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Vecchio 09-05-10, 11:06   #1 (permalink)
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Quel braccio di ferro con la BCE

Quel braccio di ferro
con la Banca centrale
Titoli pubblici, irritazione dell'istituto di Francoforte. "Comprarli? Non prendiamo ordini". Ma i governi correggono il tiro: la vostra autonomia è sacra
di ELENA POLIDORI


Il presidente della Bce, Jean Claude Trichet
Sconcerto e irritazione nel palazzone tutto vetro e cemento dell'Eurotower, a Francoforte: "Come? La Bce adesso deve comprare anche i titoli dei paesi Ue in difficoltà? Ci mancava solo questa, nella difficoltà del momento".

All'indomani del drammatico vertice al capezzale dell'euro, dal piano nobile dell'istituto, quello da cui si intravede il glifo dell'euro, filtra un atteggiamento tutt'altro che benevolo nei confronti dei leader che, a cominciare dal premier Silvio Berlusconi, hanno assicurato l'altra notte: "Sì, i bond li comprerà la Bce". Anzi, proprio per averlo riferito a chiare lettere, la questione era parsa il fulcro centrale del piano di sostegno dei mercati, allestito dal Consiglio Europeo per contrastare l'emergenza e dunque gli attacchi della speculazione. E, invece, questi titoli la Bce, o parte di essa, non li vuole, non li vorrebbe. Il presidente Jean Claude Trichet, per la verità, non lo ha mai escluso, nemmeno durante il vertice dell'altra notte. Ma doveva sentire il board, al cui interno ci sono resistenze: non solo perché lo statuto ne impedisce l'acquisto (sul mercato primario), ma perché sopra ogni cosa i banchieri intendono tutelare il bene supremo dell'autonomia. Piuttosto preferiscono insistere sui governi chiedendo loro di fare subito il risanamento dei conti, senza altri rinvii. "I guai di oggi dipendono dalle finanze pubbliche, non dalla politica monetaria che funziona", ripetono da Francoforte.

Brutta storia. Un delicatissimo braccio ferro governi-tecnici si profila all'orizzonte. Così, in un sabato di riunioni concitate in tutte le capitali europee, mentre i banchieri centrali tengono l'ennesima conference call sul da farsi, i politici più responsabili hanno cominciato a correggere l'impressione, alimentata appunto dalla dichiarazioni determinate dei leader - "idea sciagurata", la definiscono - che i governi in qualche maniera avessero deliberato al posto di Trichet: "La Bce decide quello che vuole: è indipendente. Nessuno vuole ledere la sua autonomia", riferiscono. Anche perché nessuno, nel chiuso del summit, ha detto a Trichet: "Tu agisci così". Questo, è "un falso argomento".

Ovviamente i governi sperano che la Bce si convinca a comprare questi famosi titoli: sarebbe un bel sollievo, per loro. Ma se davvero finirà così, sarà "per una scelta autonoma dell'istituto". "Solo il contesto", è il loro ragionamento può premere sul governatore francese, solo "la gravità della situazione", con l'euro che sobbalza, i mercati che sono alle corde da settimane e con il rischio-contagio.
Ma comprare i bond significa anche accollarsi un fardello in termini di finanze pubbliche malate e, quindi, intrattenere un legame col mondo politico che questi conti non sa o non riesce a risanare. L'Italia, per dire, riuscì dopo anni, con il celebre "divorzio" Tesoro-Bankitalia, a recidere questo legame. Ecco, a questi politici accorti sta a cuore oggi chiarire che a Trichet non viene chiesto di finanziare i deficit dei paesi inadempienti. Non gli viene domandato di aiutare "i deficit irresponsabili" contro cui, anzi, ci saranno "azioni e sanzioni", come del resto i big d'Europa si sono impegnati a fare nella dichiarazione ufficiale del summit. Insomma a nessuno, nel chiuso del Consiglio euroopeo, è passato per la testa che la Bce debba agire come una banca che stampa moneta. Niente di tutto ciò. A Trichet, secondo quanto viene riferito, viene piuttosto chiesto di "esercitare una barriera" per arginare la crisi, di "agire come un'assicurazione" senza nessun fattore esterno che alteri l'indipendenza costituzionale della banca. Se poi la tecnicalità sarà quella dei bond, bene. Ma certo la Banca centrale europea dispone per agire "di tutti gli strumenti giuridici, dall'estrema ratio alla forza maggiore".

La decisione finale sui bond della discordia è attesa nelle prossime ore: contatti ci sono stati ieri sera, altri seguiranno, anche oggi, a Basilea. Oltre al problema tecnico, Trichet deve appunto trovare un accordo con i suoi colleghi, ancora divisi sul che fare. Analoghe disaccordi vi sono anche all'interno dei governi. Tanto che Berlusconi, venerdi notte, sarebbe sbottato. "Basta! Non possiamo uscire da qui con un messaggio di buone intenzioni. Ci vuole una risposta forte". E rapida, anche: oggi a Bruxelles si riuniscono i ministri dell'Ecofin per ratificare le scelte, a Basilea i governatori e lunedi i mercati riaprono i battenti.

Qualche che sia la scelta ultima, dal punto di vista dei politici, il solo fatto di aver creato un fondo di salvataggio per i paesi in crisi, ancorché di soli 70 miliardi, è importante perché viene fuori da una decisione comune dell'Europa. In qualche modo si può dire che sta nascendo il primo Eurobond. All'Eurotower continuano ad esercitarsi sul versante più gradito, quello dei bilanci pubblici. Gli studiosi hanno elaborato tre scenari, tutti tecnici, la cui sostanza è: bisogna far tornare i conti. Occorre che i paesi in rosso riducano progressivamente il proprio debito pubblico, agendo sul bilancio primario, al netto degli interessi e del ciclo. Questa "voce" deve essere in attivo. E il surplus deve diventare un obbligo nel Trattato di Maastricht del domani e quindi nel Patto di Stabilità che le autorità monetarie, ma anche la signora Merkel, il francese Sarkozy e lo stesso Berlusconi vogliono riformare.
Dav. c. G. non  è collegato   Rispondi citando
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