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Ex Giorgiob75
Data registrazione: Apr 2006
Messaggi: 12,083
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Tute Dainese, addio all’Italia
Continuiamo a spostare la produzione all'estero per poter produrre a 10 quello che poi viene venduto qui a 100 a quelli che guadagnano 700 grazie agli ammortizzatori sociali.
Politica miope, ormai da decenni. In situazione del genere non concederei ammortizzatori sociali. Che il "capo azienda" se la veda con i lavoratori e gli spiaghi, dal predellino del suo Ferrari, perché é cosí necessario andare a produrre altrove. Stato e Regione dovrebbero chiedere indietro anche tutti gli incentivi dati negli ultimi 10 anni per la formazione del personale ed eventuali investimenti in macchinari. Tute Dainese, addio all’Italia. E il paese più ricco ha paura Ottanta esuberi, cig per 120, produzione all’estero Molvena, primatista veneto del reddito, scopre la crisi MOLVENA (Vicenza) – Più che un pit stop, questa volta per il marchio Dainese è un vero e proprio stop, almeno per la produzione in Italia. Prima i mesi di difficoltà sul mercato dell’abbigliamento per motociclisti, ora l’accordo firmato con Provincia e sindacati: con l’intesa, che prevede un anno di cassa integrazione straordinaria per 120 dipendenti e fra dodici mesi la mobilità e il licenziamento per circa 80 di questi, si spezza un’icona del Veneto più ricco. Improvvisamente la crisi globale arriva anche a Molvena, il Comune che detiene da anni il primato regionale del reddito medio per abitante più elevato, e coinvolge anche un simbolo dell’imprenditoria illuminata e innovatrice, quel marchio di cui è patron Lino Dainese, noto anche come mecenate e amante dell’arte contemporanea e della cultura. L’azienda vicentina, che possiede anche i marchi Mavet e Agv, produce abbigliamento per motociclisti e caschi: fra i più famosi ad indossare le sue tute c’è il campione Valentino Rossi. Lo stabilimento della Pedemontana vicentina conta 250 addetti, di cui un centinaio operai, per lo più donne, e realizza il top di gamma delle tute. Dainese ha due stabilimenti anche in Tunisia, e in tutto arriva a 500 addetti. I numeri di bilancio 2008, anche se in forte contrazione rispetto all’esercizio precedente, erano ancora positivi: 105 milioni di euro di ricavi, un margine operativo lordo di 10,2 milioni e un utile di 700 mila euro, seppur con un certo indebitamento, 33,2 milioni di posizione finanziaria netta negativa. «Nel 2009 la crisi ha picchiato duro sul settore motociclistico, in particolare sul mercato dei prodotti per moto superiori ai 300 cc – spiega Giuseppe Sforza, segretario regionale della Filcem Cgil - a Molvena un centinaio di dipendenti ha fatto cassa integrazione ordinaria da marzo a venerdì scorso, quando dopo due mesi di trattative abbiamo firmato l’accordo. Di fatto va a cessare la produzione di tute in Italia, eccetto una ristretta nicchia di qualche centinaio di capi. Il piano industriale presentato, comunque, ci sembra valido e l’azienda prevede di mettere in produzione entro fine anno le tute-airbag, ma questo comporterà solo l’assunzione di qualche tecnico. A noi hanno riferito che nel 2009 c’è stato un calo di fatturato del 25%, ma nel 2010 potrebbe andare ancora peggio: siamo molto preoccupati, inutile negarlo». Dainese, secondo l’accordo siglato con Cisl e Cgil metterà duemila euro di incentivo da investire in formazione per ogni dipendente in cassa integrazione che decidesse di avviare un percorso di riqualificazione professionale, «con la speranza di ridurre le mobilità» osserva Sforza. È comunque una magra consolazione per un paese come Molvena, abituato a elevati tenori di vita cui da anni il marchio Dainese contribuisce. Infatti ancora nel 2008, a fronte di un reddito medio veneto di 17.132 euro, il piccolo Comune si piazzava in testa alla regione con 23.428 euro. «Molvena è e resta il cuore della Dainese – precisa l’amministratore delegato Franco Scanagatta – il ridisegno organizzativo però, richiede la trasformazione dello stabilimento da sede meramente produttiva a sede di progettazione. L’azienda si vede costretta, suo malgrado, a un intervento di ridimensionamento del personale, che toccherà circa 80 dipendenti: saranno utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali possibili. L’obiettivo – conclude - resta quello di confermare alla Dainese un ruolo di leader nel settore della ricerca nelle settore protezioni degli sport dinamici». Andrea Alba 18 gennaio 2010 |
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#2 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Nov 2005
Messaggi: 22,685
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io ho un solo piccolo commento.
Si parla di decenni di buoni risultati, vero ? Qualcuno ha pensato a diversificare ? A pensare che una sola azienda è troppo poco ? In più decenni il tempo c'era...già ma occorre avere manager e non politici al..comando. |
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#3 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Oct 2003
Messaggi: 15,533
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ramirez ma cosa dovrebbero diversificare?..
stiamo parlando di una azienda che ha sempre fatto ottimi profitti e che molto probabilmente produce ancora forti utili....la scelta di spostare la produzione in Cina..ha altre ragioni: enormi economie di scala minori costi di manodopera ecc.. ecc... non li biasimo però che non scrivano più made in italy ma made in CHINA |
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#6 (permalink) |
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PADI DiveMaster
Data registrazione: Jun 2006
Messaggi: 13,638
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![]() MA come continueranno a fare il "su misura" per i piloti e per gli appassionati? ![]() Un conto e' fare la produzione, "pret-a porter", altra cosa e' fare i capi per il sottoscritto... La mia tuta Dainese e' fatta "ad-hoc"... ![]() P.S. Si sono si' diversificati nell'abbigliamento sportivo per slittino, mountain-bike, e anche t-shirt..... Io Dainese l'apprezzo da piu' di 10 anni...
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#8 (permalink) | |
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PADI DiveMaster
Data registrazione: Jun 2006
Messaggi: 13,638
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#9 (permalink) | |
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Member
Data registrazione: Nov 2005
Messaggi: 22,685
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cosa significano: una sola azienda è troppo poco e manager e non politici ? Di chi sto parlando ????? di aziende o di politici ?? |
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#10 (permalink) |
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Member
Data registrazione: Feb 2009
Messaggi: 584
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no, servono un bel pò di tariffe doganali. è inutile insistere col libero commercio se le altre nazioni hanno lavoratori semischiavi e ignorano ogni criterio di salute o sicurezza. stiamo soltanto perdendo soldi a favore dell'asia. se dal libero scambio non ci guadagnamo entrambi allora meglio un pò di vecchio protezionismo. tanto finchè la differenza si trova negli stipendi dei lavoratori, e nell'ignorare l'ambiente e la sicurezza di chi lavora, qualunque mestiere non localizzato (come medici, idraulici ecc) può essere fatto all'estero..... è come dire che non si può vincere.
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