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#1 (permalink) |
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Ex Giorgiob75
Data registrazione: Apr 2006
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Weber (Bce) prepara le banche alla stretta sui tassi
Premesso che fino al 2010, secondo me, la BCE non alzerá i tassi, sono curioso di vedere l'effetto che queste dichiarazioni avranno sui tassi di mercato.
Weber (Bce) prepara le banche alla stretta sui tassi 29 ottobre 2009 Le banche «si devono preparare attivamente a un ritiro progressivo delle medicine somministrate dalle banche centrali. Sopravvivere grazie a questo tipo di iniezioni di liquidità non è un'opzione sostenibile in futuro e certamente non rappresenta un modello di gestione su basi durature». Lo ha detto il presidente della Bundesbank e consigliere della Bce, Axel Weber, in un intervento in gran parte dedicato al ritiro degli stimoli monetari straordinari decisi dalla Bce negli ultimi due anni. «Sulla base del recente andamento dei mercati finanziari e della conseguente stabilizzazione dei mercati di rifinanziamento delle banche - ha sottolineato - appare inopportuno continuare l'attuale regime operativo per troppo tempo». Weber è il primo esponente della Bce a parlare dei possibili tempi e modi della "exit strategy" della Banca centrale. L'uscita dalle misure straordinarie di liquidità, ha detto Weber, «dovrebbe avvenire in modo graduale», ha detto Weber, menzionando come esempio il fatto che «sulla base della scenario odierno, la politica del volume illimitato delle aste di rifinanziamento dovrebbe essere mantenuta più a lungo delle iniezioni di liquidità a scadenza molto lunga». Dall'inizio della crisi, oltre ad abbassare drasticamente i tassi di interesse (ora a un minimo storico dell'1%), la Bce ha inondato il mercato monetario dell'Eurozona di liquidità, introducendo aste con volume illimitato e tasso fisso e introducendo aste straordinarie a sei e a dodici mesi. Secondo gli analisti, i commenti di Weber indicano che la Bce non prorogherà le aste a dodici mesi oltre alla terza operazione, già prevista per il 16 dicembre. Una strategia di uscita, secondo Weber, dovrebbe partire «al più presto possibile» e una decisione in questo senso sarà comunicata dalla Bce «dopo aver esaminato gli ultimi dati macroeconomici e l'andamento delle attese di inflazione». La Bce diffonderà le proiezioni trimestrali aggiornate su pil e inflazione nell'Eurozona in concomitanza con la riunione del Consiglio direttivo del 3 dicembre. Weber ha anche indicato che la Bce inizierà a ritirare liquidità dal sistema, presumibilmente dal 2010, prima di iniziare la stretta sui tassi di interesse: «La stretta ci sarà - ha detto Weber - non appena la Bce lo riterrà necessario. La decideremo che si tratti di una mossa bene accolta o no. Faremo la nostra parte, per questo siamo indipendenti». In ogni caso, Weber ha anche aggiunto che per il momento non sono riconoscibili rischi concreti per i prezzi «in un orizzonte di uno-due anni». |
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#4 (permalink) | |
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Ex Giorgiob75
Data registrazione: Apr 2006
Messaggi: 12,083
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Io volevo vedere l'effetto sui tassi di mercato. Secondo me quando avvenuto in borsa oggi non dipende dalle parole di Weber. I mercati azionari sono aliti troppo, una discesa ci stava tutta, anche molto forte. Lo stesso dato sul PIL USa non é cosí positivo se si considera la spinta dovuta agli aiuti federali. |
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#5 (permalink) | |
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Stairway To Heaven
Data registrazione: Aug 2006
Messaggi: 14,219
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Citazione:
La possibilità di una precoce 'aspirazione' di liquidità preoccupa non poco i mercati, con società indebitate e con difficoltà di reperire nuovo ossigeno... |
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#6 (permalink) |
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Gamma Ray Burst
Data registrazione: Jul 2003
Messaggi: 14,451
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IL SUCCESSORE DI TRICHET
Perché Weber non è l'uomo giusto per la Bce di Wolfang Munchau 02 febbraio 2010 Sole 24 ore Prima la Grecia, poi il Portogallo, e poi chi altro ancora? Il progetto dell'Unione monetaria europea sta entrando nella fase più pericolosa dei suoi undici anni di vita. Per la prima volta, la settimana scorsa, i governi di Eurolandia hanno avviato i preparativi per aiutare uno degli stati membri. È probabile che prima o poi la Grecia chiederà un prestito ponte, e forse anche il Portogallo. Si tratta di piccoli paesi: qualunque cosa accada, l'euro non rischia di andare in frantumi. Il pericolo concreto per Eurolandia in questo momento viene dalla Spagna: la settimana scorsa Daniel Gros, del Ceps (Centre for European policy studies) di Bruxelles, ha sostenuto che la Spagna si trova in una situazione migliore rispetto alla Grecia perché ha un tasso di risparmio nazionale lordo più alto; a mio parere, ci sono buone possibilità che il paese iberico sperperi questo vantaggio. La Spagna, come la Grecia, ha fatto affidamento su una bolla immobiliare per generare prosperità, e nel frattempo ha subìto una grave perdita di competitività. Se il governo greco, forse troppo tardi, sta cominciando ad ammettere la necessità di riforme, l'establishment spagnolo continua a nascondere la testa sotto la sabbia. Che cosa succederà se la Spagna si mette nei guai? Eurolandia vacillerà, come ha previsto la settimana scorsa il professore di economia dell'Università di New York Nouriel Roubini? Impossibile saperlo; trovo che sia più concreto chiedersi che cosa debba fare Eurolandia per sopravvivere alle dure prove che la attendono. I provvedimenti indispensabili per assicurarsi la sopravvivenza sono tre (più altri tre quasi indispensabili). La prima condizione indispensabile è un sistema forte e trasparente di gestione della crisi. Forse il salvataggio della Grecia fornirà un modello in questo senso, ma per avere la massima legittimazione possibile, dovrà passare attraverso un'elaborazione formale e l'approvazione dei parlamenti nazionali. Non dovrà essere imposto attraverso un diktat. Un buon sistema di risoluzione della crisi deve anche ridurre al minimo l'"azzardo morale". I paesi che beneficeranno degli aiuti dovranno accettare una parziale perdita di sovranità, e in questo senso è importante che ognuno di questi governi possa contare su un sostegno politico forte da parte di tutti gli stati membri. Ai paesi dell'euro manca la volontà politica per procedere a salvataggi incondizionati, ma accettano la necessità di sostenersi a vicenda durante una crisi. Tuttavia, questo aiuto è subordinato a una condizione: chi ne beneficia deve procedere a misure correttive. Il secondo prerequisito indispensabile è ridurre gli squilibri interni, che sono alla base della crisi che stiamo vivendo. In tal senso dovranno essere sia i paesi con forti disavanzi delle partite correnti, come la Grecia e la Spagna, sia quelli con saldo attivo, come la Germania, a intraprendere misure correttive. La Spagna, ad esempio, deve riformare il mercato del lavoro per apportare aggiustamenti ai salari reali, la Germania deve implementare politiche mirate a stimolare i consumi, tra cui una riforma fiscale rimandata da troppo tempo. Il problema della Grecia è che è andata fuori controllo a causa della crescita progressiva di questi squilibri. L'organo preposto a questo coordinamento è l'Eurogruppo, che riunisce i ministri dell'Economia di Eurolandia e che, con il Trattato di Lisbona, è diventato un organo ufficiale della Ue. Jean-Claude Juncker, primo ministro del Lussemburgo e presidente dell'Eurogruppo, dovrebbe mettere gli squilibri al primo posto della sua agenda e proporre delle politiche vincolanti. In terzo luogo, la Ue deve, prima o poi, rivedere le proposte, al momento decisamente annacquate, per la supervisione del sistema finanziario. Il Comitato de Larosière aveva sfornato una serie di raccomandazioni molto modeste già in partenza e ulteriormente svuotate di efficacia nel passaggio attraverso la macchina legislativa dell'Unione. Il sistema finanziario resta il fattore che minaccia maggiormente la stabilità a lungo termine dell'economia di Eurolandia: in un contesto di unione monetaria, una regolamentazione frammentata delle finanze perde di senso ed è potenzialmente letale. In aggiunta a questi passi indispensabili ci sono diverse altre misure che Eurolandia può e deve adottare per rafforzare la sua coesione economica e politica; tra queste la più importante è non mettere a rischio il sottile equilibrio politico che tiene in piedi la Banca centrale europea, un organismo che gode di fiducia e rispetto in stati tanto diversi come Grecia e Olanda. Se la cancelliera tedesca Angela Merkel riuscirà a imporre come prossimo presidente Axel Weber, l'attuale presidente della Bundesbank, il mio timore è che questo equilibrio possa venir meno. Non sto parlando delle diverse provenienze geografiche, in termini numerici, degli alti funzionari della Bce, cosa non difficile da rispettare. Il mio timore è che una nomina di questo tipo sarebbe percepita, in un momento particolarmente delicato, come un colpo di mano da parte della Germania. Eurolandia dovrebbe poi riorganizzare la propria rappresentanza esterna: la presenza di funzionari tedeschi e francesi in organismi come il Fondo monetario internazionale, ognuno preoccupato di difendere la posizione del proprio paese, è patetica. Eurolandia ha bisogno di far sentire maggiormente la propria voce in particolare nei dibattiti macroeconomici che rivestono un interesse vitale, primo fra tutti il futuro del sistema monetario internazionale. Infine, la Ue - non Eurolandia - ha bisogno di ricostruire il mercato interno, danneggiato dalla crisi, e questo le offre una straordinaria opportunità per generare quegli incrementi di produttività necessari a mantenere il benessere. Il motivo per cui sono diventato più scettico riguardo alle prospettive di lungo periodo dell'euro non ha nulla a che fare con il senso economico dell'unione monetaria. Quello di cui ho paura è che manchi la volontà politica per fare ciò che è necessario. (Traduzione di Fabio Galimberti) |
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