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Vecchio 28-02-10, 11:21   #1 (permalink)
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Qual'è la reale disoccupazione italiana?

Stamane, ho deciso di dare uno sguardo alle opportunità che il nostro settore finanziario, che ricordiamo almeno sino ad oggi non ha subito alcun cataclisma, offre a chi oggi si vuole ricollocare al suo interno
Per vedere un pà ho deciso di andare a monitorare le opportunità che il settore offre attraverso il sito efincacialcareers, sinceramente mi ha turbato il fatto che le opportunità italiane in questo settore, tutte di bassissimo livello, si possono riassumere in una sola pagina del sito, per quel che concerne il mese di febbraio, e quantificate in 33, (1 mese 33 proposte) ripeto di bassissimo livello, talmente basse che in realtà non sono lavori, quanto piuttosto prestazioni a partita Iva offerte anche dalle nostre migliori banche.
Quindi, ho deciso di volgere lo sguardo alle opportunità offerte dal settore in Inghilterra, per capirci la patria di RBS, Barclay, ecc ecc, beh ci sono circa 100 pagine per lo stesso arco temporale(mese di febbraio) di proposte serissime ed qualitativamente al Top, con indicazione di stipendio base, mai inferiore ai 40.000 pound, in media sui 60.000 più benefit e bonus, per un totale quindi di più di 3.000 proposte di lavoro nel settore finanziario.
Per un rapporto con l'Italia quindi di più di 100/1, senza contare la qualità del contratto, da una parte(l'Italia) contratto a partita iva a percentuale, dall'altra(UK) contratto full-time super pagato e con possibilità di crescita.
Vedere e Leggere per credere.
(italia) http://www.efinancialcareers.it/searchResults.cfm
(UK) http://www.efinancialcareers.co.uk/searchResults.cfm

Mi potreste obiettare facilmente che Londra è il centro finanziario dell'Europa ed insieme a wall street tra i più grandi del mondo, e sono d'accordo, ma voglio ricordare che il rapporto è di 100 volte, dicasi 100 volte a 1, e se consideriamo la qualità è di 100 a ZERO, cioè non c'è una proposta di lavoro in Italia paragonabile alla media di quelli inglesi. Infine l'Italia non è stata toccata dalla crisi bancaria, e quindi ci si potrebbe aspettare un mercato più vitale.
Anzi vedo una regressione totale sia sul fronte numerico, sia, sopratutto su quello qualitativo, praticamente non esiste più nessuno che ti offre un lavoro normale, minimamente normale. Certo che l'Uk per essere in default, di polvere c'è ne fa mangiare.

Quindi la domanda finale, o iniziale che dir si voglia è


ma qual'è la reale situazione lavorativa italiana?

ed in ultima analisi

qual'è la reale situazione economica italiana?.

Ultima modifica di amartya78 : 02-03-10 alle ore 16:31
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Vecchio 28-02-10, 12:43   #2 (permalink)
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ricordiamo che in italia sia assume per conoscenze
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Vecchio 28-02-10, 13:11   #3 (permalink)
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in Italia ci sono state fusioni importanti..ANCORA RECENTEMENTE.
Prima che i doppioni siano 'sdoppiati' ci vorrà del tempo.
Esempio. I lavoratori addetti al settore X di banca Intesa
ancora devono 'sdoppiarsi' dai colleghi di San Paolo torino.
I colleghi delle SGR di Comit, Intesa e San Paolo più Fideuram
e San Paolo IMI...ancora devono essere ben redistribuiti..mi sa.
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Vecchio 28-02-10, 15:03   #4 (permalink)
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in Italia ci sono state fusioni importanti..ANCORA RECENTEMENTE.
Prima che i doppioni siano 'sdoppiati' ci vorrà del tempo.
Esempio. I lavoratori addetti al settore X di banca Intesa
ancora devono 'sdoppiarsi' dai colleghi di San Paolo torino.
I colleghi delle SGR di Comit, Intesa e San Paolo più Fideuram
e San Paolo IMI...ancora devono essere ben redistribuiti..mi sa.

in tutta onestà non ti sembra una spiegazione un "tantino" deboluccia.
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Vecchio 28-02-10, 15:33   #5 (permalink)
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in Italia ci sono state fusioni importanti..ANCORA RECENTEMENTE.
Prima che i doppioni siano 'sdoppiati' ci vorrà del tempo.
Esempio. I lavoratori addetti al settore X di banca Intesa
ancora devono 'sdoppiarsi' dai colleghi di San Paolo torino.
I colleghi delle SGR di Comit, Intesa e San Paolo più Fideuram
e San Paolo IMI...ancora devono essere ben redistribuiti..mi sa.
il sistema bancario italiano e' poco rivolto verso l'estero, mentre quello inglese e' praticamente dappertutto......

Togli la City ed il Commonwealth al Regno Unito ed avrai una specie di Irlanda più grande.....
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Vecchio 28-02-10, 15:38   #6 (permalink)
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in tutta onestà non ti sembra una spiegazione un "tantino" deboluccia.
è o può essere una parte del problema.
C' è ancora un forte esubero di personale
nelle banche 'fuse'. Io stesso ho un amico 'pezzo importante'
allora della sgr di Intesa che subì l'arrivo di Agricole
poi ritornato (mi pare) in ambito Intesa erd ora..boh.
Se pensi che Intesa ha fuso: Cariplo con Bav (un mare di doppioni
lo so per esperienza..c'ero) Poi si sono fusi con Comit (c'ero)
Poi il tutto si è fuso con San Paolo (non c'ero...)
Nel frattempo sono 'sparite' un sacco di casse di risparmio
di cui è rimasto solo il logo...
E questo riguarda Intesa. Poi c'è il discorso di Unicredit.
E delle banche popolari.
Prima devono digerire ciò che hanno 'inglobato'.
Poi, forse, si rivolgeranno al mercato.
Poi vogliamo dire che le nostre banche richiedono meno
figure professionali di un certo livello? Diciamolo..
ma questo nn toglie che ancora, le banche italiane,
devono digerire le fusioni.
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Vecchio 28-02-10, 16:27   #7 (permalink)
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è o può essere una parte del problema.
C' è ancora un forte esubero di personale
nelle banche 'fuse'. Io stesso ho un amico 'pezzo importante'
allora della sgr di Intesa che subì l'arrivo di Agricole
poi ritornato (mi pare) in ambito Intesa erd ora..boh.
Se pensi che Intesa ha fuso: Cariplo con Bav (un mare di doppioni
lo so per esperienza..c'ero) Poi si sono fusi con Comit (c'ero)
Poi il tutto si è fuso con San Paolo (non c'ero...)
Nel frattempo sono 'sparite' un sacco di casse di risparmio
di cui è rimasto solo il logo...
E questo riguarda Intesa. Poi c'è il discorso di Unicredit.
E delle banche popolari.
Prima devono digerire ciò che hanno 'inglobato'.
Poi, forse, si rivolgeranno al mercato.
Poi vogliamo dire che le nostre banche richiedono meno
figure professionali di un certo livello? Diciamolo..
ma questo nn toglie che ancora, le banche italiane,
devono digerire le fusioni.
Quoto tutto conoscendo benissimo l'ambiente. Intesa ha fatto un gran casino con le fusioni e le acquisizioni, sono sparite molte figure (come i responsabili di mercato) e non c'è stata una vera e propria unione definitiva, specie con San Paolo.
Illuminato10 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 28-02-10, 18:30   #8 (permalink)
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Originalmente inviato da amartya78 Visualizza messaggio
ed in ultima analisi

qual'è la reale situazione economica italiana?.
Quella di un paese da cui fugge l'industria e permane il
primato dell'apparato di propaganda pubblicitaria per
vendita di beni al consumo, finché c'è grana quindi
la vocazione di questo paese sarà da discount d'Europa...
sarebbe interessante iniziare a stendere monitoraggi
sulla qualità delle merci che verranno sbarcate da qui
ai prossimi 10 anni, giusto per comprendere la fiducia
riposta in questo mercato italiano.

Saranno merci di qualità e di scarto?

P.S.
Io mi sbilancio e dico che dall'alto saranno favorite
merci a basso costo prodotte in Cina e rivendute
in Italia a caro prezzo con marchi europei, altrimenti
le merci con prezzi bassi non avrebbero bisogno di pubblicità
per essere vendute, si vendono da sole

Ultima modifica di pierpippo : 28-02-10 alle ore 18:43
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Vecchio 28-02-10, 19:08   #9 (permalink)
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che le merci prodotte altrove (ovvio cina o giù di lì)
costino una cippa è evidente dai saldi.
Se mia figlia acquista a 3 euro e rotti un capo
in vendita 'regular' a 39 euro..qualcosa mi dice
che i ricarichi sono ENORMI....
ramirez non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 01-03-10, 12:07   #10 (permalink)
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Ho letto i dati sulla disoccupazione in Italia secondo l'ISTAT, questa sarebbe all'8,6%.

Ora io non contesto la procedura che sicuramente sarà corretta rispetto al passato, tuttavia se il lavoro cambia anche le procedure dovrebbero cambiare.

A voi vi sembra che ci sia una disoccupazione all'8,6%. Io ovunque mi guardo vedo crisi di lavoro, gente in CI, in Mobilità e quant'altro.

Dovremmo fare un'appello all'ISTAT affinchè riveda il processo di rilevamento, che ormai non esprime un dato reale ma fantastico.
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