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Vecchio 03-11-09, 22:21   #1 (permalink)
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L'avatar di nickanonimo72
 
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La fusione fredda ci sarebbe già...ma solo per i militari...

Riporto l'articolo.........certo se fosse vero......



L'Ing. Mauro Quagliati aveva parlato tempo fa su Culturaviva dell'ipotesi del prof. Del Giudice (ma l'idea originale risale allo stesso Fleischmann),
secondo cui i proiettili all'uranio impoverito utilizzati in Yugoslavia sarebbero mini-cariche atomiche a fusione fredda. L'ipotesi si basa sui principi teorici della cold fusion e sugli effetti bellici: sostituibilità del palladio con l'uranio impoverito e dell'induzione elettrica con lo shock da impatto; corpi anneriti o ridotti a ombre sulle pareti dei bunker, lamiere fuse, segnali di forte irraggiamento gamma.
Mi è giunta un'altra notizia. Ricordate la Bomba tagliamargherite, o Blue Bomb? Area di 500 m di effetti devastanti: impossibile per un'arma convenzionale. Il suo precedente storico, utilizzato in Vietnam, sfruttava un aerosol incendiario, ma il paragone non regge.
In ambienti fisici da un po' si parla invece di bomba atomica tattica basata sulla tecnologia della fusione fredda che usa l'uranio impoverito invece del palladio. Niente fall-out (non occorre esplosivo), solo un flash di irradiazione sterminatrice. L'arma finale sarebbe stata sperimentata in Afghanistan, "pulendo" senza rumore interi settori da ogni forma vivente, con i giornalisti ben lontani dalle zone di guerra.
C'è un gran silenzio ufficiale sulla fusione fredda, e di contro un gran parlare sottovoce in certi ambienti accademici negli ultimi mesi. La stampa tace, con la lodevole eccezione italiana di Report (RAI 3) della scorsa settimana, i Verdi o sono ...omissis..., o messi a tacere.
L'energia pulita - la rivoluzione più importante dell'età moderna - sarebbe insomma imbavagliata o rallentata per due ragioni tutt'altro che inimmaginabili:
1) mantenere o ribilanciare l'equilibrio economico e geo-politico mondiale basato sul petrolio;
2) il suo sviluppo è diventato un segreto militare americano.
Paradosso: se tutto ciò è vero si fa la guerra per il controllo del greggio, con mezzi tecnologici il cui sfruttamento civile renderebbe inutile il greggio.
Corollario: mentre ai tempi di Enrico Mattei poteva esistere un interesse nazionale capace di opporsi, poniamo, ai voleri delle Sette Sorelle, oggi persino il Giappone privo di petrolio, che aveva investito risorse ufficiali nella fusione fredda, inchina il capo agli interessi super partes di un sistema "globale" ed armato.
Ipotesi azzardata: l'attacco al mondo mediorientale e ai corridoi del petrolio, ed il silenzio della Russia, assumerebbe tutt'altra luce se preludesse allo scardinamento del sistema energetico mondiale per l'avvento prossimo di tale tecnologia a livello industriale.
nickanonimo72 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 04-11-09, 09:28   #2 (permalink)
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Argomento interessantissimo che seguo da tempo nei limiti della vaga informazionenon reperibile su internet. Purtroppo c'è un totale black out da parte dei media. Interessi geopolitici di ordine mondiali troppo grandi che investono il grande tema dell'energia e del futuro assetto mondiale post-petrolifero. Potrebbe essere solo un grande sogno ma certamente mi fa piacere che l'Italia, pur nei ristrettissimi e ridicoli budgets investiti in questa ricerca, è in prima linea con i suoi scienziati che si arrabattano fra mille difficoltà.
E' incredibile pensare alle centinaia di miliardi che si spendono attualmente per le "guerre petrolifere" ed agli investimenti nell'ordine dei milioni di euro che si investono nella ricerca sulla fusione fredda che potrebbe veramente cambiare il corso della storia dell'umanità.
Ma purtroppo la forza di chi si oppone a questo studio e non discuto sul fatto che sia una chimera o una realtà raggiungibile, ma anche solo all'idea di cercare una soluzione in questa direzione, è di potere gestire i mezzi di informazione lasciando la gente comune nella totale oscurità sull'argomento o addirittura ridicolizzandone i ricercatori come dei pazzi illusi e sognatori.

Se non fosse per internet, ci sarebbe il buio totale.
moonshadow non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 04-11-09, 11:20   #3 (permalink)
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'na tragedia......
Avete idea del perchè si usa uranio impoverito? Guardatevi semplicemente la tavola degli elementi di Mendeleev.
Per la blue bomb....presente la fiamma ossidrica? Ossigeno e alta pressione = grande onda d'urto e veloce fronte di fiamma (senza scendere nei dettagli della fisica). Finito l'ossigeno finisce l'effetto (raggio d'azione).
Dai, non raccontate di cospirazioni per poi dire 'I media non ne parlano'...che dovrebbero dire di qualcosa che non esiste (ancora)?
Quantomeno non esiste riferita a ciò che dice Nick, i proiettili (o le testate missilistiche) all'uranio impoverito sono sparati da sistemi convenzionali, la fusione fredda dove sarebbe? (dato che sarebbe il propellente, non l'arma). Che il ciclotrone del Cern Lavori da almeno 13 anni alla cosa direi che non è segreto (si può visitare e te lo spiegano loro, tiraccontano le loro teorie e come funziona l'esperimento).
La cavolata dell'Afghanistan poi........mi dai data e luogo?
Sai quanti enti civili o Paesi hanno in orbita satelliti in grado di rilevare il calore? (e non rispondere è fredda) Dici che se qualche nemico degli USA avesse visto una cosa del genere non l''avrebbe usata per s*******rli? Anche solo Greenpeace.
Ti do un'idea (che ebbe un fisico nel 2001) a proposito del perchè la fusione fredda è difficilmente realizzabile: se riesci a creare l'energia più grande dell'universo...come la contieni? Qualcuno ha ipotizzato l'evoluzione in Nova->Supernova->buco nero....

Insomma....in studio sì (da qualche decina di anni) ma usata come arma.......dai, niente terrorismo.
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Vecchio 04-11-09, 11:50   #4 (permalink)
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Articolo scritto non si sa da chi, citando un ingegnere che basta cercare in google per capire il soggetto, con notizie riportate senza nessuna fonte attendibile.
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Vecchio 04-11-09, 14:42   #5 (permalink)
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Non parlo di complotti e non sostengo che qualcuno la stia già utilizzando per scopi bellici: non sono competente in materia nè, anche se fossi competente, ho sufficienti informazioni per formulare un giudizio.

Però non ho pregiudizi ed anche se questa via potesse avere lo 0,00000001% di probabilità, penso che sia una via da percorrere, più di tante utopie per le quali si investono tanti soldi a fondo perso.

In fondo i viaggi nello spazio non sono un discorso meno coraggioso ed innovativo della la ricerca della fusione fredda: entrambi guardano al futuro ed anche se i primi passi non sembrano portare da nessuna parte, fanno parte della necessaria evoluzione dell'umanità che non guarda solo all'oggi o al domani ma alle prossime generazioni, come fossimo dei Democrito che senza avere minimamente i mezzi per studiarli, pose le prime teorie sul concetto di atomo.

http://www.youtube.com/watch?v=35T-gAvaKn4
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Vecchio 06-11-09, 21:15   #6 (permalink)
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vado a memoria e non cito le fonti perchè non saprei dove andarle a pescare....

credo 2° guerra del golfo (o prima) su un tg rai (questo sicuro) passò la notizia che era stata trovata in pieno deserto una colonna di veicoli iracheni con i motori accesi e con nessun essere vivente nell'arco di chilometri....

ricordo che in casa discutemmo molto sul tipo di armi utilizzate....

prendetela come volete, se qualcuno da conferma è ben gradito.

vince61 non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 07-11-09, 18:04   #7 (permalink)
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vado a memoria e non cito le fonti perchè non saprei dove andarle a pescare....

credo 2° guerra del golfo (o prima) su un tg rai (questo sicuro) passò la notizia che era stata trovata in pieno deserto una colonna di veicoli iracheni con i motori accesi e con nessun essere vivente nell'arco di chilometri....

ricordo che in casa discutemmo molto sul tipo di armi utilizzate....

prendetela come volete, se qualcuno da conferma è ben gradito.

Sotto la notizia niente. Capitolo I, par. 7 - Un ingorgo sulla collina

Piloti e soldati statunitensi lo chiamarono poi “Turkey shoot”, caccia al tacchino in fuga. In rotta verso il nord, alcue migliaia di veicoli, certamente più di duemila, avevano abbandonato la troppa esposta autostrada a otto corsie Kuwait City-Bassora e si erano ammassati lungo la vecchia strada Jahra-Umms Qasr. Secondo i frammenti di racconto fatti dagli accaldati piloti dei caccia-bombardieri Hornet all’inviato del “Providence”, laggiù s’era creato “un ingorgo pazzesco” di auto, camion, jeep, vecchie carcasse d’autobus, ambulanze, blindati e carri armati straboccanti di civili e militari e usati come mezzo di fuga. Scappavano i soldati che avevano occupato e devastato Kuwait City, scappavano i funzionari spediti da Saddam con le loro famiglie, scappavano i palestinesi che temevano la rappresaglia per collaborazionismo, scappavano migliaia di asiatici- indiani, pakistani, cingalesi – emigrati in Kuwait e timorosi del futuro. “E’ uno spettacolo, paraurti contro paraurti, sull’asfalto e ai lati dell’asfalto, sembra l’autostrada di Daytona Beach durante le vacanze di Pasqua.”

Secondo le ricostruzioni fatte molti mesi dopo dalla rivista statunitense “Command”, la colonna fu bloccata con un attacco dal cielo ai piedi della collinetta di Mutla Ridge: gli A-10 decapitarono la testa e la coda del convoglio con bombe incendiarie al fosforo.

Sull’infernale ingorgo che ne derivò, mentre la gente come impazzita scappava dagli autobus, dalle auto, dai camion, si lanciarono i caccia-bombardieri che il fortunato giornalista Randall Richard aveva visto odecollare a ritmo febbrile dalla “Usa Ranger”.

Secondo la descrizione di un pilota “era come quando ti alzi la notte e accendi la luce in cucina.. Correvano dappertutto come scarafaggi e noi li stavamo ammazzando.”

Mentre tutto ciò accadeva, le tv di tutto il mondo, sintonizzate su quella che era stata definita la prima “guerra in diretta”, trasmettevano immagini strazianti ma rassicuranti di soldati irakeni che si arrendevano uscendo in fila, a mani alzate, dai loro rifugi (quelle drammatiche scene, si seppe poi, furono girate più e più volte, per consentire alle varie truppe televisive di riprenderle, così come due capi di Stato si stringono la mano a lungo sotto il lampo dei flaches, o una squadra si mette in posa ripetutamente prima della partita). David Martin informava in diretta dal Pentagono che “la madre di tutte le battaglie si era trsformata in una madre di tutte le rese.”

Dan Rather, il popolare anchorman del network statunitense Cbs, aveva – secondo il New York Times – “gli “occhi umidi” mentre elogiava “lo spirito indomito, il valore dei fanti e il fegato dei marines”

La guerra andò in onda, in quelle ore, in una posizione privilegiata: l’intervallo dei play-off del torneo di basket dei college. Dan Rather ebbe così modo di esclamare che “l’azione di contropiede degli alleati è veloce, e sta andando a gonfie vele” mentre Tom Brokaw della concorrente Nbc, anch’egli spuntando nell’intervallo, illustrava il “rapido gioco di squadra delle forze alleate”.
Non un dispaccio d’agenzia, non un reportage giornalistico, non un servizio televisivo ebbero modo di informare su quello che più tardi –allentatasi la morsa della censura e dell’autocensura , mentre il corrispondente a New York del Tg3, Lucio Manisco, trasmetteva le prime notizie - ..un giornalista dell’ “Observer” definì “il più terribile attacco aereo contro un esercito in ritirata della storia di tutte le guerre.”



Link
http://www.lombardia.megachip.info/v....php?id_art=85


La Redazione - 10 Agosto 06


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Vecchio 07-11-09, 18:19   #8 (permalink)
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Sotto la notizia niente. FRACASSI CLAUDIO Capitolo I, par. 8 - Nella memoria del mondo

Varrà la pena di esaminare a parte, e più dettagliatamente, i meccanismi dell’infernale congegno informativo che impedì in quei mesi al mondo di conoscere sugli avvenimenti del Golfo, svoltisi apparentemente sotto gli occhi di un paio di migliaia di reporter di ogni Paese e di centinaia di troupe televisive, qualcosa di più che non sulle guerre tra Sparta e Atene. Tuttavia, finito il conflitto, reportage, studi e ricerche si sforzarono lodevolmente di recuperare frammenti di verità.

Tornato in patria, il giornalista britannico Steven Staker raccontò: “ Ciò che ho visto su quella strada è una scena di devastazione assolutamente terrificante…Durante l’attacco migliaia e migliaia di veicoli sono stati semplicemente annientati. Ho visto cadaveri accatastati a mo’ di pila..”


Un giornalista italiano, Tony Fontana, raggiunse l’apocalittico cimitero della collinetta di Mutla Ridge quando “i bulldozer avevano appena finito di far piazza pulita e avevano ricavato una stretta pista tra due ali di lamiere senza forma”. Tra le auto rovesciate “c’era di tutto, dai reggiseni ai libri della biblioteca nazionale kuwaitiana, agli stereo, alle scatolette di formaggio danese”.

L’osservatore raccontò poi di essere rimasto colpito dal fatto che “tra i rottami, apparentemente, non c’erano cadaveri”.

La maggior parte delle vittime del massacro, migliaia, “erano state seppellite con i bulldozer probabilmente lì intorno”. E tuttavia era sorprendente che nei bus bombardati “i vetri erano intatti” mentre “sulle carogne degli animali non vi erano tracce di sangue, né ferite, né lacerazioni”.

Il giornalista, facendo riferimento a numerose altre testimonianze, espresse la convinzione che fossero state usate “nel corso del bombardamento a tappeto, le terrificanti “ bombe aerosol” che esplodendo bruciano l’ossigeno in un’area di parecchi chilometri e lo risucchiano dai polmoni di coloro che sono sopravvissuti alle fiamme e all’onda d’urto. Gli ordigni Fae (Fuel aer explosive), armi convenzionali simili, per effetto, a quelle atomiche, erano state sicuramente usate nel periodo della “disinfestazione” del deserto. Non si seppe mai se fossero state sganciate sull’ingorgo di Muttla Ridge.


Non si seppe, anche perché l’informazione sul massacro arrivò tardi e in modo incompleto, quando ormai i riflettori internazionali si erano spostati sulla sanguinosa repressione, in Irak, della rivolta dei curdi. Nella memoria del mondo restò una sola, famosa immagine di Mutla Ridge, quella –ricordate? – di uno sterminato ammasso di ferraglie inamidate nel deserto.

Solo qualche corpo, sola qualche goccia di sangue, solo qualche traccia di presenza umana in quelle foto e in quelle immagini televisive che sembravano richiamare, più che l’incubo e lo sterminio della guerra, l’oltraggio ambientale degli sfasciacarrozze e dei cimiteri d’auto usate.

Quante erano state le vittime, lungo la strada tra Kuwait City e Bassora, trenta ore prima della cessazione definitiva della guerra? Secondo alcuni calcoli, non meno di ventimila. Ventimila esseri umani in carne ed ossa, di cui c’è traccia in qualche ricerca di specialisti, ma non nella coscienza dei miliardi di cittadini del pianeta che hanno vissuto ora per ora, attraverso i giornali o “in diretta” sugli schermi tv, la guerra del Golfo.

Chissà che cosa pensò, al suo ritorno nel Rhode Island, il buon Randall Richard, che aveva sorpreso e raccontato la febbrile attività di preparazione dei caccia bombardieri e del loro micidiale carico di bombe, per una strage che i bollettini di guerra (e la coscienza dei popoli) considerarono mai accaduta.

In defintiva: come avvenne che nelle fosse comuni di Timisoara, nel 1989, fossero sepolti oltre quattromila cadaveri in realtà mai esistiti? E come potè accadere due anni dopo, nel deserto d’Arabia, che ventimila corpi fossero sotterrati nelle fosse comuni, senza che un massacro fosse avvenuto, o almeno senza che di esso fosse stata data notizia al mondo civilizzato?
Se l’informazione sulla realtà non è la realtà, ci si potrebbe chiedere cosè la realtà.

Oppure, lasciando questo complesso compito alla metafisica, si potrebbe almeno provare a capire cosa è, realmente, l’informazione.



sotto: una foto di Mutla Ridge, tratta da google


Link
http://www.lombardia.megachip.info/v....php?id_art=86


La Redazione - 13 Dicembre 05
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Vecchio 08-11-09, 07:44   #9 (permalink)
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