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Vecchio 20-02-10, 09:27   #1 (permalink)
Prospersenzacrescita
 
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Scudo fiscale.Rientri ridimensionati.Bankitalia smentisce Tesoro

Scudo fiscale.

Sarebbero solo 35 i miliardi realmente rientrati in Italia secondo bankitalia (e no 95).
Ma quanti in più ne usciranno i prossimi anni grazie alla fiducia ed allo stimolo dati agli evasori da questo ennesimo condono fiscale ?


http://www.repubblica.it/economia/20...iardi-2366262/
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Vecchio 20-02-10, 10:23   #2 (permalink)
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Scudo fiscale.

Sarebbero solo 35 i miliardi realmente rientrati in Italia secondo bankitalia (e no 95).
Ma quanti in più ne usciranno i prossimi anni grazie alla fiducia ed allo stimolo dati agli evasori da questo ennesimo condono fiscale ?
non sai quello che dici: chi ha i capitali non ha NESSUN interesse a portarli in stati stranieri: l'interesse nasce quando il tuo stato te li vuole rubare.
Il_Sovrano non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 20-02-10, 11:17   #3 (permalink)
che fatica..
 
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Scudo fiscale.

Sarebbero solo 35 i miliardi realmente rientrati in Italia secondo bankitalia (e no 95).
Ma quanti in più ne usciranno i prossimi anni grazie alla fiducia ed allo stimolo dati agli evasori da questo ennesimo condono fiscale ?


http://www.repubblica.it/economia/20...iardi-2366262/
donna moderna è più attendibile di repubblica.
Questa è un'altra conferma, non riesco a capire perchè citate sempre articoli di repubblica
havokiano non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 20-02-10, 11:48   #4 (permalink)
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Soltanto io leggo: TOTALE -> 85.134 ?
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Vecchio 20-02-10, 15:33   #5 (permalink)
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Ahimè, che sia arrivata a capire la distinzione tra 'Rimpatri con liquidazione' e 'Rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni' prima la sezione Immobiliare - non per dequalificarla ma solo perchè questa è una notizia molto più vicina alla sezione Macro che all'Immobiliare - dice tutto.

Andatevi a leggere il thread .
Fromstudytowork non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 20-02-10, 21:02   #6 (permalink)
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Ho letto, e non ho trovato risposte alla mia domanda.
La ripropongo:

La risposta la sai ?
Vedi se ti può servire

SCUDATI RISPARMI
Nuova polemica di esponenti dell’esecutivo contro la Banca d’Italia. Questa volta ad adombrarsi ed arruolare la nostra banca centrale nella ormai foltissima schiera di “oppositori” del governo, è il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli. Il quale, usando accenti sacconiani rinforzati, accusa via Nazionale di descrivere, niente meno, “un quadro fallimentare che fa male a tutto il paese”. Esagerato. La Banca d’Italia si è limitata a comunicare che, sulla base delle segnalazioni statistiche arrivate a tutto il 15 febbraio 2010, il flusso di fondi materialmente rientrati nel paese è di 35 miliardi di euro.

Quale è il punto? Che il Ministero dell’Economia, in un trionfale comunicato dello scorso 29 dicembre, parlava di

“95 e 98. E’ con questi due numeri che si può sintetizzare in un primo bilancio l’operazione “Rimpatrio dei capitali in Italia”.
95 miliardi di euro (pari a 190.000 miliardi di vecchie lire) è il volume delle operazioni. Su questo volume, il 98 per cento è fatto da rimpatri effettivi in Italia.
Sono numeri che marcano uno straordinario successo, segno di forza della nostra economia e di fiducia nell’Italia.

E’ sull’aggettivo effettivi, riferito a rimpatri, che sorgono problemi. Come segnala Maria Cecilia Guerra, analizzando il dato di Bankitalia su lavoce.info (la lettura preferita degli economisti, dopo Topolino), l’operazione-scudo era basata su tre tipologie di operazioni: rimpatri con liquidazione, quelli che danno origine al rientro dei fondi, rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni. Al 15 febbraio risultano rimpatriati con liquidazione (che significa che le attività detenute all’estero sono state vendute, ed il controvalore è stato bonificato al conto italiano di un intermediario residente in Italia, pagando il 5 per cento al fisco italiano) solo 34,9 miliardi di euro. La differenza, pari a 50,1 miliardi, fa parte della categoria “rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni”. L’irritazione di Calderoli discende dal fatto che

«Chi conosce la materia sa benissimo che i 60 miliardi di provenienza elvetica sono dovuti per forza rientrare, non avendo la possibilità di essere regolarizzati, visto che la Svizzera non è presente nella ‘White List’. Si è cercato di vendere come totale del rientro effettivo i 35 miliardi che rappresentano invece solo il flusso finanziario attraverso bonifici, mentre in realtà, come chiaramente spiegato dall’Agenzia delle Entrate, sono ben 93 i miliardi di beni che sono rientrati e 2 quelli regolarizzati»

Seguono contumelie varie all’indirizzo di quei disfattisti di Bankitalia. Proviamo a sbrogliare la matassa: i capitali scudati, quelli che sono stati assoggettati ad imposta sostitutiva del 5 per cento, sono effettivamente 95 miliardi di euro. Invece, i capitali scudati, trasferiti in Italia ed assegnati in amministrazione o gestione ad intermediari residenti in Italia sono solo poco più del 40 per cento di tale cifra. Il punto politico della questione, che è quello che richiama la Guerra, sono i toni del comunicato del MEF del 29 dicembre:

«I rimpatri con liquidazioni, gli unici che potrebbero segnare quella fiducia nell’Italia ricordata dal Mef sono quindi soltanto il 41% del totale»

Ad indiretta conferma di questa tesi, ci sono le dichiarazioni del mese scorso di alcuni addetti ai lavori:

Molti dei capitali italiani piazzati nelle banche ticinesi sono ora rimpatriati nell’ambito della terza amnistia fiscale lanciata dal governo di Roma lo scorso settembre. Una buona parte è stata ‘virtualmente’ regolarizzata, senza tornare fisicamente nella Penisola. Lo ha detto oggi all’Ats Franco Citterio, direttore dell’Associazione bancaria ticinese (Abt), aggiungendo che “riguardo al rientro effettivo dei capitali italiani regna una certa confusione dovuta ai media”. Infatti, ha spiegato, “numerosi conti sono stati effettivamente chiusi e gli averi riportati in Italia” nell’ambito del cosiddetto scudo fiscale, ma “una buona parte è stata regolarizzata nelle nostre banche” senza prendere fisicamente la via del ritorno. I conti in questione hanno cambiato titolare, passando, ad esempio, a nome di società fiduciarie italiane. (Adn – Kronos, 21 gennaio 2010)

Considerazioni analoghe sono state fatte da Alfredo Gysi, amministratore delegato della BSI, gruppo Generali, grassetto nostro:

«Molti clienti della BSI hanno fatto capo al rimpatrio giuridico e continuano a far amministrare in Svizzera i loro patrimoni assoggettati al fisco attraverso società fiduciarie italiane»

Appunto, trattasi di rimpatrio giuridico, nel quale “un intermediario abilitato residente in Italia assume formalmente in custodia, deposito, amministrazione o gestione il denaro e le attività finanziarie detenute all’estero, senza che si proceda al materiale trasferimento delle stesse nel territorio dello Stato”. Non sono cioè soldi destinati ad affluire al nostro sistema produttivo. Un paese che susciti “fiducia” viene alluvionato di capitali veri, finalizzati ad investimenti diretti e di portafoglio, ed è ben altra cosa rispetto agli esiti di questo scudo fiscale. L’espressione “rimpatri effettivi”, utilizzata dal MEF, è perlomeno fuorviante.

Calderoli non se la prenda, capita a tutti di non riuscire a comprendere un testo di legge. Anche se, quando capita al ministro per la Semplificazione, è forse più grave, oltre ad avere il sapore della beffa.
cambon non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-02-10, 06:17   #7 (permalink)
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Nuova polemica di esponenti dell’esecutivo contro la Banca d’Italia. Questa volta ad adombrarsi ed arruolare la nostra banca centrale nella ormai foltissima schiera di “oppositori” del governo, è il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli. Il quale, usando accenti sacconiani rinforzati, accusa via Nazionale di descrivere, niente meno, “un quadro fallimentare che fa male a tutto il paese”. Esagerato. La Banca d’Italia si è limitata a comunicare che, sulla base delle segnalazioni statistiche arrivate a tutto il 15 febbraio 2010, il flusso di fondi materialmente rientrati nel paese è di 35 miliardi di euro.

Quale è il punto? Che il Ministero dell’Economia, in un trionfale comunicato dello scorso 29 dicembre, parlava di

“95 e 98. E’ con questi due numeri che si può sintetizzare in un primo bilancio l’operazione “Rimpatrio dei capitali in Italia”.
95 miliardi di euro (pari a 190.000 miliardi di vecchie lire) è il volume delle operazioni. Su questo volume, il 98 per cento è fatto da rimpatri effettivi in Italia.
Sono numeri che marcano uno straordinario successo, segno di forza della nostra economia e di fiducia nell’Italia.

E’ sull’aggettivo effettivi, riferito a rimpatri, che sorgono problemi. Come segnala Maria Cecilia Guerra, analizzando il dato di Bankitalia su lavoce.info (la lettura preferita degli economisti, dopo Topolino), l’operazione-scudo era basata su tre tipologie di operazioni: rimpatri con liquidazione, quelli che danno origine al rientro dei fondi, rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni. Al 15 febbraio risultano rimpatriati con liquidazione (che significa che le attività detenute all’estero sono state vendute, ed il controvalore è stato bonificato al conto italiano di un intermediario residente in Italia, pagando il 5 per cento al fisco italiano) solo 34,9 miliardi di euro. La differenza, pari a 50,1 miliardi, fa parte della categoria “rimpatri senza liquidazione e regolarizzazioni”. L’irritazione di Calderoli discende dal fatto che

«Chi conosce la materia sa benissimo che i 60 miliardi di provenienza elvetica sono dovuti per forza rientrare, non avendo la possibilità di essere regolarizzati, visto che la Svizzera non è presente nella ‘White List’. Si è cercato di vendere come totale del rientro effettivo i 35 miliardi che rappresentano invece solo il flusso finanziario attraverso bonifici, mentre in realtà, come chiaramente spiegato dall’Agenzia delle Entrate, sono ben 93 i miliardi di beni che sono rientrati e 2 quelli regolarizzati»

Seguono contumelie varie all’indirizzo di quei disfattisti di Bankitalia. Proviamo a sbrogliare la matassa: i capitali scudati, quelli che sono stati assoggettati ad imposta sostitutiva del 5 per cento, sono effettivamente 95 miliardi di euro. Invece, i capitali scudati, trasferiti in Italia ed assegnati in amministrazione o gestione ad intermediari residenti in Italia sono solo poco più del 40 per cento di tale cifra. Il punto politico della questione, che è quello che richiama la Guerra, sono i toni del comunicato del MEF del 29 dicembre:

«I rimpatri con liquidazioni, gli unici che potrebbero segnare quella fiducia nell’Italia ricordata dal Mef sono quindi soltanto il 41% del totale»

Ad indiretta conferma di questa tesi, ci sono le dichiarazioni del mese scorso di alcuni addetti ai lavori:

Molti dei capitali italiani piazzati nelle banche ticinesi sono ora rimpatriati nell’ambito della terza amnistia fiscale lanciata dal governo di Roma lo scorso settembre. Una buona parte è stata ‘virtualmente’ regolarizzata, senza tornare fisicamente nella Penisola. Lo ha detto oggi all’Ats Franco Citterio, direttore dell’Associazione bancaria ticinese (Abt), aggiungendo che “riguardo al rientro effettivo dei capitali italiani regna una certa confusione dovuta ai media”. Infatti, ha spiegato, “numerosi conti sono stati effettivamente chiusi e gli averi riportati in Italia” nell’ambito del cosiddetto scudo fiscale, ma “una buona parte è stata regolarizzata nelle nostre banche” senza prendere fisicamente la via del ritorno. I conti in questione hanno cambiato titolare, passando, ad esempio, a nome di società fiduciarie italiane. (Adn – Kronos, 21 gennaio 2010)

Considerazioni analoghe sono state fatte da Alfredo Gysi, amministratore delegato della BSI, gruppo Generali, grassetto nostro:

«Molti clienti della BSI hanno fatto capo al rimpatrio giuridico e continuano a far amministrare in Svizzera i loro patrimoni assoggettati al fisco attraverso società fiduciarie italiane»

Appunto, trattasi di rimpatrio giuridico, nel quale “un intermediario abilitato residente in Italia assume formalmente in custodia, deposito, amministrazione o gestione il denaro e le attività finanziarie detenute all’estero, senza che si proceda al materiale trasferimento delle stesse nel territorio dello Stato”. Non sono cioè soldi destinati ad affluire al nostro sistema produttivo. Un paese che susciti “fiducia” viene alluvionato di capitali veri, finalizzati ad investimenti diretti e di portafoglio, ed è ben altra cosa rispetto agli esiti di questo scudo fiscale. L’espressione “rimpatri effettivi”, utilizzata dal MEF, è perlomeno fuorviante.

Calderoli non se la prenda, capita a tutti di non riuscire a comprendere un testo di legge. Anche se, quando capita al ministro per la Semplificazione, è forse più grave, oltre ad avere il sapore della beffa.
Calderoli ha capito bene...è che non vuole che capisca la gente, dato che la realtà è in contraddizione con la propaganda tremontiana.
_Warlock_ non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-02-10, 10:39   #8 (permalink)
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Calderoli ha capito bene...è che non vuole che capisca la gente, dato che la realtà è in contraddizione con la propaganda tremontiana.
quindi sintetizzando, l'onerossisimo 5% è stato versato sui 95 o 98, quindi a livello di entrata fiscale la somma non è inferiore al preventivato se non superiore, però il fatto che solo una quarantina siano rientrati effettivamente, sminuisce un pò la speranza che tali importi siano effettivamente reimpiegati in qualche forma di attività nel paese.

siamo d'accordo?
mannoz non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 21-02-10, 23:58   #9 (permalink)
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quindi sintetizzando, l'onerossisimo 5% è stato versato sui 95 o 98, quindi a livello di entrata fiscale la somma non è inferiore al preventivato se non superiore, però il fatto che solo una quarantina siano rientrati effettivamente, sminuisce un pò la speranza che tali importi siano effettivamente reimpiegati in qualche forma di attività nel paese.

siamo d'accordo?


Riproviamo. http://www.noisefromamerika.org/inde...o_fiscale#body

Questa storia, per comodità del lettore, la suddividiamo in sei brevi puntate.

Prima puntata. Il 29 dicembre 2009 il Ministero dell'Economia e Finanza emette un trionfale comunicato in cui annuncia che l'operazione scudo fiscale ha portato all'emersione di 95 miliardi di euro, di cui ''il 98% è fatto da rimpatri effettivi in Italia''. Ai pochissimi che si chiedono ''e allora?'', chiarisce magistralmente le idee l'onorevole Calderoli. Il quale ci dice: o giovinetti sprovveduti, possibile che ancor non vi siate abbeverati a quella fonte di sapienza costituita dal modello superfisso? I fondi in Italia non potranno che tramutarsi in immediati investimenti, portando a una poderosa espansione del PIL. Come? Le opportunità di investimento devono anche essere redditizie? Come? Se erano redditizie prima perché i capitali non affluivano in Italia? Dettagli, minuzie, astruserie da professoroni amerikani. Il Calderoli è uomo pratico e sa come vanno le cose. Lo scudo è ''la più grande manovra di tutti i tempi'', i capitali danno ''ossigeno vero e tanto alla nostra economia''. Il ministro Tremonti, lui sì raffinato pensatore, merita 10 e lode.

Seconda puntata. I professori, razza dannata, iniziano a rompere e a remare contro. A parte i soliti amerikani che non capiscono il modello superfisso, ci si mette pure Cecilia Guerra su La Voce. La quale Guerra chiarisce che, insomma, rientrati proprio rientrati non è chiaro che questi capitali siano. Infatti esiste la forma del rimpatrio giuridico che rimpatrio non è per nulla. Nell'articolo, datato 5 gennaio 2010, afferma:

I dati dettagliati, in cui opportunamente si distingue fra “rimpatri con liquidazione” (e cioè rimpatri veri e propri) da un lato e “regolarizzazioni e rimpatri senza liquidazione” (e cioè regolarizzazioni e rimpatri giuridici) dall’altro, sono raccolti da Banca d’Italia, per finalità statistiche riguardanti la compilazione della bilancia dei pagamenti e degli altri indicatori monetari e finanziari per l’analisi economica. È dall’analisi dell’andamento della bilancia dei pagamenti e di questi indicatori, quindi, che si potrà valutare, a partire dai prossimi mesi, il successo dello scudo sotto il profilo degli effettivi rientri di capitale.

Qui si ferma per un po' la polemica. Ovviamente nel circo mediatico chi porta fatti e dati è ignorato. Tremonti e Calderoli non commentano sulla questione rimpatri giuridici/rimpatri effettivi e continuano tronfi ad attendere il boom degli investimenti in Italia.

Terza puntata. Alla fine , per l'esattezza il 17 febbraio 2010 i dati sulla bilancia dei pagamenti arrivano. La Banca d'Italia, che di routine controlla i fondi che entrano e quelli che escono nel paese, emette un comunicato dal quale si evince che i capitali effettivamente rientrati con lo scudo sono solo 35 miliardi, ben lontani dai 100 di cui vaneggiava Calderoli. Non che faccia differenza, a meno di esser adepti del modello superfisso, ma mostra chiaramente che le osservazioni della professoressa Guerra erano assolutamente corrette mentre le affermazioni di Tremonti e Calderoli erano ridicole rodomontate.

Quarta puntata. Tremonti e Calderoli cercano di far passare sotto silenzio la cosa e ci riescono quasi. Si, è vero, la solita Cecilia Guerra sulla solita Voce si prende la briga di segnalare la cosa. Ma il Corriere.it riporta il comunicato della Banca d'Italia senza menzionare la distinzione tra rientri effettivi e regolarizzazione e pure Il Sole 24 Ore evita di menzionare la cosa, limitandosi a pubblicare separatamente, senza alcuna spiegazione, la tabella sui rientri effettivi. Sorprendentemente, solo ''Il Giornale'' va diritto al punto e titola seccamente ''Dallo scudo 85 miliardi ma solo 35 tornano a casa''. Fin qui però non succede altro. Il 18 febbraio in un commento sul sito ho posto una serie di domande:

Cari signori del governo, ci avete o no raccontato una spudorata balla, mentendo sapendo di mentire, quando avete detto che stava rientrando il 98% dei fondi scudati? E se il presunto rientro era un segnale ''di forza della nostra economia e di fiducia nell'Italia'', come va interpretato il mancato rientro?

Chiaro che non mi aspetto che Tremonti e Calderoli leggano i commenti di nFA, ma queste domande erano ovvie e naturali e di fatto si ponevano da sole. Il dinamico duo adotta la linea ''io speriamo che me la cavo'' ed evita di commentare.


Quinta puntata. Repubblica, che fino a quel momento aveva dormito, si sveglia e con soli tre giorni di ritardo, il 20 febbraio riporta la notizia del finto rimpatrio dei fondi. E' solo a questo punto che Calderoli, come se avesse visto agitarsi il drappo rosso, si scuote dal torpore. Siccome la risposta alle domande poste nel punto precedente è ovvia, a Calderoli sono lasciate due sole alternative: 1) ammettere che lui e il suo sodale Tremonti hanno detto un sacco di fregnacce, 2) negare la realtà. Sceglie ovviamente la seconda alternativa e in un violentissimo comunicato accusa la Banca d'Italia di essere ''Banca d'Opposizione'' e di diffondere artatamente dati pessimistici sulla situazione economica del paese. Con foga afferma nel suo comunicato

I conti non tornano, perche' si scambiano i fischi per fiaschi! Chi conosce la materia sa benissimo che i 60 miliardi di provenienza elvetica sono dovuti per forza rientrare, non avendo la possibilita' di essere regolarizzati, visto che la Svizzera non e' presente nella 'White List'. Si e' cercato di vendere come totale del rientro effettivo i 35 miliardi che rappresentano invece solo il flusso finanziario attraverso bonifici, mentre in realta', come chiaramente spiegato dall'Agenzia delle Entrate, sono ben 93 i miliardi di beni che sono rientrati e 2 quelli regolarizzati.

Ancora un po' di pazienza, siamo quasi alla fine della telenovela.

Sesta e ultima puntata. Arrivano le reazioni dell'opposizione, ad opera di un altro dinamico duo, Enrico Letta e Pierferdy Casini. Leggiamo sul Sole 24 Ore:

L'uscita di Calderoli provoca l'immediata reazione delle opposizioni, con il vicesegretario del Pd Enrico Letta che chiede al governo di dissociarsi dalle parole del ministro: «Sarebbe paradossale che questo non avvenisse nel momento in cui il governo stesso è impegnato nel sostegno della candidatura di Draghi alla presidenza della Bce». Di parole «dissennate» parla anche il leader dell'Udc Pierferdinando Casini: «Mi auguro che al più presto Calderoli venga smentito dal governo e che nel momento in cui si avanza la candidatura alla presidenza della Bce dell'unico uomo che sul piano internazionale ha una credibilità totale, cioè Mario Draghi, ci possa essere una rapida retromarcia del governo».

L'argomento è abbastanza strabiliante. Il punto del contendere è tecnico. E' vero o no che, come dice Calderoli, i 60 miliardi regolarizzati in Svizzera son dovuti per forza rientrare? Se sì, Calderoli ha ragione e la candidatura di Draghi è irrilevante. Se no, Calderoli mente e di nuovo la candidatura di Draghi è irrilevante. Il modo di ragionare di Letta e Casini è invece, a quanto pare, che i fatti non contano ma l'unica cosa che conta è l'impatto politico delle parole, non importa se veritiere o menzognere.

E arriviamo finalmente a Mario Seminerio, ( quotato pochi post sopra )che spiega come stanno le cose senza curarsi di candidature e mica candidature. Leggetevelo tutto il post, ma per i più pigri ecco il succo:

Considerazioni analoghe sono state fatte da Alfredo Gysi, amministratore delegato della BSI, gruppo Generali, grassetto nostro:

«Molti clienti della BSI hanno fatto capo al rimpatrio giuridico e continuano a far amministrare in Svizzera i loro patrimoni assoggettati al fisco attraverso società fiduciarie italiane»

Appunto, trattasi di rimpatrio giuridico, nel quale “un intermediario abilitato residente in Italia assume formalmente in custodia, deposito, amministrazione o gestione il denaro e le attività finanziarie detenute all’estero, senza che si proceda al materiale trasferimento delle stesse nel territorio dello Stato”. Non sono cioè soldi destinati ad affluire al nostro sistema produttivo.

...

Calderoli non se la prenda, capita a tutti di non riuscire a comprendere un testo di legge. Anche se, quando capita al ministro per la Semplificazione, è forse più grave, oltre ad avere il sapore della beffa.

Fine della storia. Che, come sempre più spesso accade, è una storia veramente triste.
Notte Mannoz

Ultima modifica di cambon : 22-02-10 alle ore 00:04
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Vecchio 22-02-10, 03:28   #10 (permalink)
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Dunque se io avevo in Svizzera ad es. un portafoglio di azioni USA o obbligazioni estere o dei BUND, e li ho trasferiti (senza venderli) al mio C/C in Italia, figurano comunque fra quelli "senza liquidazione" ?
Immagino proprio di sì (te lo do al 98%).
Non può essere altrimenti, perchè se trasferisci i titoli senza venderli non si capisce come si possano definire "liquidati".
I dati Bankit confermano questa ipotesi: soldi cash nella prima colonna all'83%, titoli liquidati in misura infima (1 miliardo su 40) e quindi quasi del tutto nella seconda colonna.
Ed è ovviamente un aspetto fondamentale della questione, che mi spinge ad un approfondimento su di un tema che mi pare che neanche gli ottimi noisefromamerika o Phastidio abbiano affrontato.

Il punto fondamentale è che non ci sono i bauli di monete d'oro (o meglio, è poca la roba assimilabile a ciò, tipo i gioielli) che varcano il confine. Ci sono tanti strumenti finanziari, di vario genere, che ha molto poco senso dire che stanno "in Italia" o "all'estero".

Guardando il documento di Bankitalia linkato si scopre che, su 85 miliardi scudati, 40 erano in depositi di c/c. Questi sono quasi tutti (34 miliardi) rientrati "fisicamente", nel senso che sono finiti in depositi di c/c di banche italiane.
Cui possiamo aggiungere, per omogeneità, 4.5 miliardi di "denaro" non meglio specificato (cash? monete da collezione? boh!), che invece sono rimasti al 100% all'estero (100% che mi fa dubitare un po' di come sia stato calcolato, ma in mancanza d'altro ce lo teniamo).

Gli altri strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, altro) risultano invece quasi interamente tra le operazioni "non liquidate o "regolarizzate".
Il che fa pensare che, in sostanza, chi aveva titoli di qualsiasi genere non li abbia venduti per bonificarne poi i proventi, ma li abbia trasferiti-regolarizzati senza venderli (e pare anche logico, da un certo punto di vista).

E qui veniamo al punto cruciale: NON CI SONO DATI CHE DICANO SE QUESTI TITOLI SIANO STATI TRASFERITI IN BANCHE ITALIANE IN ITALIA O NO.
Senza questo dato, la discussione è assolutamente oziosa e non permette di risolvere la diatriba cui stiamo assistendo (cioè quanti miliardi "rientrati" effettivamente su quanti scudati).

Per quanto ne sappiamo, ci sono una 40ina di miliardi in titoli vari che potrebbero essere custoditi da una banca estera come dalla bcc sotto casa.
Senza sapere questo, non si viene a capo di niente.
Per quanto, logicamente, sia una distinzione che ha molto poco senso.

Per come la vedo io, la cosa più logica è che i "gusti" in fatto di investimento siano rimasti immutati. Chi aveva un deposito ha un deposito anche dopo lo scudo; chi aveva bot ha ancora bot; chi aveva azioni GM ha ancora azioni GM.
Quindi è logico aspettarsi che i capitali "cash" post scudo siano quelli che lo erano anche prima: questi sono in massima parte fluiti effettivamente in conti di banche italiane*.

Il resto? Ha poi così importanza sapere se le azioni GM sono "in Italia" o "all'estero"? E' una distinzione che non ha tanto senso.
Lascio perdere per un attimo la questione "grey list" della Svizzera per cui i capitali devono essere rimpatriati effettivamente, anche se pare sia stato fatto molto tramite fiduciaria.

Una cosa mi sento di dirla: dire che sono "rientrati" solo 35 miliardi è pretestuoso. Primo perchè non hai il minimo dato per poterlo affermare.
Secondo perchè, essendo piuttosto ovvio che rientrino cash solo i soldi che erano cash, vediamo come questi siano per la maggior parte rientrati in ogni senso (34 miliardi su 40, e sempre che non siano finiti sul conto arancio )

IMHO ai punti vince Calderoli

*banche "italiane": anche qui, è un discorso che ha un senso relativo.
Intermediari residenti in Italia non significa banche "italiane", che prestano soldi in Italia. Significa anche banche estere che in Italia raccolgono e basta, o gruppi internazionali come Unicredit che raccolgono e prestano dappertutto, a seconda di cosa conviene.

PS: Seminerio (con anche la "revisione" di noisefromamerika) ha preso un abbaglio (d'altronde è keynesiano ). Dice (http://phastidio.net/2010/02/20/scudati-risparmi/) che:
i capitali scudati, trasferiti in Italia ed assegnati in amministrazione o gestione ad intermediari residenti in Italia sono solo poco più del 40 per cento di tale cifra. linkando la tabellina presente anche sul documento di Bankitalia.
Non c'è scritta questa cosa in quella tabellina. C'è scritto quanti soldi sono rientrati come depositi bancari.
Uno che sposta il portafogli titoli alla bcc sottocasa non rientra forse nel caso di capitali "assegnati in amministrazione o gestione ad intermediari residenti in Italia"?

E, se dobbiamo stimare quanti di questi "titoli" siano rientrati, ho idea che non possiamo ignorare che i soldi in c/c sono rientrati nell'83% dei casi.
Mi pare logico aspettarsi % simili anche per titoli e strumenti vari (semplice supposizione, ovviamente), al di là dei giochini di fiduciarie varie.
Perchè mai dovremmo avere aspettarci delle preferenze molto diverse (considerando che in molti avranno avuto un po' cash ed un po' di titoli, peraltro)? Usano tutti la fiduciaria per i titoli ed i soldi cash invece li bonificano? Mi pare improbabile.
kasparek non  è collegato   Rispondi citando
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