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angry and furious
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Cambiamenti climatici: "Quando le emissioni erano di origine naturale"!!
EVOLUZIONE DEL CLIMA SULLA TERRA E IMPATTO SULLE CIVILTÀ L’età del nostro pianeta viene stimata in circa 5 miliardi di anni e gli scienziati hanno accertato che nella sua lunga storia geologica e climatica il pianeta abbia subito l’alternanza di periodi freddi e di periodi caldi o temperati, lunghi milioni e centinaia di milioni di anni. Vediamo quale furono le ere geologiche del pianeta e l’impatto che ebbero sul clima nelle epoche più antiche prima di giungere all’Era attuale: CENOZOICO (circa 50 milioni di anni): in questo periodo inizia lo scontro tra la zolla eurasiatica e quella indiana con l’inizio dell’orogenesi himalayana nonché l’inizio della collisione tra Africa ed Eurasia e il sollevamento della Cordigliera delle Ande. In questo periodo si ha la diffusione dei mammiferi e degli uccelli e della vegetazione attuale e si verifica una forte attività vulcanica. NEOZOICO (2 milioni di anni): in questa era, che comprende l’epoca dello sviluppo della civiltà umana, i continenti assumono la forma attuale, ma continua una forte attività vulcanica e sismica. Sappiamo per certo che in questa epoca la terra è interessata da ere glaciali intervallate da fasi interglaciali con conseguente regresso o espansione delle calotte polari. Le glaciazioni determinano lo sviluppo delle specie animali incidendo sulle loro migrazioni e sulla loro capacità di adattamento alle variazioni del clima. Si ha la comparsa e lo sviluppo della specie umana che fu coinvolta a pieno titolo nelle tragiche conseguenze delle variazioni climatiche. Recentemente si è scoperto che circa 85 milioni di anni fa la terra subì un’inversione geomagnetica dei poli e una modifica delle sue geometrie orbitali, con una variazione della sua obliquità e inclinazione dell’asse terrestre che molto lentamente tornò alla posizione attuale (ne parleremo in modo approfondito in un altro articolo). Gli effetti che derivarono da questa variazione dell’orbita terrestre e dall’inversione geomagnetica dei poli non sono del tutto noti, ma le simulazioni effettuate dagli scienziati hanno dimostrato che in passato, almeno svariati milioni di anni fa, i mari polari erano sgombri dai ghiacci e il clima ai poli era molto più caldo, così come è stato scoperto che le terre che si trovavano, per effetto della deriva dei continenti, alle latitudini polari, erano popolate da una fitta vegetazione che cresce in zone mediamente più temperate (boschi di conifere e latifoglie). Così pure recentemente è stato scoperto che circa 25 milioni di anni fa una forte eruzione vulcanica avvenuta nell’Antartide alterò il clima sulla terra con l’emissione di forti quantitativi di gas e ceneri che ridussero l’assorbimento di calore della superficie terrestre. Quindi le cause delle più o meno repentine variazioni climatiche non sono riconducibili ad un solo fattore ma a più fattori non sempre facili da analizzare e che comunque non possono essere ricondotti ad un modello deterministico.I dati scientifici di cui dispongono gli scienziati diventano più attendibili man mano che ci avviciniamo al Neozoico, nel quale è possibile riscontare quattro ere glaciali intervallate da tre fasi interglaciali: Gunz, circa 600.000 anni fa Mindel, circa 475.000 anni fa Riss, circa 230.000 anni fa Wurm, circa 116.000 anni fa Le prime tre ere glaciali del Neozoico abbracciano il paleolitico inferiore, mentre l’ultima avrebbe caratterizzato il paleolitico medio e superiore, interessando quindi pienamente la specie umana. Terminata l’ultima glaciazione, il periodo post-glaciale sarebbe iniziato circa 20.000-12.000 anni fa, con lo scioglimento dei ghiacci e fortissime variazioni climatiche, che hanno inciso notevolmente sulla preistoria della civiltà umana. Quello che dobbiamo capire è in che modo i mutamenti climatici possano aver inciso sulla storia dell’Umanità. I dati in possesso degli scienziati dimostrano innanzitutto che le specie umane che vissero tra 100.000 e 20.000 anni fa furono costrette a convivere con l’ultima glaciazione, con tutte le conseguenze che si possono immaginare. Alcuni studiosi hanno la quasi certezza che l’Uomo di Neanderthal, scomparso circa 40 mila anni fa, subì gli effetti devastanti dei mutamenti climatici in corso in quell’epoca, al punto che il mistero circa la scomparsa di tale specie può essere legato alla minore capacità di adattamento ai grandi cambiamenti del sistema climatico, che videro l’Uomo di Cro-Magnon, che disponeva di una tecnologia più evoluta, più preparato ad affrontare, da un punto di vista organizzativo della comunità, i mutamenti ambientali.La diffusione dell’Uomo di Cro-Magnon avviene in questo periodo iniziato circa 30 mila anni a.C., con alcune differenziazioni che hanno dato origine alle diverse tipologie di razze. Questo periodo, che è l’epoca in cui l’Uomo gettò le basi per lo sviluppo della civiltà umana, si suddivide in due sottoperiodi; quello preceramico, di circa 20 mila anni e quello ceramico, risalente agli ultimi 8 mila anni. In quest’epoca, prima che iniziasse l’ultimo periodo post-glaciale la preistoria della civiltà umana fu caratterizzata da grandi migrazioni di massa, le cui cause possono presumibilmente farsi risalire ai mutamenti climatici, di cui almeno due sono divenute "classiche". Nell’ultima era glaciale, quando lo stretto di Bering era completamente ricoperto dai ghiacci, popolazioni asiatiche attraversarono lo stretto colonizzando le Americhe, sicuramente in cerca di zone più temperate in cui praticare la raccolta dei frutti della terra e la caccia. La "parentela", individuata dagli antropologi tra popolazioni amerindie e asiatiche, sarebbe legata proprio ad avvenimenti di questa portata. Così pure le tribù indoeuropee che avevano origine presumibilmente nell’Europa orientale e nell’Asia centrale migrarono all’incirca 10 mila anni fa verso l’Europa centrale e meridionale, spinte sicuramente dalla necessità di soddisfare il bisogno di sopravvivenza legato alle attività primarie. Anche se bisogna ammettere che sulle origini e sulle migrazioni degli Indoeuropei non vi è concordia nella comunità scientifica, perché vi sono studiosi di grande fama internazionale quali, J. Haudry, G. Kossinna, P. Thieme, L. Kilian e F. Bourdier, i quali hanno ipotizzato, sulla base di dati paleontologici e archeologici, che la formazione della prima comunità indoeuropea possa farsi risalire anche al primo neolitico o alla fine del paleolitico superiore, mentre per quanto riguarda la localizzazione della patria originaria indoeuropea tali studiosi propendono per l’ipotesi che la zona originaria possa collocarsi nell’Europa settentrionale (Germania o Scandinavia meridionale). Tali studiosi hanno sostenuto portando prove più o meno convincenti, che il substrato delle popolazioni indoeuropee vada cercato nelle tribù di cacciatori di renne che, al termine dell’ultima glaciazione wurmiana (intorno al 9000 a.C.), si spinsero verso il nord Europa colonizzando le pianure sgombre dai ghiacci. Le prove sarebbero legate alla presenza, nei testi mitologici delle popolazioni celtiche, germaniche e indoiraniche, di importanti riferimenti ad una patria "artica" da cui gli indoeuropei sarebbero migrati a causa di un disastro naturale o di un mutamento climatico (da ciò sarebbe derivato il mito della razza iperborea). Ciò che sorprende degli studi di J. Haudry è la volontà di ribaltare le tesi classiche sul substrato economico e ambientale degli avvenimenti umani e sociali, contraddicendo le ipotesi per cui la migrazione possa essere avvenuta per motivi legati ai mutamenti climatici, che incidono sulle attività primarie, oppure ad una crisi di esplosione demografica. Haudry attribuisce le cause a fenomeni di natura culturale e di organizzazione sociale, una tesi senz’altro originale. Tuttavia, come sappiamo, la culla della civiltà fu il Vicino Oriente in cui si svilupparono le prime civiltà storiche su cui è stata fatta luce in questi ultimi due secoli di ricerca storica e archeologica. Prima di giungere alla storia recente occorre mettere in luce come alcune importanti scoperte e innovazioni andarono di pari passo con i mutamenti climatici che caratterizzarono tutto il globo a partire dall’ultimo scioglimento dei ghiacci, circa 13 mila anni fa. Recenti scoperte, che hanno interessato anche ricercatori italiani, hanno dimostrato che un antenato del grano fu coltivato per la prima volta circa 12 mila anni fa in alcune zone del Vicino Oriente, tra cui l’attuale Turchia; anche se la comunità scientifica tende ad abbassare fortemente le epoche di passaggio dalla vita nomade delle popolazioni dell’area del Vicino Oriente all’attività di coltivazione della terra. Sicuramente impressiona il fatto che alcuni sviluppi dell’agricoltura si ebbero nell’epoca dell’ultimo scioglimento dei ghiacci al termine dell’ultima glaciazione, quando i mutamenti climatici permisero lo sviluppo dell’agricoltura nelle fasce climatiche più temperate. Ritrovamenti e testimonianze di esperimenti agricoli con mezzi rudimentali si hanno anche nella valle del Nilo e in zone desertiche dove circa 12 mila anni fa vi era un clima temperato e piovoso. Questi sviluppi si sarebbero interrotti nei millenni successivi a causa di successivi mutamenti climatici che evidentemente devono avere interessato la zona in questione, dato che 5 mila anni fa tale zona era già completamente desertica. Circa 2000 anni prima dell’Egitto storico (quindi circa nel 5000 a.C., ma forse anche in epoca anteriore) vi sono le prove dell’esistenza di insediamenti indigeni nella valle del Nilo, insediamenti di popolazioni che praticavano l’agricoltura.È proprio sull’origine del periodo preceramico delle popolazioni della valle del Nilo che vi sono molti punti oscuri; si trattava di popolazioni che provenivano presumibilmente dall’Africa centrale circa 30-40 mila anni fa ed erano di origine camita (pelle oscura). Tali popolazioni subirono gli effetti dei mutamenti climatici avvenuti circa 20 mila anni fa, per cui divenuta torrida tale zona si spostarono verso la valle del Nilo dove svilupparono una cultura indigena autonoma. A noi interessa mettere in luce, in questo caso, non tanto quale sia stata l’origine della civiltà umana quanto piuttosto l’impatto che i mutamenti climatici ebbero sul rallentamento o sulla velocizzazione dello sviluppo delle attività umane. A fronte dei mutamenti climatici disastrosi che colpirono la terra al termine dell’ultima glaciazione, corrisposero diverse situazioni; in alcune zone sgombre dai ghiacci fu possibile iniziare la raccolta di frutti spontanei della terra che permisero lo sviluppo del nomadismo a cui fecero seguito migliaia di anni dopo i primi insediamenti abitativi; ma in altre zone, che precedentemente erano abitate dagli esseri umani, le terre furono letteralmente sommerse, bloccando lo sviluppo di esperimenti legati all’economia agricola. Proprio questi fenomeni di sconvolgimento legati a prolungate alluvioni possono aver rappresentato il motivo dell’abbandono di esperimenti agricoli in zone nei quali lo sviluppo avrebbe potuto essere lineare (anche se bisogna riflettere sul fatto che la linearità della storia non è un fatto assodato). È stato dimostrato che nei periodi nei quali si verificarono i cosiddetti "diluvi", di cui l’ultimo viene fatto risalire, nella zona del Mar Nero intorno al 7000-6000 a.C., le popolazioni che volevano spostarsi dalle zone disastrate dovevano letteralmente fuggire inseguite dalle acque, che crescevano con un ritmo incalzante di circa mezzo metro al giorno. In un contesto di questo genere è abbastanza comprensibile che nella memoria storica di queste antiche popolazioni sia rimasto un ricordo indelebile di un diluvio voluto dagli dei per punire l’Umanità corrotta. È importante adesso analizzare i mutamenti climatici, anche su scala locale, che possono essere intervenuti in epoca storica, quindi in epoca per la quale, con l’invenzione della scrittura, è possibile valutare l’esistenza di testimonianze attendibili su tali mutamenti. Occorre precisare che spesso, in passato, gli studiosi accademici hanno attribuito scarsa importanza all’impatto che i mutamenti climatici possono aver avuto su gli eventi della storia umana recente, per il semplice motivo che si ritiene che in tale arco di tempo non vi siano state significative variazioni climatiche (parliamo degli ultimi 4000-2000 anni). Su alcune importanti tappe storiche delle civiltà antiche non sono date risposte convincenti da parte della comunità scientifica. È il caso, per esempio, della fine del Regno Antico egiziano (3000-2200 a.C. circa) su cui la stragrande maggioranza degli egittologi si è sempre dichiarata convinta che la caduta repentina della civiltà egiziana in quell’epoca sia stata provocata da una rivoluzione sociale e religiosa che abbia modificato per sempre il ruolo delle istituzioni, con modifiche anche nel pantheon religioso adottato dalle dinastie successive. Tuttavia persone di grande fama internazionale, come l’archeologo Khassan, hanno fatto riflettere tutta la comunità sul fatto che, oltre a tumulti sociali che possono sicuramente avere interessato l’Egitto in quell’epoca, vi sono anche altre cause legate a disastri naturali che determinarono l’annientamento di milioni di vite umane.Spendendo tutta la propria credibilità, muovendosi controcorrente rispetto alle tesi dominanti, Khassan dimostrò che la presunta regolarità nelle piene annuali del Nilo non fu sempre tale, ma almeno in un’epoca approssimativa a quella della caduta del Regno antico, il Nilo subì una forte riduzione della sua portata, a causa di una improvvisa variazione climatica che determinò una riduzione delle piogge e una forte siccità in tutta la zona attraversata dal Nilo. Le intuizioni di Khassan furono confermate da svariati studiosi operanti nelle migliori Università del mondo i quali, studiando l’analisi chimica dei ghiacci contenuti nelle stalattiti di grotte in diverse zone climatiche (da Israele all’Islanda), si accorsero che la concentrazione di ossigeno "pesante" e "leggero", che cambia a seconda della maggiore o minore piovosità, era, per il periodo tra il 2.300 e il 2.100 a.C., tale da confermare l’assenza di piogge per un periodo molto prolungato. Ulteriore conferma venne dall’analisi dei sedimenti formatisi sul fondo di un lago naturale formato dal Nilo nel suo corso, che erano letteralmente assenti per quel periodo, a dimostrazione che le piogge si erano ridotte e il lago prosciugato. Nonostante queste importanti scoperte, occorre precisare che gli studiosi non hanno tenuto nella dovuta considerazione l’esistenza di più o meno brevi cicli climatici i cui effetti sulla vita umana possono essere più profondi di quello che gli studiosi fossero disposti ad ammettere. Vi sono altri importanti episodi storici come l’invasione dei popoli di origine semitica che calarono in Egitto intorno al 1.700 a.C., i cosiddetti Hyksos, che restano avvolti nel mistero, poiché non si riesce a capire l’origine di un’invasione così massiccia che modificò la storia della civiltà egiziana di quell’epoca. Qui si è voluto soltanto mettere in luce il ruolo che il clima può aver giocato nel determinare, insieme ad altri fattori e nel contesto storico di riferimento, il verificarsi di importanti avvenimenti della storia dell’Umanità, come lo sviluppo e il crollo di importanti civiltà per i quali restano ancora molti misteri non chiariti. Ecc..........ecc...... http://www.edicolaweb.net/atlan05a.htm Ultima modifica di bear$ : 07-12-09 alle ore 19:14 |
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