendere, abbiamo un grosso problema.” “La spesa per i consumi rappresenta il 70 per cento dell'economia.” Quest'ultimo “fatto” viene ripetuto regolarmente nelle news dalla Associated Press, dal Wall Street Journal e dal New York Times. La verità è che i consumi non rappresentano il 70 per cento dell'attività economica e non sono il sostegno dell'economia degli Stati Uniti. Ad esserlo sono gli investimenti! La spesa commerciale su beni capitali, la nuova tecnologia, l'attività imprenditoriale e la produttività sono più significativi della spesa di consumo nel sostenere l'economia ed un più alto tenore di vita. Nel ciclo economico, la produzione e l'investimento conducono l'economia dentro e fuori dalle recessioni; la domanda al dettaglio è la componente più stabile dell'attività economica. Garantito, la spesa per consumi personali rappresenta il 70 per cento del prodotto interno lordo, ma i giornalisti dovrebbero sapere dalla prima lezione di economia che il P.I.L. misura soltanto il valore della produzione finale. Omette deliberatamente un bel pezzo di economia – la produzione intermedia e i beni parziali nelle varie fasi di produzione – per evitare il doppio computo. Ho calcolato che la spesa totale (vendite o ricevute) in tutte le fasi dell'economia è più del doppio del P.I.L. (usando le ricevute commerciali lorde compilate annualmente dall'IRS). Con questa misura – che ho definito spesa interna lorda, o SIL – il consumo rappresenta soltanto il 30 per cento circa dell'economia, mentre l'investimento aziendale (produzione intermedia compresa) rappresenta oltre il 50 per cento. Quindi la verità è proprio il contrario: la spesa per i consumi è l'effetto, non la causa, di una sana economia produttiva. L'importanza della legge di Say Nel mercato prevale questa verità: è l'offerta – non la domanda – a spingere l'economia. Il risparmio, la produzione ed i progressi tecnologici sono le chiavi della crescita economica. Questo principio è stato scoperto e sviluppato dal brillante economista francese Jean-Baptiste Say nel primo diciannovesimo secolo ed è conosciuto come legge di Say. In effetti, egli inventò la parola “imprenditore” per descrivere il principale catalizzatore della performance economica. La vendita al dettaglio è un indicatore economico guida? Ogni mese il Conference Board rilascia i suoi Indici Economici Guida per gli Stati Uniti ed altri nove paesi. I dieci indici guida degli Stati Uniti sono: •nuovi ordini dei fornitori • permessi di costruzione • dati sulla disoccupazione • ore settimanali medie di produzione • massa monetaria reale • prezzi delle azioni • la curva di rendimento • nuovi ordini per i beni di investimento al netto degli ordini riguardanti il comparto della difesa • prestazione dei venditori • indice delle aspettative dei consumatori Come potete vedere, quasi tutti gli indici sono legati agli stadi iniziali della produzione e dell'attività economica. L'ingannevole indice della fiducia dei consumatori Che dire dell'indice della fiducia dei consumatori che i media evidenziano ogni mese? La verità è che il titolo è ingannevole. Le domande poste ai consumatori riguardano più le condizioni del mercato che l'attitudine verso la spesa. Queste sono le domande poste ai consumatori per determinare le loro “aspettative”: 1. Le attuali condizioni del mercato sono buone, cattive, o normali? 2. Vi aspettate che le condizioni del mercato saranno buone, cattive, o normali nei prossimi sei mesi? 3. Attualmente i posti di lavoro sono abbondanti, non così abbondanti, o difficili da ottenere? 4. Prevedete che i posti di lavori saranno più abbondanti, non così abbondanti, o difficili da ottenere nei prossimi sei mesi? 5. Progettate di comprare un'auto/casa/elettrodomestico nuovo/usato [nota: questi sono tutti beni di consumo durevoli, non diversi dai beni capitali durevoli] entro i prossimi sei mesi? 6. State progettando una vacanza negli Stati Uniti o all'estero entro i prossimi sei mesi? In altre parole il molto pubblicizzato indice della fiducia dei “consumatori” è più una previsione dei consumatori sul mercato, l'occupazione ed i beni durevoli che sulla “vendita al dettaglio” e sulla spesa di consumo. Non fa alcuna domanda su cibo, vestiti, intrattenimento ed altri acquisti di breve termine, perché queste spese raramente cambiano da un mese all'altro. La realtà è che il vero indicatore di tendenza dell'economia e del mercato azionario è la spesa d'investimento e commerciale. Se volete sapere dov'è diretto il mercato azionario, dimenticatevi i grafici della vendita al dettaglio e della spesa di consumo. Osservate la fabbricazione, la spesa per gli investimenti, i profitti corporativi ed i profitti da produzione. Attenti alla legge di Keynes! Il motivo per cui sentiamo così tanto parlare dei consumatori è perché i media e i politici vivono ancora sotto l'incantesimo dell'economia keynesiana, che insegna che la domanda crea l'offerta. La legge di Keynes è esattamente l'opposto della legge di Say (l'offerta crea la domanda). Secondo i keynesiani, la spesa di consumo guida l'economia ed il risparmio è un male quando l'economia è in una contrazione di breve termine. In realtà, l'aumento di risparmio può effettivamente stimolare l'economia, anche se la spesa di consumo è anemica. Un recente studio della Fed di St. Louis ha concluso che a breve scadenza, “un più alto tasso di risparmio nel quarto corrente è associato con una crescita economica più veloce (non più lenta) nei quarti correnti e prossimi” (Daniel L. Thornton, Personal Saving and Economic Growth,” Economic Synopses, St. Louis Fed, 17 dicembre 2009). Come è possibile questo? Quando la gente risparmia di più, i tassi di interesse scendono e le aziende possono permettersi di sostituire i loro vecchi macchinari con nuovi strumenti, spendere di più su ricerca e sviluppo, o sviluppare nuovi processi produttivi. Così anche se la spesa di consumo può rimanere bassa, la spesa commerciale può compensare quel rallentamento. Ricordate, in un'economia dinamica la decisione delle aziende di spendere più fondi d'investimento ed impiegare più lavoratori è una funzione sia della domanda dei consumatori presente che di quella futura. E non dimenticate che, durante una recessione, i profitti corporativi recuperano spesso per primi, senza un aumento nella domanda dei clienti, perché le aziende possono amplificare i profitti riducendo i costi e le dimensioni. A lungo termine nuove strategie aziendali e modelli di spesa aumentano la produttività ed abbassano i prezzi al consumo, il che significa che il potere d'acquisto del consumatore aumenta. Come conclude la Fed di St. Louis, “un più alto tasso di risparmio significa meno consumo [a breve scadenza], ma potrebbe anche provocare un maggiore investimento di capitali e, infine, un più alto ritmo di espansione dell'economia…. il tasso di crescita del P.I.L. reale è stato mediamente più alto quando il tasso di risparmio personale è aumentato rispetto a quando è sceso.” Ve lo garantisco, la funzione definitiva dell'attività economica e imprenditoriale è di soddisfare i bisogni dei consumatori e le aziende di maggior successo sono quelle che soddisfanno i loro clienti. Ma la cosa più importante è: chi scopre i nuovi e migliori prodotti che i consumatori desiderano? Chi è il catalizzatore che determina la quantità, la qualità e la varietà di beni e di servizi? È stato il consumatore ad avere l'idea del personal computer, del SUV, del fax, del telefono cellulare, di Internet e dell'iPhone? No, queste realizzazioni tecniche sono venute dal genio di imprenditori creativi e dei risparmiatori/capitalisti che hanno finanziato le loro invenzioni. |
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Data registrazione: Sep 2004
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Secondo me veramente ottimo.
Probabilmente è stata proprio la politica mondiale di stimolo dei consumi degli ultimi 15 anni a portare alla situazione attuale. Attuarla nuovamente dove potrebbe portare? |
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Data registrazione: May 2010
Messaggi: 88
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Bell'intervento.
Dal mio punto di vista, nella sfida tra la visione economica Austriaca e quella Keynesiana bisogna guardare nel mezzo. Sicuramente la componente del risparmio è sottovalutata e sono certo che i maggiori investimenti e la ricerca tecnologica possano far sorgere nuovi bisogni nel pubblico. Quindi creando nuova offerta (e nuovi posti di lavoro) grazie a bassi tassi d'interesse e abbassando i prezzi grazie a nuovi metodi produttivi si aumenta anche la domanda. Ma chiaramente anche la risposta della domanda gioca un ruolo fondamentale. Dal mio punto di vista nessuna delle sue è preponderante ma si autosostengono a vicenda. Una spinge l'altra e l'altra spinge la prima. Di certo sono d'accordo con Microalfa che il sistema economico non può essere basato solo sui consumi.
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Data registrazione: Nov 2005
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occorre stimolare il risparmio ..dice.
SI, ma per farne cosa ? per riempire i forzieri delle banche ? No, dice. Per investire. Bene. Investire in cosa ? Possiamo dividere gli investimenti in due. Per acquistare macchine, immobili ecc. ecc. che soddisfino una domanda già presente. Oppure per acquistare macchine immobili ecc ecc che generino una domanda non presente nel mercato..ma presente nella testa dei consumatori. Se ricadiamo nel primo caso....E' LA DOMANDA CHE TRASCINA GLI INVESTIMENTI. Se poi più investimenti significano prezzi minori e quindi più domanda..siamo sempre lì. La domanda trascina gli investimenti che a loro volta possono generare domanda..e via così sino alla saturazione del mercato. . Se invece siamo nel secondo caso. Come dice Say: è l'offerta che spinge l'economia (toh capita a fagiolo: l'I-pad. Visto che c'è (offerta) acquistiamolo (domanda) . Il problema però è: come può uno Stato assicurarsi la nascita di un nuovo prodotto tale da generare domanda ? Spiacenti ma non esiste la formula magica. O meglio esiste ma non è affatto magica. Si tratta di investire nella ricerca...SPERANDO (RIPETO SPERANDO) che siano i tuoi ricercatori a trovare qualcosa..e non gli altri. Bravura, organizzazione...ma anche..botte di cu ![]() . Non è fortuna ? beh allora spiegatemi perchè la Red Bull va più veloce delle Ferrari. La Ferrari ha fatto ricerca come e magari più della red Bull ma quelli hanno trovato la soluzione giusta. A Maranello non ancora... |
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Data registrazione: Sep 2004
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Citazione:
E la ricerca privata? E l'applicazione della ricerca? |
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Data registrazione: Mar 2000
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"Da queste finestre vedremo il crollo della storia della finanza. Un passo più vicini all'equilibrio economico." (FightClub)
Aborro sempre chi dice "questa teoria è errata, questa è giusta". Keynesiani, monetaristi, austriaci: in tutte le teorie c'è del buono e del cattivo e del migliorabile, per il fatto che l'economia è una non scienza giovane, dove ancora si va per tentativi "plausibili". Domanda vs Offerta Provate a dire ad un ipotetico imprenditore di aprire un negozio dove non vi è domanda, dicendogli "ci pensi tu a stimolarla"... e moltiplicate questo discorso per un numero grande a piacere. In termini aggregati si ottiene "l'economia nel suo complesso". Provate ora a dire ad un consumatore di desiderare ciò che è raro... L'offerta stimola la domanda quando è rappresentativa di "ingegno ed invenzione", e si va in tema di "strategia aziendale ed economia dell'impresa" e ci si piazza nella microeconomia. La domanda stimola l'offerta nel settore delle commodities (esempio non esaustivo), ossia l'addove è la quantità a dominare e si entra nella macroeconomia. Quindi nessuno ha torto e nessuno ha ragione: nel calcio la palla non si può toccare con le mani, nella pallavolo sì... eppure c'è sempre la palla di mezzo, cambia il campo da gioco e le regole... L'economia e le leggi che la dominano sono un insieme di sfumature di grigio, non c'è bianco e nero... non c'è domanda o offerta che hanno il sopravvento l'una sull'altra. La media del pollo in economia fa solo danni: contano solo le scelte dei singoli, spesso irrazionali. E poi mi chiedo: ma c'è la necessità di "tornare a crescere", se crescere significa desiderare e comprare oggetti inutili, Suv giganti, TV da 50 pollici 3D, vacanze esotiche a marzo, jeans da 200€, sushi a mezzogiorno, 9-19 in uffici a trasformare il nulla in nulla? Siamo sicuri che queste cose rendano il consumatore felice? Ho i miei dubbi. Ci vorrebbe una rivoluzione contro i media, perchè sono il peggior virus della nostra epoca. |
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Data registrazione: Nov 2005
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dall'Economist dicevano (vado a memoria) che i due terzi degli studi e/ o ricerche ecc ecc. SONO DEI FLOP !!! per ogni Ipad che ha successo ce ne sono 3 che sono cestinati. Ma insieme a quell'i Pad vengono 'cestinati' milioni (miliardi) di dollari o euro spesi ..inutilmente. Questo non viene mai detto ![]() Curioso questo modo di pensare che: io assumo un ricercatore e nel giro di due tre cinque anni ho il prodotto che buca ilmercato...NON FUNZIONA COSI'. Fosse così semplice.... |
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Data registrazione: Sep 2004
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La percentuale di successo della ricerca pubblica è ancora più bassa. Ovviamente sono costi intrinseci dell'investimento in ricerca. O mi sbaglio? |
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