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Vecchio 18-06-10, 19:05   #1 (permalink)
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la droga gialla

Tempo fa cercai di denunciare le mie preoccupazioni inviando oltre quattromila lettere a giornali politici e piccole aziende, ma il risultato fu di assoluta indifferenza, tranne alcuni economisti e politici che ritennero prive di fondamento queste mie semplici considerazioni.

Da anni i mercati orientali stanno sempre più assorbendo gran parte delle produzioni industriali, indebolendo le economie occidentali senza che questo fenomeno sia politicamente controllato. Coloro che sono stati demandati a decidere sono completamente offuscati da una forma di eclissi della ragione e della misura, che impedisce loro di comprendere che la grande crisi delle piccole e medie aziende è la ragione della debole crescita dell’economia di questi ultimi anni: la ricchezza prodotta nel nostro paese sta inesorabilmente migrando altrove.
La Cina per esempio possiede una straordinaria risorsa umana, circa un miliardo e trecento milioni di abitanti e dal novembre del 2001 fa parte del WTO (World Trade Organization) e del FMI (Fondo Monetario Internazionale), organizzazioni internazionali che dovrebbero regolare i sistemi commerciai internazionali tra i diversi paesi aderenti. Il problema è rappresentato dal fatto che il gigante economico cinese non manifesta alcuna volontà nel rispettare i principi generali imposti dagli accordi con le organizzazioni mondiali.
Il motivo per cui in Cina i prodotti hanno costi di produzione bassissimi deriva sostanzialmente dal fatto che lo stato centrale comunista garantisce alle aziende la possibilità di mantenere bassi i salari in assoluta mancanza di tutele sindacali; inoltre la totale inesistenza di norme ambientali e di sicurezza sul lavoro, determinano ovviamente un sistema produttivo i cui costi sono di gran lunga al di sotto di quelli ottenibili in una società ove la distribuzione delle risorse è socialmente superiore. Il sistema politico comunista cinese è condizione indispensabile per garantire il contenimento del disagio sociale delle classi più povere; paradossalmente, il nostro “iniquo sistema capitalistico” rispetto a quello comunista cinese, determinerebbe una maggiore distribuzione della ricchezza, negandoci la possibilità di attuare una concorrenza sleale al pari della loro, vale a dire senza alcun rispetto e tutela di diritti del mercato del lavoro e alle norme antinquinamento .
Questa incontrovertibile situazione rappresenta l’unico motivo per cui la grande industria occidentale, drogata dal miraggio di ingenti utili momentanei, delocalizza le proprie attività produttive in Cina. Purtroppo da parte dei soliti politici ideologi la delocalizzazione è vista come opportunità, ma rappresenta invece una migrazione gratuita di ricchezza. Questa soluzione di breve durata comporta indubbiamente un vantaggio iniziale, ma alla fine il risultato è quello di esportare gratuitamente tecnologia e creare competitori che non hanno le nostre costosissime strutture, riducendo di fatto in casa nostra consumi e ricchezza. Se la politica non torna a governare l'economia, cercando di garantire un minimo di rispetto delle condizioni di concorrenza, noi siamo inesorabilmente destinati ad impoverirci e il prossimo futuro ci riserverà solo lacrime.
Pur avendo grossi dubbi sulla possibilità di creare una forma generalizzata ed indiscriminata di dazi, è necessario, se non altro, imporre subito tariffe anti-dumping per quei prodotti cinesi con margine lordo negativo e perdite compensate. E' indispensabile impedire il commercio di prodotti non certificati che non rispettino le nostre regole di igiene e salute. Con riferimento poi alla possibilità di delocalizzare le aziende, ritengo si debbano sfavorire tali fenomeni, impedendo per esempio che le stesse aziende che vanno a produrre all’estero possano poi anche usufruire di aiuti e contributi statali. Il nostro capitalismo troppo spesso basato sull’opportunismo momentaneo di facili guadagni va indirizzato verso strategie più a lungo termine, non è pensabile che aziende produttrici si trasformino in società commerciali la cui nuova “spregiudicata filosofia” sia quella incassare finanziamenti a fondo perso, licenziare operai, chiudere fabbriche, evitare investimenti e comperare prodotti finiti non certificati da un’unica azienda cinese, per rivenderli poi con grandi margini di guadagno e con il beneplacito consenso della nostra litigiosa classe politica, che auspica paradossalmente un rafforzamento di questo processo.
Per quanto riguarda i brevetti, i marchi e le idee ritengo che esistano i mezzi per il loro rispetto quantomeno in casa nostra. E' necessario che a livello europeo la politica si faccia carico di garantire scrupolosamente l’adempimento del rispetto della disciplina in materia di brevetti, almeno all’interno dei propri mercati. Ciò rappresenta una condizione indispensabile affinché esistano delle motivazioni valide ad investire in ricerca ed innovazione, escludendo il pericolo di dover poi regalare i frutti del proprio lavoro a chi si ostina a copiare senza alcun rispetto delle leggi internazionali e a concorrere poi in casa nostra.
Concludendo, il futuro non è ancora irrimediabilmente scontato, se le “non soluzioni” proposte dai soliti astratti ideologi daranno credito al silenzio della gran parte dei piccoli imprenditori, senza che essi stessi siano capaci di creare quel movimento di opinione in grado di alzare una voce sempre meno flebile, allora il nostro futuro non sarà del tutto compromesso: se non siamo in grado di far rispettare gli accordi sul loro territorio, possiamo però proteggere le nostre conoscenze, le nostre esperienze e la nostra capacità di leale competizione, nei nostri mercati interni, limitando quantomeno gli effetti “stupefacenti” della droga della globalizzazione, che arricchisce momentaneamente le aziende che delocalizzano, esportando gratuitamente conoscenza e creando poi competitori sleali.
(20 Marzo 2004)

Ing. MASSIMO CREMONA
Titolare di una piccola azienda a Gornate Olona in provincia Varese
otcrider non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 18-06-10, 21:47   #2 (permalink)
Che potenza!
 
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Non dice niente di particolarmente nuovo. L'unica speranza per l'italia è di diventare un paese di albergatori, forse almeno i monumenti non li delocalizzano.
Zedemel non  è collegato   Rispondi citando
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