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Vecchio 20-05-10, 14:44   #1 (permalink)
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La fine del socialismo della spesa

La fine del socialismo della spesa

C’è sicuramente molta esagerazione nella tesi secondo cui la crisi economica cambierà radicalmente il volto dell’Europa e, in particolare, cancellerà quella sua specificità (che l’ha sempre differenziata dagli Stati Uniti) rappresentata da estesi e costosi sistemi pubblici di welfare. La storia non fa salti e non ne farà nemmeno in questa occasione. Però, un ridimensionamento sensibile, unito a una forte razionalizzazione delle spese, dei sistemi di welfare, sembra inevitabile nel corso degli anni a venire (per le ragioni indicate da Piero Ostellino sul Corriere di ieri) . Tale evenienza, sul piano politico, potrebbe fare una vittima illustre, carica di storia: il socialismo, in tutte le sue diverse sfumature e varianti. Era stata proprio l’influenza dei partiti socialisti (insieme a quella delle forze politiche di ispirazione religiosa) a determinare, nel Novecento, l’espansione dei sistemi di welfare dell’Europa occidentale e a fare di tale espansione una peculiarità dell’Europa. Se il processo si inverte, lo spazio per forze politiche socialiste (con connessioni più o meno organiche con organizzazioni sindacali) diventa sempre più ristretto.
Quali che siano le caratteristiche aggiuntive che gli si vogliano attribuire, il socialismo europeo è stato, prima di tutto, e soprattutto, uso della spesa pubblica per fini di ridistribuzione, ampliamento costante di quelli che, nel linguaggio socialista, venivano chiamati «diritti» (ossia, l’ accesso alle prestazioni sociali dello Stato) in nome di un principio di uguaglianza. Ma se tutto questo diventa economicamente insostenibile, se persino il carattere universale delle prestazioni di welfare (che comunque, ancorché ridimensionate, sopravviveranno) rischia di essere messo in discussione a causa della scarsità delle risorse e della conseguente necessità di scegliere i soggetti a cui continuare a erogare le prestazioni e i soggetti da escludere, il socialismo finisce per perdere gran parte della sua ragione sociale. I conservatori sono sicuramente molto più attrezzati, per cultura politica e insediamenti elettorali, a governare in una fase storica che si annuncia assai lunga e che potremmo definire di welfare austerity.
L’attuale crisi dei socialismi meridionali, greco, spagnolo, portoghese, è un fatto solo congiunturale (spiegabile con gli alti e bassi che sempre hanno le fortune dei partiti in democrazia) o rispecchia una condizione strutturale: il fallimento definitivo del «socialismo della spesa», la sua, ormai irreversibile, insostenibilità finanziaria? E come spiegare il fatto che in Italia, nemmeno in una situazione di dura crisi economica, le proposte di espansione della spesa del maggior partito di opposizione, il Partito Democratico, hanno fin qui incontrato il favore dell’elettorato?
Fondamentalmente, le fortune future dei partiti socialisti sembrano dipendere da come gli elettorati reagiranno, nei prossimi anni, alle severe misure di difesa dei conti pubblici che i partiti conservatori attueranno.
Gli elettori si troveranno sempre più a dover scegliere fra vantaggi di breve e vantaggi di medio termine (fra l'uovo oggi e la gallina domani). La riduzione delle prestazioni degli Stati produrrà, presumibilmente, forte disagio sociale e forti proteste. I partiti socialisti, naturalmente, le cavalcheranno.
Ma potranno essere premiati dagli elettori solo se questi ultimi penseranno esclusivamente in termini di vantaggi a breve termine: se chiederanno, cioè, di bloccare la riduzione delle prestazioni sociali anche a costo di trovarsi, subito dopo, nella situazione catastrofica in cui si trovano oggi i greci. Se questo non avverrà, la sorte elettorale dei partiti socialisti (o di ispirazione socialista, come il Pd italiano) diventerà sempre più precaria.
Occorre una grande fantasia e leadership capaci e ispirate per riscrivere di sana pianta la propria «ragione sociale», i propri fini politici. Nonostante non abbia potuto resistere all’usura di un lungo periodo di governo e all’impatto della crisi, il New Labour britannico, di Blair e di Brown, proprio questo, almeno in parte, aveva tentato di fare.

La fine del «socialismo della spesa» sembra non lasciare alternative ai socialismi meridionali: o rinnovare radicalmente scopi e culture politiche o rassegnarsi al declino.

Angelo Panebianco

http://www.corriere.it/editoriali/10...4f02aabe.shtml

Come ben saprete, si è aperto da giorni un dibattito riguardo al taglio della spesa pubblica inutile ed improduttiva. Una spesa pubblica da addebitare principalmente ad una determinata influenza catto-socialista, che ha contraddistinto i governi europei e soprattutto italiani dal dopoguerra ad oggi.
Un Welfare State ridondante ed a tratti vomitevole ha man mano sottratto sempre più ricchezza al settore privato, creando un circolo vizioso in cui il controllo della spesa è diventato sempre meno efficiente, a causa dell'eccessiva burocratizzazione della politica e degli enti pubblici.
Molti hanno mangiato a sbafo e tanti altri hanno regalato o direttamente intascato i soldi di chi lavora e produce. Ora pare che l'Europa si stia svegliando, modificando questo sistema che ci ha pian piano condotto alla rovina.

Cosa ne pensate in merito? Da dove si dovrebbe cominciare per tagliare la spesa pubblica?
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Vecchio 20-05-10, 15:14   #2 (permalink)
the micro one
 
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Io penso che, essendo una tendenza corale - almeno a intenti - di tutti i governi europei, si presenti la grande occasione, forse unica, per realizzare finalmente una doverosa correzione dei tanti centri di spesa pubblica insostenibile.

I capitoli sono arcinoti, ma credo che l'aspetto qualificante tuttavia sia il come realizzare dei risparmi nella spesa statale senza penalizzare ulteriormente consumi e occupazione.
Ci vuole una mano ferma ma molto molto delicata per aggiustare senza fare danni: con la fiducia che abbiamo nei nostri governanti di ogni epoca e colore, il dubbio rimane forte.
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Vecchio 21-05-10, 08:28   #3 (permalink)
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Panebianco ? Scriveva un umile Ramirez a marzo..



C'è ancora spazio per la sinistra ?

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ripropongo OGGI un vecchio cavallo di battaglia..
.
C'è ancora spazio per la sinistra ??

--------------------------------------------------------------------------------

Dopo la cancellazione dal panorama politico italiano
la sinistra stà pensando a come tornare in sella.
Diliberto dice ''tiriamo fuori il vecchio simbolo falce e martello'
Ovviamente non parlo di sinistra 'culturale' ma di sin. economica.
..Ma una sinistra 'sinistra' cosa può offrire ai propri iscritti.
Che spazi di manovra rimangono alla luce della globalizzazione
.
Abbiamo visto che i salari sono bloccati da:
paura di delocalizzazione e come se non bastasse
dal monito della BCE di evitare spinte inflazionistiche
(già bastano quelle che ci sono, dovute a petrolio e commodity)
Si aggiunga che i profitti delle imprese non sembrano
promettere nulla di eccezionale per il futuro (almeno quello
immediato)
Non rimane che rivolgersi al Governo.
Ma il Governo più di tanto non può fare.
Primo perchè non ce lo vedo applicare nuove tasse
(ovviamente sui 'ricchi')
(neanche se ci fosse ancora Prodi)
secondo perchè i vincoli al deficit ci sono e guai
a sforare.

Quindi dove si trovano i soldi per politiche 'di sinistra' ?
A occhio non rimane che quello promesso da Berlusconi
(sinceramente non ricordo se anche Veltroni....)
recuperare da tagli e/o eliminazione di sprechi
nella spesa pubblica, da vendite di beni del demanio
patrimoniale sulle banche (proposta della Santanchè
ma anche Tremonti ha minacciato qualcosa ..)

.
Ma i tagli e le vendite di beni del demanio mica
sono coerenti con la sinistra
.
Un punto di contatto potrebbe esserci nella proposta
Tremonti....certo sarebbe il colmo che fosse Tremonti
a metter in opera politiche di sinistra
ramirez non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-05-10, 14:24   #4 (permalink)
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(...)
.
Ma i tagli e le vendite di beni del demanio mica
sono coerenti con la sinistra
.
Un punto di contatto potrebbe esserci nella proposta
Tremonti....certo sarebbe il colmo che fosse Tremonti
a metter in opera politiche di sinistra
Nessun paradosso.
E' stato così molte volte in passato, che la sinistra e la destra si scambiassero i ruoli.
In un altro quadro di riferimento, però. La famosa "età d'oro del capitalismo" basata sull'architettura pensata da Keynes e che gli economisti hanno distrutto con la scusa che era inefficiente...
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Vecchio 21-05-10, 14:58   #5 (permalink)
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Nessun paradosso.
E' stato così molte volte in passato, che la sinistra e la destra si scambiassero i ruoli.
In un altro quadro di riferimento, però. La famosa "età d'oro del capitalismo" basata sull'architettura pensata da Keynes e che gli economisti hanno distrutto con la scusa che era inefficiente...
non è che si scambiano i ruoli.
Sono le cose possibili e quelle impossibili
che stabiliscono 'i ruoli'.
Ovvio alla base di tutto c'è la ricerca del consenso per essere
rieletti
. Ooooops ho rivelato un ..segreto...
ramirez non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-05-10, 15:36   #6 (permalink)
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Come ben saprete, si è aperto da giorni un dibattito riguardo al taglio della spesa pubblica inutile ed improduttiva. Una spesa pubblica da addebitare principalmente ad una determinata influenza catto-socialista, che ha contraddistinto i governi europei e soprattutto italiani dal dopoguerra ad oggi.
Un Welfare State ridondante ed a tratti vomitevole ha man mano sottratto sempre più ricchezza al settore privato, creando un circolo vizioso in cui il controllo della spesa è diventato sempre meno efficiente, a causa dell'eccessiva burocratizzazione della politica e degli enti pubblici.
Molti hanno mangiato a sbafo e tanti altri hanno regalato o direttamente intascato i soldi di chi lavora e produce. Ora pare che l'Europa si stia svegliando, modificando questo sistema che ci ha pian piano condotto alla rovina.

Cosa ne pensate in merito? Da dove si dovrebbe cominciare per tagliare la spesa pubblica?
Non capisco perché parli di una spesa pubblica improduttiva di matrice catto-comunista.
Non credo che le prebende elettorali siano da classificare in quel modo, soprattutto quando tali prebende vanno a favorire non solo la parte politica "catto-comunista" (se mai esiste).

Al riguardo credo che l'esempio della spesa pubblica della Regione Sicilia sia un ottimo esempio di spesa clientelare di matrice completemante differente dalla catto-comunista e afferente in pieno alla spesa improduttiva.

Questi discorsi, come il tuo, che partono da uno spunto di analisi (più o meno condivisibile) per poi spostarsi immediatamente sul piano ideologico lasciano alquanto il tempo che trovano e ben difficilmente possono essere configurabili adeguatamente per un dibattito sui contenuti della spesa improduttiva in Italia.

La tua preclusione ideologica, con l'affermazione di spesa pubblica improduttiva dovuta al fantomatico "cattocomunista" bolla il tuo intervento assai male.
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Vecchio 21-05-10, 17:14   #7 (permalink)
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questa gente è malata di ideologia più di quel che vorrebbe addebitare agli avversari ... discutere con loro è perder tempo
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Vecchio 21-05-10, 17:53   #8 (permalink)
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Gli elettori si troveranno sempre più a dover scegliere fra vantaggi di breve e vantaggi di medio termine (fra l'uovo oggi e la gallina domani). La riduzione delle prestazioni degli Stati produrrà, presumibilmente, forte disagio sociale e forti proteste. I partiti socialisti, naturalmente, le cavalcheranno.
Vi e' un indubbio e non attuale problema di indirizzo della spesa pubblica, gli sprechi su base clientelare, nepotistica, di privilegi, e di scelte dei kleptocrati sono spesso enormi. La perfezione non si raggiunge ma livelli di decenza sarebbero auspicabili.
Il peso politico delle burocrazie privilgiate e parassitarie e' notevole per cui i cambiemnti tendono a riguardare gli anelli deboli.

Detto cio' tuttavia l'articolo e' rivoltante in quanto scritto da un crasso ignorante con l'obiettivo di propaganda ideologica. I tromboni infatti sono gia' schierati per ripetere un castello di idiozie secondo la logica per la quale piu' le idiozie vengono ripetute e piu' forse verranno accettate e credute.
Dietro la squallida operazione vi sono pesanti interessi di classe, infatti per salvare qualcuno occorre prelevare i soldi dal welfare, questo il succo.

Non vi sono state molte lamentele quando trilioni di denari pubblici sono stati usati per salvare speculatori e criminali finanziari, anzi e' stato divulgato un teorema sulla cui base sarebbe crollato il mondo se non venisse fatto.

L'attuale crisi ha radici che solo molto limitatamente sono finanziarie, e non e' la spesa pubblica il problema, indipendentemente dal fatto che sia necessario comunque riqualificarla specie in Italia, ma non necessariamente tagliarla.
Come si e' visto dall'attacco speculativo ai bond greci i veri problemi stanno nelle banche, che devono essere protette e salvate con fittizi piani di aiuto alla Grecia. Infatti tra CDO e altre amenita' queste banche possono scatenare voragini di trilioni di dollari non bilioni. I problemi stanno cioe' nelle banche e nel fatto che paesi come l'Inghilterra siano diventati di fatto un gigantesco hedge fund. Con il beneplacito dei socialisti!

Decenni di follie economiche hanno prodotto una esplosione del capitale fittizio che non ha piu' alcun rapporto con i redditi generati. La sua difesa puo ' avvenire ancora una volta solo sulla base dell'estrazione di risorse dall'economia reale e dal "welfare" in un processo di pauperizzazione generale della massa e di durata ultradecennale.
La politica di sacrificare i molti per l'interesse dei pochi, con varie scuse tra cui lo stucchevole slogan della scarsita' delle risorse e' una scelta politica che forse pone alcuni interrogativi ai governi democratici, che potrebbero invece optare per l'opposto, sacrificare molto capitale fittizio per salvare l'economia reale e i redditi della popolazione. La question e' politicamente aperta, ma i trombni e somari che per decenni non hanno capito nulla aggiustano il loro propagandismo ideologico sulla base degli input ricevuti.
Patetico.
Kovalsky non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-05-10, 18:32   #9 (permalink)
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Cosa ne pensate in merito? Da dove si dovrebbe cominciare per tagliare la spesa pubblica?
Comincerei a tagliare i 50 miliardi annui di spesa pubblica dovuti alla corruzione ed al fatto che in soli 2 anni si è passati dal 41° al 63° posto tra i paesi più corrotti.
Poi taglierei tutti i privilegi di quei Dirigenti del pubblico impiego nominati dai governi di turno; dirigenti in enorme sovrannumero e con enormi privilegi quali stipendi oltre misura e gratifiche varie.
Sono sicuro che Panebianco non sarebbe d'accordo.


http://www.repubblica.it/cronaca/201...rboni-4231410/

Ultima modifica di Dav. c. G. : 21-05-10 alle ore 19:05
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Vecchio 21-05-10, 19:19   #10 (permalink)
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oplà kovalsky

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...
Il peso politico delle burocrazie privilgiate e parassitarie e' notevole per cui i cambiemnti tendono a riguardare gli anelli deboli...

Detto cio' tuttavia l'articolo e' rivoltante in quanto scritto da un crasso ignorante con l'obiettivo di propaganda ideologica. I tromboni infatti sono gia' schierati per ripetere un castello di idiozie secondo la logica per la quale piu' le idiozie vengono ripetute e piu' forse verranno accettate e credute....

Non vi sono state molte lamentele quando trilioni di denari pubblici sono stati usati per salvare speculatori e criminali finanziari, anzi e' stato divulgato un teorema sulla cui base sarebbe crollato il mondo se non venisse fatto.

L'attuale crisi ha radici che solo molto limitatamente sono finanziarie, e non e' la spesa pubblica il problema, indipendentemente dal fatto che sia necessario comunque riqualificarla specie in Italia....
La question e' politicamente aperta, ma i trombni e somari che per decenni non hanno capito nulla aggiustano il loro propagandismo ideologico sulla base degli input ricevuti.
Patetico.
Ottimo post, ci metterei la firma
Mi salvo alcune frasi!
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