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eutanasia di una nazione
E così, zitti zitti, hanno portato la pensione di vecchiaia a 70 anni e quella d’anzianità oltre i 66 anni [1], andando ben oltre ogni altro Paese europeo.
Il provvedimento, a grandi linee, interessa chi è nato dopo il 1955 ed inciderà sempre di più con l’avanzare dell’anno di nascita: l’avevano annunciato da tempo che l’età della pensione sarebbe stata “collegata” con l’aspettativa di vita. E, con questa bella pensata, siamo i primi a raggiungere la fatidica “quota 70”: per vostra conoscenza, i regimi pensionistici europei (vedi nota [2]) sono tuttora orientati verso questi valori di età legale per la pensione: Francia: 60 anni, con riduzioni per i lavori usuranti e possibilità di prosecuzione fino a 65. Germania: 65 anni, con pensione d’anzianità a 63 ed a 60 (con riduzione dell’assegno) per chi ha avuto periodi di disoccupazione; Spagna: 61 anni e 30 di contribuzione, 60 anni per chi ha iniziato a lavorare prima del 1967. Non prendiamo in considerazione sistemi pensionistici come quello inglese – che prevede un’età massima di 70 anni già oggi – oppure quello svedese – che si basa più sugli anni di cittadinanza piuttosto che su quelli di contribuzione – perché sono strutturalmente molto diversi dal nostro. In quei casi, l’età di pensionamento non è comparabile con la nostra, giacché le condizioni sono molto diverse e ci sono più variabili e possibilità per il lavoratore. Francia, Germania e Spagna hanno invece una struttura simile alla nostra, perciò sono utili per capire lo “sfregio” che l’attuale governo sta per fare: non mettono le mani nelle tasche degli italiani – nelle loro ed in quelle del 10% di ricconi che li sostiene meno che mai – semplicemente, porteranno via letteralmente la vita al rimanente 90%. Anche quelle dei fessacchiotti che sgobbano e poi li votano: spiacente, ma è così. Prima di proseguire, vorrei precisare che chi scrive non è minimamente toccato dalle attuali “novità” in campo pensionistico: questo per sgombrare il campo da possibili “conflitti d’interesse”. Il sistema pensionistico italiano è quello, fra quelli europei, che destina percentualmente meno risorse all’uopo, mentre la gestione previdenziale dell’INPS era in attivo per un miliardo l’anno già prima della controriforma Damiano del 2007 (quando c’è da massacrare i lavoratori, sedicenti destre e sinistre trovano accordi “miracolosi”), e di ben 17 miliardi l’anno dopo l’intervento del “Mazzarino” del centro-sinistra. Non sono ancora disponibili stime precise sui “risparmi” che porterà la Sacconi-Tremonti ma, prendendo come base l’incremento dell’attivo dalla Dini alla Damiano, è facile capire che faranno un ricco “bottino”. Ci sono, a questo punto, due punti da chiarire: a) Se vi siano serie basi demografiche, sociologiche, storiche, scientifiche od etiche per un simile provvedimento; b) Le vere motivazioni della riforma Sacconi-Tremonti. L’incremento della vita media che c’è stato nell’ultimo mezzo secolo non è da imputare a mutazioni genetiche: semplicemente, una serie di “accidenti” che prima troncavano la vita anzitempo, con l’incremento della protezione sanitaria sono stati debellati. Possiamo ascrivere a questi interventi della medicina una serie di malattie od incidenti che un tempo conducevano a morte quasi certa (ad esempio tetano, morsicature di vipere, emorragie, meningite, tifo, colera, ecc) ed una serie di malattie un tempo mortali (polmonite, broncopolmonite, infezioni varie, TBC, ecc) che oggi sono debellate o tenute a bada con gli antibiotici. Il risultato finale è stato – unito alla forte riduzione della mortalità infantile – il crollo della mortalità nell’età dell’adolescenza ed in quella della riproduzione. Ci sono stati alcuni “settori” d’incremento – pensiamo alle droghe, all’AIDS, agli incidenti stradali, ecc – ma nulla che possa minimamente essere messo in relazione con la mortalità precoce della prima metà del ‘900. Dobbiamo, inoltre, considerare che le generazioni che oggi hanno più di 70 anni sono ancora nate nell’era “pre-antibiotici”, oppure hanno dovuto sopportare vicende di selezione terribili: si pensi a chi è sopravvissuto alla ritirata di Russia od alla guerra in Africa. La demografia italiana è in costante calo e la popolazione viene mantenuta pressoché costante con l’immigrazione – questa, è bene dirlo, specificatamente richiesta dagli imprenditori, salvo poi criminalizzare l’immigrato per ottenere condizioni di lavoro che rasentano la schiavitù – e si tratta, dunque, di un meccanismo innaturale, le leve del quale non sono nella demografia stessa, bensì nella sfera di decisione politica. La scienza non ha mai sostenuto che vi sia stato – in tempi biologici così brevi – una modificazione genetica del cosiddetto “orologio biologico”: nonostante il clamore mediatico che le trasmissioni televisive embedded propinano, la scienza afferma che la nostra aspettativa di vita – accidenti permettendo – non è cambiata nei secoli. In altre parole, il genoma umano è il medesimo almeno da secoli [3]: ciò che può influenzare la longevità sono le abitudini di vita, lo stress, l’inquinamento, ecc. La scienza afferma che è possibile raggiungere una maggior longevità, ma che la stessa è il risultato di più fattori, fisici e psicologici. Vorremmo sapere quale “bonus” – inteso come valore aggiunto alla propria aspettativa di vita – acquisisce un lavoratore a progetto a tempo determinato, il quale – per anni ed anni – non avrà nessuna sicurezza del proprio futuro, dovrà ingoiare come un rospo che permettersi d’avere un figlio sarà una grossa incognita, oppure vivere sapendo che, in caso di malattia, non avrà protezione sociale. Qui divergono le prospettive “ottimiste” della scienza: si basano su parametri “ideali” senza scendere nella realtà delle vite quotidiane. Un semplice “provvedimento” come la pensione a 70 anni, più parecchi anni di precariato, quale effetto avrà sull’aspettativa di vita? Se non basta la scienza, possiamo ragionare sul semplice buon senso: un operaio edile di 70 anni, potrà portarsi la carrozzella sul tetto? Che gioia, affidare i propri figli in gita scolastica ad un autista settantenne! O un treno? E, tutto questo, mentre intere generazioni di giovani appassiscono nei call centre. Passiamo ora ad analizzare le vere ragioni di un simile provvedimento. Siccome le gestioni previdenziali sono fortemente in attivo, l’unica ragione per un simile innalzamento può derivare dal cedere della “gamba nascosta” della gestione: l’assistenza. A differenza delle altre nazioni europee, l’Italia non ha separazione fra l’assistenza e la previdenza: i soldi per le pensioni e per i sostegni al reddito (cassa integrazione, ad esempio) provengono dalla stessa cassa. Come può, un governo, garantirsi la pace sociale di questi tempi? Dando un po’ d’elemosina a chi perde il lavoro. Ma, per farlo, non s’assume la responsabilità in proprio – ossia non s’inserisce come arbitro fra le imprese ed i lavoratori – ossia non partecipa al gioco come attore responsabile: semplicemente, prende soldi dalle casse previdenziali e distribuisce elemosine. Quella “solidarietà caritatevole” con la quale si riempiva la bocca George Bush. Un simile percorso, però, conduce alla generale de-responsabilizzazione nel mondo dell’impresa: che mi frega – pensa l’imprenditore – se tutto va a rotoli? Salvo i capitali creati con il “nero” in Lussemburgo – se, poi, serviranno nuovamente in Italia me la caverò con il 5% dello “scudo fiscale” – e butto tutto nel deretano agli operai. Salvo la piccola impresa – la quale, semplicemente, va a gambe all’aria e lascia sul lastrico i lavoratori – le imprese italiane pretendono soldi per produrre (incentivi) e ferree garanzie se le cose vanno male. Quante FIAT sono state pagate, nei decenni, con soldi pubblici? Accidenti, che classe imprenditoriale! Sommando i due effetti, se ne ottiene un terzo. Aumentando l’età pensionabile in un quadro di sempre minor protezione sociale, s’aumenta la mortalità nella fascia fra i 60 ed i 70 anni, cosicché le prestazioni pensionistiche da fornire sono annullate in mancanza d’eredi (l’INPS trattiene tutto), e dimezzate per vedove e vedovi. Un bel malloppo. Dunque, l’accusa di omicidio premeditato – alla luce dei fatti sopra esposti – non è proprio campata per aria: in aggiunta, sappiamo che fanno tutto questo per potersi permettere ogni anno 18 miliardi di auto blu, tangenti, case gratis, ******* e tutto il resto. Ogni volta che sento parlare di “inevitabile” necessità di “rivedere” l’età pensionabile, quindi, mi torna alla mente Goebbels, e la mano corre a cercare la fondina. Cosa bisogna fare? Per prima cosa smetterla di seguire il giochino “destra-sinistra” sul quale campano. Poi, smetterla di seguire la TV: anche quando sembra tutto sommato accettabile, quasi sempre cela una pozione velenosa: perché, altrimenti, hanno ostacolato qualunque possibilità di TV indipendenti? La “pluralità” che doveva garantire la legge Gasparri – l’aumento delle frequenze disponibili – dov’è finita? Per seconda cosa dobbiamo saper distinguere fra scenari macroeconomici e le situazioni nazionali e locali. Il grande scenario internazionale è certamente dominato dalle grandi holding, e potrete chiamarle come più vi aggrada: multinazionali, sistema finanziario, Bilderberg, Illuminati, ecc. Ma, a queste strutture, non potremo mai opporci proprio perché transnazionali e, in alcuni casi, semiocculte. In campo nazionale e locale, invece – proprio perché chi va a sedersi sugli scranni diventa responsabile delle sue azioni direttamente – possiamo opporci e dobbiamo farlo, ne va della nostra vita e di quella dei nostri figli. Come opporsi? Inutile pensare di creare nuovi partiti o movimenti adesso, sarebbe del tutto inutile, e la Storia è zeppa d’avanguardie rivoluzionarie fucilate nei cortili delle caserme. La strategia vincente passa ancora e sempre per l’informazione – l’attuale classe politica lo sa, e cerca di controllarla in modo ferreo – e finché potremo farlo dal Web alla luce del sole lo dovremo fare. Qualora le leggi liberticide che stanno per varare dovessero metterci un bavaglio, trovare – ma insieme! E qui mi rivolgo ai tanti colleghi scrittori, giornalisti e bloggher – i mezzi per lavorare su piattaforme estere in lingua italiana, mediante pseudonimi, per aggirare la censura. I modi, se si vuole, si trovano: altre soluzioni sono auspicabili e, se migliori, da attuare. Ultima cosa: saper distinguere, al nostro interno, le vere voci di dissenso perché intenzionate a portare costrutto dal chiacchiericcio dei troll e dei debunker che postano dalle sedi dei partiti, siano essi di governo o d’opposizione. Fin quando accetteremo di comportarci come i Polli di Renzo, di strada ne faremo poca. Sarebbe inutile e prolisso, in questa sede, tornare a riproporre gli infiniti esempi di una diversa gestione sociale che più volte abbiamo approfondito: energia, decrescita, reddito di cittadinanza, nuova agricoltura, nuovi trasporti, turismo, ecc. Il nostro Paese potrebbe essere ricchissimo: solo che, una masnada di ladri ed imbroglioni, da circa un trentennio ha occupato le leve del potere. Come scalzarli? Ricordate un antico proverbio orientale: “Quando l’allievo è pronto, giunge il Maestro”. Invece di scannarci per cose di poco conto – oppure lasciar spazio ai soliti furbetti del quartierino con più targhe, che si fingono “utenti qualunque” – impariamo ad usare l’informazione in modo militante. Alle ultime elezioni, meno del 60% ha votato: non era mai successo, soprattutto per delle elezioni locali. E’ il segno che qualcosa sta cambiando: il momento della riscossa s’avvicina. La strada è questa, però non basta che pochi scrivano: molti devono diffondere e discutere. Altrimenti, gli alieni mascherati che ci schiavizzano, c’avranno in pugno. Grazie. Carlo Bertani Fonte: ">http://carlobertani.blogspot.com Link: ">http://carlobertani.blogspot.com/201...a-nazione.html 9.06.2010 [1] Fonte: ">http://www.repubblica.it/economia/20...tml?ref=search [2] Fonte: ">http://www.francoceccuzzi.it/wordpre...co_europeo.pdf [3] Fonte: http://www.geragogia.net/editoriali/...longevita.html Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte. |
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#2 (permalink) |
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Data registrazione: May 2010
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è quello che ho sempre pensato del sistema pensionistico. una scommessa sulla morte. ma quando accenno alla cosa mi rispondono che invece è fondamentale perchè la gente non sa risparmiare e da vecchio non avrebbe di che vivere, e che la pensione protegge dall'inflazione nel caso uno non avesse le ritenute alla fonte.
me lo dicono persone dei famosi 19 anni 6 mesi 1 giorno.. ma vabeh.. certo che minimo 70 anni lo vedo molto improbabile, ma anche i 65 non mi sembrano giusti, se poi arriva uno che grida bamboccioni. ma in ottica europea magari è corretto allinearsi tutti il più possibile su questioni economiche così rilevanti. resto ancora oggi dell'idea che potendo scegliere preferisco gestire i miei soldi in proprio e se dovessi mangiarmeli tutti amen, c'è la caritas. ovviamente nelle tasse che pago deve esserci l'assistenza sanitaria completa. |
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Data registrazione: May 2010
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io farò di tutto per non pagare i contributi pensionistici. Tasse OK, c'è sempre l'illusione che possano servire a qualcosa di buono, ma regalare soldi no
sono perfettamente in grado di comprare autonomamente obbligazioni a 30 anni, o nel peggiore dei casi metterli sotto il materasso
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Data registrazione: Nov 2007
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Comandante Ramius
Data registrazione: Mar 2005
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1-ringraziamo i politici anni 70 che hanno consentito a molta gente di andare in pensione a 19 anni 6 mesi 1 giorno ( le donne era 14 anni 6 mesi 1 giorno )..
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Data registrazione: May 2010
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Mah, non ne sarei certo. Mi pare che il successivo tenore di vita sia tutt'altro che garantito, si viene pensionati con il 40% (in media, proiezione dell'INPS tenendo conto di una crescita media del pil pari all'1,5 % se non ricordo male). Dunque volendo ragionare in termini di ciclo vitale, è più conveniente ritardare l'ingresso (magari lavorando part-time) piuttosto che comunque rischiare fortemente di non prendere la pensione e/o di vivere da straccioni post-pensionamento.
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Data registrazione: Sep 2008
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Il punto è che le rimesse di chi oggi lavora (una enorme parte dei giovani lavoratori) non sono in grado di garantire neanche la pensione minima. Cosa voglio dire, voglio dire che è in atto un'enorme trasferimento di ricchezza intergenerazionale, in altri termini stiamo accumulando "debito pubblico" poichè i soldi che escono sono minori dei soldi che entrano. Tralasciando i dati in attivo dell'INPS che sono una partita di giro, nel senso che l'INPS dichiara che ha 7 MLD di attivo, ma se dovesse pagare anche la pensione minima ai precari di oggi saremmo già in deficit.
Quindi accumuliamo debito che non compare nelle statistiche ufficiali perchè il saldo è in pareggio in quanto le giovani generazioni di oggi (o almeno la sua parte più grande) la pensione non l'avranno proprio. Il porblema quindi pensionistico è stato risolto alla radice non dando la pensione. E faccio un'esempio, ipotizziamo che ci sia un ragazzo che oggi ha 20 anni questo ragazzo sa che lavorerà a singhiozzo, in maniera precaria, parte in nero ecc ecc, e pagherà ca. 20 anni di contributi all'INPS, tale numero di anni non consente di prendere una pensione se non la minima a 70 anni, quindi ai fini INPS il ragazzo che abbia lavorato 20 anni oppure 0 non ha alcuna differenza, perchè sempre la minima prende. Quei soldi sono andati a finire alle generazioni precedenti che la pensione l'hanno presa. Ho fatto un'analisi sicuramente imprecisa ma la sostanza è quella |
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Data registrazione: Dec 2004
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La parte dell'attivo dell'INPS è ridicola. Fà 7 miliardi (o quello che è) dopo trasferimenti dello stato di più di 100 miliardi. Ridicolo.
Il vero scandalo è che ti obbligano a mettere i soldi in una gestione che come rendimento ti dà la crescita del PIL. Qualunque gestore, anche il più mentecatto, saprebbe darti almeno il 4% nel lungo termine. Ricordo che Wall Street negli ultimi 100 anni (che per i catastrofisti ricordo includono 2 guerre mondiali, la grande depressione, la guerra fredda, innumerevoli crisi petrolifere, ecc...) ha reso mediamente il 10-12% all'anno. Siccome su orizzonti di 30-40 anni il vero valore sta nel rendimento, è questo il vero furto che stiamo subendo. E questo per mantenere il popolo dei baby pensionati, che si lamentano pure che hanno la pensione bassa (dopo che sono andati in pensione a 50 anni se va bene, ma alcuni addirittura prima dei 30 anni). |
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