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Vecchio 15-03-10, 19:51   #1 (permalink)
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Progetto anti-Keynes

La traduzione di Paxtibi è pubblicata sul suo Blog: la Voce del Gongoro. Qua invece potete trovare la versione originale in Inglese

Gary North


L'11 marzo, ho parlato all'annuale Conferenza degli Studi Austriaci, promosso dal Ludwig von Mises Institute. Vedere tanti membri da non poter entrare in una sala è stato gratificante. Il Mises Institute è una struttura ad alta tecnologia. Hanno installato una videocamera ed il discorso è apparso su monitor in altre sale. Sarà anche online entro pochi giorni. Gratis. D'ora in poi chiunque nel mondo ha accesso alla rete potrà vederlo. Questo è un ottimo modello per la comunicazione e l'educazione.

Il mio soggetto era “Keynes e la sua influenza.” Il mio obiettivo è di reclutare una mezza dozzina di giovani studiosi intelligenti per cominciare un progetto collettivo per la confutazione frase per frase della Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della Moneta di Keynes (1936). Ho approntato una sezione del mio sito web a questo scopo.

Ho provato a dimostrare quattro punti principali nel mio discorso.

1. L'influenza di Keynes è stata indiretta (mediata).
2. La sua eredità sarà presto unicamente vulnerabile.
3. Soltanto gli austriaci hanno previsto la recessione del 2008.
4. È tempo per una confutazione completa di Keynes


IL PIÙ INFLUENTE ECONOMISTA MODERNO

Non ci sono dubbi che John Maynard Keynes sia stato l'economista più influente nel ventesimo secolo. Tuttavia la sua influenza è stata differente da quella attribuitagli dagli economisti e dall'intellighenzia.

In un'intervista filmata del rivale principale di Keynes nel 1935, ma non nel 1965, F. A. Hayek, un economista della scuola austriaca, fece un'osservazione importante. Keynes era influente nel 1946, l'anno della sua morte, ma la sua influenza non era ancora schiacciante. Questo è accaduto più tardi. Hayek non disse quanto più tardi. Accadde in cinque anni. Potete vedere il video qui.

La chiave per l'influenza di Keynes fu il manuale del 1948 scritto da Paul Samuelson, Economia. Esso divenne il testo universitario di economia più ampiamente utilizzato. Non ha avuto validi concorrenti per almeno tre decadi ed anche i suoi concorrenti in ogni caso erano di vedute keynesiane.

Samuelson promosse le idee di Keynes, ma usò una forma molto diversa. Non citava Keynes per esteso. Presentò quella che da allora è stata chiamata sintesi neo-keynesiana. Applicò il principio fondamentale di Keynes di spesa di deficit nella Grande Depressione all'economia generale in un mondo post-depressione. Provò a rendere davvero generale la Teoria Generale, cosa che il libro non era riuscito a fare.

La Teoria Generale era altamente specifica. Era un programma progettato per contrastare il calo della spesa e della massa monetaria in un'era in cui non c'era assicurazione di governo per i fallimenti bancari o dei loro depositanti. Era un programma per controbilanciare la tesaurizzazione diffusa della valuta. A partire dal giorno in cui venne creata la FDIC nel 1934, le banche americane smisero di fallire e la massa monetaria cominciò ad aumentare. Keynes scrisse il suo libro dopo questa transizione negli Stati Uniti. Il libro era una difesa teorica delle politiche che già erano state adottate negli Stati Uniti e nell'Europa occidentale e che la Seconda Guerra Mondiale avrebbe intensificato: spesa di deficit, massiccia inflazione e un'ampia espansione del ruolo del governo nell'economia. Non è così che i keynesiani hanno raccontato la storia. Ma è così che la storia dev'essere raccontata. Sto cercando di reclutare economisti e storici che dedichino parecchi anni di ricerca per farlo.

La “Teoria Generale” di Keynes è stata a lungo un libro non letto posato sugli scaffali dei dottorandi e dei professori di economia. Nessuno l'ha letta davvero a parte gli specialisti di storia del pensiero economico. Il libro è quasi illeggibile. Confrontato ai suoi libri e saggi precedenti, è illeggibile in modo unico. Non vediamo le sue formule citate come prova delle politiche contemporanee o delle politiche suggerite. La letteratura citata nelle note a piè di pagina degli economisti è ciò che possiamo legittimamente chiamare keynesiana, ma questa letteratura è un'estensione del lavoro di Keynes, non il vero lavoro di Keynes.

Non sappiamo se oggi Keynes approverebbe tutto ciò che gli viene attribuito. Hayek parlò con Keynes poche settimane prima che morisse. Secondo Hayek, Keynes non era soddisfatto degli sviluppi teorici che venivano offerti nel suo nome.

Keynes era sempre stato un oppositore dell'inflazione. I suoi lavori precedenti mettevano in guardia ripetutamente contro la minaccia inflazionistica. Tuttavia, già nel 1945 l'inflazione era diventata in occidente uno stile di vita.

Dovremmo confrontare la Teoria Generale all'Origine delle Specie di Charles Darwin. I darwinisti citano raramente Darwin per sostenere i loro ultimi studi. Lo citano come il creatore dell'idea di evoluzione tramite selezione naturale. Gli attacchi alla reale esposizione di Darwin vengono dismessi dai suoi seguaci come irrilevanti. Troviamo un'intera scuola di darwinisti che predica un'idea opposta a ciò che Darwin ha insegnato: “l'equilibrio punteggiato.” Darwin credeva nei cambiamenti minimi durante lunghi periodi di tempo. Essi credono nei cambiamenti enormi in brevi periodi. Eppure, si definiscono darwinisti. Perché? Perché credono nella sua grande idea: la causa senza scopo e casuale antecedente all'uomo.

Lo stesso è vero per la Teoria Generale di Keynes. Fu l'idea primaria di Keynes a dominare il pensiero agli economisti: deficit del bilancio pubblico come mezzo per il superamento delle crisi economiche. Per quanto riguarda le semplici formule e concetti nel presenti nel libro, gli economisti moderni li citano raramente nelle pubblicazioni professionali. Se uno o più punti specifici del libro vengono confutati, i suoi sostenitori lo stralciano. L'influenza di Keynes si riferisce all'unica grande idea, proprio come quella di Darwin.

I punti specifici del libro oggi sono dimenticati, come la sua dichiarazione che il governo potrebbe piazzare delle bottiglie piene di soldi, seppellirle e lasciare che i lavoratori scavino e le estraggano per vivere. Disse anche che costruire l'equivalente delle piramidi egizie avrebbe contribuito a ristabilire la prosperità. Ci credeva davvero. I suoi discepoli non fanno riferimento a questi passaggi. Una volta pressati dai critici, li scartano come semplice retorica. Erano retorici, ma non soltanto retorici.

UN'EREDITÀ VULNERABILE

Oggi, i keynesiani insistono che il loro uomo aveva ragione. Si prendono il credito per il recupero della fine del 2009, come ci fosse stato. Questa asserzione è accettata ampiamente. È così ampiamente accettata che Wikipedia gli dedica un articolo: “Risurrezione keynesiana.”

Tuttavia la realtà è molto diversa dalla sua percezione. La soluzione di Keynes nel 1936 era un programma di deficit fiscali, accoppiato con una mite espansione monetaria in un momento di contrazione monetaria. Questi deficit di governo si supponeva avrebbero stimolato la spesa di consumo.

Tuttavia il cuore del programma del governo degli Stati Uniti nel 2008 non è stato il programma di spesa di 787 miliardi di dollari. Piuttosto, è stato il precedente raddoppio della base monetaria della Federal Reserve, gli scambi a valore nominale della Fed della propria parte di debito del Tesoro commerciabile per beni tossici non commerciabili di proprietà dalle maggiori banche, il salvataggio di AIG ed i susseguenti 1,25 trilioni pompati in Fannie Mae ed in Freddie Mac, dopo la loro nazionalizzazione da parte di Henry Paulson nel settembre 2008. Niente di tutto ciò è keynesiano. Tutto ciò è inflazione monetaria ad hoc e sovvenzioni della banca centrale alle grandi banche.

Keynes consigliava spesa e occupazione pubblica. Non consigliava i salvataggi delle grandi banche da parte della banca centrale. Si concentrava sulla politica fiscale, non sulla politica monetaria.

Le maggiori banche sono state salvate con questi interventi. Le piccole banche continuano ad affondare, di venerdì sera in venerdì sera. L'industria bancaria complessivamente ha ceduto i propri prestiti ad imprese commerciali e industriali. Le banche hanno aggiunto oltre 1 trilione alle loro riserve eccedenti alla Fed, sterilizzando così la moneta. Questo è anti-keynesiano: una limitazione della spesa, quindi una riduzione della domanda aggregata in confronto a quella che sarebbe stata altrimenti.

Il keynesismo come idea ha ricevuto un grave colpo – principalmente con la moneta fiat, non con i deficit federali. Sì, i deficit sono stati enormi, solo non in confronto alla creazione di moneta della banca centrale. I deficit sono senza precedenti, ovunque. Tuttavia il recupero dell'economia è criticato da ogni parte come debole.

Se gli enormi deficit non stanno servendo da stimolo per un diffuso recupero, allora quanto credito dovrebbe ottenere Keynes? I keynesiani dicono che le politiche del governo hanno salvato l'economia mondiale dal crollo. Ma questo non è lo stesso del dire che le politiche hanno ristabilito la prosperità. Non l'hanno fatto.

Ci sono state alcune proteste da parte degli economisti. Diverse centinaia di economisti accademici, per la maggior parte in oscure università, hanno protestato pubblicamente contro il pacchetto di stimolo.

Ma nessun gruppo di economisti, tranne gli austriaci, ha detto nel 2008 che la Fed non avrebbe dovuto fare niente, che Fannie e Freddie avrebbero dovuto esser lasciati affondare e che la legge di stimolo avrebbe dovuto essere bocciata. Con quest'unica eccezione, l'intera comunità accademica degli economisti si è trasformata in un gruppo di ragazze pon pon per i salvataggi della Fed del 2008. Hanno venduto i loro diritti di nascita non-keynesiani per un piatto di zuppa della Federal Reserve.

Il silenzio della professione dal 2008 in poi li ha intrappolati. Sono difensori del moral hazard, malgrado i loro timidi avvertimenti contrari.

Se si riassumono gli scenari economici alternativi che abbiamo di fronte, è un Merle Hazard. Merle non è il suo vero nome. È un pianificatore finanziario di Nashville. Ha cominciato a farsi conoscere su YouTube nel 2009. Lui ed il suo socio, Bretton Wood, hanno cantato la domanda: “Sarà Zimbabwe o Giappone?” Finora, è il Giappone.

I governi occidentali hanno reso chiara oltre ogni dubbio una cosa. Non intendono imporre gli alti tassi di capitali delle banche stabiliti dalla Banca per gli Accordi Internazionali. L'Unione Europea e la Banca Centrale Europea hanno inoltre indicato chiaramente che non faranno rispettare le regole della UE sul rapporto deficit-PIL. Oggi c'è solo una regola: “tassare e tassare, spendere e spendere, inflazionare e inflazionare.”

Gli incombenti fallimenti dei governi occidentali e del Giappone stanno ora diventando più evidenti per il pubblico colto. Gli osservatori stanno diventando più austriaci nella loro percezione. Gli investitori non accettano emozionalmente questo piano d'azione, ma i numeri sono chiari. Prima o poi sarà necessario tagliare l'assistenza sanitaria statale, la previdenza sociale ed i sussidi di disoccupazione.

È inoltre chiaro che la disoccupazione non sarà significativamente ridotta dall'attuale recupero. Gli strumenti keynesiani non stanno funzionando. Non hanno funzionato per una generazione in Europa, dove vivere con il sussidio di disoccupazione è permanente per il 10% della forza lavoro.

Quando arriverà il crollo, la colpa sarà dei keynesiani. Hanno voluto il merito per il recupero e lo hanno ricevuto. Oggi stanno consumando il favore del pubblico. Lo pagheranno più avanti.

“L'AVEVAMO DETTO!”

I rappresentanti della scuola austriaca avevano predetto la recessione. Il momento clou è stato il dibattito di Peter Schiff con Art Laffer nel 2006. Schiff disse che un crollo era in arrivo. Laffer lo ridicolizzò. Grazie a YouTube, questa storia non sarà dimenticata.

Non è mai bello andare dai perdenti e dire, “te l'avevo detto.” È molto meglio però andare dal grande pubblico, che è sempre alla ricerca di una guida, e dire, “gliel'avevamo detto.” Non convertite molto spesso i veri credenti ed i portavoce, ma potete minare la loro leadership.

La teoria austriaca del ciclo economico è lo strumento che ha permesso a Schiff e ad altri, come me, di predire nel 2006 che una recessione avrebbe colpito nel 2007. È successo – nel dicembre del 2007. Gliel'avevamo detto. Questo rafforza le nostre credenziali, ma più importante, rafforza le credenziali di Ludwig von Mises. Egli pensava che la sola logica economica fosse tutto ciò che serviva per difendere una posizione. Ma nel dibattito politico è anche necessario avere i numeri che dimostrano che avevate ragione.

Quando l'URSS crollò economicamente nel 1988, quindi perse la guerra afgana nel 1989 ed infine commise il suicidio nel 1991, il marxismo è morto. Tutte le note a piè di pagina nei libri marxisti non hanno più avuto alcuna importanza nell'accademia. Tutti i lamenti post-1991 dei marxisti secondo i quali l'Unione Sovietica in realtà non era mai stata davvero marxista sono stati ignorati. Perché? Perché i marxisti si erano presi i meriti per l'URSS per 74 anni. Avevano elogiato la pianificazione centrale dell'Unione Sovietica. Così, nel 1991, non poterono fuggire dalla nave sovietica che affondava in tempo per giustificare il sistema marxista.

Entro il 1991, l'economia della Cina ruggiva grazie all'abbandono di Deng dell'economia marxista nel 1978. Questo lasciò soltanto l'Albania, la Cuba e la Corea del Nord. I marxisti non avevano più dove guardare per offrire la prova di un successo economico. Nel giro di una notte, diventarono oggetto di scherno nei campus universitari.

Questo sarà il destino dei keynesiani quando i governi occidentali alla fine o falliranno oppure abbandoneranno i deficit e la moneta fiat.

Chi si resterà ancora in piedi per rimettere insieme i pezzi intellettuali? Gli economisti della scuola di Chicago non hanno predetto il 2008. Non hanno protestato per i salvataggi della Fed di settembre e ottobre. Né l'hanno fatto gli economisti della scelta pubblica, gli economisti dell'aspettativa razionale, o gli economisti comportamentali. Si sono arrampicati tutti a bordo della buona nave Keynes, che era in effetti la buona nave Bernanke. Gli austriaci non l'hanno fatto.

Gli Austriaci, pochi nel numero, sono gli ultimi uomini che sfidano i keynesiani. Questa è la loro grande occasione. Hanno atteso per molto tempo.

ANDANDO ALL'OFFENSIVA IN MODO AGGRESSIVO

Come disse W.C. Fields molto tempo fa, “non dare mai tregua ad un babbeo.” Questo si applica anche ai parassiti. Il keynesiano è un apologeta per la classe parassita: collettori di tasse e imposte, spendaccioni pubblici e imbroglioni di ogni risma.

Ho creato www.KeynesProject.com per contribuire a mobilitare le truppe guerrigliere in un assalto totale al fortino di Keynes. È un supplemento all'ampia collezione di libri e materiali gratuiti che si trovano su www.Mises.org, in particolare i libri nella sezione Bibliografia nell'Homepage.

Bisogna attuare un assalto totale alla Teoria Generale che mostri quanto è illogica, frase per frase. In passato questo è stato fatto sporadicamente, ma non sistematicamente. Perché opporsi al sistema generale di Keynes significava commettere il suicidio accademico.

Quando il tavolo sarà ripulito, si dovrà fare una valutazione sistematica della bibliografia post-Keynes. Ma questo è un lavoro troppo grande per una manciata di studiosi. Ci vorrà almeno un decennio per produrre una critica di base di Keynes. La mia speranza è che questo progetto sia pronto in tempo per la crisi prodotta dalle odierne politiche.

Per persaudere la prossima generazione di economisti e di teste parlanti che Keynes si sbagliava, e che quindi i suoi apologeti sono e sono stati nel torto, abbiamo bisogno di due cose: (1) un corpo di materiale in tutti i media possibili che dimostri come la Teoria Generale fosse una truffa fin dall'inizio; (2) un'economia che soffre universalmente per gli effetti delle politiche che sono state giustificate in nome di Keynes. Dato che stiamo per ottenere la seconda, perché non lavorare alla prima?

CONCLUSIONE

Abbiamo vissuto nell'ombra di Keynes dal 1936. Quell'ombra ha oscurato l'accademia per oltre 70 anni. Keynes ha giustificato ciò che i politici ed i burocrati accademici stipendiati avevano sempre voluto: più potere per i politici ed i burocrati di ruolo.

Keynes ha giustificato questo sistema parassita. Ora sta arrivando il conto. Gli elettori stanno per unirsi in una rivolta fiscale contro questo conto. Cercheranno una giustificazione. L'economia della scuola austriaca è oggi la meglio posizionata per offrire quella giustificazione. Per prendere una posizione ancora migliore, una più giovane generazione di economisti della scuola austriaca deve sviscerare pubblicamente la Teoria Generale.
Sency non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 21:39   #2 (permalink)
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Mi piacerebbe che si discutesse di piu' sui monetaristi e gli austriaci. Secondo il mio parere i monetaristi di Friedman sono una costola degli austriaci dove per ovviare al business cycle causato da fluttuazioni della base monetaria si auspica una crescita della base semi-fissa, sufficiente per accomodare fornire liquidita' alla crescita della domanda.

Indovinate che disse "abbiamo le chiavi della stamperia e non avremo paura ad usarle"? Non certo gente della Chicago School of Economics che in fin dei conti includeva oltre a Friedman anche von Hayek
ScubaDuc non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 21:51   #3 (permalink)
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hayek ha insegnato all'università di chicagoper alcuni anni, ma non si può considerare un monetarista o un esponente della scuola di chicago, a mio avviso.

cmq bello il progetto anti-keynes, anche se è bastata la stagflazione degli anni '70 a demolirlo sotto gli occhi di tutti..
-Duca- non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 22:07   #4 (permalink)
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Bello il progetto, ma non mi illudo abbia molto successo. Di sicuro in Europa nessuno mette sotto accusa Keynes, in USA forse un po'di più. La politica di keynes ha fallito, ma la recente crisi quando chiedi i responsabili ti senti rispondere "il mercato, il liberismo, le disuguaglianze". Keynes non è sotto accusa, anzi molti vi individuano la soluzione.
Larry Wildman non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 22:37   #5 (permalink)
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Il trionfo keynesiano e' dovuto all’ignoranza delle virtù del mercato

“Non ne morirono tutti, ma tutti ne furono colpiti”. La peste keynesiana invade gli spiriti e io mi trovo quotidianamente dinanzi a persone che presentano tutti i sintomi della malattia. Fortunatamente sono vaccinato e non ho bisogno di richiami.

I sintomi sono chiari. Prendete un buon liberale, perfino un ultrà del liberalismo, che ha sempre professato la propria preferenza per la libera impresa e il libero scambio. Parlate con lui della “crisi”. Converrà perfettamente sull’idea che essa è dovuta agli errori, o meglio alle malversazioni, operati dai responsabili della politica monetaria e finanziaria. Vi seguirà quando ricorderete che i subprime hanno avuto origine da organismi pubblici che distribuivano, su ordine del governo americano, crediti ipotecari immobiliari a persone che non erano nelle condizioni di rimborsarli.
Ammetterà che il lassismo monetario della Federal Reserve ha diluito la responsabilità di quanti operano nella finanza. Se ha qualche conoscenza tecnica, sarà d’accordo sul fatto che la finanza è sovraregolamentata, con regole stupide come quelle di Basilea 2. Enfatizzerà forse il suo scetticismo dinanzi ai “fondi sovrani” e altri marchingegni dirigisti immaginati dagli uomini politici. Ma alla fine vi sorprenderà affermando, con un qualche turbamento nella voce, che nel momento in cui la crisi c’è bisogna pur ricorrere ad un intervento delle finanze pubbliche. Bisogna salvare le banche dal fallimento, iniettando a tale scopo le liquidità monetarie necessarie, e per fare questo le banche centrali devono abbassare i tassi di interesse e gonfiare la massa monetaria.

Ecco l’ictus, ecco i bulloni saltati. Persone fino a quel momento sane di spirito, che hanno sempre aderito ai principi dell’economia dell’offerta, vengono ad ingrandire il campo dei keynesiani che professano i principi avversi dell’economia della domanda. Fautori della libertà economica e nemici dello Stato in tempi ordinari, nel momento della crisi diventano sostenitori dell’intervento statale e di una sorta di “libertà vigilata”.
Il mondo occidentale è stato colpito da una tale epidemia negli anni Trenta. La tesi di Keynes arrivava al momento giusto, per spiegare come da una parte la crisi era quella del capitalismo creatore di disoccupazione (quando invece era stata una crisi di dirigismo) e dall’altra parte che si poteva preservare qualche principio del capitalismo (come la proprietà privata del capitale) a condizione di condurre una politica di pieno impiego e di rilancio della domanda globale. Agli spiriti deboli il keynesismo appariva come il modo per salvare il capitalismo riducendo la libertà economica e puntando sull’intervento pubblico.

Eccoci nella stessa situazione. Per evitare una “crisi di sistema” (e cioè per evitare che il sistema capitalista sia distrutto da personaggi come Hugo Chavez e Olivier Besancenot) i malati contaminati applaudono ai piani di rilancio la cui immaginazione è senza fine, poiché si tratta di annunciare miliardi di aiuti, proprio mentre gli Stati sono in condizioni fallimentari.
La malattia riguarda tutte le fasce della popolazione. Ho apprezzato questo titolo apparso sui giornali: “I liberali dell’UMP si rallegrano dell’intervento crescente dello Stato”. Anche tra alcune persone che pure in precedenza passavano per intellettuali liberali ci si orienta, con la morte nel cuore, ad augurare l’inondazione monetaria al fine di evitare il fallimento delle banche. Dal momento che la crisi minaccia pure migliaia di imprese, si dà il proprio sostegno alla concessione di prestiti ingiustificati per salvare l’occupazione. Al momento, la sola preoccupazione keynesiana che non è stata ancora riproposta è il protezionismo puro e duro: fino ad ora la globalizzazione è stata salvata, nonostante i fondi sovrani abbiano un enorme successo.

Credo che il trionfo keynesiano sia dovuto all’ignoranza delle virtù del mercato: poiché nel mercato c’è il vero ed unico modo di uscire dalla crisi senza ricorrere allo Stato.
Si vogliono salvare i posti di lavoro? Gli impieghi non esistono e non durano se non sono al servizio della popolazione, adattandosi quantitativamente e qualitativamente a ciò che vogliono i clienti. Sopprimere impieghi non è un dramma quando altri e nuovi posti di lavoro vedono la luce. L’economia dell’offerta ci ricorda che il livello dell’occupazione dipende dalla libertà economica riconosciuta agli imprenditori, ai lavoratori e ai risparmiatori. Rilanciare l’economia significa mettere fine ai privilegi di cui beneficiano i parassiti.
Un grande piano di rilancio consiste dunque nel liberare la creatività e restituire ai francesi il denaro che è stato loro ingiustamente confiscato da uno Stato rapace e una previdenza pubblica vicina al collasso. Ma chi ne ha il coraggio?
È più facile invocare l’alibi dei fallimenti bancari e delle imprese quotate. Ancora una volta, il mercato è la soluzione: quando i prezzi degli asset calano, o addirittura si fanno negativi, vi sono occasioni di acquisto da parte di altri, o possibilità di aumenti di capitale, così che gli investitori valutino la differenza tra costi e benefici. Ci saranno sicuramente dei terremoti, ma inferiori a quelli conseguenti a un finanziamento pubblico.

Bisogna tornare a Bastiat: ciò che si vede è “il salvataggio” delle banche, e ciò che non si vede è il costo dell’operazione. Il costo è l’inflazione, che a sua volta produce disoccupazione; il costo è il debito pubblico, che a sua volta genera ulteriori prelievi obbligatori (e fin da oggi, a causa degli interessi sul debito).
Ciò che i malati del keynesismo dimenticano, o ignorano, è che l’economia è distrutta da interventi che privano il mercato della sua virtù essenziale: ripartire le risorse rare in funzione dei bisogni reali della comunità, grazie a un sistema di prezzi sorti all’interno di un contesto concorrenziale. Dopo aver fatto pulizia del mercato, si chiama Keynes quale salvatore! È giunto il momento di comprendere in profondità il funzionamento dei mercati. È la migliore prevenzione contro questa terribile epidemia.

http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7353
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Vecchio 15-03-10, 23:34   #6 (permalink)
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Il trionfo keynesiano e' dovuto all’ignoranza delle virtù del mercato


Credo che il trionfo keynesiano sia dovuto all’ignoranza delle virtù del mercato: poiché nel mercato c’è il vero ed unico modo di uscire dalla crisi senza ricorrere allo Stato.
I farneticanti non fanno mai difetto. Tipicamente si inventano un mondo inesistente astratto e idolatrano parole astratte da cui fanno discendere il mondo in cui religiosamente credono per apologeticamente pretendere di indrottrinare tutta l'umanita' e continuare a vivere beotamente con la testa tra le nuvole. Soprattutto se i disastri li risparmiano e coinvolgono gli altri.
Per inciso Keynes, che per ragioni politiche non e' mai stato seguito e le cui idee sono state non poco travisate, e' stato abbandonato da trent'anni, da qui anche l'origine del disastro odierno.
Quando poi le cose si fanno difficili e i pragmatici devono intervenire per salvare il salvabile, keynes o non Keynes, la fantasia deve essere accantonata per un poco e non lasciata libera e sciolta come quando le cose appaiono andare bene.
I farneticanti se ne dolgono, per loro e' doloroso uscire dal mondo di fantasia, meno doloroso per loro sarebbe il sacrificio dell'intera umanita' davanti ai loro idoli metafisici ed inconsistenti.
Kovalsky non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 23:41   #7 (permalink)
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Bello il progetto, ma non mi illudo abbia molto successo. Di sicuro in Europa nessuno mette sotto accusa Keynes, in USA forse un po'di più. La politica di keynes ha fallito, ma la recente crisi quando chiedi i responsabili ti senti rispondere "il mercato, il liberismo, le disuguaglianze". Keynes non è sotto accusa, anzi molti vi individuano la soluzione.
nn dimentichiamo però che, come anche l'articolo riportato dice, il vero keynes c'entra poco con la teoria neokeynesiana o neoliberista che dir si voglia. gli stimoli ecc sono utili, se nn sul piano dell'allocazione efficiente delle risorse, almeno in quello del mantenimento del tenore di vita e forse anche nel far ripartire l'economia. solo che keynes, se ricordo bene, sosteneva andassero fatti con i soldi risparmiati durante la crescita mentre i neoclown moderni tirano avanti solo col debito.
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Vecchio 15-03-10, 23:51   #8 (permalink)
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I farneticanti non fanno mai difetto. Tipicamente si inventano un mondo inesistente astratto e idolatrano parole astratte da cui fanno discendere il mondo in cui religiosamente credono per apologeticamente pretendere di indrottrinare tutta l'umanita' e continuare a vivere beotamente con la testa tra le nuvole. Soprattutto se i disastri li risparmiano e coinvolgono gli altri.
Per inciso Keynes, che per ragioni politiche non e' mai stato seguito e le cui idee sono state non poco travisate, e' stato abbandonato da trent'anni, da qui anche l'origine del disastro odierno.
Quando poi le cose si fanno difficili e i pragmatici devono intervenire per salvare il salvabile, keynes o non Keynes, la fantasia deve essere accantonata per un poco e non lasciata libera e sciolta come quando le cose appaiono andare bene.
I farneticanti se ne dolgono, per loro e' doloroso uscire dal mondo di fantasia, meno doloroso per loro sarebbe il sacrificio dell'intera umanita' davanti ai loro idoli metafisici ed inconsistenti.
Indottrinare l'umanità? Ma se sì e no - come detto da Larry - saremo un migliaio di persone in tutt'Italia compresi i pochi utenti veramente liberisti di questa sezione, a criticare aspramente gli interventi statali che tentano di emulare Keynes.

In questa crisi il mercato avrebbe regolato tutto, e saremmo tornati alla normalità forse in più tempo, ma sicuramente ad una "normalità più reale, vera" di quella attuale, dove l'economia mondiale e soprattutto americana continua ad andare avanti con debiti e carta straccia.
Illuminato10 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 15-03-10, 23:54   #9 (permalink)
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Ma che cacchio state a di'.

Il 90%-95% degli economisti oggi è di stampo neoclassico, i neo-keynesiani sono pochissimi, mi viene in mente solo Stiglitz e pochi altri.

Keynes è stato liquidato una trentina d'anni fa.
San Siro non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 16-03-10, 01:05   #10 (permalink)
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Originalmente inviato da San Siro Visualizza messaggio
Ma che cacchio state a di'.

Il 90%-95% degli economisti oggi è di stampo neoclassico, i neo-keynesiani sono pochissimi, mi viene in mente solo Stiglitz e pochi altri.

Keynes è stato liquidato una trentina d'anni fa.
Neoclassico=Neokeynesiano
studia
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