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Sintesi della situazione attuale (Scrivevo ad un mio amico)
questo messaggio, il primo, è ripreso nel secondo, non è da leggere, poi magari rileggo tutto e lo elimino, se possibile
![]() Il nostro sistema economico, la nostra economia, tende naturalmente ad espandersi grazie all’espansione dei mercati e all’innovazione scientifica, sono questi i 2 stimoli naturali all’economia. Il fatto che la moneta sia emessa e prestata da banche centrali offre un’altra possibilità d’intervento: il taglio dei tassi. Tutto questo non può garantire l’assenza di recessioni, i tassi sono stati portati praticamente a zero in molti paesi. L’ulteriore droga per l’economia è il debito, se non bastano l’espansione dei mercati, l’innovazione scientifica e il taglio dei tassi, resta solo il debito, l’aumento del debito, ultima droga che toglie il dolore, finita questa si soffrirà. Con la crisi del 29 si afferma l’idea che lo stato debba intervenire in economia per evitare le crisi, l’intervento essenzialmente è spesa pubblica realizzata in deficit: lo stato spende più di quanto incassa e lo fa indebitandosi, chiedendo denaro in prestito. Lo stato potrebbe anche tagliare le tasse senza ridurre le spese, sempre deficit e debito quindi. Quel che si nota negli ultimi decenni è il debito crescente, gli stati posson fare tante cose spendendo più di quanto incassano, potranno salvare le banche o altre aziende, tagliare le tasse o costruire opere pubbliche o incentivare i consumi privati o concedere finanziamenti a fondo perduto ecc Dietro a tutto c’è sempre la crescita del debito, vera droga dell’economia moderna. Nell’ultimo decennio la droga che ha consentito la crescita in molti paesi è stata il debito privato. Non c’è molta differenza, è sempre debito crescente che ha finanziato consumi contribuendo alla continua crescita dei consumi e quindi della produzione e del pil. La nostra economia è in bolla, non è stabilizzata, è in una bolla creata grazie alla crecita del debito senza la quale saremmo già stati costretti a accettare crisi e recessione durature. Attualmente non ci sono molte altre possibilità per evitare recessioni durature, i tassi sono ai minimi, non resta che incrementare il debito e dato che su quello privato, come si è visto, è difficile e pericoloso agire, non resta che la crescita del debito pubblico. Alla crescita del debito pubblico corrisponde una sempre maggior presenza degli stati in economia, i nostri debiti pubblici rendono le nostre economie sempre più fragili e a rischio, l’invadenza degli stati, il controllo che gli stati devono esercitare per non rischiare il fallimento deve crescere, non ci si posson più permettere brutte sorprese che potrebbero esser fatali, (una nuova aig ad esempio o aste di titoli di stato a vuoto, o il fallimento di altre grandi aziende). L’aumento dei debiti pubblici e l’interventismo statale saranno sempre più la norma, negli usa sembra che la strada sia proprio questa: spesa pubblica realizzata in vario modo e debito pubblico per rilanciare un’economia altrimenti destinata alla recessione. Gli usa hanno nella cina e nel giappone i loro massimi finanziatori, proprio il legame con la cina che manipola lo yuan mantenendolo debole è ...continua |
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La nostra economia ha essenzialmente 2 droghe naturali: l’espansione dei mercati e il progresso tecnologico e scientifico che rende possibile la nascita di nuovi prodotti e business.
Le idee liberiste di minimo intervento statale in economia, fondate direi più su principi e valori che su un pragmatismo economico, si scontrano con la realtà, una realtà in cui si manifestano crisi, crisi economiche e recessioni. E’ quindi del tutto naturale che gli economisti cerchino di capire come evitare le crisi. Il controllo dell’emissione della moneta, una moneta che non circola liberamente, ma che è prestata dalla banca centrale a banche e poi “moltiplicata” secondo la riserva frazionaria “offre” la più naturale e prima possibilità di intervento in economia: il controllo della quantità di moneta circolante. Nel nostro sistema c’è qualcuno che s’indebita e investe, l’investitore che s’indebita di 100 deve poter poi restituire il capitale + l’interesse conservando un guadagno per sé, ad esempio se investe 100 e incassa 115 in un anno, non potrà certo restituire più di 115, un interesse da versare alla banca maggiore del 15% annuo renderà la sua attività sconveniente e fallimentare. Ecco che il taglio dei tassi d’interesse all’avvicinarsi di crisi facilita la ripresa economica perché rende redditizie più attività e limita l’entità delle rate che chi è indebitato a tasso variabile deve restituire. In realtà a ben vedere il taglio dei tassi e il conseguente incremento della moneta circolante fa ripartire l’economia grazie ad un “furto”, chi si indebita maggiormente grazie al taglio dei tassi e investe o consuma causa inflazione è “ruba” potere d’acquisto a chi aveva dei risparmi, in sostanza tagliare i tassi significa far sì che della ricchezza monetaria ferma, del denaro risparmiato, venga immediatamente speso in consumi o in investimenti rilanciando l’economia. Questo causa però distorsioni e problemi di cui abbiam già parlato. Naturalmente è un discorso generico e approssimativo, mancano 1000 considerazioni. In ogni caso il controllo dell’emissione di moneta consente di intervenire in caso di crisi con tagli dei tassi, nella speranza che la ripresa causata dal “furto” e il tempo che scorre comportino magari progresso tecnologico o espansione dei mercati che possano dare una crescita più sana e naturale, una crescita che prima o poi cominci ad autoalimentarsi. Abbiamo quindi 2 droghe naturali: l’espansione dei mercati e il progresso tecnologico a cui si aggiunge questa droga artificiale che è il taglio dei tassi d’interesse che le banche pagano alla banca centrale per chiedere moneta in prestito. Il tasso a cui le banche prestano è chiaramente sempre un poco (sovente non proprio poco, anzi direi parecchio, considerato l’effetto della riserva frazionaria) superiore al tasso a cui si indebitano con la banca centrale. Si potrebbe pensare a semplici tagli dei tassi e a una economia libera di scegliere liberamente in quali settori investire, invece l’intervento statale ha generalmente cercato di promuovere settori particolari, magari settori che possano facilitare il progresso scientifico e la nascita di nuovi business e in molti casi settori ad alta tecnologia per interessi nazionali o strategici. Tutto questo non basta, il taglio dei tassi non è sufficiente per rimandare o evitare le crisi…(in realtà proprio il taglio dei tassi può favorire bolle che scoppiano poi complicando ulteriormente situazioni già delicate). Vengono del tutto abbandonate le idee liberiste del non intervento (idee che trovano la loro estremizzazione in alcune idee economiche della tradizione “austriaca” che vorrebbe, oltre a uno scarso intervento statale in economia inteso come scarsa spesa pubblica, anche un limitato interventismo monetario) statale in economia: lo stato deve spendere per rilanciare l’economia. Se l’economia privata stenta, se la gente non acquista più case, lo stato darà lavoro agli impresari edili facendo costruire ponti e strutture di utilità pubblica, il tutto finanziato dal debito pubblico. Nasce quindi l’idea che in periodi di crisi oltre al taglio dei tassi lo stato debba spendere anche più di quanto incassa di tasse, chiaramente per farlo deve indebitarsi, deve ricorrere al debito pubblico. L’aumento tempestivo della spesa pubblica è effettivamente in grado di rilanciare l’economia o comunque di evitare l’avvitamento delle crisi che avverrebbe facilmente con l’entrata in deflazione. La crescita del debito pubblico (spesa pubblica) è quindi la quarta droga dell’economia, se espansione dei mercati e progresso tecnologico possono esser considerate droghe naturali, il taglio dei tassi e il debito pubblico sono invece pericolose droghe artificiali. Si potrebbe anche pensare ad una crescita del debito pubblico causata non da incrementi di spesa pubblica, ma da spesa pubblica costante associata al taglio delle tasse, sempre di debito si tratta ed è sempre un tentativo di rilancio economico. Il taglio delle tasse in deficit è però un intervento che porta frutti (quando li porta) in periodi più lunghi, ha un impatto di sostegno all’economia meno rapido della spesa pubblica, altre considerazioni di natura molto diversa e piuttosto maliziose portano quasi sempre gli stati a preferire (a pari deficit) la spesa pubblica al taglio delle tasse. In ogni caso sempre di aumenti del debito si tratta. Questo è importante, la quarta droga dell’economia non è il debito pubblico, ma è l’aumento del debito in sé, l’aumento di qualsiasi debito, pubblico o privato. In periodi di scarsa espansione dei mercati e di sviluppo di nuove tecnologie che non stimola a sufficienza l’economia per evitare recessioni, non resta altro che l’aumento del debito. Ho scritto aumento del debito, non debito, un debito costante non stimola nulla, l’aumento del debito privato ha gonfiato i consumi privati in molti paesi del mondo nell’ultimo decennio, gonfiando i consumi e portando al sovrainvestimento molte aziende...sovrainvestimento perché inseguivano una domanda gonfiata dal debito privato, da chi chiedeva mutui di liquidità, una domanda che non poteva continuare se non con una prosecuzione della crescita del debito. Questo crescente debito privato è stato il motore, la droga dell’economia degli ultimi 10 anni per molti paesi, un po’ come il crescere del debito pubblico lo è stato per l’italia di qualche decennio fa. Nell’attuale situazione di tassi non più tagliabili non resta che il crescere del debito per evitare crisi e recessioni durature, l’alternativa non è bella. E’ però evidente che la strada della crescita del debito non può esser perpetuata all’infinito, è, anzi sarebbe necessaria una crescita economica non fondata sulla crescita del debito…per ora però non s’intravedono alternative, soprattutto per l’europa. L’intervento statale in economia basato sul debito poteva parere sino a tempo fa (e probabilmente così credeva keynes) un temporaneo accorgimento per evitare l’avvitamento di crisi, un accorgimento da associare a politiche monetarie espansive, taglio dei tassi e acquisto diretto di titoli di stato da parte della bancha centrale se sussiste il rischio di deflazione. Si potrebbe pensare che questo temporaneo ricorso all’aumento del debito potrebbe esser ripianato da un calo del debito da realizzare in periodi in cui la naturale ripresa economica limiti la richiesta di spesa pubblica a sostegno dell’economia. Purtroppo le attuali condizioni economiche (espansione dei mercati ormai scarsa, e anche secondo me un minor impatto dell’evoluzione tecnologica sulla nascita di nuovi business negli ultimi anni) rendono questo incremento del debito non più l’eccezione a cui ricorrere in caso di crisi, ma un elemento strutturale della nostra economia, qualcosa senza il quale piomberemmo brutalmente in depressione economica. Il nostro sistema è assuefatto al crescere del debito, il debito crea bolle, bolle di consumi e di investimenti da cui non si torna indietro senza pagare con crisi. Immagina un mondo in cui le auto non vengan vendute a rate, il fatto di cominciare un bel giorno a vendere a rate fa impennare le vendite, ma questa impennata non può esser duratura, è solo un anticipo di consumo a cui seguirà necessariamente un calo di consumi, a meno di pensare ad un debito crescente all’infinito o ad un prolungamento verso infinito del tempi di rimborso delle rate. Prima o poi si tornerà a vendere esattamente lo stesso numero di auto che si vendeva prima dell’inizio della vendita a rate e se per far fronte all’aumento di domanda conseguente all’inizio della vendita a rate si è investito maggiormente, ecco che ci sarà prima o poi sovracapacità produttiva. In realtà queste considerazioni potrebbero essere decisamente approfondite, ma andiamo avanti. Il crescere del debito ha drogato consumi e investimenti a breve a discapito di investimenti più a lungo termine. E’ in parte la concorrenza a spingere verso la vendita a rate e alla promozione del debito, chi non vende a rate molto semplicemente non vende e fallisce lasciando il mercato a chi vende a rate. In ogni caso la nostra è un’economia in cui il crescere del debito non è più l’eccezione, ma un elemento strutturale e irrinunciabile se si vogliono evitare recessioni. Gli investimenti fissi delle aziende, l’indebitamento, la capacità produttiva in ogni settore…tutto è gonfiato dal crescer del debito, le previsioni sulle vendite future sono gonfiate dal crescere del debito. A causa di questo metterei i periodi troppo prolungati di tassi bassi, ma direi che in realtà questi sono problemi intrinseci e inevitabili del nostro sistema economico, se si ritiene che si debba intervenire in economia per rimandare le crisi. Non solo la vendita a rate, ma anche gli incentivi drogano le vendite…sempre di debito si tratta, agli incentivi statali corrisponde debito pubblico. Nei prossimi decenni assisteremo a un incremento del debito, soprattuo dei debiti pubblici, gli stati spenderanno e interverranno sempre più in economia per evitare crisi. L’intervento pubblico basato sull’aumento del debito si manifesta con investimenti in strutture, incentivi al consumo (auto,frigoriferi, bici ecc), incentivi all’investimento, finanziamenti a fondo perduto ecc Il peso degli stati nell’economia salirà necessariamente se si segue questa strada, tutti questi incentivi drogheranno e drogano da anni i consumi di molti prodotti favorendo bolle sovrainvestimenti. Chiaramente questa nostra situazione economica è una situazione di bolla, bolla nel senso di situazione non stabile, non stazionaria, ma basata sull’incremento di questo debito, un incremento destinato a terminare prima o poi. Ecco che quindi sarà prima o poi necessario accettare recessioni e crisi, se si stoppasse la crescita del debito la crisi arriverebbe immediatamente; il problema è che mentre i debiti crescono diventa sempre più importante evitare crisi e recessioni perché gli stati non possono più permettersele, le recessioni avrebbero effetti gravi sulla sostenibilità del debito perché farebbero crollare le entrate fiscali e ridurrebbero il numero di investitori in debito pubblico. Man mano che il debito cresce, diventa sempre più un imperativo evitare e rimandare con ogni mezzo e intervento anche pubblico le recessioni perché man mano che il debito pubblico degli stati cresce, eventuali recessioni durature diventerebbero sempre più dannose e pericolose minando alla base la tenuta degli gli stati che rischierebbero il fallimento per carenza di sottoscrittori di debito pubblico. Ecco che evitare crisi e fallimenti di grosse aziende che destabilizzerebbero l’economia sarà sempre più una necessità per non rischiare l’innescarsi di recessioni, gli stati salveranno e interverranno sempre più in economia per evitare che fallimenti di aziende e cali dei consumi creino le basi per l’innescarsi di recessioni ormai pericolosissime perché minerebbero la sostenibilità del debito pubblico di più stati. Il liberismo è un ricordo sempre più sbiadito, ci si potrebbe chiedere se sarebbe stato possibile non arrivare a questo punto, io non lo credo, è proprio la concorrenza tra stati a far sì che venga scelto nei singoli stati di intervenire a sostegno della propria economia innescando questa corsa alla crescita del debito e dell’intervento pubblico. Inoltre è secondo me del tutto illusorio credere che un mondo con economie da sempre prive di interventi statali e con limitati interventi monetari sarebbe esente da crisi. L’europa ha davanti a sé prospettive fosche e preoccupanti, merito anche di tutti quei ******** che ci governano da decenni. In Europa le ideologie prevalgono sul pragmatismo e sulla comprensione della realtà, anche nelle università, forse sono i danni di secoli di storia e di pensiero da cui non riusciamo a liberarci. Gli usa hanno invece prospettive secondo me migliori, frutto forse anche della maggior comprensione dell’economia da parte di alcuni personaggi molto più liberi dal peso delle ideologie, da questa abominevole pseudocultura ideologica europea che non fa altro che rinunciare alla comprensione della realtà per proporre idiozie ideologiche presentate come idee economiche…i nostri politici sono gli stregoni del ventunesimo secolo, c’è poca differenza tra Wanna Marchi e la maggior parte dei nostri politici. Il debito pubblico europeo crescerà e non si intravede strada alcuna per evitare che la nostra economia dipenda sempre più da un debito pubblico crescente. Anche l’economia usa dipende dal debito, dalla spesa pubblica, ma in una maniera molto differente dalla nostra: il mondo è dollarizzato, le politiche monetarie espansive della fed creano capitale, creano ricchezza reale per gli usa togliendone ad altri paesi. Gli usa emettono moneta senza che ciò comporti adeguata inflazione negli usa e adeguata svalutazione del dollaro, sono gli effetti della dollarizzazione del mondo. Questo fatto, questa mancata svalutazione del dollaro rispetto alla quantità di moneta emessa dalla fed promuove il deficit commerciale cronico degli usa, cosa senza la quale il mondo non potrebbe esser dollarizzato ovviamente: senza deficit commerciale i dollari essenzialmente non uscirebbero dagli usa. Questo “obbliga” molti paesi ad acquistare debito usa, chiaramente questo crea squilibri notevolissimi: questo pluridecennale periodo di accumulo di dollari nel mondo e di incremento dell’utilizzo di dollari per il commercio internazionale tra stati, ha fatto sì che l’economia di molti paesi si sia adattata al deficit usa, all’export negli usa, un export gonfiato dal deficit usa, un export verso gli usa in bolla a cui ha corrisposto una naturale scarsità di propensione al consumo interno, questo sbilanciamento verso l’export e scarseggiare dei consumi interni è naturale in una situazione di dollaro che si espande restando forte, più forte di quanto dovrebbe secondo gli squilibri commerciali. Qualsiasi paese voglia possedere riserve in dollari deve ottenere quei dollari, deve esportare negli usa, i dollari accumulati dal mondo e quelli impegnati per il commercio tra stati differenti dagli usa sono in pratica tutto export “in sovrappiù” verso gli usa che c’è stato in questi anni. Questo è proprio uno squilibrio derivante dalla dollarizzazione del mondo: gli usa consumano “troppo” e gli altri consumano “troppo poco”. Anche in questa bolla chiaramente c’è un limite materiale, tutto va bene finchè i mercati si espandono, finchè sempre più paesi vogliono più dollari, ma il mondo non è infinito, anche questa bolla di produzione in cina e in molti altri paesi e di export negli usa è destinata a finire. Stiamo vivendo solo una fase della dollarizzazione del mondo, una dollarizzazione che forse sta rallentando o rallenterà causando problemi a molti paesi la cui economia è da anni e anni drogata dall’export negli usa, questi paesi non possono ancora permettersi la fine di questo sistema. |
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Tutto questo era quindi inevitabile dal momento in cui il dollaro è stato scelto come valuta internazionale per eccellenza e per il fatto che la crescita del pil mondiale richiede una crescita della quantità di dollari utilizzati per il commercio internazionale e accumulati come riserva in banche centrali di mezzo mondo: tutto questo comporta un mancato indebolimento del dollaro, quindi comporta deficit commerciale cronico delgi usa e bolle di export verso gli usa da parte di più paesi.
Tutto questo sistema si autoalimenta: paesi come cina e giappone vengono da lunghi periodi di export gonfiato anche dal dollaro forte, forte rispetto al deficit commerciale usa; la cina per ora non può permettersi lo scoppio di questa bolla, sarebbe un disastro, la cina, nonostante già la dollarizzazione e la crescita del pil mondiale contribuissero a mantenere il dollaro forte rispetto al deficit usa, ha scelto di estremizzare ancor più questa situazione accumulando dollari e mantenendo il dollaro forte e promuovendo il suo export negli usa. In realtà lo stesso han fatto altri paesi. L’ideale per la cina sarebbe poter investire piuttosto liberamente negli usa questi dollari, chiaramente questo è generalmente impedito e ostacolato dagli usa, che invece sono ben lieti di vendere loro titoli di debito, debito pubblico. D’altra parte una cina con miliardi di dollari inutilizzati ha interesse a investirli in debito usa se l’alternativa è tenerli fermi a svalutarsi; rimetterli in circolazione acquistando oro comporterebbe comunque un indebolimento del dollaro. Grazie a tutto questo agli usa è consentito affrontare le crisi con politiche monetarie molto espansive di cui raccolgono interamente i frutti condividendo invece con tutti i detentori di dollari gli effetti collaterali delle loro scelte monetarie, spalmando su mezzo mondo gli effetti collaterali. Non bisogna esser severi con chi ha promosso questo sistema, senza tutto questo centinaia di milioni di cinesi rischierebbero ancora di morir di fame o vivrebbero al freddo. Inoltre non ci sono alternative: il nostro sistema economico o si espande o recede da questa situazione di bolla, una bolla che si gonfia da decenni e che può continuare a gonfiarsi solo con l’aumento del debito. Il debito privato che ha un ruolo importante in questa crisi ha il difetto di non esser facilmente controllabile e incrementabile, il rapporto cina-usa e usa-altri paesi è invece molto più controllato e controllabile, anche con le armi se necessario. L’economia usa cresce sostenuta dal crescere del debito pubblico, un debito che può crescere e che crescerà ancora a lungo, sia la cina sia gli usa hanno bisogno di questi squilibri per evitare, anzi per rimandare crisi e recessioni o scoppio di bolle. Gli usa han bisogno di spesa pubblica, han bisogno dei prestiti cinesi, la cina ha bisogno di non far ancora esplodere la sua bolla dell’export e per questo continua ad accumulare dollari mantenendo debole lo yuan…e più accumula dollari più è naturale e conveniente che acquisti debito usa. Chiaramente in alcuni periodi può esserci distanza tra le esigenze, la manipolazione dello yuan mantenuto debole sfavorisce le esportazioni degli usa e sfavorisce la crescita dell’inflazione negli usa, cosa che in un periodo di alta disoccupazione e di rischio deflazione non è positiva. La cina ha un debito pubblico basso, un pil procapite basso, ha un’inflazione che sino a quando la crescita del pil è elevata non è un problema, credo quindi che la cina potrà/vorrà continuare a lungo a mantenere lo yuan sottovalutato, non ha senso che si fermi ora. Chiaramente così facendo ingigantisce la bolla dell’export, inoltre la manipolazione dello yuan è ottenuta stampando moneta cinese per cambiare i dollari degli esportatori cinesi, questo genera inflazione, una inflazione che, anche se non è preoccupante finchè il pil cinese cresce vertiginosamente comunque ha sulla convenienza del produrre in cina effetti molto simili alla rivalutazione dello yuan. E’ questo il vero limite materiale alla prosecuzione di questa scelta di manipolazione: l’inflazione in cina ha sull’export cinese effetti simili alla rivalutazione dello yuan (crescita del costo di produzione proprio per l’inflazione generata dall’aumento di moneta circolante). Gli usa sarebbero invece forse già pronti per una inversione di rotta o comunque per un allentamento degli squilibri, gli usa desidererebbero una rivalutazione dello yuan che comporterebbe una crescita dell’inflazione negli usa, una maggior competitività del produrre negli usa e tendenzialmente una svalutazione del dollaro anche rispetto alle altre valute mondiali. La cina è, almeno in parte giustamente dal suo punto di vista, sorda alle richieste usa e continua a mantenere lo yuan debole. Gli usa così continuano sulla strada del deficit commerciale e del debito. Io credo che queste politiche di squilibrio siano un po’ l’ultima frontiera dello stimolo all’economia: gli usa hanno la possibilità di rilanciar l’economia con spesa pubblica e con emissione di nuova moneta proprio grazie al fatto che il mondo è dollarizzato e al fatto che alcuni paesi accumulano dollari, la cina sostiene la sua economia con la manipolazione dello yuan. Questi squilibri sono un vero e proprio stimolo all’economia, sono un'illusione, un inganno, negli ultimi decenni nulla traina l'economia più che l'inganno e l'illusione...ma questo lo vedremo meglio più avanti. Ultima modifica di piof : 07-04-10 alle ore 02:56 |
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La situazione del debito pubblico usa è secondo me molto diversa da quella del debito del giappone o dell’europa, gli usa hanno una strada abbastanza precisa e realizzabile, dopo questi anni di squilibri con dollaro forte (sempre in relazione al deficit usa) e manipolazione dello yuan, è possibile che le cose cambino, questi squilibri che ora stimolano l’economia evitandoci la recessione verranno sostituiti da altri squilibri che stimoleranno l’economia in maniera differente.
E’ difficile prevedere cosa succederà, certo è che è materialmente impossibile che la cina prosegua all’infinito nella manipolazione dello yuan, o comunque sarà l’inflazione a non render più competitivo come ora il produrre in cina. La situazione cina-usa potrebbe addirittura invertirsi nei prossimi decenni, io credo che il trend di decennale svalutazione del dollaro sarà confermato, prima o poi la cina comincerà ad accumulare progressivamente meno dollari e il dollaro si svaluterà chiaramente rispetto allo yuan, ma anche rispetto ad altre valute. Se la cina ed altri paesi decideranno addirittura di utilizzare le proprie riserve in dollari accumulate nel tempo, allora il dollaro potrà diventare addirittura una valuta sottovalutata rispetto a quanto dovrebbe valere per effetto delle bilance commerciali, ci saranno nel mondo delle sorgenti di dollari attualmente fermi e inutilizzati, oltre alla fed anche le banche centrali di altri paesi potrebbero rimettere in circolazione dollari. Questo scenario è per ora lontano e non è detto che vada così, anzi, io credo che sarà improbabile l’utilizzo massiccio delle riserve in dollari, per paesi come la cina, in ogni caso già il rinunciare ad incrementare la quantità di dollari accumulati sposterà gli equilibri facendo tornare gli usa un paese produttore ed esportatore. Se e quando verranno spese le riserve in dollari di alcune banche centrali, molti dollari rientreranno negli usa causando inflazione, il dollaro si svaluterà, tutto questo ridurrà il peso del debito pubblico usa. La Cina potrà acquistare meno debito usa, potrà incassare parte di quei titoli di stato e spenderli importando di più dagli usa senza causare svalutazione dello yuan. Potrebbe quindi diventare lo yuan la moneta sopravvalutata rispetto ad un nato deficit commerciale cinese, il dollaro resterebbe invece sottovalutato, la cina potrebbe avere deficit commerciale almeno inizialmente senza fuoriuscita di yuan dal paese, ma col semplice e utilizzo di quei dollari accumulati negli anni. Si ribalterebbe la situazione attuale, in realtà non credo che accadrà, la cina potrebbe continuare a non utilizzare le riserve, secondo me sbagliando perché otterrebbe solo una giapponesizzazione dell’economia, dovrebbe comunque far debito pubblico per sostenere l’economia, debito interno, acquistato da cinesi…molto meglio accettare altrisquilibri e cercare eventualmente deficit commerciale, yuanizzazione e vendita del debito all’estero…cercare in pratica una prosecuzione degli squilibri, l’alternativa sarà la giapponesizzazione ed è peggio, si deve scegliere il male minore. Certo è che sarà difficile per la cina rinunciare al produrre ed esportare a volontà, anche la cina dovrà attuare scelte di welfare consistenti per render possibile l’accettazione dello scoppio della bolla dell’export che causerà disoccupazione massiccia. Proprio quei dollari accumulati in questi anni potrebbero essere utilizzati per il welfare, sarebbe anche una “giusta” restituzione dato che ora lo stato cinese accumulando dollari “toglie” ricchezza ai suoi cittadini. Ma mancano molti anni alla possibilità che questo si verifichi! Per la cina i tempi non sono ancora maturi, continua e continuerà a manipolare lo yuan, per gli usa, il cui limite essenzialmente è dato dal debito pubblico, i tempi sembrano già più maturi e l’idea di una rivalutazione dello yuan sarebbe gradita. Però fin quando la cina acquista debito usa, non c’è problema, chiaro che se la cina volesse puramente accumulare dollari senza acquistare debito usa, sarebbe inevitabile per la fed la prosecuzione del quantitative easing per evitare deflazione e per sostenere la spesa pubblica. Potrebbe quindi esserci una strada abbastanza precisa per risolvere, ridurre il debito usa, semplicemente si svaluterà per inflazione interna agli usa e svalutazione del dollaro quando cesserà l’aumento di accumulo di dollari nel mondo e quando eventualmente molti dollari accumulati all’estero torneranno negli usa per importazioni dagli usa. Quindi proprio la situazione di dollaro debole, eccessivamente debole rispetto ai rapporti commerciali (se la cina ed altri paesi spenderanno le loro riserve in dollari e se poi gli usa mai cominceranno ad accumulare valuta estera) potrà essere per altri anni il nuovo stimolo all’economia. L’europa segue e usufruisce più o meno passivamente di queste situazioni di squilibrio esportando nel paese con la valuta più forte (gli usa attualmente), ed importando dal paese con la valuta più debole (la cina attualmente)…anche questo potrebbe invertirsi. L’europa non ha però davanti a sé un futuro roseo, non abbiamo nessuna cina, anche se in realtà il mondo è almeno in piccola parte eurizzato. Penso che negli usa e in gb sia ben chiaro che l’euro è un nemico della dollarizzazione del mondo e non mancano i tentativi di screditare e destabilizzare l’euro per evitarne la diffusione. Anche le scelte monetarie più conservative, il rispetto dei parametri di Maastricht e di tante regole impedisce all’europa una politica monetaria ed economica aggressive, non facciamo altro che seguire più o meno passivamente il resto del mondo. Resta da provare a capire se e quanto questo ricorso alla crescita del debito può proseguire e se veramente sarà possibile un ribaltamento della situazione usa-cina e usa-resto el mondo. In europa mancano invece prospettive reali per una riduzione o svalutazione del debito pubblico. Negli usa, come appena detto, questa prospettiva c’è, così come ci sarà la possibilità di aumentare i tassi se il dollaro si svaluterà e avverrà rientro negli usa di dollari ora accumulati in altri paesi. Ecco che gli usa potrebbero tornare a utilizzare più facilmente il taglio dei tassi per intervenire in economia. Ultima modifica di piof : 07-04-10 alle ore 03:56 |
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Tutto questo potrebbe essere solo la prosecuzione degli stimoli basata sul crescere del debito, ma non credo che ci sarà scampo, prima o poi si tornerà comunque ad avere tassi a zero e debito pubblico elevato in tutto il mondo. Forse almeno parzialmente si avrà veramente un ribaltamento della situazione usa-cina o meglio, usa-resto del mondo, ma non è immaginabile che la situazione continui a ribaltarsi più e più volte con la prosecuzione dello stimolo, delle illusioni.
Quando lo sviluppo dei paesi ora emergenti come la cina sarà più avanzato e i debiti pubblici saranno elevati in quasi tutto il mondo e i tassi saranno bassi praticamente in tutto il mondo che conta ci si dovrà chiedere cosa fare, ed è molto probabile che una recessione andrà accettata. Non penso che gli squilibri monetari saranno più e più volte utilizzabili in maniera inversa a come ora sono utilizzati tra usa e cina, non credo che la situazione potrà diventare opposta a quella attuale con gli usa che accumulano yuan ed esportano acquistando debito cinese o di altri paesi. Questo sistema ora funziona perché la cina cresce mostruosamente limitando l’inflazione interna con la crescita della produttività…una inflazione comunque non preoccupante finchè il pil cresce del 10% l’anno. Io credo quindi che le crisi, recessioni e depressioni durature andranno prima o poi accettate. Temo che vi arriveremo del tutto impreparati perché nei decenni precedenti gli stati avranno fatto di tutto per evitare le depressioni, consci del fatto che il debito pubblico di molti stati diverrebbe insostenibile in caso di depressione economica. Sarà proprio questo voler rimandare ed evitare le crisi con incrementi del debito a render la depressine grave per il sistema economico, falliranno gli stati troppo indebitati, stati che non potranno sostenere il crollo delle entrate fiscali. E’ particolarmente delicata la situazione del nostro sistema monetario basato sulla riserva frazionaria che rende molto vulnerabili le banche che fallirebbero in caso di corsa agli sportelli. Io credo che questo voler rimandare le crisi con più debito renderà l’inevitabile depressione che prima o poi arriverà del tutto insostenibile per troppi stati. Il fallimento di stati importanti e delle banche sarebbe un disastro, causerebbe la perdita dei depositi bancari e forse un ritorno all’utilizzo dell’oro come moneta, potrebbero esserci guerre civili, si tornerebbe indietro di secoli. Questo periodo di democrazie e di prevalenza dell’economia sulla guerra nel determinare i rapporti di forza trai paesi potrebbe esser una temporanea e strana parentesi nella storia dell’uomo. I liberisti e gli economisti di ispirazione austriaca che a volte propongono il non intervento e l’accettare crisi potrebbero prima o poi aver del tutto ragione a credere che questo interventismo statale non doveva neppure cominciare. In realtà nessuno sa come sarebbe andata la storia se…se keynes non fosse mai nato (poveretto ).
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#6 (permalink) |
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Data registrazione: May 2009
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Ho volutamente tralasciato la riduzione degli sperperi pubblici che consentirebbe rilancio economico e riduzione del debito pubblico.
Non che credo proprio che possa esser la riduzione degli sprechi a evitare le crisi, semplicemente le crisi arriverebbero con un livello di ricchezza reale disponibile maggiore, ma la sostenibilità del nostro sistema non dipende assolutamente dalla quantità di ricchezza reale prodotta, è una questione del tutto monetaria e considerabile in maniera parzialmente separata dalla ricchezza reale prodotta. Se i debiti pubblici scendessero e gli sperperi (non la spesa) pubblici venissero annullati si ripresenterebbe la stessa identica questione: che fare in caso di crisi immininente? Il debito pubblico contenuto, la concorrenza tra stati e altre caratteristiche del nostro sistema porterebbero certamente a cercare di rimandare la crisi sempre con il crescere del debito, tutto questo anche in assenza di sperperi pubblici. Non sarà la virtuosità della spesa pubblica a salvarci, alcuni problemi sono intrinseci del nostro sistema. Oltre al debito altri problemi contribuiranno a render grave la situazione: l’integrazione finanziaria, la globalizzazione finanziaria, rendono molto pericolosi i fallimenti di singoli stati. Si potrebbe immaginare un mondo di piccoli stati o comunque il mondo precedente all’unione europea. L’unione europea ha intrecciato e legato le economie di paesi differenti, ha reso possibili incrementi dell’indebitamento pubblico notevoli, tutto questo potrà essere un rischio sul lungo termine, il fallimento di un singolo stato europeo ora mette a rischio fallimento tutti gli altri stati e il sistema finanziario globale. Lo stesso si può dire per alcune grandi banche e compagnie assicurative, troppo grosse per fallire. Oltre alle banche anche gli stati non dovrebbero esser troppo grossi per fallire, prima o poi pagheremo le integrazioni e la globalizzazione finanziaria. 20 anni fa forse il fallimento della spagna sarebbe stato riassorbito, ora cosa capiterebbe? Gli sforzi degli stati per rimandare crisi passano anche attraverso i salvataggi che spalmano su più paesi il debito di singoli stati, tutto questo salvare e integrare le economie creando stati o gruppi di stati troppo grossi per fallire è rischioso, anzi, potrà esser fatale dato che credo che prima o poi la depressione sarà inevitabile. Un mondo con paesi più piccoli e meno integrati potrebbe sopportare molto meglio singoli fallimenti di stati ogni tot anni, gli stati falliti ripartirebbero da zero con debito pubblico azzerato o quasi (gli interventi del fmi andrebbero decisamente limitati), dopo alcuni anni potrebbero anche ricominciare in quegli stati politiche di sostegno all’economia basate sul debito. Ecco l’altro aspetto negativo dell’evoluzione che stiamo vivendo: un mondo in cui ogni tot anni fallisca un piccolo stato potrebbe esser preferibile sul lunghissimo periodo, potremmo prima o poi pagar cara questa volontà di salvare tutto e tutti, ma questa più che una volontà è sempre più una irrinunciabile esigenza a causa dei debiti pubblici, dell’integrazione e della fragilità finanziaria che non consentono più al nostro sistema di sopportare fallimenti di stati. Tra 50 anni un eventuale fallimento di un grosso stato europeo o una depressione potrebbero non lasciar scampo a moltissimi altri stati del mondo aggravando e avvitando la crisi in maniera incontenibile. |
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Citazione:
La formazione del debito andrebbe vista nel contesto della dinamica economica, se il debito fondamentalmente serve a sostenere il capitale fittizio e' ovvio che i problemi si ripresentano Citazione:
Ma non vie e' una volonta' politica e in molti mancano le conoscenze. Citazione:
Citazione:
Citazione:
Citazione:
Nessuno perderebbe i depositi bancari perche' esiste la banca centrale, questa e' una fantasia terroristica. Il ritorno all'oro sarebbe la difesa contro l'inflazione e un sistema politicamente e socialmente allo sfascio. Citazione:
Un capitalismo politicamente gestito che ha assicurato una generale crescita sembra essere abbandonato per ritornare verso modelli ottocenteschi con tutte le conseguenze. Citazione:
Di questo passo sei quasi pronto per pubblicare un libro in materia che avrebbe una sua valenza conoscitiva. |
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#9 (permalink) | ||||||
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Data registrazione: May 2009
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Sarebbe stato possibile un sistema diverso, più equo ed equilibrato, direi un sistema in cui vengono utilizzate più valute a livello mondiale, però sarebbe stata necessaria la volontà da parte di tutti o di molti stati di continuare a utilizzare più valute, non mi stupisce che con un paese grosso, potente e influente come gli USA e con una miriade di altri paesi meno stabili si sia imposto il dollaro. Citazione:
Prima o poi anche questi paesi rallenteranno. Citazione:
L'alternativa a questi fenomeni naturali che distruggano ricchezza reale è stata trovata in una distruzione realizzata da noi proprio con lo sviluppo di attività speculative che distruggono ricchezza reale. In realtà non sono per nulla sicuro di quanto appena scritto, ma credo che le idee di equilibrio poggino quasi tutte su una crescita infinita di qualche variabile. Ad esempio gli austriaci, se ben ricordo, dicono che i tassi bassi portano a preferire l'investimento a breve e che questo favorisce bolle, investendo più a lungo termine si eviterebbero...peccato che prima o poi questo lungo termine debba per forza arrivare e ci si troveranno investimenti già realizzati e per non avere sovracapacità produttiva è quindi necessario un investire a un termine che diventa sempre più e più lungo, questo è irreale. La soluzione naturale arriva se c'è una guerra, un terremoto... Con tassi bassi e con rischio deflazione aumentare la quantità di moneta circolante è l'unica possibilità per evitare deflazione e avvitamento della crisi. O si regala denaro alla gente, o alle banche, o alle aziende o agli stati. Tutte queste scelte comportano problemi differenti, si è scelto di ingrassare la finanza. Molto denaro è stato quindi forse reinvestito in borsa sulle materie prime e questo ha contribuito ad evitare la deflazione. Quasi certamente sarebbe stato possibile distribuire in maniera differente le iniezioni di liquidità, però in tutti i casi, regalando denaro, sarebbe avvenuta una distruzione di ricchezza reale. Su questo però dovrei ancora pensare un po'. Citazione:
Citazione:
Più che altro la mia idea è che questo sistema economico sia in evoluzione e non è per nulla scontata la prosecuzione a tempo indeterminato su queste basi, è un sistema fragile. E' vero che più o meno si potrebbero sempre trovare soluzioni ragionevoli, ma non è scontato che nei prossimi decenni e secoli saremo sempre governati da persone almeno minimamente ragionevoli e preparate, ecco che alcune debolezze del nostro sistema potrebbero prima o poi portare a rivolte e situazioni forse ora considerate un irripetibile evento della prima metà dello scorso secolo. In realtà è un discorso che non mi piace neppure molto, credo però che l'economia attuale usufruisca ancora di una temporanea situazione fortunata che corrisponde alla possibilità di espansione dei mercati e all'aumento del debito. Quando queste cose rallenteranno ulteriormente i problemi saranno più gravi. Citazione:
propongono di morire d'eutanasia oggi per evitare di morire cruentemente tra 100 o più anni. Però io resto dell'idea che prima o poi nei prossimi decenni (o secoli ) qualche fallimento bancario o di stati o l'inflazione in alternativa causeranno disastri, magari rivolte e guerre e allora salteranno fuori tutti i liberisti-austriaci più fanatici che diranno che loro lo avevan sempre detto.![]() Chi vivrà quei momenti magari anche giustamente darà loro ragione, ma a me piace dire che nella storia non ha ragione chi ha ragione, ma chi ha ragione per primo e per ora ha ragione chi vuol rimandar le crisi e tentare di rilanciare l'economia anche col debito... Forse, un giorno, per ora è solo un passatempo internettiano...poi io non scrivo bene, ho un linguaggio carente...potrei anche leggere almeno un libro di economia prima di scrivere. |
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#10 (permalink) |
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Data registrazione: May 2009
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devo ancora rileggere e correggere...ci sarà qualche ripetizione o errore
Sopra da qualche parte devo aver scritto che l'economia vive di squilibri, di illusioni, di inganni.
Tutte quelle “droghe” di cui sopra hanno qualcosa in comune nello stimolare l'economia: in un certo senso l'inganno, l'illudere l'uomo o il fare in modo che si comporti come se qualcosa fosse come in realtà non è. E' proprio questa l'essenza dello stimolo economico, è qualcosa che fa lavorare di più nell'illusione di avere poi di più in maniera almeno proporzionale. La manipolazione dello yuan accresce artificiosamente l'export cinese (artificiosamente rispetto alla condizione di non manipolazione e di cambio libero), dove sta lo stimolo, l'inganno? Perchè il fatto che la banca centrale cinese cambi agli esportatori cinesi i dollari in yuan stampando nuova moneta è un inganno e uno stimolo? Il produttore cinese vende esporta usa e incassa dollari, successivamente cambia questi dollari in yuan, ma questi yuan sono stampati appositamente tanto quanto basta per evitare che la vendita di dollari contro yuan apprezzi lo yuan (chiaramente la banca centrale cinese ha alternative allo stampare per procurarsi questi yuan: debito pubblico e pressione fiscale, ma queste 2 cose non possono aumentare all'infinito). Il fatto che la banca centrale cinese stampi yuan per cambiare dollari agli esportatori significa che l'export cinese fa crescere il denaro circolante in cina, l'export causa inflazione in cina. Questo è l'inganno: l'esportatore cinese lavora per esportare e guadagnare 100 yuan, ma ogni dollaro di esportazione eroderà per inflazione il suo patrimonio inteso come conto in banca, ogni dollaro di esportazione farà salire i prezzi in cina. Eppure chi produce in cina ed esporta continua a farlo e continuerà, la produttività in cina cresce rapidamente e contiene l'inflazione. In realtà c'è un'altra questione che rende la manipolazione dello yuan uno stimolo a lavorare di più: i cinesi restano poveri se lo yuan non si rivaluta, non gli esportartori cinesi, ma la grande massa popolare. E' questa un'altra caratteristica degli stimoli artificiali: qualcuno si arricchisce molto e altri si impoveriscono e anche per questo sono stimolati/obbligati ad accettare di lavorare di più. Nel caso dello yuan si arricchiscono moltissimo gli esportatori che godono fortemente dei vantaggi dello yuan debole mentre l’inflazione spalma su tutti i cinesi gli svantaggi. Lo stato cinese, accumulando dollari, detiene parte della ricchezza che spetterebbe ai cinesi, le importazioni continuano a costare care, molto care ai cinesi, tutto ciò che è importato è costoso e il tenore di vita cinese resta basso. Sarebbe logico pensare che in cina la propensione al lavoro dovrebbe esser bassa, dato che a causa del “prelievo di ricchezza” effettuato dallo stato cinese, i cinesi, i lavoratori cinesi non incassano tutta la ricchezza che producono, incassano meno ricchezza di quanto sarebbe logico per le ore di lavoro che fanno. I cinesi, il popolo cinese dovrebbe quindi valorizzare maggiormente il tempo libero e lavorare poco. Ecco che questa scelta di manipolare lo yuan potrebbe sembrare poco lungimirante, in realtà forse non è corretto pensare che i cinesi prediligano il tempo libero rispetto al lavoro più di quanto accadrebbe senza la manipolazione dello yuan. E’ la fame a fare la differenza e a invalidare quel ragionamento: una bella fetta dei cinesi lavora sostanzialmente per sopravvivere, e se può lavora di più, proprio la manipolazione dello yuan che rende disponibile poca ricchezza reale per la maggioranza dei cinesi li costringe a lavorare. Questo restar "poveri e affamati" è uno stimolo a continuare a lavorare senza sosta per avere un pezzo di pane in più, è uno stimolo e incentivo a continuare ad accettare qualsiasi condizione e orario di lavoro. Continua lo spostamento di aziende in cina. Ma anche questo finirà perchè comunque il tenore di vita cinese crescerebbe anche in assenza di rivalutazione dello yuan per la maggior produzione locale. Quindi ecco che una carattteristica della manipolazione dello yuan sono: l’inganno e l’illusione, dato che si lavora per incassare 100, ma quell’incasso causerà inflazione che ridurrà il valore reale di quell’incasso. La seconda caratteristica è che alcuni (gli esportatori) si arricchiscono moltissimo e altri invece subiscono l’inflazione (tutti, tutto il popolo). Altra caratteristica è che tutto questo è destinato a terminare in un modo o nell’altro, tutte le bolle scoppiano. Torniamo agli inganni e alle illusioni, intese come cose che essenzialmente incrementano la valorizzazione del lavoro rispetto al tempo libero con l’illusione o la sopravvalutazione dei guadagni: anche il taglio dei tassi è in realtà un inganno perchè crea una nuova fase di redditività di settori altrimenti non redditizi, ma è nuovamente una redditività che porta a inflazione, la maggior moneta circolante porta a inflazione (finchè tutto va bene e gli stimoli funzionano, trascuriamo qui il fatto che per tanti motivi non è scontato che si verifichi inflazione tagliando i tassi o comunque quell’inflazione che ci si attenderebbe), quell'espansione monetaria e il rilancio dell'economia ancora una volta "mangeranno" per inflazione parte dei patrimoni. Ciò nonostante tagliare i tassi funziona, chi è più vicino alla fonte di denaro subirà l'inflazione, ma dopo aver realizzato i maggiori guadagni, investirà e produrrà a prezzi precedenti all’inflazione, chi è più lontano subirà l'inflazione probabilmente impoverendosi. Si potrebbe pensare che anche questo impoverimento stimoli a produrre di più, a preferire il lavoro al tempo libero, ma non credo sia così, per molti motivi, tra cui il fatto che esiste il welfare, anche i disoccupati non muoiono di fame da noi. Approssimando la realtà, si potrebbe notare che il taglio dei tassi rende nuovamente competitivo un determinato business solo ai prezzi "attuali", al livello di prezzi che si ha al momento del taglio dei tassi, quando l'inflazione conseguente al taglio dei tassi avrà "mangiato" parte dei risparmi delle persone, ecco che non è neppure più detto che quel business sia ancora realizzabile come sperato perchè la gente dovrà spendere di più in altri acquisti proprio in conseguenza del taglio dei tassi, in conseguenza al fatto che è stato aperto quel nuovo business. Se l’aumento di denaro circolante conseguente al taglio dei tassi fosse distribuito equamente tra tutti in maniera proporzionale al denaro posseduto, ci sarebbe inflazione, ma senza nessun rilancio economico, nessuna attività precedentemente non redditizia lo diventerebbe. E’ proprio lo squilibrio a rendere efficaci queste droghe, è proprio il fatto che grazie alla “droga” qualcuno investe di più e l’economia si riprende e gli altri che subiscono lavoreranno di più per far fronte all’impoverimento, per compensare ad esempio il fatto che causa inflazione il loro conto in banca ha minor potere d’acquisto. Ecco che quindi tutte le droghe in realtà fanno riprendere temporaneamente l’economia perché stimolano a lavorare di più: si potrebbe dire che c’è sempre qualcuno che lavora di più perché gode delle droghe (chi è più vicino alla fonte di denaro nel caso si taglino i tassi e gli esportatori nel caso della manipolazione dello yuan) E altri un po’ più sfigati (chi è più lontano dalla fonte di denaro per il taglio dei tassi e il popolo cinese nel caso dello yuan) invece lavorano di più non perché la droga dia nuove prospettive di guadagno, ma perché altrimenti muoiono di fame. In pratica per alcuni la droga è un ghiotto zuccherino in più da mangiare, per altri la droga significa lavorare di più a bastonate. Questo sono gli stimoli: zucchero generalmente per chi è già grasso (ricco) e sarà sempre più grasso e bastonate per chi è già bastonato tutti i giorni, i più poveri. Chiaro che non è sempre così. La redistribuzione effettuata dagli stati mi sembra inevitabile in queste condizioni. Il fatto che il taglio dei tassi sia un inganno e renda convenienti nuovi business ma solo a causa degli squilibri generati fa sì che non appena il denaro si ridistribuisce e l’inflazione si manifesta e si distribuisce su tutti i prodotti, sia necessario un ulteriore taglio dei tassi perché si ripresentano nuovamente gli stessi identici problemi: nuovamente molte attività sono ridiventate non remunerative a sufficienza per i tassi d’interesse richiesti. Trascuriamo altre considerazioni che portano a ciclicità, si può però dire che non sono i tassi bassi a stimolare l’economia, ma i tassi decrescenti, i tagli di tassi. Si può pensare che chi investe a seguito di tagli di tassi in attività altrimenti non remunerative, agisce come se fosse poi possibile un taglio dei tassi a tempo indeterminato, cosa che non può accadere perché sotto zero non si scende. E’ del tutto naturale credere che taglio dei tassi debba quindi procedere sino ad annullare i tassi al fine di incrementare le illusioni e gli inganni finchè possibile. Se invece che lo stato cinese fossero i cittadini cinesi, magari gli esportatori cinesi ad accumulare dollari o titoli di stato usa, ci sarebbe in ogni caso una situazione di illusione perchè quegli esportatori cinesi lavorerebbero ora per accumulare 100 dollari, ma nel momento in cui decidessero di spendere quei dollari, di convertirli in beni reali chiaramente importati, quei dollari si svaluterebbero immediatamente. E' quanto accadrà se un giorno la cina deciderà di utilizzare tutti i dollari che ha accumulato: quei dollari si svaluteranno, il loro valore attuale è una illusione, quei dollari in realtà valgono molto meno nel senso che se venissero utilizzati si svaluterebbero moltissimo. Ecco che se fossero gli esportatori cinesi ad accumulare dollari e titoli di stato usa la cosa sarebbe in un certo senso molto più equa per i cinesi perché l’inflazione sarebbe molto più contenuta. Chiaro che gli esportatori cinesi non potrebbero però reinvestire dollari in cina… In realtà direi che il surplus commerciale è in un certo senso sempre una "fregatura", una illusione, una bolla di export, uno squilibrio destinato a rientrare: avere surplus commerciale significa accumulare valuta estera o debito estero a valori attuali che quasi certamente sono maggiori del valore successivo, quello che si avrà quando si utilizzerà quella riserva di denaro o titoli. Il deficit comemrciale in questo senso conviene sempre, deficit comemrciale significa che qualcuno accumula valuta di quel paese in deficit mantenendola artificiosamente forte, oppure quel paese che ha surplus commerciale acquista debito del paese che deficit, ma è un debito destinato prima o poi a svalutarsi. L'inghilterra ha una situazione critica per il suo debito, ha deficit commerciale marcato, ma mi piacerebbe sapere se è indebitata in valuta estera, se invece il tesoro inglese ha tutto il debito, anche estero in sterline, la situazione inglese non è poi così drammatica, prima o poi svaluterà la sterlina, ma solo quando e se sarà necessario. Gli usa sono in una situazione ideale: deficit commerciale, debito piazzato all’estero e tutto in dollari e dollaro utilizzato come valuta di riserva. Si può pensare che ogni individuo abbia per natura una certa propensione al lavoro, oppure, che ogni individuo abbia una sua valorizzazione del tempo libero. Ecco che un individuo che abbia accumulato ricchezze potrebbe poi avere una minore predisposizione al lavoro valorizzando maggiormente il tempo libero, dato che un maggior accumulo di ricchezza causerà incrementi di qualità della vita sempre più piccoli (chiaro che poi per moltissime persone questo non vale minimamente perché l’accumulare diventa qualcosa di fine a se stesso). 150 anni fa cosa era possibile fare con i soldi? Qali svaghi e divertimenti erano possibili? Certamente erano meno numerosi che ora. E' abbastanza facile pensare che la nascita di nuove tecnologie, nuovi prodotti, nuove possibilità sia uno stimolo economico nel senso che dopo l'invenzione dei pc ci saranno molte persone che saranno disposte a lavorare di più per permetterselo. Lo stesso si può dire per l'auto, le lavatrici ecc...la nascita di nuovi prodotti e servizi traina l'economia nel senso che stimola a lavorare per acquistarli, per poterseli permettere, per consumare. E' chiaro che in alcuni periodi questa nascita di nuovi prodotti può avere un maggior beneficio sull'economia, soprattutto se questi prodotti modificano in maniera significativa la qualità della vita, dato che tutti li vorranno, tutti lavoreranno di più per poterli acquistare, lavoreranno di più rispetto al periodo in cui quei prodotti non esistevano. Successivamente, quando quei prodotti esistono già, ovviamente non c’è nessuno che lavora “di più” rispetto all’anno prima per acquistare il cellulare, perché l’anno prima aveva già lavorato di più per acquistare il cellulare (ne cambia uno l’anno), e quindi la “volontà di lavorare” non aumenta più. Le nuove tecnologie, i nuovi prodotti, sono una droga per l’economia, una droga che ha bisogno di essere sempre alimentata da nuovi prodotti, altrimenti si torna alla semplice sostituzione. Anche i disastri naturali come i terremoti o le guerre distruttive sono stimoli a lavorare, a produrre, a ripartire.. Il progresso tecnologico potrà anche essere infinito, ma è del tutto naturale che in alcuni anni vi siano più prodotti innovativi e significativi immessi nel mercato e in altri anni meno. Ma tutto questo è necessario? ...continua |
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