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Vecchio 11-11-09, 19:01   #1 (permalink)
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cocaina

Abbiamo conosciuto in Italia l'economia "drogata" dall'inflazione, come negli anni 70. E abbiamo sperimentato riprese effimere "drogate" dalla svalutazione del cambio della lira. Ma nessuno aveva previsto, in generale, che una "droga" propriamente detta, nel caso specifico la cocaina, potesse avere un ruolo significativo nella crisi da "finanziarizzazione estrema" che ha portato il mondo sull'orlo del baratro. Né, tantomeno, qualcuno aveva previsto che il consumo di cocaina sarebbe divenuto, in Italia, un problema che attraversa l'intera società, comprese le sue classi dirigenti.

Invece questa è la realtà, scomoda e terribile quanto si vuole, che non serve però nascondere né derubricare come fenomeno che "c'è sempre stato, in fondo". Vero: la storia italiana è piena di scandali e scandaletti del genere a metà strada tra cronaca nera e di costume. Ma ormai da diversi anni il fenomeno è cresciuto a tal punto da essersi radicato in pianta stabile in tutti (nessuno escluso) i circuiti decisionali e professionali che contano. Ne è scaturito così un sistema grigio a bassa affidabilità, in buona parte sommerso e in parte sulla soglia dell'emersione, che esercita una sorta di codice di selezione al contrario e condiziona il sistema di relazioni inquinate, appunto, dal fattore cocaina.

Possibile? Dati e autorevoli analisi lo confermano. È di due giorni fa l'allarme lanciato dal capo dipartimento sulle dipendenza dalle droghe della clinica universitaria di Ginevra: ormai si ricoverano a decine i banchieri, gli operatori di piazze finanziarie e i professionisti su cui si esercita la pressione delle performance.

Qualche mese fa, Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano, ha spiegato che «l'uso della cocaina (che crea un'alterazione nella percezione del rischio) da parte di operatori del mondo della finanza può aver avuto un ruolo nel dispiegarsi della crisi». Nel suo recente libro Un fiume di cocaina, lo psichiatra Furio Ravera disegna scenari, purtroppo verosimili, da apocalisse bianca e fa capire quanto chi consuma questa droga è inserito nella società e impone modelli d'azione temerari.

Dalla metafora alla realtà, il Po – segnalava già nel 2005 l'Istituto Negri – è "un fiume di cocaina", tanto è pieno dei residui delle "piste". Quattro anni fa, il Cnr stimava in 4,2 miliardi i costi del consumo di coca. Mentre nel 2007 l'Osservatorio della Regione Lombardia diretto da Riccardo Gatti prevedeva entro il 2010 un aumento dei consumatori di cocaina del 40 per cento. E Milano, in dose giornaliere per mille abitanti, supera Londra e Lugano.

Qualche giorno fa Gatti è tornato sul tema. Affermando che a Milano la classe dirigente è prigioniera della droga (cocaina ed eroina) e del giro che la smercia : «È una società civile in ostaggio e potenzialmente sotto continuo ricatto», e la prevenzione deve essere fatta anche in azienda, «perché lì sta la classe dirigente della città».
Fanno impressione i numeri. Ma colpisce soprattutto quella "società civile in ostaggio". A Milano, stando alla denuncia di Gatti: però chi potrebbe dire, oggettivamente, cose diverse per Roma? Responsabilità (d'impresa e della politica) vorrebbe che sulla società "in ostaggio" s'accendesse un faro di luce e di consapevolezza.

Guido Gentili
Fonte: www.ilsole24ore.com/
Link: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...lesView=Libero
10.11.2009
opinionist75 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-11-09, 19:27   #2 (permalink)
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non ho mai capito il nesso sociologico fra l'alta società e la coca (escluso il fatto che costi tanto)

forse per reggere i ritmi?

bisognerebbe capire se sono i soldi a produrre questo giro di coca, o sia a sua volta un modo per rimanere a galla e produrre altri soldi..
wildsliver non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-11-09, 21:00   #3 (permalink)
"carizzi d'amuri"
 
L'avatar di ciroascarone
 
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non ho mai capito il nesso sociologico fra l'alta società e la coca (escluso il fatto che costi tanto)

forse per reggere i ritmi?

bisognerebbe capire se sono i soldi a produrre questo giro di coca, o sia a sua volta un modo per rimanere a galla e produrre altri soldi..
mi pare che in poche righe hai messo a fuoco i punti nodali della situazione..ormai è risaputo che la coca è normalmente usata ai livelli di più elevati delle aziende , nella classe imprenditoriale, nella politica,..insomma in quella che viene definita classe dirgente...è iol sistema stressante e ultracompetitivo che stimola la cupidigia e l' iperattività miope da topini che corrono in un idelae labirinto sempre incerca del formaggio che richide iquesta forma di doping prestazionale...ormai bisogna mettersi nell'ordine i ideee che il consumo di droga è un fatto intrinseco al modello di societ vigente..l'unica maniera per eliinarlo sarebbe eliminare questo modello sociale...ma visto che non pare possibile tanto vale legalizzare le droghe così almeno lo stato può controllare gli assuntori ,fare un'opera di educazione per tentare di ridurre il danno, eliminare moltissma delinquenza e mafie varie e con i guadagni sottratti alla malavita impostare progetti sociali rieducativi e quant'altro possa essere utile...
ciroascarone è  collegato   Rispondi citando
Vecchio 11-11-09, 21:26   #4 (permalink)
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mi pare che in poche righe hai messo a fuoco i punti nodali della situazione..ormai è risaputo che la coca è normalmente usata ai livelli di più elevati delle aziende , nella classe imprenditoriale, nella politica
E' ahimè diffusissima a tutti i livelli, a partire dagli operai.
thegryfus non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-11-09, 13:52   #5 (permalink)
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L'avatar di San Siro
 
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(...)

l'unica maniera per eliinarlo sarebbe eliminare questo modello sociale...ma visto che non pare possibile tanto vale legalizzare le droghe così almeno lo stato può controllare gli assuntori

(...)
Penso che non sia una buona strategia.
Il prezzo scenderebbe di parecchio, aprendo il consumo a nuove fasce sociali.
Non siamo infatti di fronte a una droga controcorrente, come l'hascish, ma a una droga che si inserisce nell'attuale ideologia dominante.
Se a poco prezzo posso darmi una spinta in più, beneficindo la società nel suo insieme (dato che l'obiettivo è prdodurre senpre di più) perché non farlo?
E chi non la consuma sarà costretto a farlo, perché rischia una performance inferiore rispetto ai suoi pari grado.

Comunque, l'articolo qui postato mi sembra francamente molto esagerato.
San Siro non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 12-11-09, 14:07   #6 (permalink)
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guarda che già oggi il prezzo al dettaglio è alla portata di tutti, e comunque a quel punto nessuno rischierebbe di comprare schifezze per la strada avendo a disposizione il prodotto controllato
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