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#1 (permalink) |
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Mah...non pensavo che l'Adriatico fosse ricco di petrolio
Cetacei spiaggiati a Foce Varano a causa dei sondaggi per la caccia al petrolio.
Si e' aperta la caccia agli idrocarburi nei parchi nazionali e nelle riserve marine. Le trivelle, implacabili, non risparmieranno aree di grande bellezza dell'Adriatico, compresa quella delle Tremiti. Un Eldorado a portata di mano, con pochi controlli e tanti possibili buoni affari. Lo conferma John Craven, direttore esecutivo della Petroceltic International, quotata alle Borse di Dublino e Londra. «L'Italia e' un buon posto dove fare business. Le condizioni fiscali sono favorevoli, i costi di estrazione bassi, non ci sono rischi politici, le infrastrutture sviluppate, la competizione e' limitata ed i produttori possono beneficiare di prezzi elevati per quanto riguarda petrolio e gas». Una prova? Il recente via libera acceso dal ministero per le Attivita' Produttive. Lo Stato incassa cinque euro e sedici centesimi per metro quadro in concessione annuale sulla terraferma e in mare: una miseria che non tiene conto dei probabili danni ambientali. Petroceltic International si e' aggiudicata in via esclusiva nove permessi preliminari di esplorazione per giacimenti di petrolio e gas nell'Adriatico. L'area e' al largo della costa abruzzese, nei pressi di Ortona, in acque dai 30 ai 150 metri di profondita', infestate - secondo rilievi batimetri della Marina militare italiana - dai residuati bellici della seconda guerra mondiale. Nella stessa zona la societa' detiene altri permessi, sia nell'entroterra, a Civitaquana, sia in mezzo a due aree protette, il Gran Sasso e la Maiella. La societa' irlandese si e' aggiudicata lo sfruttamento incondizionato di vaste zone dell'entroterra abruzzese e di un'area costiera che si estende da Martinsicuro alle Isole Tremiti (parco marino istituito nel 1989). Le trivellazioni, oltre ad intersecare la rotta navale piu' trafficata dell'Adriatico, lambiranno addirittura il Gargano (altro parco nazionale), a ridosso dell'arcipelago tremitese. Proprio qui, a un soffio dell'isola di Pianosa, «i fondali - secondo i dati del ministero della Difesa - pullulano di bombe aeree angloamericane inesplose, residuati della seconda guerra mondiale e dei piu' recenti bombardamenti Nato in Kosovo». La vicenda e' sbarcata qualche giorno fa in Parlamento. Il senatore Legnini ha interrogato il ministro dell'Ambiente. «Risultano rilasciate varie autorizzazioni per l'estrazione di petrolio e gas su terra e mare. E' in fase di avvio il centro Oli di Ortona, contro cui sie' schierato il consiglio regionale abruzzese. E, soprattutto - ha dichiarato l'onorevole del Pd - risultano rilasciati nove permessi di ricerca petrolifera alla Petroceltic, per un totale di circa 2.500 chilometri quadrati, sul Mar Adriatico». Risposta del ministro Vito: «Confermo l'apprezzamento del Governo rispetto alla prosecuzione delle attivita' di ricerca e estrazione, che rivestono una grande importanza nel quadro del fabbisogno energetico del Paese». La via e' stata aperta dall'Agip, nonostante il grave incidente alla piattaforma Paguro a largo di Ravenna. Attualmente, secondo i dati ufficiali del governo «risultano in vigore 57 concessioni di coltivazione di idrocarburi, estratti attraverso 1. 005 pozzi, 939 mineralizzati a gas, 66 mineralizzati ad olio, ubicati su 112 piattaforme fisse di produzione. Gli operatori sono in prevalenza Eni ed Edison». Ma figurano anche Northern Petroleum, Grove Energy, Po Valley Operations Pty. Le cifre governative confermano che «il ministero dello sviluppo economico ha conferito 13 permessi di ricerca di idrocarburi e risultano in istruttoria 16 domande». Chi ci guadagna? «Con pochi soldi possono sfruttare ed inquinare l'Abruzzo e l'Adriatico infischiandosene di noi cittadini», risponde Giusto Di Fabio, presidente del Comitato Natura Verde. «Siamo molto preoccupati - gli fa eco Maria Rita D'Orsogna, docente italiana alla California State University at Northridge di Los Angeles - Questo petrolio e' di scarsa qualita', pieno di impurita' e di zolfo. E' solo speculazione. E poi l'Adriatico impiega 100 anni per ripulire le acque superficiali. E ogni minimo incidente si trasformerebbe in una catastrofe» attesta la scienziata d'origine abruzzese. Ma non basta. Nel capitale di Petroceltic International e' entrato (quota del 22,6%) il gruppo spagnolo Iberdrola, con un aumento di capitale da 55 milioni di dollari, da usare per finanziare le nuove esplorazioni in Adriatico. Anche l'Alto Adriatico e' interessato. Si tratta dei giacimenti sottomarini da 30 miliardi di metri cubi di gas gia' accertati e 100 stimati, tra Chioggia e il delta del Po. Il timore della regione Veneto e' che «le estrazioni possano causare l'abbassamento della costa. |
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#3 (permalink) | |
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Citazione:
Giacimenti residui, in zona nessuno vuole le trivellazioni, che poi non arricchirebbe nessuno, sa non la società. |
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Scritto da lagazzettadelmezzogiorno.it
Martedì 06 Aprile 2010 11:38 Una nuova richiesta di autorizzazione per la ricerca di petrolio in Adriatico, stavolta al largo delle Tremiti, presentata parecchio tempo fa al ministero dell’Ambiente e oggi in fase avanzata di istruttoria. Una richiesta su cui la Regione ha già espresso un parere negativo che però non è vincolante. A breve il ministero concluderà la procedura per la Valutazione di impatto ambientale, ed entro pochi mesi («Prima della fine dell’anno», secondo una qualificata fonte di settore) deciderà se accordare o meno il permesso all’operatore olandese Petroceltic. Ma se sarà sì c’è già pronto il ricorso della Regione. L’area oggetto della richiesta è piuttosto grande (528,8 km quadrati) e si trova al largo del tratto di costa compreso tra il Lago di Lesina e quello di Varano, ad ovest delle Tremiti, ad una distanza di circa 7,8 km dalla terraferma e di circa 4 dalle Tremiti: in quella zona la profondità del mare è compresa tra i 40 ed i 150 metri. E su quelle spiagge, a dicembre, si è verificato lo spiaggiamento dei sette cetacei che tanta eco ha avuto sulle tv di tutto il mondo. La proposta della società Petroceltic prevede, prima di scavare il pozzo esplorativo, lo studio delle linee sismiche esistenti e lo svolgimento di una nuova campagna sismica: sostanzialmente, si tratta di indurre artificialmente delle onde elastiche nel sottosuolo marino per studiare la «risposta» del terreno. Dalle cosiddette linee sismiche, infatti, è possibile farsi un’idea della composizione mineraria del sottosuolo. E se gli studi geologici dovessero fornire risultati promettenti, si passerebbe a perforare il fondo del mare fino ad una profondità di 4.000 metri. Il progetto è stato esaminato il 24 marzo dal comitato regionale Via, che ha fornito parere negativo. Nella sostanza, la Regione ha profondamente bocciato la proposta Petroceltic: la delibera approvata in giunta la scorsa settimana parla di «incertezze e lacune conoscitive» nello Studio di impatto ambientale. A febbraio, la Regione si era espressa in termini molto simili su un altro progetto di ricerca della Petroceltic. Dopo il mezzo pasticcio sulle perforazioni a largo di Monopoli, stavolta pare che la Regione abbia adottato un approccio diverso. «Lo scopo finale della Petroceltic - secondo la delibera che contiene il parere negativo - consiste nella installazione lungo tutto il litorale adriatico pugliese di infrastrutture petrolifere destinate a restare in attività per decenni a venire, con tutti i rischi ed i danni che ne conseguono». Un «no» che è motivato anche con riferimento allo spiaggiamento dei capodogli: visto che tra le cause di quel fenomeno potrebbero esserci anche «sonar o terremoti subacquei», secondo la Regione, l’eventuale campagna di studi geologici esplorativi (attraverso una tecnica di prospezione che si chiama air gun e che consiste nella generazione di onde sonore) potrebbe creare pericoli alla fauna marina. Proprio l’uso dell’air gun, detto per inciso, è stato il motivo per cui a febbraio il Tar di Lecce ha sospeso l’efficacia del permesso di ricerca nelle acque tra Bari e Brindisi in favore della società britannica Northern Petroleum. Secondo alcuni comitati ambientalisti abruzzesi, a inizio marzo la Petroceltic ha cominciato la campagna esplorativa nell’area del pozzo Elsa 2, al largo di Ortona. Le ricerche sono state portate avanti dalla nave Ogs Explora dell’Istituto nazionale di Oceanografia. Ma - denunciano i comitati - la società olandese è partita senza nemmeno aspettare gli esiti della Valutazione di impatto ambientale da parte del ministero. Complessivamente, secondo l’ultimo Bollettino minerario, Petroceltic ha in corso 10 richieste di permessi di ricerca in mare (tra cui quello delle Tremiti) e ne ha ottenuto uno, di fronte alle coste di Miglianico (Chieti), da cui conta di estrarre 80 milioni di barili di greggio nell’arco di tre anni. |
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