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#1 (permalink) |
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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
Messaggi: 9,391
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dei diffusi vantaggi della globalizzazione
Ricavo dal Chicago-blog un interessante studio che dimostra attraverso i numeri, difficilmente contestabili, come la globalizzazione determini un incremento delle uguaglianze.
Al contrario della disinformazione corrente che tende ad accusare l'internazionalizzazione dei mercati di creare progressive disuguaglianze. Il commento è di Carlo Stagnaro, una delle colonne dell'Istituto Bruno Leoni. Attendo con ansia le risposte di San Siro & Co. ................. A noi piace sempre mettere l’accento sull’efficienza. Il mercato e la globalizzazione ci piacciono perché sono giusti – nel senso che valorizzano la libertà individuale – e perché sono efficienti – cioè massimizzano la ricchezza prodotta. Ma sono anche equi? L’obiezione è frequente e diffusa. L’ultimo esempio, seppure molto specifico, sta nelle parole di Giulio Tremonti, che ha negato la possibilità di tagliare le tasse in nome della lotta alla “macelleria sociale“. Queste obiezioni ora devono fare i conti con un avversario imprevisto: la realtà. La globalizzazione ha ridotto, non aumentato, le diseguaglianze sociale. Lo spiegano, numeri e dati alla mano, Maxim Pinkovskiy e Xavier Sala-y-Martin in questo articolo su Voxeu, che riprende le conclusioni di un loro corposo paper. Dall’analisi delle evidenze disponibili sulla distribuzione dei redditi, Pinkovskiy e Sala-y-Martin trovano che non solo la polvertà, intesa come massa di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, si è ridotta in misura straordinaria, tra il 1970 e il 2006. Questo già lo sapevamo (anche se è bene ricordarlo). Si sono ridotte anche le disugliaglianze, sia misurate attraverso i quintili di reddito, sia attraverso il coefficiente di Gini. I due grafici sotto, che riportano la distribuzione del reddito nel 1970 e nel 2006 per il mondo e per aree geografiche, non hanno bisogno di commenti. L’osservazione di questi fenomeni non è priva di un sostegno teorico: i meccanismi di mercato tendono a creare ricchezza diffusa, perché favoriscono la mobilità sociale e, grazie alle pressioni competitive, rendono anche gli strati sociali meno abbienti dei mercati attraenti (e dunque li rendono più ricchi). Un aspetto molto significativo dello studio è che, ovviamente, esso doveva fare i conti con una modellizzazione non facile, in particolare per l’indisponibilità di dati sistematici e sufficientemente dettagliati, e per i difetti intrinseci dei dati stessi. Normalmente la distribuzione dei redditi viene valutata conducendo interviste, e questo può portare sia a sovrastimare la povertà (per esempio considerando solo i redditi formali e in moneta, non quelli informali e in natura) sia a sottostimarla (perché è difficile rintracciare i poveri, e trovare da loro una disponibilità a parlare, specie nei paesi poveri). Allo stesso modo, possono sottostimare la ricchezza (perché i ricchi sono normalmente meno disponibili e tendono a sminuire la loro ricchezza). Insomma: i quintili più alto e più basso tendono a essere i meno accurati, pur essendo – per certi versi – quelli più interessanti. L’aspetto veramente forte dello studio è dunque questo: our methodology allows us to conduct a thorough stress-test of our results to alternative assumptions. World poverty and inequality fall markedly for all the variations we try. La globalizzazione e il mercato servono non solo a creare ricchezza, ma anche a distribuirla in modo più diffuso. Saperlo rafforza le nostre convinzioni, e indebolisce le posizioni di quanti difendono lo status quo. |
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#2 (permalink) |
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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
Messaggi: 9,391
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Il link per leggere la sintesi dello studio Pinkovskiy-Sala y Martin:
http://www.voxeu.org/index.php?q=node/4508 |
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#3 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2003
Messaggi: 15,533
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* China GDP reached 32 trillion yuan while Gross National Income at 31 Trillion Yuan which shows that China is among the least leveraged economies in the world and hence best placed to surge into the next decade.
* Chinese employment wage has risen 20% YoY inspite of the recession, which will spur strong demand side inflation over the next few years. Inflation is important for growth but the fear is if it gets out of hand. Chinese central bank has been upto the task as it has moved to limit the lending to $1.1 Trillion which in my view is still very accommodative. * Chinese employment is well below 5% compared to US rate of 10% and EU rate of 9.8%. |
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#5 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Nov 2005
Messaggi: 22,685
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non discuto..anzi sono (quasi) sicuro che sia come afferma Stagnaro.
SOlo che mi risulta difficile considerare la vita di una persona (dietro a quelle statistiche ci sono persone, vero ?) alla luce di un grafico. Quando il grafico scende....può voler dire crisi per molte famiglie. Quando sale benessere per molte famiglie. Beh allora è tutto ok. Tutto si pareggia. Tutto ok un par di ciuffoli. Sono le stesse famiglie ? Ed anche lo fossero sono le stesse persone. Nel senso: quali sono stati gli effetti della crisi su quelle persone ? Le persone in quanto vittime inermi di ogni 'rivoluzione economica' dovrebbero essere tutelate. Non è colpa di un operaio di Brescia se d'improvviso i rubinetti li fanno in Cina. Nessuno discute che sia giusto che si fabbrichino in Cina se costano meno (poi occorre vedere perchè costano meno). L'importante è che a perderci non sia gente che non ha nè poteva fare niente per 'salvarsi'. |
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#6 (permalink) |
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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
Messaggi: 9,391
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Capisco le argomentazioni di tutti. E tante altre si potrebbero aggiungere.
Infatti il tema, posto come stretta correlazione tra apertura dei mercati e diminuzione delle disuguaglianze, non dice tutto, offre solo una tendenza complessiva. L'ho presentato come - pur giusta - provocazione per chi asserisce unilateralmente che la globalizzazione è il diavolo, che impoverisce i più poveri e i più ricchi, che deve essere limitata, controllata e via dicendo. Se vogliamo, strappare dalla fame chi ne soffre, mi sembra tuttavia l'obiettivo umanamente più rilevante, e questo afferma senza ombra di dubbio lo studio: che poi temporalmente tutti i Paesi, poveri e ricchi, subiscano degli effetti negativi da compensare e superare non lo nega nessuno, ma è un fenomeno obbligato che già si è presentato all'interno di ogni nazione nel cammino storico del proprio sviluppo. La dimostrata realtà di fondo rimane il fatto che il libero mercato produce ricchezza e distribuzione di essa, autarchie e protezionismi il contrario. Generalmente parlando. Se poi mi si risponde che, magari, un villaggio di 327 abitanti della Micronesia ha sofferto della apertura dei commerci o che una fabbrica di rubinetteria di Borgomanero ha perso quote di fatturato, non so cosa dire. La macroeconomia è questa. |
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#7 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Nov 2005
Messaggi: 22,685
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Citazione:
Ma faccio fatica ad accettare che una vita umana sia espressa da..un grafico. Se accanto all'invito a 'globalizzare' mi ci si mette un invito (meglio delle politiche )a tener conto dei 'perdenti' ...tutto è ok. |
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#9 (permalink) |
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sunt tecum quae fugi
Data registrazione: May 2003
Messaggi: 5,371
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a me pare che quando si parla di disuguaglianze ci si dimentichi di un piccolo particolare così come quando si invoca una maggiore redistribuzione delle ricchezze tra il nord e il sud del mondo (slogan questo sostenuto con gran enfasi pochi soprattutto pochi anni fa dalla nostra sinistra, ma in sostanza sulla bocca di tutti).
Ovvero bene o male noi come italiani facciamo parte della porzione ricca del mondo e se dobbiamo redistribuire mi pare ovvio ed evidente che una parte della nostra ricchezza se ne andrà, come in effetti se ne è già andata verso i paesi emergenti. Purtroppo ha ragione Pietro da Trento, le diseguaglianze si stanno colmando verso il basso e dato che noi partivamo dall'alto avevamo solo da perderci in una redistribuzione. |
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#10 (permalink) |
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Watashi
Data registrazione: Mar 2008
Messaggi: 7,453
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Anche se oggi fa freddo e raccolgo un arancio posso dire che il merito è di questa stagione, normalmente se si guarda un evento ignorando l'origine del seme possiamo solo parlar bene del presente.
Un presente che può avere diverse sfumature da mercato aperto a globalizzazione, un presente quindi che può esser causa ed effetto. |
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