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Vecchio 08-03-10, 16:37   #1 (permalink)
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Venti tesi contro l’eco-capitalismo

di: Tadzio Mueller e Alexis Passadakis

1. L’attuale crisi economica mondiale segna la fine della fase neoliberista del capitalismo. Business as usual (finanziarizzazione, deregulation privatizzazione) non è più una scelta possibile: i governi e le corporation dovranno trovare nuovi spazi di accumulazione e nuovi tipo di regolazione politica per far sopravvivere il capitalismo.

2 Insieme alla crisi economica politica ed energetica c’è un’altra crisi che sta attraversando il mondo: la biocrisi, risultato della contraddizione tra sistema di sostegno all’ecologia che garantisce la sopravvivenza umana e bisogno capitalista di una crescita costante.

3. Questa biocrisi è un pericolo immenso per la sopravvivenza collettiva, ma come ogni crisi presenta anche un’opportunità storica per i movimenti sociali: l’opportunità di colpire la vena giugulare del capitalismo, il suo bisogno di una crescita incessante distruttiva e folle.

4. L’unica proposta emergente dalle elites globali che promette di rispondere a queste crisi è il “Green New Deal”. Non l’amichevole capitalismo verde 1.0 dell’agricoltura dinamica e dei mulini a vento, ma la proposta di una fase verde del capitalismo che cerca di generare profitti da una modernizzazione ecologica di certe aree chiave della produzione: auto, energia eccetera.

5: Il capitalismo verde 2.0 non può risolvere la biocrisi (cambiamento climatico e altri problemi ecologici come quelli della pericolosa riduzione di biodiversità) ma piuttosto cerca di trarne profitto. Pertanto esso non modifica la rotta di collisione di umanità e biosfera provocata dall’economia di mercato.

6. Non siamo negli anni 30. Allora, sotto la pressione di potenti movimenti sociali il
vecchio New Deal redistribuì potere e ricchezza verso il basso. Il Nuovo e verde New Deal proposto da Obama, e dai partiti verdi di tutto il mondo, e anche da alcune multinazionali pensa molto più all’interesse delle corporation che a quello della gente.

7. Il capitalismo verde non colpisce il potere di coloro che attualmente producono la maggior parte dei gas serra, compagnie energetiche, linee aeree, produttori di auto, e agricoltura industriale, ma farà piovere capitali su tutti costoro per aiutarli a mantenere il tasso di profitto producendo piccoli cambiamenti ecologici che saranno troppo poco e troppo tardi.

8. Dato che globalmente I lavoratori hanno perduto il loro potere di acquisto e di ottenere diritti e salari decenti, nella prospettiva del capitalismo verde i salari continueranno a stagnare o anche declinare per affrontare I costi crescenti della modernizzazione ecologica.

9. Lo stato eco-capitalista sarà uno stato autoritario. Giustificato dalla minaccia di una crisi ecologica vorrà gestire il conflitto sociale destinato a sorgere necessariamente a causa dell’impoverimento che deriva all’aumento del costo della vita e il declino dei salari.

10 Nell’eco capitalismo i poveri dovranno essere esclusi dal consumo, spinti ai margini, mentre I ricchi manterranno il loro comportamento eco-distruttivo, cercando di consumare molto e salvare il pianeta al tempo stesso.

11. Uno stato autoritario, diseguaglianze sociali massicce, la spesa pubblica destinata alle corporation: dal punto di vista dell’emancipazione sociale e ecologica, l’eco-capitalismo sarà un disastro dal quale non ci riprenderemo. Oggi abbiamo una possibilità di superare la follia suicidaria della crescita costante. Quando saremo stati sottomessi al nuovo eco-regime quella possibilità potrebbe essere perduta.

12. Nell’eco-capitalismo c’è il pericolo che gruppi ambientalisti di potere giochino il ruolo che i sindacati svolsero nell’epoca fordista: agire come valvole di controllo per garantire che la domanda di cambiamento sociale proveniente dalla rabbia collettiva rimanesse entro i limiti stabiliti dal capitale.

13 Albert Einstein definisce la follia con queste parole: “ripetere molte volte di seguito la stessa azione aspettandosi che possa produrre dei risultati differenti.” Nel passato decennio, nonostante Kyoto, non solo la concentrazione di gas-serra nell’atmosfera è aumentata, ma è anche aumentato di tasso di incremento. Vogliamo semplicemente ripetere la stessa cosa? Non sarebbe questo folle?

14. “Gli accordi internazionali sul clima promuovono false soluzioni che spesso riguardano piuttosto la sicurezza energetica che il cambiamento climatico. Lungi dal risolvere la crisi, accordi come quello relativo allo scambio di crediti in cambio di emissioni, funzionano come copertura per una continuazione impunita delle emissioni.

15. Per molte comunità del Sud globale, queste false soluzioni sono ormai una minaccia peggiore dello stesso cambiamento climatico.

16. vere soluzioni per il cambiamento climatico non verranno fuori dai governi o dalle multinazionali. Potranno emergere solo dal basso, da movimenti sociali collegati globalmente.

17. Queste soluzioni sono fra l’altro: limitazioni agli scambi commerciali, blocco delle privatizzazioni, e dei meccanismi flessibili. Sì alla sovranità alimentare, sì alla decrescita, sì alla democrazia radicale che lascia le risorse nel terreno.

18. In quanto movimento emergente del cambio climatico dobbiamo combattere contro due nemici: da una parte il cambio climatico e il capitalismo fossile che lo produce, dall’altro un emergente capitalismo verde che non fermerà il mutamento climatico, ma che limiterà la nostra capacità di andare in quella direzione.

19. Naturalmente il mutamento climatico e la libertà di mercato non sono la stessa cosa, ma il protocollo Copenhagen sarà un’istanza di regolazione centrale del capitalismo verde come il WTO era l’organismo centrale del capitalismo neoliberale. Il gruppo danese Klimax sostiene: un buon accordo è meglio che nessun accordo, ma nessun accordo è meglio che un accordo cattivo.

20. La possibilità che I governi escano con un buon accordo a Copenhagen è prossima allo zero. Il nostro scopo è ottenere accordi su soluzioni reali. Altrimenti dovremo dimenticare Kyoto e chiudere Copenhagen. (quale che sia la tattica).
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Vecchio 08-03-10, 16:52   #2 (permalink)
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Concordo coi punti dal 4° al 15°. Più metà del 16°.

E ho piacere che gli ambientalisti comincino a capire i pericoli dei modelli Ipcc.
microalfa non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 08-03-10, 17:00   #3 (permalink)
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Concordo coi punti dal 4° al 15°. Più metà del 16°.

E ho piacere che gli ambientalisti comincino a capire i pericoli dei modelli Ipcc.
Urca!

Comunque, non è che gli autori dicono che i modelli dell'IPCC sono falsi o non attendibili, ma solo che della "riconversione" verde dell'economia non beneficierà il Sud del mondo.
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Vecchio 09-03-10, 09:54   #4 (permalink)
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Urca!

Comunque, non è che gli autori dicono che i modelli dell'IPCC sono falsi o non attendibili, ma solo che della "riconversione" verde dell'economia non beneficierà il Sud del mondo.
A me non sembra che dicano che il problema riguarda solo il sud del mondo.

Comunque io condivido l'analisi degli autori, ma non credo che il problema vero siano i cambiamenti climatici, bensì la carenza di risorse, intesa sia come materie prime, sia come vivibilità del pianeta.

A mio parere, qualsiasi discussione è inutile a meno che non si parta dal problema centrale, che è la necessità urgente di fermare l'espansione demografica planetaria. Il che confligge sia con il modello capitalista, sia con quelli di molti ambientalisti che non mettono questo tema al centro della loro battaglia.
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Vecchio 09-03-10, 17:32   #5 (permalink)
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A mio parere, qualsiasi discussione è inutile a meno che non si parta dal problema centrale, che è la necessità urgente di fermare l'espansione demografica planetaria.
Bravo.

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Il che confligge sia con il modello capitalista, sia con quelli di molti ambientalisti che non mettono questo tema al centro della loro battaglia.
Guarda io sul lavoro sono lustri che sono costretto ad ascoltare Radio3.
Fino a, diciamo, 5 anni fa diverse trasmissioni (principalmente Radio3 Mondo) si concentravano sui problemi dei paesi poveri dove la fame e la povertà dilagano.
La loro tesi era sempre quella: l'occidente e soprattutto le multinazionali cattivissime tengono apposta i prezzi dei beni agricoli (sui quali è basato tutta la loro economia) bassi in modo che questi paesi non possano avere i soldi per uscire dall'indigenza.

Quando ai tempi della bolla tutti i prezzi salivano trainati dal petrolio a 150 USD/barile che si era tirato dietro prima le commodity e poi i beni agricoli anche "grazie" alla bufala dei biocarburanti io ero contento!
Mi dicevo: diavolo, finalmente i contadini di questi paesi potranno tirare su qualche soldo e migliorare la loro qualità della vita, fare investimenti, ecc.

Ovviamente mi sbagliavo. Nelle stesse trasmissioni hanno iniziato a descrivere tutti i problemi che causava questo aumento di prezzo che era insostenibile per gli abitanti dei paesi poveri che non potevano più comprare il cibo anche perché visti i prezzi si guadagnava di più a venderlo all'estero.
La colpa era come sempre delle multinazionali cattivissime che tenevano artificialmente alti i prezzi per affamare i poveri.

Riassumendo:
1) Qualsiasi cosa succeda è sempre colpa delle multinazionali cattivissime.
2) Sia con i prezzi alimentari alti che con i prezzi bassi gli abitanti dei paesi del terzo e quarto mondo fanno la fame.

Mia modesta conclusione: evidentemente i prezzi agricoli sono un fattore esogeno al sistema e il vero problema è prima di tutto la folle natalità di questi paesi. Ovvio che non nego i problemi di corruzione, disparità sociali, guerre, calamità naturali, ecc ma senza il controllo demografico non può esistere nessun sistema economico che faccia l'impossibile.
E dividersi un quantitativo finito di risorse in un numero tendente all'infinito di persone senza fare scendere progressivamente il quantitativo pro-capite è impossibile.
_Sharik_ non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 09-03-10, 17:43   #6 (permalink)
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Si d'accordo. Aggiungo però 2 cose, la prima in leggero disaccordo con quello che hai scritto:

Le multinazionali hanno tutto l'interesse a far aumentare la popolazione (aumenta il numero di clienti), per questo il sistema capitalistico come lo conosciamo oggi è in conflitto con le necessità dei nostri tempi

La seconda invece è in accordo con quanto hai scritto anche se aggiungo un tassello:

il problema demografico è sopratutto "culturale" perchè se non c'è un certo tipo di "cultura", all'aumentare del benessere aumenta la popolazione. E' una legge naturale. E' così anche per i batteri! Il problema demografico nel terzo mondo è esploso in seguito alle innovazioni tecnologiche che hanno messo a disposizione più cibo e risorse anche in quei paesi. Per questo, a mio avviso iniziative tipo portare nel terzo mondo cibo non solo non risolve il problema ma lo inasprisce. Non bisogna spedire riso ma costruire scuole.
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Vecchio 09-03-10, 18:04   #7 (permalink)
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Le multinazionali hanno tutto l'interesse a far aumentare la popolazione (aumenta il numero di clienti), per questo il sistema capitalistico come lo conosciamo oggi è in conflitto con le necessità dei nostri tempi
Potrebbero tentare di spremere di più i clienti che già hanno invece di spingere a crearne di nuovi.

Personalmente non condivido l'odio che circonda le multinazionali, non che siano enti caritatevoli, ovviamente, ma dargli tutte le colpe mi pare eccessivo.
Anche perché non vedo come possano avere influenza diretta in scelte come il numero di figli da mettere al mondo .
Piuttosto ci vedo moltissima ingerenza culturale, religiosa e politica piuttosto che economica.
Ho avuto modo di parlare con un egiziano che vive qui e ha sette figli, alle mie osservazioni sulla follia demografica ha risposto citando i passerotti e asserendo che Dio manda cibo a sufficienza per ognuno di essi. E che gli uomini devono pensare a vivere in modo pio senza fare questi ragionamenti materiali. Non so se c'entra ma non è musulmano, è un cristiano copto.

Io sono uno dei pochi qui dentro che non ce l'ha aprioristicamente con la Chiesa Cattolica o le Chiese in generale ma devo purtroppo ammettere che la loro responsabilità in questo campo è immensa.


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Il problema demografico nel terzo mondo è esploso in seguito alle innovazioni tecnologiche che hanno messo a disposizione più cibo e risorse anche in quei paesi.
Io penso che più che altro abbia influito l'originarsi di un minimo di cultura igienico/sanitaria.
Basta davvero poco per non morire di parto o per carenze di igiene e anche nei più sperduti paesini africani un minimo di sanità oramai c'è.


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Per questo, a mio avviso iniziative tipo portare nel terzo mondo cibo non solo non risolve il problema ma lo inasprisce. Non bisogna spedire riso ma costruire scuole.
Io sono molto più pessimista di te e penso che le scuole non aiutino più di tanto. O meglio aiuterebbero se si spiegasse per bene ai bambini l'importanza della responsabilità nel procreare ma se sono rette da religiosi (di qualsiasi fede) o sottostanno a influenze politiche questo non avverrà mai.
In Africa spesso i politicanti vedono nella popolazione crescente potere crescente del loro clan o paese.
Per non parlare delle necessità militari, quante guerre ci sono in Africa per il controllo delle poche risorse? Più bambini oggi più cannon fodder domani.
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Vecchio 09-03-10, 18:04   #8 (permalink)
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A me non sembra che dicano che il problema riguarda solo il sud del mondo.

Comunque io condivido l'analisi degli autori, ma non credo che il problema vero siano i cambiamenti climatici, bensì la carenza di risorse, intesa sia come materie prime, sia come vivibilità del pianeta.

A mio parere, qualsiasi discussione è inutile a meno che non si parta dal problema centrale, che è la necessità urgente di fermare l'espansione demografica planetaria. Il che confligge sia con il modello capitalista, sia con quelli di molti ambientalisti che non mettono questo tema al centro della loro battaglia.
perfettamente d'accordo....
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