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#1 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 231
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Cristo si è fermato al Brennero?
Magari non c'entra nulla con la macroeconomia, ma mi chiedo quale potrà essere il nostro destino quando mi capita di essere spettatore di situazioni come questa. Quale possibilità abbiamo di essere competitivi, o anche solo di salvarci nella spietata savana mondiale.
Antefatto: sto facendo un lavoro di ricerca dottorale per l'università. Il lavoro dovrà essere molto curato, perché il professore mi ha promesso già la pubblicazione. A parte questo, requisito imprescindibile per poter redigere questo, come un qualsiasi lavoro accademico un minimo aggiornato, è la possibilità di accedere a banche dati (oggi il succo della produzione scientifico/accademica mondiale è lì e lì solo). Debbo infatti accedere a riviste, papers e pubblicazioni economiche, ma più in particolare ho bisogno di fonti giuridiche, cioè la dottrina, la legislazione internazionale, le ultime sentenze della Cassazione, etc. 1) Biblioteca della Law School della JTU di Shangai. Apri il tuo laptop, e vieni reindirizzato immediatamente in una pagina che ti rimanda alle principali banche dati internazionali (cosa, comunque, comune in tutte le università del mondo civile). Con mio sommo stupore, c'è pure l'abbonamento a una pingue banca dati italiana. Mi serve una sentenza della Cassazione: trovata in 4 click. 2) Capito per caso nella biblioteca della prima facoltà italiana in quel settore (così in varie classifiche). Anche lì, malauguratamente, mi capita di dover ricercare una sentenza. Sul sito della biblioteca c'è scritto che per gli utenti sono disponibili delle banche dati. Per sapere quali, è necessario rivolgersi al personale della biblioteca. Così faccio. La prima impiegata, al tavolo "ricerche bibliografiche", a sentir parlare di banche dati spalanca la bocca dallo stupore come se le stesse parlando un extraterrestre verde e non un comune umano. Lavora da anni in quella biblioteca e le banche dati neanche sa cosa siano. Bisogna parlare con la responsabile, mi dice. Parlo con la responsabile: sì, mi dice, le banche dati ci sono, ma gli studenti non le possono utilizzare, ma solo il personale accademico. Ma sul sito c'è scritto tutto il contrario, e poi io sono inquadrato nel personale accademico, rispondo io! Allora cosa paga a fare l'università i non magri importi degli abbonamenti? Sì, è vero, mi ribatte, però le password per accedere non si possono dare, perché lo vieta la legge (ma quale?!?). Ma non ti scaldare, mi dice: bisogna parlare con qualcuno ancora più in alto, magari c'è ancora qualche possibilità di risolvere il tuo problema. Mi accompagnano in una stanza due o tre piani sopra. La tizia che c'è dentro, che sembra ancora più in alto nella gerarchia bibliotecaria, mi dice: sì, le banche dati si possono usare. Ma pensa di liquidarmi dicendomi che requisito indispensabile è che io abbia con me una pennetta USB in cui salvarmi le cose, perché solo da quel computer (cioè dal SUO computer, unico in tutta l'università) si può accedere a quelle fonti. Magicamente, tiro fuoti dalla mia tasca la pennetta USB che per lei era requisito indispensabile per l'accesso. Anche lei spalanca la bocca: l'ho fregata. Ma si agita e comincia a dire: <<oddio, ora dove ho messo le password... Le avevo stampate sul cartaceo, chissà ora dove sono...>>. Mette in subbuglio (o fa finta di farlo) tutti i suoi cassetti. Alla fine si arrende: le ha perse, e non si può fare niente: ripassa domani, o forse è meglio che tu non ripassi mai. Morale: dalla biblioteca della prima facoltà di legge in Italia è impossibile accedere alle sentenze della Cassazione. Siamo messi male. Dico io: non è che mancavano le risorse. Le risorse c'erano, eccome: gli abbonamenti alle banche dati erano stati sottoscritti dall'università, e suppongo che gli editori si sian fatti pagare anche lautamente. Ma una burocrazia inutile e dipendenti pubblici parassiti, senza alcuna passione per il loro lavoro, hanno sostanzialmente vanificato le decine di migliaia di euro (di tasse dei cittadini) necessarie per tenere le sottoscrizioni, oltre che a rendere uno spiacevolissimo disservizio. |
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#2 (permalink) | |
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Watashi
Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 7,453
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Qualunque cittadino dovrebbe poter accedere alla banca dati della Cassazione, sono nostri dipendenti e già paghiamo il loro servizio.
Che un ricercatore non possa accedervi ha invece del ridicolo, dovresti fare una denuncia per interruzione di pubblico servizio, lamentarsi su di un forum non cambia le cose. Citazione:
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#3 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 231
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Citazione:
Poi è un delitto, quindi ci vuole il dolo; qui al massimo si può ravvisare solo una colpa dei bibliotecari. La denuncia non andrebbe in porto. Questo è anche giusto, sebbene è vero come è vero che le statistiche lasciano il tempo che trovano; però il funzionamento di una biblioteca è indispensabile per la qualità della didattica. |
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#4 (permalink) |
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Watashi
Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 7,453
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Se lo dici tu ci credo, nel codice penale art.340 è vago:
Art. 340 Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessita' Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge, cagiona una interruzione o turba la regolarita' di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessita', e' punito con la reclusione fino a un anno. I capi, o promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni. Sul dolo non lo sapevo, scusa. |
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#6 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jan 2010
Messaggi: 1,312
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invece io ti racconto questa
tempo fa stavo facendo una ricerca di algoritmi matematici molto particolari non cavando un ragno da un buco cerco su internet senza risultati per settimane alla fine trovo uno sconosciuto libro che "potrebbe" avere le risposte: è in vendita su amazon ad un costo folle...ma se c'è una minima speranza che le risposte siano li dentro... per scrupolo sento una biblioteca di un istituto di ricerca pubblico, uno di quegli istituti che hanno sempre meno fondi e pieni di "fannulloni" almeno secondo i nostri politicanti risultato: il libro è disponibile, tramite il prestito interbibliotecario, pochissimo tempo e lo posso consultare e risolvere i miei problemi l'italia è piena di parassiti ma ha le sue punte di eccellenza...se non ci fossero sarebbe già venuta giù parecchi anni fa... ma non preoccupatevi....al grido di "fannulloni!" verranno buttati giù tutti, purtroppo anche quelli che fanno un lavoro di eccellenza |
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#7 (permalink) | |
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sunt tecum quae fugi
Data registrazione: May 2003
Messaggi: 5,371
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Citazione:
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#8 (permalink) |
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Member
Data registrazione: May 2010
Messaggi: 2,946
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Io non ho mai avuto problemi a trovare dati, libri, archivi, etc. (Venezia) ... abbiamo davvero un sacco di roba, da questo punto di vista non posso che ritenermi fortunato. Muoverei anzi una critica opposta: gli studenti sembrano sfruttare pochissimo questo insieme di risorse, preferendo invece studiacchiare sempre il minimo indispensabile.
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#10 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Jul 2007
Messaggi: 1,162
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Qualche anno fa ero andato alla biblioteca Palatina di Parma per avere un libro in prestito.
All'entrata l'addetto parlava al telefono di giardinaggio e mi ha dato un modulo da compilare ed una chiave, sono rimasto in attesa per sapere a cosa mi serviva la chiave allora mi ha risposto indispettito senza interrompere la telefonata. Ho cercato la collocazione del libro nell'elenco dei titoli ma non c'era. Così mi sono diretto al terminale elettronico. Identificato il volume clicco per avere la collocazione ma mi dice che la pagina non esiste! Ripeto daccapo la procedura per altre tre volte ed alla fine riesco ad averla. Mi rivolgo all'impiegato più vicino che discuteva di ferie con un collega e mi spiega di rivolgermi al "banco". Al banco mi dicono che anche se ho già una tessera delle biblioteche di Parma devo rifarla e mi manda da quelli che discutevano delle ferie. Ma non ci sono più. Aspetto dieci minuti e torno al banco dove li trovo che scherzano con i colleghi. Mi fanno la tessera del tutto simile a quella che già ho ed addirittura con lo stesso numero di codice !!!!!! Dopo TRENTACINQUE minuti, QUATTRO moduli compilati con le stesse identiche informazioni sulle mie generalità e relative firme sono riuscito ad avere il libro in prestito. Riconosco che non essendoci informazioni su come fruire della biblioteca ho dovuto disturbare parecchi lavoratori: un primo che parlava al telefono di giardinaggio, un secondo che armeggiava con un cellulare ed un sito internet, un altro che leggeva una rivista ed infine due che discutevano di ferie. Ad ogni postazione di lavoro che ho visto c'era molto più personale di quanto servisse, NESSUNO si occupava di attività di biblioteca, per avere il servizio ho dovuto IO attirare la lora attenzione. Vista la situazione paradossale ho chiesto a chi mi ha fatto l'inutile tessera: "SONO SU SCHERZI A PARTE??" Irritato mi ha risposto in dialetto laziale: "Ecchè nun se' ma' stato in una bibbblioteca statale? Aò! Mica cce fai un ffavò a vvenì" Che in italiano significa: Non sei mai stato in una biblioteca statale? Guarda che non ci fai un favore a venire qua. Non pensavo, ma esistono ancora enti che non sono minimamente interessati alla soddisfazione dell'utente. Ci sono ancora dei lavoratori che sono certi del loro posto di lavoro indipendentemente dal loro comportamento. Probabilmente la risposta è nelle parole: biblioteca statale. Avevo anche scritto alla Gazzetta di Parma ma ovviamente non mi hanno pubblicato la lettera. |
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