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#1 (permalink) |
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Data registrazione: Feb 2009
Messaggi: 584
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E' possibile mettere tariffe contro la Cina? Le statistiche
Ne avevo accennato nel thread sulla Dainese, come reazione alle condizioni di lavoro cinesi irreplicabili in europa. Tuttavia, il problema maggiore con le tariffe rimane sempre l'inevitabile rappresaglia; solo un ingenuo penserebbe di poterle mettere e basta. Però.... però questo documento dell'eurostat offre molto su cui riflettere: le esportazioni dell'UE a 27 verso la cina sono 47/45 (20008/2009) mentre le importazioni sono 134/120; in miliardi di euro naturalmente. E' il nostro unico partner che presenta un simile sbilanciamento, ad eccezione della russia (60/36 a fronte di 108/61) dalla quale però importiamo un bene essenziale come l'energia. Viceversa dalla cina importiamo solo roba replicabile qui in europa..... molta che era fatta in europa in effetti, sino a non troppi anni fa. Una serie di tariffe tese almeno ad equilibrare export-import non sarebbe dunque la soluzione migliore, e di gran lunga? Ci sarebbe poco da lamentarsi se dicessimo qualcosa tipo "vogliamo il libero commercio ma cercando di mantenere il rapporto export-import entro un certo raggio, che sia esso positivo o negativo, come col resto del mondo" e se la questione fosse affrontata responsabilmente e non unilateralmente o di sorpresa si potrebbe forse smussare eventuali rappresaglie....o evitarle. Per chi se lo chiede, l'eu è in deficit commerciale col resto del mondo, anche se di appena 12 miliardi.
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cac...2009-AP-EN.PDF |
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#3 (permalink) |
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Data registrazione: Nov 2005
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la bilancia commerciale cinese è passiva con tutto l'est asiatico.
Almeno così ricordo. Quindi, indirettamente, l'occidente aiuta anche quei Paesi. Il problema è (o sarebbe) assai semplice, basterebbe che si presentasse a Pechino non la Merkel nè Sarkò nè altri. Ma uno solo...ma uno con due pa@@e così. Uno che rappresentasse TUTTA l'Europa. Allora forse si potrebbero di comune accordo rivedere le politiche commerciali. |
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#4 (permalink) | |
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Data registrazione: Oct 2008
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Citazione:
Domanda: ma i paesi europei sono in grado di mettersi d'accordo? |
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#5 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Nov 2005
Messaggi: 22,685
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Sarkò Alstom (tanto x fare dei nomi). E così la Cina frega tutti. Certo la Germania, per esempio, ha molto da vendere, la Francia anche...noi un pò meno. . ho appena letto questo..che conferma la mia tesi.. . Strains are showing in the EU’s new foreign policy structures January 24, 2010 11:04am Are they just teething problems? Or is something more serious at stake? One way or another, the first signs are emerging that the European Union’s new foreign policy structures, established under the Lisbon treaty that came into force last month, are capable of producing just as much discord and disharmony as the old arrangements. Let’s take the EU’s response to the Haiti earthquake. Baroness Catherine Ashton, the EU’s foreign affairs supremo, convened an emergency meeting on January 18 at which the 27-nation bloc quickly and efficiently agreed a generous aid package for Haiti worth over 400 million euros. At a news conference after the meeting, she was asked if she would be visiting Haiti and, if not, why not. She replied that she wouldn’t be going, because the United Nations had requested her and other foreign dignitaries to stay away in order not to disrupt the emergency aid effort. However, Karel De Gucht, the EU’s outgoing humanitarian aid commissioner, would travel to Haiti. A perfectly sensible response. A few days later, the sleuth-like French blogger Jean Quatremer reported that Michel Barnier, France’s nominee for the next European Commission, had criticised Ashton in a briefing for French reporters for not visiting Haiti. When he was France’s foreign minister and the Asian tsunami had struck in 2004, he had gone straight to the devastated region, Barnier recalled. Well, as we all know, the lives of millions of catastrophe-hit Asians returned instantly to normal as soon as they caught sight of Barnier’s distinguished features on their shores. On this occasion, however, Barnier felt obliged to issue a curious-sounding statement last Friday in which he said he had meant no disrespect for Ashton but Europe’s foreign and defence policy was “an area of work I have always been interested in”. He is, by the way, the commissioner-designate for the EU’s internal market, not the commissioner-designate for the internal market and other areas of work he’s interested in. What this episode reveals is that Ashton really has her work cut out to win the respect of some of her European peers. They know perfectly well that she was appointed EU foreign policy high representative almost by accident last November and that she lacks experience in the field. Barnier is not the only one sneering at her or trying to pull attention away from her. Another is Miguel Ángel Moratinos, foreign minister of Spain, which holds the EU’s rotating six-month presidency. Under the Lisbon treaty, foreign affairs are supposed to come strictly under Ashton’s authority, but Moratinos is waving Spain’s flag at every opportunity, making sure that Spain is attending or even running as many meetings as possible. To non-European outsiders, this looks chaotic and amateurish. British anti-Europeans are having a field day. Someone has to restore order fast. Unfortunately, it won’t be Ashton - at least in the short term - because she still has only a threadbare staff working for her. The call for discipline must come from none other than José Manuel Barroso, the European Commission president, Herman Van Rompuy, the EU’s full-time president, and - most important of all - Gordon Brown, Angela Merkel and Nicolas Sarkozy, the leaders of Britain, Germany and France. Otherwise the EU’s image on the world stage, which took a hammering at December’s Copenhagen UN climate change conference, will slip even further. Ultima modifica di ramirez : 24-01-10 alle ore 18:55 |
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#6 (permalink) | |
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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
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![]() Come fa intravedere Dunwich nel suo intervento, i dazi danneggiano il complesso del Paese che li attua, favorendo solo i settori non competitivi interni. Quindi sono, in linea macroeconomica sia generale che particolare di singola Nazione, un controsenso. Va poi aggiunto che le aziende cinesi competitive, se ricordo bene il 60% circa del totale, sono quelle a partecipazione di capitali esteri. Le cinesi pure sono dei carrozzoni inefficienti e del tutto prive di valore produttivo di scambio. La soluzione, come sempre e più appare evidente, è la concorrenza non il protezionismo. Compreso l'investimento in Cina. |
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#7 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2008
Messaggi: 5,227
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Intendevo dire che "potrebbe essere vero" che un'Europa unita potrebbe, in campo internazionale, contare qualcosa.
Per quanto mi riguarda degli scompensi enormi nel commercio internazionale esistono, e vanno riequilibrati. Non credo che abbia senso avere deficit di bilancia commerciale all'infinito. E credo che l'occidente dovrebbe fare qualcosa per riportare la situazione in equilibrio. Poi sono d'accordo con te che i dazi non sono il metodo giusto per sistemare la questione. Ok?
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#8 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Feb 2009
Messaggi: 584
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e quali altri soluzioni proponi? perchè a parte aspettare altri 10/20 anni nella speranza che i cinesi smettano di accumulare i nostri pagherò e comincino a comprare la nostra roba (l'unica cosa che potrebbe riequilibrare i conti) non vedo altro.
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Data registrazione: Apr 2005
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I dazi favoriscono i settori piu' esposti alla concorrenza internazionale a discapito di quelli meno esposti. Un geometra italiano è piu' efficiente di un geometra cinese? Un dipendente pubblico italiano è piu' produttivo di uno cinese? Un muratore italiano è piu' produttivo di uno cinese? Un meccanico italiano è piu' produttivo dell'omologo cinese? Un cameriere... Un albergo... Un bar... Un bancario... Un avvocato... Un ... |
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#10 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Oct 2008
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So che le strade sono poche, ma non vedo altra soluzione. Coi dazi, obiettivamente, nessuno è mai andato molto lontano. Magari potrebbero farci respirare per un paio d'anni, ma niente di più. Nel frattempo, da questo punto di vista (solo da questo) nutro la segreta speranza che gli Usa ripudino il debito verso la Cina, in modo da far passare loro un po' la voglia.
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