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Vecchio 28-04-10, 16:59   #1 (permalink)
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Default Grecia? Gli sciocchi come sempre guardano il dito e non la luna.

Una folle partita a poker
di MASSIMO GIANNINI

Nel martedì nero dei mercati si consuma una partita di poker mortale tra gli Stati e i mercati. C'è una posta in gioco, ed è decisiva: è la sopravvivenza dell'euro, che tra le macerie del Partenone rischia di crollare sotto i colpi della speculazione. C'è un giocatore, ed è risolutivo: è la Germania, che con una strategia nazionalistica rischia di accelerare la fine dell'Unione monetaria.

Sembra un'altra "tempesta perfetta", quella che si sta abbattendo sulla Grecia e sull'Europa, sulle Borse e sui bond. Evidentemente non sbagliava il Financial Times, quando all'inizio di febbraio aveva avvertito il mondo: attenzione, gli hedge funds hanno pronti in canna 8-10 miliardi di dollari di posizioni a breve, pronte da usare per la scommessa sul collasso debitorio dell'eurozona. L'attacco è partito. E l'effetto-domino non solo è possibile, ma diventa probabile. Questo bagno di sangue costato 160 miliardi di euro ci insegna due lezioni fondamentali.

La prima lezione. I mercati puntano qualcosa, lassù in cielo. Come sempre gli sciocchi guardano il dito e non vedono la luna. Il dito è la Grecia. Un Paese ormai al default. L'ulteriore downgrading del suo debito trasforma i titoli di Atene in "spazzatura". Il governo Papandreou non ha più scampo, precipitato com'è nella micidiale "spirale mercatista". L'indebitamento viaggia verso il 15% del Pil. Il rendimento sui bond a due anni richiesto come "premio di rischio" sfonda il tetto del 13%. Secondo le banche d'investimento americane, è il più alto al mondo sul titoli a breve termine. Più di quello dei titoli dell'Argentina (8%) e del Venezuela (11%). In queste condizioni, più la Grecia cerca risorse sul mercato, più stringe il cappio intorno al collo della sua finanza pubblica. Più cerca di salvarsi, più finisce per soffocarsi. Era tutto previsto. E chi oggi finge di piangere, versa lacrime di coccodrillo.

Ma nella logica spietata degli speculatori Atene è un falso obiettivo. Quello vero, cioè la luna che non stiamo vedendo, è immensamente più grande. Si chiama euro. Nel piatto, al tavolo verde in cui si combattono gli stati e i mercati, c'è l'Unione monetaria. Questo dice l'offensiva già partita contro il Portogallo. Un Paese che segue lo stesso, inevitabile destino della Grecia. Il rating del suo debito è già stato declassato. Il rendimento dei suoi titoli decennali è già schizzato oltre il 5%, e il premio di rischio richiesto dai mercati ha fatto impennare lo spread sui titoli tedeschi fin quasi ai 70 punti base. È vero che il governo di Lisbona conta su un deficit pari "solo" al 9,4% e su un debito "limitato" al 77% del Pil. Ma è anche vero che sconta una crescita nulla e una competitività bassissima. In altre parole: il Portogallo è la prossima vittima sacrificale.

Ma fin qui saremmo al default di due economie periferiche dell'eurozona. Il disastro può cominciare subito dopo. Tragedia greca, fado portoghese, e in sequenza dramma mediterrraneo. Nella lista nera degli speculatori sono già iscritti Spagna e Italia. Le prime tensioni all'asta dei Bot di ieri sono un campanello d'allarme molto preciso. Ma qui il quadro cambia radicalmente. "Pigs" o non "Pigs", stiamo parlando della terza e della quarta economia di Eurolandia. Paesi considerati "too big to fail", cioè troppo grandi per fallire perché "too big to bail out", cioè troppo grandi per essere aiutati. Ma è chiaro che, se e quando toccherà a Madrid e a Roma, saremmo già a discutere di un altro mondo e di un'altra Europa. Uno spazio politico ed economico, cioè, nel quale l'euro come è stato fondato nel '98 e come lo abbiamo conosciuto in questi dieci anni non esisterà già più. È questa la luna, che la speculazione ha preso di mira. I mercati stanno scommettendo sul collasso dell'Unione monetaria. E la notizia è che stanno vincendo.

E qui sta la seconda lezione. I mercati stanno vincendo perché gli stati stanno sbandando. E un Paese, soprattutto, sta sbandando più degli altri. L'asse franco-tedesco che ha guidato l'Europa nei momenti cruciali è crollato. Lo spirito di Maastricht, pur con i suoi parametri "stupidi" o intelligenti che fossero, unì a suo tempo Kohl e Mitterrand mentre oggi divide la Merkel dal resto del Continente. Il tracollo greco, con gli euro-deliri innescati dal piano di aiuti male e forse mai digerito dai tedeschi, sta disvelando l'altra faccia della Germania. Una nazione ripiegata su se stessa e guidata dal suo esclusivo interesse nazionale. Nella tempesta perfetta di questi mesi la posizione tedesca è "coerente ma sbagliata", come ha scritto a metà marzo Wolfgang Munchau. Per ragioni costituzionali, prima ancora che per opzioni politiche, punta alla stabilità dei prezzi e alla disciplina di bilancio. Dunque non vuole sentir parlare di aiuti. L'86% dei tedeschi è contrario al prestito da 8,4 miliardi di euro alla Grecia che competerebbe alle casse federali secondo l'accordo firmato all'eurogruppo due domeniche fa.

Al contrario di quanto accadde nei momenti più belli della storia tedesca degli ultimi due decenni (dalla riunificazione Est-Ovest in poi) la Germania di oggi affronta le sue responsabilità verso l'Europa con un approccio egoistico e unilaterale. Il paradosso di queste settimane di crisi sulla Grecia e sui mercati è che ogni decisione comune è stata condizionata dal governo di Berlino non in base all'enormità della posta in gioco, l'unione monetaria come fattore di stabilità internazionale, ma a una scadenza elettorale come fattore di stabilità interna: il voto in Nord Reno-Westfalia del 9 maggio prossimo. Persino il vertice europeo convocato d'urgenza ieri, in pre-default della Grecia e in pieno collasso dei mercati finanziari, è stato posposto a questo appuntamento tutto "domestico". Il governo Merkel, spostato a destra dai liberali di Guido Westerwelle, non può e non vuol dare alla sua opinione pubblica l'impressione di cedere ai soliti "latinos", cioè i Paesi lassisti e irresoluti del Club Med.

In realtà, questa volta, la vera irresponsabilità non abita nelle cancellerie dei "Pigs", ma piuttosto nella cancelliera di Berlino. Con il suo atteggiamento da "europeista riluttante", la Germania ha fornito armi formidabili alla speculazione arrembante. Come insegnano le disastrose esperienze dei primi Anni '90, gli Stati nazionali hanno una sola possibilità di resistere alle aggressioni dei mercati finanziari: agire con una sola testa e un solo braccio, e costruire un muro granitico intorno alla propria economia e alla propria valuta. Quando questo non accede, come successe poco meno di vent'anni fa alla sterlina e alla lira, si fa la fine degli oriazi e dei curiazi (per ripetere un'efficace definizione dell'epoca di Carlo Azeglio Ciampi). È quello che rischia di ripetersi anche oggi. Se Eurolandia non è in grado di darsi regole uguali e condivise per la disciplina dei conti pubblici, la stabilità dei prezzi, la competitività dell'economia, allora l'euro alla lunga non può reggere.
Gli speculatori di tutto il mondo lo capiscono, e per questo azzannano come una muta di cani gli esemplari più deboli del branco. I governanti e i cittadini tedeschi lo temono, e per questo sembrano già proiettati su un'idea "altra" dell'eurozona. Non più un'Unione allargata a 16 Paesi, con una moneta unica che non può contenere né esprimere la forza di nazioni sovrane troppo diverse tra loro. Ma un'Unione ristretta solo a quei Paesi che accettano norme comuni sul rigore contabile e il controllo dell'inflazione. In questo scenario non avremmo più una moneta unica, ma due. Un euro di serie A per i Paesi del Nord a maggiore virtù fiscale, e un euro di serie B per i Paesi del Sud a minor tenuta finanziaria. Inutile dire dove finirebbe l'Italia, a sua volta spaccata tra una ricca Padania e un depresso Mezzogiorno. Economisti tedeschi e banchieri anglosassoni come Taylor Martin lo hanno teorizzato apertamente, trovando addirittura un nome alle due nuove valute: il "neuro" e il "sudo". Sembra un gioco, ma non lo è affatto. I governi d'Europa non l'hanno capito. Continuano a scherzare sotto il vulcano.
m.gianninirepubblica.it



http://www.repubblica.it/economia/20...poker-3668168/
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Vecchio 28-04-10, 17:46   #2 (permalink)
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Le lacrime di coccodrillo della germania.

Lacrime di coccodrillo:



Grecia: Merkel, sblocco aiuti ad Atene deve essere accelerato

(Teleborsa) - Roma, 28 apr - La cancelliera tedesca, Angela Merkel spera che i colloqui per il piano di aiuti alla Grecia possa concludersi entro pochi giorni ribadendo quindi come lo sblocco di aiuti al Governo greco debba essere accelerato. La cancelliera teutonica sottolinea, però anche la necessità che il piano presentato da Atene debba essere improntato all'insegna dell'austerità e della credibilità. "La Germania non vuole sottrarsi alle sue responsabilità." Ha detto la Merkel al termine dell'incontro con il direttore generale del FMI, Dominique Strauss-Kahn, direttore del Fondo Monetario Internazionale. Strauss-Kahn da parte sua ha sottolineato anche la necessità di azione rapida. Il programma di aiuti greco dovrà essere "credibile" e richiede un forte impegno forte da parte di tutti. Ha concluso Strauss-Kahn
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Vecchio 28-04-10, 17:59   #3 (permalink)
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La Merkel ha ragione: c' è la necessità che il piano presentato da Atene debba essere improntato all'insegna dell'austerità e della credibilità.

Se la Grecia non ha ancora ottenuto prestiti è colpa dell' atteggiamento di molti greci, che invece di accettare pesanti sacrifici programmano scioperi di protesta

Quanto all' euro è molto dubbio che una valuta del genere abbia senso. I partecipanti dovrebbero essere selezionati con criteri più ristretti ( una moneta unica per Francia, Germania forse Olanda, al limite l' Italia che è nel G7 ed ha molti risparmiatori che investono in obbligazioni e pochissimi altri)

In che misura il debito pubblico Greco è acquistato dai risparmiatori Greci?
Innanzitutto i risparmiatori e le banche di un paese devono comprare i suoi titoli di stato
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Vecchio 28-04-10, 18:01   #4 (permalink)
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non una sola parola del Giannini pensiero
circa l'adozione o meno dell'euro da parte
dei Paesi 'latinos'.
Si esponga dr Giannini. Nell'articolo non c' è una sola
SUA PERSONALE IDEA sulla faccenda.
A parte il suo pensiero (pensiero di molti) circa l'atteggiamento
della Merkel..non vedo altro.
Le accuse agli Hedge funds ? Fanno il loro mestiere.
Perchè non attaccano la Germania ? Non c'è nulla da attaccare.
Beh qualcosa ha scritto..fumosamente, ovvio.
Cosa significa costruire 'un muro granitico' intorno alla
propria economia ed alla propria valuta ?
Siccome non è di un muratore che parla..ci illustri
le sue ricette economiche per erigere 'un muro granitico'
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Vecchio 28-04-10, 18:03   #5 (permalink)
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La Merkel ha ragione: c' è la necessità che il piano presentato da Atene debba essere improntato all'insegna dell'austerità e della credibilità.

Se la Grecia non ha ancora ottenuto prestiti è colpa dell' atteggiamento di molti greci, che invece di accettare pesanti sacrifici programmano scioperi di protesta

Quanto all' euro è molto dubbio che una valuta del genere abbia senso. I partecipanti dovrebbero essere selezionati con criteri più ristretti ( una moneta unica per Francia, Germania forse Olanda, al limite l' Italia che è nel G7 ed ha molti risparmiatori che investono in obbligazioni e pochissimi altri)


Seguendo il tuo ragionamento e quello della Merkel di qualche giorno fa (pare abbia cambiato idea di fronte ad crollo dei mercati) l'italia farebbe parte del gruppo della Grecia con un euro di serie B insieme alla grecia.
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Vecchio 28-04-10, 18:06   #6 (permalink)
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Seguendo il tuo ragionamento e quello della Merkel di qualche giorno fa (pare abbia cambiato idea di fronte ad crollo dei mercati) l'italia farebbe parte del gruppo della Grecia con un euro di serie B insieme alla grecia.
Nel caso di una divisione fra Euro A ed Euro B può anche darsi che si formi un'Italia A ed un'Italia B con i rispettivi Euro.
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Vecchio 28-04-10, 18:08   #7 (permalink)
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Seguendo il tuo ragionamento e quello della Merkel di qualche giorno fa (pare abbia cambiato idea di fronte ad crollo dei mercati) l'italia farebbe parte del gruppo della Grecia con un euro di serie B insieme alla grecia.
l' Italia non è omogenea economicamente.

Quella che era chiamata Magna Grecia potrebbe giustamente avere una valuta comune con la Grecia.
Il federalismo fiscale potrà forse essere un primo passo verso il federalismo monetario che permetta a una parte dell' Italia di avere una valuta comune con Francia e Germania , una moneta unica per il territorio che era del Sacro Romano Impero
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Vecchio 28-04-10, 19:29   #8 (permalink)
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Qui si vaneggia!
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Vecchio 28-04-10, 19:33   #9 (permalink)
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Mi sa che la Merkel faccia autocritica e dia ragione a Giannini; speriamo non sia troppo tardi per gli interessi ed i bisogni di tutti i cittadini Europei.


Crisi: Merkel, "Grecia non sia nuova Lehman Brothers"
28 Aprile 2010 19:17 ECONOMIA

BERLINO - ''Non possiamo permettere che la Grecia diventi una nuova Lehman Brothers''. Cosi' la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, che durante una conferenza stampa oggi a Berlino ha detto si' agli aiuti alla penisola ellenica. (RCD)
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Vecchio 28-04-10, 19:34   #10 (permalink)
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l' Italia non è omogenea economicamente.

Quella che era chiamata Magna Grecia potrebbe giustamente avere una valuta comune con la Grecia.
Il federalismo fiscale potrà forse essere un primo passo verso il federalismo monetario che permetta a una parte dell' Italia di avere una valuta comune con Francia e Germania , una moneta unica per il territorio che era del Sacro Romano Impero
Effettivamente la Padania ha molte similitudini con l'area euro A però il debito previdenziale e pubblico comuni e che resteranno sulle spalle anche dell'area nord in caso di scissione restano a livelli b credo.
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