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#1 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Nov 2005
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accattatevilla...
Spero che il termine napoletano sia corretto.
Accattare che ? Mi riferisco a Cadbury. Pare che Kraft e Cadbury si siano accordate. Ora si dice che in Italia manchino le multinazionali. Ed è vero. Ma ho una domanda. Trattasi di acquisto in virtù di una superiorità tecnologica per cui Cadbury è destinata ad uscire dal mercato O PIUTTOSTO UNA SEMPLICE PROVA DI FORZA ? La seconda. E allora ? E allora noi in Italia non abbiamo aziende in grado di produrre PROVE DI FORZA. Eccetto, guarda caso, due ex IRI..Enel ed Eni. Che sono le uniche che crescono anche grazie a M&A. . Quando Pirelli tentò la scalata a Continental (cito a memoria) tutto il sistema economico tedesco si mise di traverso...almeno mi pare. |
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#3 (permalink) |
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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
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Probabilmente l'amico Rami vuole sottolineare l'importanza del "sistema Paese" con relativo protezionismo che manca all'Italia, ma contestualmente si tira la zappa sui piedi perché le dimensioni aziendali, checché ne pensi, contano. Eccome se contano per forza propria e per poi stimolare le opportune difese da parte del proprio governo. |
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#5 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Nov 2005
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solo segnalare l'estrema difficoltà per le aziende italiane
di diventare multinazionali o meglio colossi. Perchè multinazionali ormai lo sono anche le medie aziende. Le cifre che girano sono (cadbury 18,5 mdi dollari) al di fuori della portata delle aziende italiane con le eccezioni sopra riportate. Se poi vogliamo aggiungere che le nostre scalate sembrano essere più sgradite di altre... . @ Colbert non sono contro i colossi. Solo non mi piace mitizzarli. E soprattutto non mi piace la differenziazione tra: colosso=buono e piccolo=schifo... |
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#6 (permalink) |
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Nukeboy 100%
Data registrazione: Apr 2008
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Di Piccolo Vs Grande ne abbiamo già discusso.
Quanto alle dimensioni della transazione che si prefigura ricordo che Ferrero, che sembrava essere della partita per un certo periodo, non si discosta molto da quelle cifre; si è tirata fuori, a quel che si dice, perché avrebbe comportato troppo debito per le casse aziendali. Non diventeranno mai colossi quelle aziende dove il propritario è anche dirigente, che non farà mai un passo indietro accontentandosi di avere il 100% di 10 anziché il 20% di 10000, che come le fa lui le cose non le fa nessuno e così via... |
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#7 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Nov 2005
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#8 (permalink) |
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Nukeboy 100%
Data registrazione: Apr 2008
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Certo, la sostanza non cambia... anche Herhey aveva bisogno di Ferrero perché da sola non ce l'avrebbe fatta a meno di non accollarsi un monstre debt.
EDIT: un'altra cosa penalizzante per le nostre aziende è il fatto che non cercano mai di diversificare. Tutti conosciamo Kraft e Nestlè, per non parlare di Unilever; spaziano dall'alimentare alla cura della persona, vedasi Unilever, oppure Nestlè che aveva anche una divisione pharma recentemente ceduta a Novartis (o Roche... non ricordo bene...). Barilla, giusto per fare dei nomi, è focalizzata solo su pasta e prodotti da forno avrebbe potuto cercare, la dimensione lo consente, la diversificazione nella cioccolata; o la Ferrero stessa diversificare nei prodotti da forno acquistando la Bauli. Sono i primi nomi che mi stanno saltando in mente. E il risultato è quello di avere "multinazionali tascabili", definizione di Cuccia se non erro, che non trainano abbastanza la R&S (altro tema sensibile collegato alle dimensioni) Ultima modifica di Colbert : 19-01-10 alle ore 16:52 |
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#9 (permalink) |
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the micro one
Data registrazione: Sep 2000
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Colbert,
il discorso sulla dilatazione delle big companies - chiamarle multinazionali risulta ormai limitativo - a diversi settori merceologici è complesso. Quasi sempre non traggono vantaggi da economie di scala o comunque reali ma solo di fatturato, quindi finanziari oltre al potere commerciale di occupazione massiccia di mercati. E spesso toppano anche alla grande in settori per loro non di prolungata esperienza, il che è provato dal frequente turn-over nello scambiarsi interi settori. I gruppi meglio gestiti sono divisi proprio strutturalmente: uno stesso management, checché se ne dica, non può occuparsi al meglio di tacchi, dadi, datteri e maltagliati. Le nostre aziende medie e medio-grandi, specie se familiari, preferiscono far bene una cosa sola, e non è a mio parere una scelta sbagliata, anzi. Ferrero, coi suoi 2,26 mld./euro di fatturato e Barilla con 5,5 sono dimostrazioni di ottima politica aziendale senza complicarsi la vita in nuove avventure. Se ricordi la storia di Barilla, venduta all'americana Grace e poi ricomprata dato che il colosso U.S.A. non riusciva a farla rendere come i vecchi proprietari, ti rendi conto dell'importanza dell'approfondita conoscenza del proprio settore di intervento. E, forse, che certa prosopopea imperialista non paga. |
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#10 (permalink) | |
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Nozick & Rand
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