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Vecchio 29-04-10, 17:37   #1 (permalink)
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Roubini: politica fiscale espansiva in Germania.

D'accordo in parte con Roubini. Servirebbe una politica fiscale espansiva in Germania per aumentarne fortemente la domanda interna (visto che la rivalutazione della moneta rispetto agli altri paesi euro non è possibile).
Come in Cina d'altronde; dove sarebbe possibile (ed auspicabile) anche la rivalutazione della moneta.
Penso invece che sia importante salvare la Grecia; magari anche arrivando fino alla riduzione dei salari in cambio di una lotta seria alla corruzione ed alla grande e piccola evasione fiscale.




Roubini: «Salvare la Grecia
è uno spreco di risorse pubbliche»
di Daniela Roveda


LOS ANGELES - «Salvare la Grecia è uno spreco di risorse pubbliche». Parola di Nouriel Roubini, l'economista della New York University divenuto famoso nel mondo per aver correttamente anticipato lo scoppio della bolla immobiliare e il collasso di Wall Street. Secondo Roubini quello della Grecia non è un problema di liquidità ma di insolvenza, e la cura proposta dall'Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale non potrà che rimandare nella migliore delle ipotesi il problema, con il rischio aggiuntivo di un contagio agli altri paesi deboli della Ue, prima di tutto Spagna e Portogallo, ma anche Italia e Irlanda. La probabilità di una rottura dell'unione monetaria sta crescendo rapidamente, dice. E sta crescendo anche la probabilità che la Grecia si trasformi in un'altra Argentina.
Il problema della Grecia non è solo un livello insostenibile del debito pubblico e del deficit corrente, sostiene Roubini, ma anche e soprattutto una forte perdita di competitività internazionale. In assenza delle riforme strutturali necessarie per ottenere la convergenza fiscale dei paesi dell'Unione, la Grecia ha consentito che i salari salissero negli ultimi dieci anni molto più rapidamente della produttività, e il risultato è stato un rapido e preoccupante aumento del deficit delle partite correnti, giunto ormai al 10% del Pil.
«Anche se la Grecia riuscisse ad abbassare il deficit pubblico dall'attuale 13,6% al 3% del Pil nel giro di tre anni, una condizione inclusa nel piano di salvataggio della Ue e dell'Fmi, la questione della competitività resterebbe irrisolta», ha detto Roubini, arrivato ieri a Los Angeles per partecipare alla conferenza annuale del Milken Institute. «Per affrontarlo seriamente occorre un periodo di deflazione (salari e prezzi in discesa) che potrebbe durare cinque anni, un'opzione politicamente inaccettabile. Insomma una "mission impossible"». Se la Ue e l'Fmi continuano a trattare il problema della Grecia come un problema di illiquidità anziché di insolvenza, la Grecia è condannata a fare la fine dell'Argentina, dove il tentativo di salvataggio nel 1998 è fallito e il paese ha dovuto dichiarare l'insolvenza dopo quattro anni di caos.
Qual è quindi l'alternativa? «Impiegare le risorse pubbliche per ristrutturare il debito greco e pilotare la sua uscita dall'unione europea». E utilizzare parte delle risorse per affrontare l'imminente problema del Portogallo e soprattutto della Spagna, una cui crisi potrebbe avere ripercussioni molto, molto più gravi sul futuro della zona euro. «A mio avviso è solo una questione di settimane se non di giorni prima che scoppi il caso Spagna, basta guardare all'aumento dello spread tra i tassi sul debito spagnolo e tedesco», prevede Roubini, che peraltro al momento dell'intervista ancora non sapeva del taglio del rating sul debito spagnolo da parte di Standard & Poor's. Anche se lo stato delle finanze pubbliche è migliore che in Grecia, la Spagna ha vari problemi aggiuntivi: un tasso di disoccupazione del 20%, una bolla immobiliare scoppiata di recente con gravi ripercussioni sul sistema bancario e sull'economia reale, e una perdita di competitività ancor più pronunciata. A differenza della Grecia, il cui Pil è solo il 3% del totale europeo, la Spagna è una della quattro maggiori economie della Ue, e il contagio al resto dell'unione potrebbe essere insanabile.
Non c'è quindi alcuna speranza di salvare la Grecia? «L'unica speranza sarebbe una politica monetaria più espansiva da parte della Banca Centrale Europea per favorire un deprezzamento dell'euro a 1,2, 1,1 o addirittura alla parità con il dollaro, e una politica fiscale espansiva in Germania per compensare le pressioni deflazionistiche in Grecia e nei paesi costretti all'austerità fiscale». Solo così si può evitare il disastro.
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Vecchio 29-04-10, 19:24   #2 (permalink)
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Politiche fiscali espansive hanno portato, tra le altre cose, al peggioramento della crisi.
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Vecchio 29-04-10, 19:33   #3 (permalink)
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Dimentichi che la Germania, come la Cina e l'India, ha un fortissimo surplus commerciale che pesa non poco sull'economia degli altri paesi.
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Vecchio 29-04-10, 19:36   #4 (permalink)
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Se sanno far lavorare bene le proprie aziende (perchè la Germania produce non facendo concorrenza asimmetrica, al contrario di Cina e India) ed esportano i propri prodotti non vedo dove sia il problema...
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Vecchio 29-04-10, 19:51   #5 (permalink)
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Infatti il problema non è loro (almeno per ora); il problema è degli altri, compreso l'Italia. Ma quando poi gli altri cominciano a fallire il problema diverrà anche loro.
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Vecchio 29-04-10, 21:18   #6 (permalink)
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Infatti il problema non è loro (almeno per ora); il problema è degli altri, compreso l'Italia. Ma quando poi gli altri cominciano a fallire il problema diverrà anche loro.

Ma il problema è immediatamente anche tedesco ben prima dei fallimenti.

Il deficit commerciale di paesi europei come spagna, portogallo e grecia ha trainato l'export e la produzione tedesche.

Se portogallo, grecia e spagna avessero salvaguardato maggiormente i conti pubblici negli scorsi anni anche la germania avrebbe avuto una crescita minore.

L'idea di una germania vittima non ha senso.

Anche l'idea di uscire dall'euro e ricominciare con il marco forte non ha senso, nella migliore delle ipotesi otterrebbero una giapponesizzazione dell'economia in pochi anni.

La germania non è certo vittima dell'euro.
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Vecchio 29-04-10, 21:19   #7 (permalink)
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D'accordo in parte con Roubini. Servirebbe una politica fiscale espansiva in Germania per aumentarne fortemente la domanda interna (visto che la rivalutazione della moneta rispetto agli altri paesi euro non è possibile).
Come in Cina d'altronde; dove sarebbe possibile (ed auspicabile) anche la rivalutazione della moneta.
Penso invece che sia importante salvare la Grecia; magari anche arrivando fino alla riduzione dei salari in cambio di una lotta seria alla corruzione ed alla grande e piccola evasione fiscale.




Roubini: «Salvare la Grecia
è uno spreco di risorse pubbliche»
di Daniela Roveda


LOS ANGELES - «Salvare la Grecia è uno spreco di risorse pubbliche». Parola di Nouriel Roubini, l'economista della New York University divenuto famoso nel mondo per aver correttamente anticipato lo scoppio della bolla immobiliare e il collasso di Wall Street. Secondo Roubini quello della Grecia non è un problema di liquidità ma di insolvenza, e la cura proposta dall'Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale non potrà che rimandare nella migliore delle ipotesi il problema, con il rischio aggiuntivo di un contagio agli altri paesi deboli della Ue, prima di tutto Spagna e Portogallo, ma anche Italia e Irlanda. La probabilità di una rottura dell'unione monetaria sta crescendo rapidamente, dice. E sta crescendo anche la probabilità che la Grecia si trasformi in un'altra Argentina.
Il problema della Grecia non è solo un livello insostenibile del debito pubblico e del deficit corrente, sostiene Roubini, ma anche e soprattutto una forte perdita di competitività internazionale. In assenza delle riforme strutturali necessarie per ottenere la convergenza fiscale dei paesi dell'Unione, la Grecia ha consentito che i salari salissero negli ultimi dieci anni molto più rapidamente della produttività, e il risultato è stato un rapido e preoccupante aumento del deficit delle partite correnti, giunto ormai al 10% del Pil.
«Anche se la Grecia riuscisse ad abbassare il deficit pubblico dall'attuale 13,6% al 3% del Pil nel giro di tre anni, una condizione inclusa nel piano di salvataggio della Ue e dell'Fmi, la questione della competitività resterebbe irrisolta», ha detto Roubini, arrivato ieri a Los Angeles per partecipare alla conferenza annuale del Milken Institute. «Per affrontarlo seriamente occorre un periodo di deflazione (salari e prezzi in discesa) che potrebbe durare cinque anni, un'opzione politicamente inaccettabile. Insomma una "mission impossible"». Se la Ue e l'Fmi continuano a trattare il problema della Grecia come un problema di illiquidità anziché di insolvenza, la Grecia è condannata a fare la fine dell'Argentina, dove il tentativo di salvataggio nel 1998 è fallito e il paese ha dovuto dichiarare l'insolvenza dopo quattro anni di caos.
Qual è quindi l'alternativa? «Impiegare le risorse pubbliche per ristrutturare il debito greco e pilotare la sua uscita dall'unione europea». E utilizzare parte delle risorse per affrontare l'imminente problema del Portogallo e soprattutto della Spagna, una cui crisi potrebbe avere ripercussioni molto, molto più gravi sul futuro della zona euro. «A mio avviso è solo una questione di settimane se non di giorni prima che scoppi il caso Spagna, basta guardare all'aumento dello spread tra i tassi sul debito spagnolo e tedesco», prevede Roubini, che peraltro al momento dell'intervista ancora non sapeva del taglio del rating sul debito spagnolo da parte di Standard & Poor's. Anche se lo stato delle finanze pubbliche è migliore che in Grecia, la Spagna ha vari problemi aggiuntivi: un tasso di disoccupazione del 20%, una bolla immobiliare scoppiata di recente con gravi ripercussioni sul sistema bancario e sull'economia reale, e una perdita di competitività ancor più pronunciata. A differenza della Grecia, il cui Pil è solo il 3% del totale europeo, la Spagna è una della quattro maggiori economie della Ue, e il contagio al resto dell'unione potrebbe essere insanabile.
Non c'è quindi alcuna speranza di salvare la Grecia? «L'unica speranza sarebbe una politica monetaria più espansiva da parte della Banca Centrale Europea per favorire un deprezzamento dell'euro a 1,2, 1,1 o addirittura alla parità con il dollaro, e una politica fiscale espansiva in Germania per compensare le pressioni deflazionistiche in Grecia e nei paesi costretti all'austerità fiscale». Solo così si può evitare il disastro.
Uhuhuh...

il tuo eroe Roubini che dice che è inutile aiutare la Grecia...

Quindi anche lui uno sciocco secondo il tuo metro di valutazione
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Vecchio 29-04-10, 21:21   #8 (permalink)
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Però l'idea che la germania perda competitività e produttività per ridurre l'avanzo comemrciale a vantaggio di altri paesi europei non mi piace neppure un po'.

Soffriremmo ancor più la concorrenza orientale, la germania imprterebbe di più dall'oriente.

Per assurdo, forse sarebbe allora meglio se grecia, portogallo e spagna ponessero unilateralmente dazi doganali contro i prodotti tedeschi, ma ovviamente non è questa la soluzione.
piof non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 29-04-10, 21:35   #9 (permalink)
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Il deficit commerciale di paesi europei come spagna, portogallo e grecia ha trainato l'export e la produzione tedesche.

Se portogallo, grecia e spagna avessero salvaguardato maggiormente i conti pubblici negli scorsi anni anche la germania avrebbe avuto una crescita minore.

L'idea di una germania vittima non ha senso.
La germania non è certo vittima dell'euro.

Anche l'idea di uscire dall'euro e ricominciare con il marco forte non ha senso, nella migliore delle ipotesi otterrebbero una giapponesizzazione dell'economia in pochi anni.
E chi dice che la Germana è vittima dell'Euro? Sono d'accordo con quanto dici tranne l'ultimo punto; ma discutere dell'ultimo punto non ha neanche senso.
Trattasi solo di ipotesi di scuola, non ipotizzabile.

Ultima modifica di Dav. c. G. : 29-04-10 alle ore 21:58
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Vecchio 29-04-10, 21:50   #10 (permalink)
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