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Vecchio 15-03-10, 23:04   #1 (permalink)
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pannelli fotovoltaici: conto economico, energetico, ed ennesima presa in giro ...

http://carta.ilgazzettino.it/MostraS...14&CodSigla=PG


I pannelli solari sono un costo pesante per i contribuenti

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Domenica 14 Marzo 2010,
Curiosità professionale mi ha spinto a fare qualche calcolo in relazione al “più grande impianto fotovoltaico del mondo”, di recente annunciato dalla stampa locale e da realizzarsi sui tetti dei Magazzini generali di Padova. Chi ci guadagna e chi ci perde? L’impianto ha circa 15.000 chilowatt di potenza di picco per cui, tenuto conto che la producibilità media solare alla latitudine di Padova e di circa 1150 ore/anno, produrrà circa 17 milioni e mezzo di chilowattora all’anno.
La legge assegna a questi impianti incentivi di vario tipo: nel caso specifico si può supporre che si aggirino su 0,04 euro per ogni chilowattora prodotto. Ciò significa che l’impianto garantirà al proprietario mediamente 7 milioni di Euro all’anno per 20 anni, cioè la cifra iperbolica di 140 milioni di Euro, a fronte di un costo di investimento stimabile in circa 50 milioni di euro. Dunque un guadagno netto per i Magazzini generali di quasi cento milioni di euro in venti anni! Ma chi paga?
Pagano tutti gli italiani con la bolletta elettrica, vedove, pensionati e famiglie monoreddito incluse, e con un prelievo di tipo forzoso (si leggano in proposito le “parole piccole” scritte su ogni bolletta). Dunque, il guadagno ai Magazzini Generali (e che guadagno) e la spesa a carico di tutti: tutti per uno e uno per sé! E’ etico tutto questo?
Prevedo le obiezioni: ne guadagna però l’ambiente (diminuisce la CO2), si creano posti di lavoro, si sviluppano tecnologie.... Rispondo: sono ancora i conti a parlare. Quanto alla CO2 ci sono misure molto più efficaci e incisive a parità di investimento. Ad esempio, con il clima di Padova, 1 euro dato agli incentivi per coibentare gli edifici produce una diminuzione di CO2 almeno tre volte superiore. Ma i 140 milioni di euro in realtà nessuno li tira fuori e i Magazzini generali se li vogliono mettere in tasca (e lo possono fare, sia chiaro, grazie a una legge a dir poco stravagante che incentiva non tanto la legittima produzione di energia solare per i consumi propri ma quella venduta alla rete).
Non ci si faccia trarre in inganno quanto ai posti di lavoro e allo sviluppo tecnologico: l’impianto monta celle di tecnologie ormai mature prodotte quasi certamente in Germania, Giappone o Cina. La ricaduta tecnologica per l’Italia è del tutto trascurabile e l’impiego di manodopera è abbastanza dequalificato: si tratta essenzialmente di predisposizioni, assemblaggi, impianti tradizionali. Se quegli incentivi venissero invece affidati a un serio progetto di ricerca e sviluppo a livello universitario, magari con dei partner industriali italiani ed europei, sono convinto che potrebbero produrre in pochi anni quell’atteso salto tecnologico che può e deve rendere il solare competitivo con altre tecnologie senza gli attuali puntelli statali.
Ho appena finito di scrivere quando il Gazzettino pubblica la notizia dell’impianto ancora più grande (85 ettari di terreno agricolo coperto!) che realizzerebbe la straniera SunEdison in provincia di Rovigo: in quel caso le cifre estorte all’utente italiano sarebbero il triplo di quelle sopra riportate, come pure i guadagni della SunEdison: ci si mobilita contro il nucleare ma non per queste azioni riprovevoli e immorali, ancorchè “legali”?

*Ordinario di Sistemi elettrici per l’energia
Università di Padova

di Lorenzo Fellin *
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Vecchio 15-03-10, 23:14   #2 (permalink)
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I pannelli solari sono un costo pesante per i contribuenti

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Domenica 14 Marzo 2010,
Curiosità professionale mi ha spinto a fare qualche calcolo in relazione al “più grande impianto fotovoltaico del mondo”, di recente annunciato dalla stampa locale e da realizzarsi sui tetti dei Magazzini generali di Padova. Chi ci guadagna e chi ci perde? L’impianto ha circa 15.000 chilowatt di potenza di picco per cui, tenuto conto che la producibilità media solare alla latitudine di Padova e di circa 1150 ore/anno, produrrà circa 17 milioni e mezzo di chilowattora all’anno.
La legge assegna a questi impianti incentivi di vario tipo: nel caso specifico si può supporre che si aggirino su 0,04 euro per ogni chilowattora prodotto. Ciò significa che l’impianto garantirà al proprietario mediamente 7 milioni di Euro all’anno per 20 anni, cioè la cifra iperbolica di 140 milioni di Euro, a fronte di un costo di investimento stimabile in circa 50 milioni di euro. Dunque un guadagno netto per i Magazzini generali di quasi cento milioni di euro in venti anni! Ma chi paga?
Pagano tutti gli italiani con la bolletta elettrica, vedove, pensionati e famiglie monoreddito incluse, e con un prelievo di tipo forzoso (si leggano in proposito le “parole piccole” scritte su ogni bolletta). Dunque, il guadagno ai Magazzini Generali (e che guadagno) e la spesa a carico di tutti: tutti per uno e uno per sé! E’ etico tutto questo?
Prevedo le obiezioni: ne guadagna però l’ambiente (diminuisce la CO2), si creano posti di lavoro, si sviluppano tecnologie.... Rispondo: sono ancora i conti a parlare. Quanto alla CO2 ci sono misure molto più efficaci e incisive a parità di investimento. Ad esempio, con il clima di Padova, 1 euro dato agli incentivi per coibentare gli edifici produce una diminuzione di CO2 almeno tre volte superiore. Ma i 140 milioni di euro in realtà nessuno li tira fuori e i Magazzini generali se li vogliono mettere in tasca (e lo possono fare, sia chiaro, grazie a una legge a dir poco stravagante che incentiva non tanto la legittima produzione di energia solare per i consumi propri ma quella venduta alla rete).
Non ci si faccia trarre in inganno quanto ai posti di lavoro e allo sviluppo tecnologico: l’impianto monta celle di tecnologie ormai mature prodotte quasi certamente in Germania, Giappone o Cina. La ricaduta tecnologica per l’Italia è del tutto trascurabile e l’impiego di manodopera è abbastanza dequalificato: si tratta essenzialmente di predisposizioni, assemblaggi, impianti tradizionali. Se quegli incentivi venissero invece affidati a un serio progetto di ricerca e sviluppo a livello universitario, magari con dei partner industriali italiani ed europei, sono convinto che potrebbero produrre in pochi anni quell’atteso salto tecnologico che può e deve rendere il solare competitivo con altre tecnologie senza gli attuali puntelli statali.
Ho appena finito di scrivere quando il Gazzettino pubblica la notizia dell’impianto ancora più grande (85 ettari di terreno agricolo coperto!) che realizzerebbe la straniera SunEdison in provincia di Rovigo: in quel caso le cifre estorte all’utente italiano sarebbero il triplo di quelle sopra riportate, come pure i guadagni della SunEdison: ci si mobilita contro il nucleare ma non per queste azioni riprovevoli e immorali, ancorchè “legali”?

*Ordinario di Sistemi elettrici per l’energia
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ciao seattaro, quanto tempo

via gli incentivi e si ridurrà il prezzo dei pannelli e avremo un fotovoltaico economicamente "sano" senza che paghi pantalone
Com. A.H.Rostron non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 23:25   #3 (permalink)
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Citazione:
via gli incentivi e si ridurrà il prezzo dei pannelli e avremo un fotovoltaico economicamente "sano" senza che paghi pantalone
Prima che questo accada, c'è ancora tanta ma tanta strada da fare.
Larry Wildman non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 23:28   #4 (permalink)
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ciao seattaro, quanto tempo

via gli incentivi e si ridurrà il prezzo dei pannelli e avremo un fotovoltaico economicamente "sano" senza che paghi pantalone
uella !

non hai capito
spendendo gli stessi soldi, si riduce di ben 3 volte la fantomatica anidride carbonica !!! (che poi, vorrei proprio toglierla dai mari e dall'aria, per vedere che fine facciamo ...)
mib30 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 23:35   #5 (permalink)
Welfare Primo Nemico
 
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Il fotovoltaico è una delle più grandi truffe della storia moderna: purtroppo nelle menti plasmate del popolino, nessuno osa sostenere tesi contrarie a questa fonte di energia, pena la rivolta popolare.

L'energia 'pulita' è il bene assoluto. Il nucleare è la panacea di tutti i mali.


Energia: Authority, costo incentivi rinnovabili potrebbe superare 3 miliardi nel 2010

'In medio termine evidenti problemi sostenibilità economica'

Citazione:
Roma, 4 feb. - (Adnkronos) - ''E' stimabile che il costo totale per l'incentivazione delle sole fonti rinnovabili, escluse quindi le assimilate, abbia superato i 2 miliardi di euro nel 2009. Una stima dello sviluppo di tale costo, legata all'eventuale raggiungimento degli obiettivi europei attribuiti ai vari Stati membri per il 2020 ed elaborata dall'Autorita' tenendo conto di alcune ipotesi pure ragionevolmente ottimistiche (quali il raggiungimento del potenziale massimo teorico di realizzazione delle rinnovabili o una incentivazione decrescente nel tempo), porta a ipotizzare che la spesa possa aumentare a circa 3 miliardi di euro/anno nel 2010, a piu' di 5 miliardi di euro/anno nel 2015 e a circa 7 miliardi di euro/anno nel 2020 (di cui oltre 3,5 miliardi di euro per l'incentivazione di 10 TWh di energia elettrica da impianti fotovoltaici)''. A sottolinearlo, nella sua relazione al Parlamento, e' l'Authority per l'Energia.

Proprio per questo, sottolinea l'Autorita' guidata da Alessandro Ortis, ''rischiano di emergere, nel medio termine, evidenti problemi di sostenibilita' economica degli attuali meccanismi di incentivazione posti a carico dei consumatori; cio' suggerisce una necessaria rivisitazione dal complesso degli stessi meccanismi''.

Al fine di attenuare l'impatto che gli oneri generali di sistema determinano sulle bollette di famiglie ed imprese e rendere le incentivazioni maggiormente efficienti, sottolinea l'Authority, ''appare opportuno dare attuazione a quanto gia' previsto dalla Legge 99 del 2009 in materia di meccanismi volontari di risoluzione anticipata da parte dei produttori delle convenzioni Cip-6 oggi in essere; allo stesso tempo dovrebbero essere riviste le normative primarie che consentono l'accesso al meccanismo del Cip 6 di nuovi impianti, ed in particolare di quelli di recupero energetico da rifiuti, per evitare sia sovraremunerazioni di tali impianti sia il prolungamento temporale del meccanismo oltre il gia' lungo arco temporale previsto dalle convenzioni in essere''.

Inoltre appare opportuno ''rivedere il livello e la durata delle incentivazioni concesse alle fonti rinnovabili, con particolare riferimento al solare fotovoltaico; ridurre tendenzialmente gli oneri sui clienti finali generati dal meccanismo dei certificati verdi (Cv) riducendo nel tempo il valore del Cv; cio' trova ragionevolezza alla luce dell'evoluzione tecnologica, grazie alla quale il costo di produzione da fonti rinnovabili dovrebbe ridursi nel tempo riducendosi quindi anche la necessita' di incentivo; ·evitare il malfunzionamento del mercato dei Cv, connesso ad anomale differenze tra prezzi di cessione e ritiro del Gse, di cui si e' detto in precedenza; tale condizione puo' essere ottenuta modificando le modalita' di fissazione del prezzo di ritiro da parte del Gse dei Cv in scadenza, imponendo che tale valore sia inferiore al valore del prezzo di cessione dei Cv nel medesimo anno; spostare una parte significativa degli oneri legati all'incentivazione delle fonti rinnovabili dalla bolletta energetica alla fiscalita' generale, in modo da garantire criteri di progressivita' e proporzionalita' nel finanziamento delle spese pubbliche; cio' in coerenza con gli aspetti e le proposte gia' descritte a proposito della componente oneri di sistema della bolletta elettrica''.

Per quanto riguarda il fotovoltaico, sottolinea l'Authority, ''se l'attuale livello di incentivazione venisse mantenuto negli anni successivi al 2010, per incentivare ad esempio ulteriori 7000 MW l'esborso salirebbe a regime a 5 miliardi di euro all'anno, per complessivi 100 miliardi di euro in venti anni, molto superiore a quello sopportato per il CIP6. Anche tenendo conto dell'ipotesi che vengano estesi gli attuali incentivi mantenendo le medesime caratteristiche ma con livelli di incentivo decrescenti linearmente fino a ridursi al 50% per gli impianti che entrino in esercizio nel 2020, ci si attende che la spesa per la produzione fotovoltaica si assestera' comunque a piu' 3,5 miliardi di euro all'anno''.

Per quanto concerne la valutazione dell'impatto sui clienti finali del sistema di incentivazione della produzione fotovoltaica, detto onere, sottolinea l'Authority, ''e' stato pari, nel 2008, a circa 110 milioni di euro; nel 2009 e' stimato pari a circa 344 milioni di euro. Senza altri interventi di incentivazione, a regime (vale a dire al completamento previsto dallo stesso Decreto dei 1200 MW da istallare entro il 31 dicembre 2010), il costo e' previsto salire a circa 1 miliardo di euro/anno per un totale di 20 miliardi di euro in 20 anni; cio' a fronte di una produzione attesa inferiore allo 0,5% della domanda nazionale. L'onere del programma di incentivazione e' posto interamente a carico della componente A3 della bolletta elettrica''.
http://www.adnkronos.com/IGN/Sosteni...274586225.html

Rendetevi conto di quanto andremo a spendere per produrre...il nulla.

Ultima modifica di Illuminato10 : 15-03-10 alle ore 23:45
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Vecchio 15-03-10, 23:36   #6 (permalink)
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la spagna spende un sacco con gli incentivi che ha dato gli anni scorsi...non ricordo esattamente ma nell'ordine dei mld di euro...fate voi....
tutto quello che è incentivato porta solo a problemi economici prima o poi...
come scrive l'articolista pensate solo fare il capotto alle case...con 50 mil ne vengono un sacco, per una superficie di 1000 mq cappotto a casa se ne fanno 50mila...padova ha 220mila abitanti, pracicamente si potrebbe pagare il capotto a tutta la città con calo dei consumi stimabile tranquillamente in 70 %...se poi si cambiano serramenti si va a consumi minimi...mahhh no comment

correggo è l'ora tarda di cappotti se ne fan 2000 circa...forse più visti volumi...magari 50 mila

Ultima modifica di fever7 : 15-03-10 alle ore 23:48
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Vecchio 15-03-10, 23:42   #7 (permalink)
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Credo che non abbiate capito un granché di fonti rinnovabili.
Direi che siamo vicini allo zero.
San Siro non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 23:46   #8 (permalink)
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Credo che non abbiate capito un granché di fonti rinnovabili.
Direi che siamo vicini allo zero.
Meno male che ci sei tu a portare alta la bandiera degli sprechi e dello statalismo in favore di un presunto ambientalismo
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Vecchio 15-03-10, 23:50   #9 (permalink)
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Credo che non abbiate capito un granché di fonti rinnovabili.
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in spagna stan piangendo per i soldi che stan tirando fuori.... sono troppo cari, quando costeranno il 30% del prezzo attuale inizierà ad aver senso (senza incentivi ovvio)
fever7 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 23:55   #10 (permalink)
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in spagna stan piangendo per i soldi che stan tirando fuori.... sono troppo cari, quando costeranno il 30% del prezzo attuale inizierà ad aver senso (senza incentivi ovvio)
A riguardo è sempre attuale la storia della ridente cittadina di Puertollano.

Citazione:
PUERTOLLANO, Spain — Two years ago, this gritty mining city underwent a brief, 21st-century gold rush. Long famous for coal, Puertollano discovered another energy source it had overlooked: the relentless, scorching sun.
With generous incentives from the Spanish government to jump-start a national solar energy industry, the city aggressively set out to replace its failing coal economy by attracting solar companies, with a campaign slogan: “The Sun Moves Us.”

Soon, Puertollano, home to the Museum of the Mining Industry, became a hub of alternative energy, with two enormous solar power plants, factories making solar panels and silicon wafers, and clean energy research institutes. Half the solar power installed globally in 2008 was installed in Spain.

Farmers sold land for solar plants. Boutiques opened. And people from all over the world, seeing business opportunities, moved to the city, which had suffered 20 percent unemployment and a population exodus.

But as low-quality, poorly designed solar plants sprang up like weeds on Spain’s plateaus, Spanish officials came to realize that they would have to subsidize many of them indefinitely, and that the industry they had created might never produce efficient green energy on its own.

In September, the government abruptly changed course, cutting payments and capping solar construction.
Puertollano’s brief boom went bust. Factories and stores shut, thousands of workers lost their jobs, foreign companies and banks abandoned contracts that had already been negotiated.
http://tech.mit.edu/V130/N11/long3.html
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