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Vecchio 19-11-09, 18:20   #1 (permalink)
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Barroso su FAO e fame nel mondo - Ilsole24h

Sul Sole di lunedì c'era questo articolo di Josè Manuel Barroso, che mi pare una perla fra le perle.

Praticamente, invece di riflettere sul fatto che l'attuale modello di aiuti economici ai paesi poveri è un fallimento su tutta la linea, blatera un po' di manfrine ecologiste, dicendo che la fame nel mondo è colpa del global warming prossimo venturo (peccato che la non sconfitta della fame nei paesi poveri sia frutto delle azioni quantomeno degli ultimi decenni, e non di qualcosa che se esiste manifesterà i suoi effetti in futuro a medio-lungo termine), e che la biodiversità è in questo senso fondamentale per l'agricoltura di tali paesi.
Così, tanto per non parlare della questione di per sè: questi aiuti dati in questo modo sono inutili se non, probabilmente, molto dannosi.
Ovviamente non manca di dire che bisogna tirare fuori ancora più soldi.
Non una parola sul fatto che 2/3 del bilancio della FAO finisce in burocrazia interna e mantenimento della struttura stessa.

Siamo proprio in buone mani, non c'è che dire. Sono ogni giorno più orgoglioso delle istituzioni: dalla circoscrizione alla viabilità del mio comune, dalla UE all'ONU.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero

IL SUMMIT DELLA FAO A ROMA / Fame nel mondo: una vergogna senza attenuanti
intervento di José Manuel Barroso *


La sicurezza alimentare, la biodiversità e i cambiamenti climatici sono i temi al centro del vertice Fao che inizia oggi a Roma e che si concluderà mercoledì.
Come collettività, stiamo fallendo nella lotta contro la fame nel mondo.
Attualmente, sono oltre un miliardo, sul nostro pianeta, le persone che non dispongono del cibo necessario per soddisfare il fabbisogno alimentare giornaliero di base; e nei paesi in via di sviluppo la situazione peggiora giorno dopo giorno.
Si tratta, soprattutto e come prima cosa, di una vergogna sul piano morale. Com'è possibile che nel XXI secolo, dopo aver viaggiato sulla Luna, non siamo in grado di sfamare la popolazione della Terra? I politici devono peraltro rendersi conto che il fenomeno della fame nel mondo è collegato agli effetti della crisi economica e ai cambiamenti climatici in corso, una situazione, questa, che getta lunghe ombre sulla comunità mondiale.
A essere onesti, i leader mondiali hanno già fornito una risposta. Di recente, al G-8 dell'Aquila, ci siamo fermamente impegnati ad «agire nella misura e con l'urgenza necessarie per conseguire una sicurezza alimentare globale sostenibile» e, per il prossimo triennio, sono stati stanziati in totale 20 miliardi di dollari.
Per quanto notevole, il nostro impegno potrebbe rivelarsi tuttavia insufficiente: dobbiamo fare di più per estendere la produzione agricola, per dare libero corso agli scambi, al fine di garantire la sicurezza alimentare e per contrastare gli effetti incalzanti dei cambiamenti climatici sull'agricoltura.
Anche la Commissione europea ha fornito una risposta, finanziando la sicurezza alimentare tramite una serie di strumenti. Lo strumento alimentare di cui la Ue si è dotata lo scorso anno mobilita fondi aggiuntivi per 1,5 miliardi di dollari destinati a contrastare, in tempi brevi, l'aumento dei prezzi alimentari.
Nei prossimi tre anni prevediamo un ulteriore stanziamento di 4 miliardi di dollari per finanziare attività di sostegno ai paesi che hanno necessità di potenziare la sicurezza alimentare e di adeguarsi ai cambiamenti climatici.
Ulteriori stanziamenti a favore della sicurezza alimentare dovrebbero peraltro risultare dal pacchetto finanziario che l'Unione europea sostiene strenuamente in vista del prossimo appuntamento di rilievo in calendario: la conferenza di Copenaghen di dicembre sui cambiamenti climatici. Occorreranno notevoli investimenti affinché l'agricoltura possa adeguarsi con successo alle mutazioni climatiche e alla crescente intensità e frequenza di eventi atmosferici eccezionali. I cambiamenti colpiscono maggiormente le popolazioni più povere e le tendenze a livello mondiale nascondono grandi disparità su scala regionale.
Il costo dei cambiamenti climatici sarà particolarmente elevato per i piccoli agricoltori, prevalentemente nei paesi in via di sviluppo. Se non agiamo in fretta, entro il 2080 la siccità avrà ridotto del 10-20% la capacità cerealicola di base dei 40 paesi più poveri, essenzialmente in Africa sub-sahariana e America latina.
Le risposte a questo problema sono tuttavia a portata di mano. Gli effetti della biodiversità sono spesso scarsamente compresi e, con essi, il contributo che la biodiversità è in grado di dare alle problematiche mondiali. Un ecosistema è tanto più in grado di resistere ai cambiamenti quanto più si caratterizza per forme di vita variegate.
In tal senso, la biodiversità può costituire una "assicurazione naturale" contro la repentinità dei cambiamenti climatici e fungere da rete di sicurezza contro le perdite causate dal clima, dai parassiti e dalle malattie. La diversità biologica è essenziale ai fini di una produzione alimentare sicura e stabile nel lungo periodo. Le carestie che hanno afflitto l'Irlanda del XIX secolo e l'Etiopia degli ultimi decenni del XX secolo dimostrano inconfutabilmente che un'agricoltura non diversificata è vulnerabile ai cambiamenti ambientali, vulnerabilità destinata a ripercuotersi in termini drammatici sulle popolazioni.
La diversificazione delle colture può essere peraltro notevolmente benefica per l'ecosistema. Le varietà resistenti alla siccità e alle inondazioni permettono non solo di aumentare la produttività, ma anche di prevenire l'erosione del suolo e la desertificazione. Nel Ghana meridionale, ad esempio, gli agricoltori sono riusciti a ridurre l'incidenza dei cattivi raccolti dovuti a precipitazioni variabili e imprevedibili coltivando, per una stessa specie, diverse varietà resistenti alla siccità. La diversificazione delle colture ha consentito inoltre di diminuire il ricorso a pesticidi costosi e dannosi per l'ambiente.
Sono quindi convinto che, nella lotta ai cambiamenti climatici e all'insicurezza alimentare, occorra valorizzare la biodiversità e che questa problematica vada portata all'attenzione dei vertici.
In occasione del vertice di Roma, mi auguro che si sia in grado definire le principali priorità della lotta contro la fame nel mondo e l'insicurezza alimentare e, soprattutto, d'istituire, in tema di sicurezza alimentare, un'autorevole fonte consultiva per governi e istituzioni internazionali.
Ritengo infatti sia necessario creare per la sicurezza alimentare un gruppo intergovernativo di esperti in grado di monitorare la situazione su scala mondiale, al pari di quello per i cambiamenti climatici istituito dalle Nazioni Unite. L'impegno che mi assumo in questo inizio di legislatura della Commissione europea è di continuare a fare tutto il possibile per promuovere una questione tanto importante.
Tuttavia, anche le politiche di aiuto più apprezzabili e tempestive rimangono un esercizio sterile se gli impegni assunti dai governi dei paesi sviluppati non si traducono in stanziamenti concreti e maggiori investimenti agricoli in tutto il mondo.
Concludo quindi con un invito: facciamo in modo che il vertice mondiale sulla sicurezza alimentare testimoni l'impegno concreto di tutti i governi verso l'obiettivo comune di un mondo senza fame. Se falliremo, dovremo renderne conto alla Storia.

* PRESIDENTE COMMISSIONE UE
16 Novembre 2009
kasparek non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 19-11-09, 18:27   #2 (permalink)
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.......
Non una parola sul fatto che 2/3 del bilancio della FAO finisce in burocrazia interna e mantenimento della struttura stessa.

.......[/I]
A cominciare dai 3.600 dipendenti con stipendi da 73.000 a oltre 200.000 dollari ciascuno.

Risposta di un alto dirigente FAO a Oscar Giannino a radio 24:

"La grande professionalità va pagata bene per ottenere risultati"

Giannino: "Quali risultati?" Nessuna risposta....

Siamo alle comiche.
microalfa non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 19-11-09, 18:34   #3 (permalink)
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"La grande professionalità va pagata bene per ottenere risultati"

Giannino: "Quali risultati?" Nessuna risposta....

Siamo alle comiche.
Fantastico
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Vecchio 20-11-09, 12:43   #4 (permalink)
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Primo, l'articolo non l'ha scritto lui.
Secondo, il riferimento ai cambiamenti climatici non è peregrino, anche se è complicato da dimostrare (una delle cause dell'aumento dei prezzi nel 2007 è stata la siccità in Australia.)
Terzo, e questo è l'aspetto grave, vuole una cosa e il suo contrario: cioè l'agricoltura standardizzata finalizzata allo scambio commerciale e l'agricoltura biologica basata sulla biodiversità e sugli input locali (niente pesticidi e fertizzanti.)
Ma è normale: da sempre, parlando di agricoltura, si chiedono cose diametralmente opposte.
San Siro non  è collegato   Rispondi citando
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