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Vecchio 19-06-10, 22:43   #1 (permalink)
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Le lezioni di Pomigliano

Per comprendere il carattere strategico della partita che si sta giocando attorno alla Fiat di Pomigliano d’Arco è necessario sia collocare la crisi dell’industria e del mercato automobilistico nel contesto della crisi economica mondiale sia individuare i rapporti di forza tra le classi, che si riflettono in questa vicenda. Comincio, dunque, dai dati oggettivi. In un successivo intervento proverò ad affrontare la questione delle prospettive e dei compiti del movimento operaio.

1. L’attuale crisi di sovrapproduzione è, secondo il giudizio espresso da qualificati studiosi (ad esempio, Samir Amin, Immanuel Wallerstein e Paul Kennedy) la più grave degli ultimi 300 anni, ossia dell’intera storia del capitalismo industriale. Essa trae origine dalla caduta generale del saggio di profitto, che opera malgrado (o meglio, a causa di) un forte aumento della produttività, un eccesso di investimenti e una sovraspeculazione, che dura da almeno tre decenni, sul capitale produttivo di interesse e sulla rendita finanziaria. Tutto ciò rivela il carattere strutturale e non congiunturale della crisi in corso, le cui cause sono quindi da ricondurre ai limiti storici inerenti al modo di produzione capitalistico. A questo punto, l’ulteriore sviluppo della produzione si scontra con le dimensioni del mercato, più precisamente con le dimensioni capitalistiche del mercato, dato che il prodotto deve essere venduto a condizioni tali da permettere un certo livello di profitto. Quando ciò non avviene per una massa sufficientemente grande di merci, il sistema entra in crisi, in apparenza per una sovrapproduzione di merci, in realtà perché si è accumulato troppo capitale, cioè troppa forza produttiva, rispetto alle condizioni di realizzazione del profitto in un dato momento storico. Il problema, irrisolvibile in un’economia capitalistica, è allora quello di produrre di meno, non di più. Ecco perché le armi che deve usare l’impresa per vincere in una competizione al ribasso non possono essere che la delocalizzazione, l’accesso a nuovi mercati e il totale asservimento dei lavoratori al capitale.
2. Vengo ora alla Fiat. Di fronte alla crisi delineata al punto 1, il ‘piano A’ di Marchionne prevede che nel giro di quattro anni Fiat e Chrysler producano, e vendano (!), 6 milioni di auto all’anno: 2,2 Chrysler, 3,8 Fiat, Alfa e Lancia. In sostanza, un raddoppio della produzione, che raggiungerebbe in Italia la cifra di 1,4 milioni, cioè più del doppio di oggi, laddove la metà andrebbe esportata in Europa, ossia in un mercato che già prima della crisi aveva un eccesso di capacità del 30/35 per cento, che dopo la droga degli incentivi alla rottamazione è già crollato del 15 per cento (ma quello della Fiat del 30) e si avvia ora verso un periodo di lunga e pesante recessione.
3. Sarebbe opportuno che Marchionne spiegasse perché sposta la produzione della Panda dalla Polonia a Pomigliano d’Arco, nonostante le vantaggiose condizioni di cui ha finora fruito non solo per i bassi salari ma anche per la disciplina da caserma imposta ai metalmeccanici polacchi, che certamente stavano assai meglio e godevano di maggiori diritti nel regime socialista. Non a caso, esprimendo un importante risveglio di coscienza internazionalista, gli operai polacchi dello stabilimento Fiat, che hanno capito il gioco del padrone, stanno solidarizzando con la lotta degli operai Fiat in Italia. La verità è che l’investimento di 700 milioni di euro a Pomigliano, esaltato da pennivendoli servili che lo stanno spacciando come un grazioso regalo della Fiat ad una popolazione povera e bisognosa di lavorare, non garantisce la benché minima certezza per il futuro. Ma che programma ha in serbo Marchionne per Pomigliano? Esiste un piano industriale a lunga scadenza che tenga conto del fatto che la Panda potrebbe non avere una lunga vita come altri fortunati modelli di automobili? La risposta a queste domande non esiste.
4. Colpisce l’assenza totale del governo in questa vicenda, se si esclude la spocchiosa dichiarazione di Tremonti il quale dopo la sconfitta della Fiom ha proclamato la vittoria del “vifovmismo”. Peraltro, anche la Regione Campania, impegnata a protestare assieme alle altre per i tagli imposti dalla manovra, tagli che certamente farà pagare alla popolazione e non alle schiere di consulenti, amministratori, manager e parassiti vari, non ha mosso un dito, non interviene, non ha nulla da dire. Dal canto suo, l’inquilino del Quirinale, che dovrebbe vegliare sulla difesa e sull’applicazione della Costituzione, tace anche lui, nel mentre l’art. 41 della Costituzione è totalmente ignorato e il governo sta preparando una legge per abolirlo.
5. Per quanto concerne l’accordo-capestro, sottoscritto dai sindacati collaborazionisti come la Fim Cisl e la Uilm e respinto dalla Fiom Cgil, unico sindacato di classe oggi esistente nel nostro paese, il ricatto è evidente: investimento e lavoro (anche se non si sa per quanto tempo) contro totale flessibilità nell’uso della forza-lavoro. Ma otto ore di lavoro effettuate senza pausa, secondo ritmi predeterminati da un computer e cronometrati dalla sorveglianza, sono contro la Costituzione, contro la legge sulla sicurezza del lavoro, contro tutte le raccomandazioni formulate da organismi internazionali che invitano a non superare i limiti della resistenza psicofisica umana nella erogazione delle prestazioni lavorative. Dal canto suo, la Fiat vuole fare della fabbrica una caserma, non solo punendo chi disobbedisce e licenziando chi protesta o sciopera, ma rovinando anche la salute di chi si sottomette e scaricandone il costo sullo Stato.
6. Di fronte a un simile ricatto che pende sulla testa dei lavoratori come la classica spada di Damocle, non è possibile considerare né legittimo né valido un referendum nel quale vengono negati fondamentali diritti costituzionali. Come sempre, l’attacco alla democrazia e l’attacco ai diritti dei lavoratori formano un blocco unico. Occorre pertanto rispondere con una mobilitazione generale di tutte le forze sociali, politiche e intellettuali progressive, poiché un unico filo nero collega la battaglia contro la legge sulle intercettazioni alla battaglia contro l’accordo-capestro imposto dalla Fiat. Il padronato e il governo vogliono infatti elevare tale accordo a vero e proprio modello delle relazioni industriali, codificandolo anche attraverso una legge.
7. Ciò che sta oggi accadendo a Pomigliano d’Arco e, prima, a Termini Imerese rivela non solo l’estrema arroganza del padronato, cui l’attuale presidente di Confindustria non manca di dare voce in tutte le sue esternazioni, ma anche la volontà di mettere a frutto i rapporti di forza sociali oggi del tutto sfavorevoli ai lavoratori. Si fanno sentire, ed hanno un peso schiacciante, la divisione dei lavoratori (basti pensare che la manovra finanziaria di Berlusconi e Tremonti, approvata dalla Marcegaglia e da Draghi, è un decreto ‘lacrime e sangue’ costruito e propagandato con lo scopo di dividere i lavoratori del settore privato da quelli pubblici, cioè di impedire una risposta unitaria e massiccia del mondo del lavoro), l’esclusione della sinistra comunista dal Parlamento (esclusione dovuta anche all’alleanza con quella frazione della borghesia che è rappresentata da Marchionne), le conseguenti difficoltà della Cgil, del tutto isolata nel fronteggiare un attacco che ha una portata strategica, e decenni di sconfitte subite dai lavoratori, che ne hanno fiaccato la capacità di resistenza e la coscienza di classe.
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Vecchio 19-06-10, 23:31   #2 (permalink)
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Marchionne vuole riportare la produzione a pomigliano perchè altrimenti il governo non elargirà più incentivi. Senza incentivi la FIAT E' MORTA anche se migliora la produttività attraverso i stabilimenti polacchi.
Dovendo tornare in italia prova giustamente a vedere se riesce a migliorare la produttività degli scarsi stabilimenti italiani(su questo hanno ragione).
I politici hanno interesse a tenere l'occupazione alta nel sud italia anche sussidiata(per questo ricattano la FIAT se vai a produrre all'estero non ti sussidio più) per mantenersi i voti che gli garantiscono laudi stipendi (ricordo che i politici italiani guadagnano più di tutti gli altri in europa, ci sono consiglieri regionali che guadagnano più del presidente francese).
A me ciò che da fastidio dell'accordo è che in futuro dovremmo continuare ad elargire gli incentivi al settore morto delle auto e a pagare le casseintegrazioni agli operai della fiat mentre marchionne ne uscirà addirittura come salvatore dell'industria( con i soldi dello stato però)italiana.
In ordine chi ci guadagna dal piano fiat
1) Marchionne
2) I politici
3) Gli operai fiat
Chi ci rimette
Tutto il resto del paese


Per quanto riguarda la crisi possiamo scomporla in due fasi :
1) crollo bolla immobiliare, crisi subprime e inizio recessione
2) problema sostenibilità debiti pubblici, inizio tagli spesa statale e consolidamento disoccupazione

Quindi abbiamo avuto un allocamento errato delle risorse economiche causato dalla politica monetaria delle banche centrali e un eccesso ricorso al debito da parte degli stati a causa della loro incapacità nel far quadrare i conti solo con le risorse provenienti dalla tasse. I colpevoli sono quindi: banchieri centrali e politici. Sarà demagogia ma quando un consigliere regionale guadagna quanto il presidente francese e si pensa di vietare lo short selling perchè il mercato non si fida più a prestarci i soldi siamo alle comiche finali.

Ultima modifica di JPMarlin : 20-06-10 alle ore 00:00
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Vecchio 19-06-10, 23:59   #3 (permalink)
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mah, i tempi degli "ecoincentivi" e "rottamazioni" è finito, le immatricolazioni auto sono in calo drastico in tutta europa (coda di incentivi alla fine a parte) e sarà sempre peggio
io non so come i contribuenti possano finanziare oggi fiat a parte che con la cassa integrazione perchè gli incentivi alla rottamazione non li vuole più nessuno e sono assolutamente ingiustificati e mal visti dagli italiani perchè se ne è fatto uso troppo frequentemente
comunque le scelte di marchionne sono mondiali: sta stabilendo la convergenza tra fiat e chrysler e ha in programma lo sviluppo di nuovi modelli e la razionalizzazione di altri (esempio addio al phedra di Lancia, si terrà solo il Voyager di chrysler), lui ha una visione precisa che io considero corretta che potremmo chiamare spazio vitale, ha in programma volumi grossi di produzione e vendita che servono a contenere i costi di sviluppo, i costruttori che non si assicurano questi spazi perdono competitività e vedono scendere le vendite a vantaggio dei più "grossi" come fiat, ford, gm, WV, toyota
il settore è in sovrapproduzione incredibile ma non vuol dire che si risolva tagliando la produzione occidentale del 30% per tutti i costruttori perchè europei e americani comprano il 30% di auto in meno
io credo che principalmente marchionne voglia ergersi a paladino dell'occupazione in Italia con scelte moderne che la popolazione apprezza a differenza della solita politica per sostenere le vendite fiat in Italia
comunque considerate che i mercati emergenti crescono bene e li si dilusce i costi di sviluppo dei modelli con buoni margini che permettono di sopportare produzioni sofferte italiane con pochi utili
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Vecchio 20-06-10, 00:06   #4 (permalink)
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mah, i tempi degli "ecoincentivi" e "rottamazioni" è finito, le immatricolazioni auto sono in calo drastico in tutta europa (coda di incentivi alla fine a parte) e sarà sempre peggio
io non so come i contribuenti possano finanziare oggi fiat a parte che con la cassa integrazione perchè gli incentivi alla rottamazione non li vuole più nessuno e sono assolutamente ingiustificati e mal visti dagli italiani perchè se ne è fatto uso troppo frequentemente
comunque le scelte di marchionne sono mondiali: sta stabilendo la convergenza tra fiat e chrysler e ha in programma lo sviluppo di nuovi modelli e la razionalizzazione di altri (esempio addio al phedra di Lancia, si terrà solo il Voyager di chrysler), lui ha una visione precisa che io considero corretta che potremmo chiamare spazio vitale, ha in programma volumi grossi di produzione e vendita che servono a contenere i costi di sviluppo, i costruttori che non si assicurano questi spazi perdono competitività e vedono scendere le vendite a vantaggio dei più "grossi" come fiat, ford, gm, WV, toyota
il settore è in sovrapproduzione incredibile ma non vuol dire che si risolva tagliando la produzione occidentale del 30% per tutti i costruttori perchè europei e americani comprano il 30% di auto in meno
io credo che principalmente marchionne voglia ergersi a paladino dell'occupazione in Italia con scelte moderne che la popolazione apprezza a differenza della solita politica per sostenere le vendite fiat in Italia
comunque considerate che i mercati emergenti crescono bene e li si dilusce i costi di sviluppo dei modelli con buoni margini che permettono di sopportare produzioni sofferte italiane con pochi utili
Secondo te vuole riportare la produzione in italia per un ritrovato sentimento di amor nazionale.
Il GOVERNO aveva detto che se la fiat chiudeva gli stabilimenti in italia poteva scordarsi gli incentivi e aveva chiesto addirittura di aumentare la produzione in italia visti tutti gli aiuti di stato che ha sempre ricevuto.
In funzione di questa mossa del GOVERNO la fiat si sta muovendo per riportare la produzione in italia. Io ritengo che malgrado quello che tu dica il settore automobilistico necessiterà in futuro degli incentivi per poter sopravvivere e quindi Marchionne ha valuto che giocarsi gli incentivi di un mercato come l'italia non poteva essere compensato dalla diminuizione dei costi producendo nei paesi emergenti, considerando anche il danno di immagine che avrebbe subito la Fiat se fosse andata via dall'italia.
Sostanzialmente il merito della mossa FIAT è del governo berlusconi. Marchionne in base a questi elementi nuovi ha falto la scelta più logica, ma che io critico perchè come liberale non voglio interventi statali nell'economia.

Ultima modifica di JPMarlin : 20-06-10 alle ore 00:12
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Vecchio 20-06-10, 00:14   #5 (permalink)
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Secondo te vuole riportare la produzione in italia per un ritrovato sentimento di amor nazionale.
non per amor nazionale ma per lanciare il messaggio "compriamo fiat auto che danno lavoro agli italiani" messaggio chiaro che per altro è in voga anche in francia e germania
Citazione:
Il GOVERNO aveva detto che se la fiat chiudeva gli stabilimenti in italia poteva scordarsi gli incentivi e aveva chiesto addirittura di aumentare la produzione in italia visti tutti gli aiuti di stato che ha sempre ricevuto.
gli incentivi sono finiti e sarebbero finiti comunque, rimane la cassa integrazione o vogliono togliere l'IVA dalle auto (meno ipocrita almeno degli "eco"incentivi che, per carità, svecchiano il parco auto ma se fosse per i politici pur di segni + ci farebbero cambiare auto ogni anno)
Citazione:
anche il danno di immagine che avrebbe subito la Fiat se fosse andata via dall'italia.
Sostanzialmente il merito della mossa FIAT è del governo berlusconi.
infatti il paladino del lavoro in italia che venderà auto fatte in Italia, come sopra
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Vecchio 20-06-10, 03:21   #6 (permalink)
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Marchionne vuole riportare la produzione a pomigliano perchè altrimenti il governo non elargirà più incentivi. Senza incentivi la FIAT E' MORTA anche se migliora la produttività attraverso i stabilimenti polacchi.
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Per quanto riguarda la crisi possiamo scomporla in due fasi :
1) crollo bolla immobiliare, crisi subprime e inizio recessione
2) problema sostenibilità debiti pubblici, inizio tagli spesa statale e consolidamento disoccupazione

Quindi abbiamo avuto un allocamento errato delle risorse economiche causato dalla politica monetaria delle banche centrali e un eccesso ricorso al debito da parte degli stati a causa della loro incapacità nel far quadrare i conti solo con le risorse provenienti dalla tasse. I colpevoli sono quindi: banchieri centrali e politici. Sarà demagogia ma quando un consigliere regionale guadagna quanto il presidente francese e si pensa di vietare lo short selling perchè il mercato non si fida più a prestarci i soldi siamo alle comiche finali.
Concordo nell'analisi , anche se il Naked Short Selling che va vietato
( come in Germania ultimamente ) è davvero da Ladri.
E' Qualcosa di poco etico come del resto la politica italiana ed un certo fare delle banche centrali.
Sulla vicenda Pomigliano, non credo si ritorni al passato, semplicemente soldi non ce ne sono più come una volta.La Fiat è tecnicamente fallita come lo lo Stato Italiano.
Marchionne forse sta giocando nello spaccare i sindacati, ed evidentemente c'è riuscito. Il Referendum mi sembra una richiesta di elemosina...che non dovrebbe cambiare l'idea e la pretesa di Marchionne. Per lui è fondamentale la compattezza di tutti i sindacati. Lo ha ribadito più volte!
E quest'ultima non c'è. Ergo si rimane in Polonia con la Panda e I sindacati sono i colpevoli.
Sarà una visione complottistica, ma la vedo così.
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Vecchio 20-06-10, 10:18   #7 (permalink)
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(...)

Per quanto riguarda la crisi possiamo scomporla in due fasi :
1) crollo bolla immobiliare, crisi subprime e inizio recessione
2) problema sostenibilità debiti pubblici, inizio tagli spesa statale e consolidamento disoccupazione

Quindi abbiamo avuto un allocamento errato delle risorse economiche causato dalla politica monetaria delle banche centrali e un eccesso ricorso al debito da parte degli stati a causa della loro incapacità nel far quadrare i conti solo con le risorse provenienti dalla tasse. I colpevoli sono quindi: banchieri centrali e politici. Sarà demagogia ma quando un consigliere regionale guadagna quanto il presidente francese e si pensa di vietare lo short selling perchè il mercato non si fida più a prestarci i soldi siamo alle comiche finali.
"The gap between haves and haves-nots is greater at the start of the 21st century than at any time since 1929."

"Virtually all the growth in marketable wealth between 1983 and 1998 accrued to the top 20% of households, while the bottom 40% of households saw its wealth decline in absolute terms."

"The median white household still has eight times as much wealth as the median black household."

Edward N. Wolff, "Top Heavy", The New Press, New York 2002.


Dati che si riferiscono agli Usa. E' ovvio che c'è dell'altro. Che ci sono problemi di domanda, e qual è la loro origine, ormai lo sa anche il gatto,.
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